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Consegna al Presidente Cirio e all'Assessore Icardi delle storie dei malati cronici non autosufficienti vittime della interruzione/negazione delle cure

Articolo su volantinaggio del Gruppo Senza Sede il 21.10.2022

Protocolli sanitari Covid19

PRESENTAZIONE DEL RICORSO AL TAR DEL PIEMONTE CONTRO LE DELIBERE DELLA REGIONE CHE NEGANO LA CONTINUITÀ DELLE CURE AI MALATI NON  AUTOSUFFICIENTI

Conferenza Stampa 11 ottobre 2022 per ricorso contro la Regione

COMUNICATO STAMPA - Aumenti tariffari Rsa

Comunicato al Sindaco di Torino e ai Consiglieri Comunali

Dgr 1-5265 in contrasto con la normativa vigente prevede l'interruzione del diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie

Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede sulla Dgr1-5265













 

 

 

 

 

 

 

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  • Consegna al Presidente Cirio e all'Assessore Icardi delle storie dei malati cronici non autosufficienti vittime della interruzione/negazione delle cure

  • DELIBERE CHE INTERROMPONO LA CONTINUITÁ DELLE CURE
    AI MALATI NON AUTOSUFFICIENTI, LA FONDAZIONE PROMOZIONE SOCIALE RECAPITA AL PRESIDENTE CIRIO E ALL’ASSESSORE ICARDI
    LE STORIE DEI PIEMONTESI AI QUALI NEGANO LE CURE

     

    Con il recapito della prima lettera nella sede della Giunta della Regione Piemonte, in piazza Castello a Torino, si apre oggi la consegna al Presidente Cirio e all’assessore alla Sanità Luigi Icardi delle storie dei malati cronici non autosufficienti e delle loro famiglie che sono vittima della interruzione/negazione delle cure per effetto delle delibere regionali 1-5265 del 28 giugno 2022 e 10-5445 del 29 luglio 2022.

    Le disposizioni firmate dall’assessore Icardi interrompono la continuità delle cure post ospedaliere per i malati cronici non autosufficienti dopo 60 giorni di presa in carico da parte del Servizio sanitario (30 a totale carico, 30 pagati al 50% dall’utente). Dopo questa scadenza – contro la legge nazionale e dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato in relazione ai Lea – i malati vengono valutati in base a criteri socio-economici (Isee, possesso di casa, conti in banca, presenza di parenti…) per valutare se erogare in loro favore la quota sanitaria, prevista dalle leggi nazionali come diritto esigibile e universalistico, come tutte le prestazioni sanitarie.

    Il loro accesso alla continuità delle cure in Rsa, con il 50% della retta pagata dall’Asl, viene così negato nella maggioranza dei casi. Non perché non stiamo male – sono tutti talmente malati da aver perso l’autonomia, spesso hanno forme di demenza avanzatissime – ma perché, secondo gli illegittimi criteri della Regione, si devono pagare da sé le cure. La Giunta Cirio-Icardi ribadisce di voler mettere le mani nelle tasche dei cittadini piemontesi, intaccare i loro risparmi non riconoscendo il loro diritto alle cure (quota sanitaria, 50% della retta), contribuendo all’impoverimento delle famiglie.

    I malati cronici non autosufficienti vengono esclusi dalla continuità delle cure e abbandonati dalla sanità piemontese a causa delle delibere regionali. Raccontano le loro storie e chiedono aiuto alla Fondazione promozione sociale (riuscendo a resistere alle minacce e pressioni dei gestori delle Rsa): è giusto che il Presidente Cirio e l’assessore Icardi sappiano quali sono gli effetti concreti, diretti sulle famiglie piemontesi, dei loro provvedimenti.

    Com’è stato annunciato un mese fa, tre organizzazioni di rappresentanza e difesa dei diritti dei malati, l’Associazione Alzheimer Piemonte, l’Associazione Amici Parkinsoniani Piemonte e la Fondazione promozione sociale, hanno presentato ricorso al Tar del Piemonte contro le delibere. Mercoledì 9 novembre è convocata l’udienza per la sospensiva.

    Noi sosteniamo che le delibere devono essere sospese dalla magistratura amministrativa:

    a)     perché rappresentano un danno immediato e irreversibile alla salute dei malati non autosufficienti;

    b)     perché senza le due delibere contestate il percorso di continuità terapeutica non verrebbe affatto interrotto, dato che è regolato dalla delibera 72/2004;

    c)      perché le misure annunciate dalla Regione, per esempio la cosiddetta “Scelta sociale” del Voucher per i non autosufficienti, non hanno valenza sanitaria, cioè non riconoscono concretamente il diritto alle cure (anzi, ammettono che la Regione non fa il suo dovere in questa materia), e di fondano su criteri e risorse del tutto incerti.

     

    Con la richiesta di pubblicazione, uniamo la lettera e la storia allegata che oggi recapitiamo in Regione Piemonte.


  • Articolo su volantinaggio del Gruppo Senza Sede il 21.10.2022

  • Alle Associazioni del Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base)

 

Si unisce un facsimile di lettera in merito alla richiesta di aggiornamento dei Protocolli sanitari Covid19 in vigore nelle strutture residenziali, in particolare nelle Comunità alloggio per persone con grave disabilità intellettiva/autismo.

La lettera, adattata alla propria realtà, sarebbe utile che venisse inviata dal maggior numero possibile di associazioni/singoli.

A disposizione per eventuali necessità di informazioni ulteriori


PRESENTAZIONE DEL RICORSO AL TAR DEL PIEMONTE CONTRO LE DELIBERE DELLA REGIONE CHE NEGANO LA CONTINUITÀ DELLE CURE AI MALATI NON  AUTOSUFFICIENTI


Le associazioni Alzheimer Piemonte, Amici Parkinsoniani Piemonte e Fondazione promozione sociale hanno depositato al Tar del Piemonte il ricorso contro le delibere 1 e 10/2022 della Regione Piemonte che limitano a 60 giorni la durata massima del percorso di continuità post acuzie coperto dal Servizio Sanitario nazionale presso le Residenze sanitarie assistenziali - Rsa, per poi rimandare alla discrezionalità delle Unità di valutazione geriatrica che prendono in esame la condizione socio-economica (Isee) dei malati e dei loro nuclei famigliari per autorizzare/negare il ricovero

in convenzione con l’Asl (50% della retta pagata dal Servizio sanitario).

A sostegno del ricorso, le associazioni denunciano l’incompatibilità delle recenti delibere con la normativa nazionale: le delibere violano i principi dell’articolo 32 della Costituzione («tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività»), quelli della legge 833 del 1978 sul divieto di fissare una «durata» a priori del percorso di presa in carico sanitaria e quelli dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lea) del 12 gennaio 2017, che non prevedono interruzioni di prestazione tra le fasi ospedaliere e di riabilitazione e quelle di «lungoassistenza» in Rsa.

Persino il Consiglio di Stato, pronunciandosi sulla legittimità dei Lea, aveva ribadito con la sentenza 1858 del 2019, che «la previsione di un limite temporale di durata del trattamento estensivo fissata in 60 giorni (…) non è cogente (…) dovendo, dunque, escludersi ogni paventato automatismo nella definizione della durata del trattamento che, pertanto, andrà stimata sulla scorta delle effettive condizioni dell’assistito».

Le delibere approvate negli scorsi mesi dalla Regione Piemonte, inoltre, fissano un tetto di spesa per le convenzioni Rsa: si tratta, nominalmente, dei 265 milioni di euro stanziati nel 2019 (ma le organizzazioni dei gestori di strutture Rsa lamentano da anni che il budget speso è sensibilmente inferiore a quanto dichiarato nel bilancio preventivo).

La Corte Costituzionale ha però ribadito con due importanti sentenze del 2020 che la spesa sanitaria non è comprimibile per esigenze di equilibrio di bilancio. Se c’è il Livello essenziale delle prestazioni – come nel caso del ricovero in Rsa in convenzione con l’Asl – le risorse non possono essere negate. Va ricordato, inoltre, che l’ammontare del budget previsto per le convenzioni Rsa ammonta a circa il 3% del Fondo sanitario regionale e che la Regione Piemonte è uscita dal Piano di Rientro del deficit sanitario nel 2017, perdendo anche quella motivazione (pretesto?) per tagliare prestazioni

essenziali di salute pubblica.

 

Con il budget previsto nelle delibere contestate dalla Regione, si coprono quote sanitarie (50% della retta totale) per meno della metà dei quasi 30mila posti Rsa attivi in Regione: oltre 15mila malati non autosufficienti sono quindi destinati a rimanere senza intervento del Servizio sanitario, costretti a pagare 30-40mila euro all’anno per il ricovero.

Per Giuliano Maggiora, presidente dell’associazione Alzheimer Piemonte, «è fondamentale garantire ai malati di Alzheimer veri percorsi di continuità della presa in carico sanitaria, sia residenziale, sia domiciliare. È inaccettabile una ‘sanità a tempo’ per persone che purtroppo sono colpite da malattie degenerative, inguaribili, ma sempre curabili».

Ubaldo Pilotto, presidente dell’associazione Amici Parkinsoniani Piemonte: «I provvedimenti regionali non sembrano tenere conto di quanto sia importante il fabbisogno sanitario dei malati di patologie degenerative: persone che hanno bisogno di interventi senza limiti di durata prefissati, di prestazioni che rispondano alle loro esigenze sul fronte della terapia, della riabilitazione, delle prestazioni quotidiane di tipo tutelare».

«Siamo stati costretti al ricorso per le mancate risposte concrete della Giunta regionale in materia di continuità delle cure secondo le leggi – spiega Maria Grazia Breda, presidente della Fondazione promozione sociale –: l’amministrazione regionale ha scelto di discriminare i malati non autosufficienti (gli unici a dover interrompere le cure dopo il 60° giorno) e di porre un limite di spesa per le convenzioni in Rsa, ammettendo in sostanza di lasciare scoperti dalle cure del Servizio sanitario almeno la metà dei ricoverati».

Nel corso della presentazione del ricorso, le associazioni hanno ribadito la necessità che la Regione Piemonte ritiri le delibere e dia corso concreto alla riorganizzazione della residenzialità socio-sanitaria invitando a partecipare a questo percorso i rappresentanti degli utenti.

 

Urgente è anche la nuova convocazione delle Cabine di Regia provinciali, come strumento di confronto dei soggetti interessati al tema della residenzialità anche in tema di aumento delle tariffe, vigilanza, standard delle cure, numeri dei malati in liste d’attesa ai quali è stata rifiutata la convenzione da parte delle Unità valutative geriatriche delle Asl, accessi e visite alle Rsa.

 

 

Per informazioni: Andrea Ciattaglia, Fondazione promozione sociale

011.8124469 e 345.6749838 – info@fondazionepromozionesociale.it

Invito per martedì 11 ottobre alle 11 al Vol.To. di via Giolitti 21 - Torino alla conferenza stampa di presentazione del ricorso contro la Regione Piemonte in tema di delibere contro il diritto alle cure dei malati non autosufficienti.

Il ricorso è stato depositato: viene presentato dalla Fondazione promozione sociale, dall'Associazione Alzheimer Piemonte e dall'associazione Amici Parkinsoniani Piemonte.

Si tratta di un'azione necessaria per ribadire il rispetto dei diritti alle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie per i malati non autosufficienti. Ma i principi del ricorso sono validi e di grande importanza anche per la difesa dei diritti e dei servizi per le persone con grave disabilità e/o autismo.

Vi chiediamo, quindi, di essere presenti nella maggiore misura possibile.



COMUNICATO STAMPA - Aumenti tariffari Rsa

Si unisce il comunicato stampa relativo agli aumenti tariffari deliberati dalla Regione Piemonte per i ricoveri in Rsa e relativa delibera regionale. Gli aumenti oscillano tra i 650 e i 2.000 euro all'anno (solo se in convenzione coperti per metà dal Servizio sanitario nazionale). Si tratta di cifre insostenibili per molte famiglie.

Abbiamo chiesto alla Regione una revisione urgente degli aumenti - decisi a tavolino con i gestori, senza coinvolgimento dei rappresentanti degli utenti - e l'impegno a ridefinire gli standard delle strutture, oggi assolutamente inadeguati alle condizioni cliniche di migliaia di ricoverati.

 

Grati della pubblicazione, restiamo a disposizione e porgiamo cordiali saluti.

Maria Grazia Breda e Andrea Ciattaglia

 

Fondazione promozione sociale onlus/ETS


Inoltriamo in allegato copia in formato PDF del comunicato che abbiamo distribuito il 2 settembre u.s. al Sindaco di Torino ed ai Consiglieri comunali di Torino, dal titolo: "Tutti i malati cronici non autosufficienti di ogni età hanno diritto alle cure sanitarie in Ospedale, nelle Case di cura o Cavs ed alle prestazioni Lea socio-sanitarie a domicilio, nei centri diurni, nelle Rsa senza limiti di durata".

Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede sulla Dgr1-5265

La Regione Piemonte non prende in esame la finalità di garantire tempestivamente le migliori cure ai suoi cittadini, ma mira ad espellere dalla sanità pubblica il maggior numero possibile di non autosufficienti, per poter utilizzare per altri scopi ed altri settori regionali le risorse del Servizio sanitario, che dovrebbero invece servire per coprire le quote sanitarie delle RSA e delle prestazioni socio-sanitarie Lea (Livelli essenziali di assistenza). Con la Delibera 1-5265/2022 del 28 Giugno, la Giunta regionale Cirio/Icardi, per i ricoveri in RSA ed i convenzionamenti, impone l’assegnazione di punteggi che considerano più importante la situazione socio economica  rispetto alle condizioni di salute dei malati (giovani,adulti,anziani). Il degente può presentare condizioni sanitarie gravissime, ma se ci sono risorse proprie anche minime o ci sono familiari da “obbligare” alle cure sanitarie, l’ Asl non interviene. Vuoi essere curato ? Fammi vedere quanti soldi hai e se ci sono parenti sui quali poter scaricare l’obbligo economico oltre che di cura. Una delibera contro i cittadini, contro i malati, contro le loro famiglie, negando un servizio essenziale pagato con le tasse di tutti. L’importante è non spendere soldi, in particolare per gli anziani malati non autosufficienti, fissando anche il tetto massimo di spesa che non dovrà superare la somma stanziata nel 2019. Così si spiega la funzione dei criteri selettivi applicati dalle Unità valutative per ridurre la platea degli utenti ! Nella Delibera è previsto il trasferimento da Ospedale ad RSA o riabilitazione o lungodegenza del malato cronico e non autosufficiente ancora bisognoso di cure. Ma dopo 60 giorni, secondo la Delibera, il paziente deve essere valutato in base alle sue condizioni socio-economiche (ISEE) e pagare da sé tutta la retta a meno che non gli venga assegnata –remota possibilità- la convenzione dell’Asl (50% del costo della retta). Considerando illegittime le “cure a tempo” con dimissioni dopo 60 giorni dei malati, abbandonati senza presa in carico delle Asl, la Fondazione Promozione sociale ed il CSA (Coordinamento Sanità e Assistenza fa i Movimenti di base ) il 20 Luglio scorso hanno inviato una lettera al Consiglio ed alla Giunta regionale del Piemonte per chiedere il ritiro/abrogazione immediato della Dgr 1-5265/2022.

Il Gruppo senza Sede, concorda con l’iniziativa e ritiene ancora necessario ribadire che le Aziende sanitarie, non producendo bulloni ma trattando di salute pubblica, non possono applicare la logica del profitto considerando come scarto di produzione anziani e non autosufficienti. Prima di pensare ad accumulare fatturato devono curare e salvare vite senza discriminazioni. Se ciò non avviene, la responsabilità è dei politici che dovrebbero magari leggere anche la Costituzione e muoversi per farla applicare.

Oppure ritengono che la salute pubblica non sia sufficientemente importante per affannarsi ad inserirla con rispetto umano, responsabilità e competenza negli obiettivi da centrare del PNRR ? 

Trino, Agosto 2022                                                  Associazione culturale Gruppo senza Sede

Dgr 1-5265 in contrasto con la normativa vigente prevede l'interruzione del diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie


Segnaliamo con viva preoccupazione la Delibera approvata dalla Giunta Cirio-Icardi (Dgr 1-5265) che, in contrasto con la normativa vigente, prevede l’interruzione del diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie dei malati cronici, specialmente anziani non autosufficienti, che al termine di un ricovero post acuzie non possono rientrare al domicilio perché non ci sono le condizioni necessarie per la tutela dalla loro salute.

Restano ovviamente in vigore le norne nazionali che in base alle fonti del diritto prevalgono su quelle regionali. Pertanto i cittadini possono avvalersi del diritto di opporsi alle dimissioni e chiedere il diritto esigibile alla continuità terapeutica ai sensi della normativa vigente richiamata nel testo allegato.

Istanza di abrogazione

Volantino a colori

Caso eclatante pagamento RSA


Richiesta di ritiro/modifica immediata, Allegato A) “Valutazione aspetti sociali” > valutazione conviventi > carico Emotivo/Sociale - DGR 39-1523 del 12 giugno 2020 “Approvazione delle nuove Cartelle Disabilità Minori e Disabilità Adulti, contenenti le valutazioni degli aspetti sociali e sanitari (…)”

Risposta Tesio Ripa su Questionario Vergogna

La Regione Piemonte cambia Questionario Vergogna

Volantino ritiro delibera Regioe Piemonte

Richiesta di ritiro/modifica immediata, Allegato A) "Valutazione aspetti sociali" > valutazione conviventi > carico Emotivo/Sociale- DGR 39-1523 del 12 giugno 2020

Come saprete, nei giorni scorsi ampio eco ha avuto la notizia della vergognosa iniziativa del Comune di Nettuno (Roma) in merito alla somministrazione di un questionario alle famiglie con persone con disabilità, interessate ad un sussidio pubblico, il quale chiede "se e quanto il familiare si vergogni del proprio congiunto con disabilità". Una proposta per giunta ricattatoria in quanto condizionata all’erogazione di una prestazione.

Molte sono state le prese di posizione e le espressioni di disappunto da parte di varie associazioni, per una iniziativa priva di qualsiasi rispetto della dignità della persona con disabilità e dei propri familiari (v. in Allegato articoli e lettere).   

Dopo le sopraggiunte rimostranze, il Comune ha ritirato la proposta di compilazione del questionario che, a quanto pare, derivava e deriva da una norma regionale, la Dgr Lazio n. 341/2021 sul riconoscimento del “Caregiver familiare”.

Nell’approfondire la questione siamo venuti a conoscenza che anche nella nostra Regione Piemonte sono stati previsti analoghi questionari.  Ci riferiamo all’allegata Dgr 39/2020 che a pagina 14 allegato A) Moduli della cartella disabilità adulti, prevede esplicitamente alla “valutazione conviventi”  punto B3, “Affaticamento del convivente (caregiver) / genitore derivante dal lavoro di cura (secondo la tabella sottoscritta) Caregiver burden inventory – Cbi”. Tipo di carico “EMOTIVO” punto E.21 “Mi vergogno di lui/lei”, assieme ad altre domande del calibro “Provo del risentimento nei suoi confronti”, “Non mi sento a mio agio quando ho amici a casa”, ecc. oltre ancora a domande sul presunto carico “SOCIALE” punto D.15 e successivi.

Si tratta di strumenti per la discutibile valutazione, in un ambito sanitario e sociale, di aspetti non solo sociali ma addirittura di tipo emotivo, le cui risposte - peraltro molto personali e pilotabili -  incidono a seguito di un punteggio sull’erogazione della prestazione.

Con la presente informiamo che abbiamo preso posizione verso la Regione Piemonte chiedendo il ritiro della Delibera o la sua adeguata modifica in quanto lesiva della dignità delle persone con disabilità e dei loro familiari (cfr. e-mail qui sotto riportata).

Invitiamo le Associazioni in indirizzo a sollecitare anch’esse la Regione Piemonte inviando una simile richiesta di ritiro/modifica della Dgr 39/2020.

Grati pertanto se ci terrete informati sulle Vostre iniziative porgiamo cordiali saluti.

Maria Grazia Breda, p. Fondazione promozione sociale Onlus/Ets
Giuseppe D'Angelo, p. Csa

Da: Fondazione promozione sociale onlus info@fondazionepromozionesociale.it
Inviato: martedì 5 luglio 2022 17:39
A: presidenza@regione.piemonte.it; 'luigi.icardi@cr.piemonte.it' <luigi.icardi@cr.piemonte.it>; 'assessore.sanita@regione.piemonte.it' <assessore.sanita@regione.piemonte.it>; 'assessore.marrone@regione.piemonte.it' <assessore.marrone@regione.piemonte.it>; 'sanita@regione.piemonte.it' <sanita@regione.piemonte.it>
Oggetto: Richiesta di ritiro/modifica immediata, Allegato A) “Valutazione aspetti sociali” > valutazione conviventi > carico Emotivo/Sociale- DGR 39-1523 del 12 giugno 2020
Priorità: Alta

 

CSA - Coordinamento Sanità e Assistenza
fra i movimenti di base

 

10124 TORINO - Via Artisti, 36
In attività ininterrottamente dal 1970
Tel. 011-812.44.69 - Fax 011-812.25.95
e-mail:
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Via Artisti 36 - 10124 Torino
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www.fondazionepromozionesociale.it

 

 

  • Al Presidente della Regione Piemonte
  • All’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte
  • All’Assessore alle politiche sociali della Regione Piemonte
  • Al Direttore regionale Sanità e Welfare

E p.c.

  • Associazioni di volontariato della Regione Piemonte impegnate sulla disabilità/autismo

 

Oggetto: Richiesta di ritiro/modifica immediata, Allegato A) “Valutazione aspetti sociali” > valutazione conviventi > carico Emotivo/Sociale - DGR 39-1523 del 12 giugno 2020 “Approvazione delle nuove Cartelle Disabilità Minori e Disabilità Adulti, contenenti le valutazioni degli aspetti sociali e sanitari (…)”

 

Nei giorni scorsi siamo intervenuti, assieme a numerose altre organizzazioni, per chiedere al Comune di Nettuno (Roma) la rimozione del questionario somministrato alle famiglie con persone con disabilità che presentavano la richiesta di interventi pubblici, laddove è prevista la domanda “se e quanto il familiare si vergogni del proprio congiunto con disabilità"

Contestualmente abbiamo verificato le procedure applicate dalla Regione Piemonte e, con sconcerto, ci siamo accorti che anche la DGR 39-1523 del 12 giugno 2020 ha previsto la medesime domanda nel questionario sottoposto dalle Umvd alle famiglie.

Si fa riferimento in particolare all’allegato A) “Moduli della cartella disabilità adulti”, che prevede esplicitamente alla “Valutazione conviventi” - punto B3 “Affaticamento del convivente (caregiver) / genitore derivante dal lavoro di cura (secondo la tabella sottoscritta) Caregiver burden inventory – Cbi”. Tipo di carico “EMOTIVO” punto E.21 “Mi vergogno di lui/lei”, assieme ad altre domande del calibro “Provo del risentimento nei suoi confronti”, “Non mi sento a mio agio quando ho amici a casa”, ecc. oltre ancora a domande sul presunto carico “SOCIALE” punto D.15 e successivi

Per gli analoghi motivi rilevati nei confronti del Comune di Nettuno, contro il quale molteplici sono state le prese di posizione e le espressioni di disappunto da parte di numerose associazioni (v. allegato), che hanno portato quasi immediatamente al ritiro del questionario derivante anch’esso da una norma regionale, la Dgr Lazio n. 341/2021 sul riconoscimento del “Caregiver familiare”, chiediamo il ritiro della Dgr 39-1523 in oggetto o la sua adeguata modifica come da oggetto, in quanto prevede un inaccettabile questionario che, a prescindere dalla sua validazione scientifica, appare strumento improprio e odioso nonché lesivo della dignità delle persone con disabilità e dei loro familiari.

Rimaniamo in attesa di un riscontro in merito e inviamo cordiali saluti.

Maria Grazia Breda, p. Fondazione promozione sociale Onlus/Ets
Giuseppe D'Angelo, p. Csa

Circolare Min Salute -Visite -


Anche grazie alle nostre costanti pressioni, che continuano, il Ministero della salute ha inviato a tutte le Regioni la nota che alleghiamo in merito alle visite in Rsa e altre strutture residenziali.

Viene confermato che le visite:

- sono "altrettanto necessarie quanto le cure sanitarie";

- devono essere concesse quotidianamente;

- devono consentire, se la persona non è autosufficiente, di poterle anche prestare assistenza;

- le eventuali limitazioni decise dai Direttori sanitari devono essere comunicate all'Asl di residenza, la quale entro 3 giorni deve dare eventuale parere negativo alle restrizioni.

Con questi presupposti, i gestori devono mantenere le giuste precauzioni ma aprire alle visite parenti.

Se riscontrate condizioni diverse e più restrittive, segnalatecelo in modo che possiamo itervenire.

 Circolare del ministero


Comunicato - "RSA: COME GARANTIRE LE CURE SANITARIE E IL DIRITTO ALLE RELAZIONI"


Si è svolto il 30 giugno 2022 il convegno "Rsa, come garantire le cure sanitarie e il diritto alle relazioni" promosso dalla Fondazione promozione sociale e dalla rivista Prospettive - I nostri diritti sanitari e sociali, con il patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte. Il video integrale dell'incontro è disponibile QUI (in descrizione il dettaglio dei singoli interventi con il minuto di inizio delle relazioni).

L'incontro ha visto (cfr. qui la locandina) la qualificata partecipazione di rappresentanti della Prefettura di Torino, dell'Università di Torino, dell'Accademia di Medicina, dell'Ordine dei Medici, dei Gestori delle strutture residenziali, delle associazioni e organizzazioni di rappresentanza e di tutela di malati e persone con disabilità non autosufficienti.

 

Dal convegno è emersa la necessità che la Regione Piemonte riconosca concretamente il diritto alla presa in carico sanitaria dei malati non autosufficienti in Rsa attraverso quote sanitarie per tutti i malati non autosufficienti, senza distinzioni di condizione sociale ed economica.

E' una questione di consistenza delle risorse economiche - che non possono essere legittimamente negate per le cure sanitarie e socio-sanitarie, nemmeno per "ragioni di bilancio" - ma anche di finanziamenti delle quote sanitarie da parte della Sanità regionale e nazionale. I promotori del convegno hanno sottolineato che la risposta al fabbisogno dei malati non autosufficienti non può arrivare da fondi sociali estemporanei (p. es. Fondo sociale europeo) o altre fonti di finanziamento che non riconoscano il diritto alla cura dei malati senza limiti di durata.

Tutti i relatori hanno ricordato la caratteristica delle Rsa come enti accreditati con il Servizio Sanitario regionale - anche quando gestite da operatori privati - e concordano sulla necessità, assolutamente non più rinviabile, della revisione radicale degli standard di funzionamento delle strutture. In questo senso, tra le necessità sono state individuate il potenziamento della presenza clinica (più operatori socio-sanitari, più infermieri) e medici all'interno delle strutture, oggi prevista solo attraverso la presenza per poche ore a settimana dei medici di base dei pazienti in posti letto convenzionati.

Al contrario, il fabbisogno degli utenti nelle Rsa richiede la presenza di medici (un direttore sanitario e medici specialisti) che lavorino in equipe tra loro e con il personale, fornendo anche prestazioni sanitarie che non costringano i malati ad essere trasferiti per semplici esami (prelievi, ecografie...) in ospedale, oppure, peggio, alla desistenza dall'attivazione delle cure. 

 

Diversi interventi hanno posto in luce il tema delle visite di parenti, conoscenti, volontari e anche clinici di fiducia all'interno delle strutture. Una necessità relazionale e di tutela della salute che è stata fortemente minata negli ultimi due anni di pandemia e che è necessario ristabilire appieno. Le regole per le aperture ci sono: è necessario che i gestori le interpretino in modo estensivo e che, parallelamente, il Governo si attivi per togliere le restrizioni e per avviare l'urgente potenziamento dell’organico delle strutture, togliendo così ai gestori la carenza di personale come motivazione per le reiterate restrizioni.

 

Restiamo  a disposizione per eventuali ulteriori informazioni.

Incontro del 30 maggio - "RSA, come garantire le cure sanitarie e il diritto alle relazioni"

Invito all'incontro del 30 maggio p.v. sul tema "Rsa, come garantire le cure sanitarie e il diritto alle relazioni", con preghiera di inoltrarlo ai Dirigenti Asl, Enti gestri, Sindacati, Parroci, Gestori Rsa, Consiglieri e Sindaci, Associazioni di volontariato.

Il tema è importante e riguarda ciascuno di noi.

Invito - Presentazione

Manifesto evento 27 maggio 2022: Associazioni insieme per ottenere cure a casa e contributi dalla Sanità.


Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede

Interveniamo per segnalare un esposto inviato al Prefetto di Torino dalla Fondazione promozione sociale e dal Coordinamento sanità ed assistenza con richiesta di informare il Ministro della salute, il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori alla sanità ed alle Politiche sociali circa : il mancato rispetto del diritto alla continuità terapeutica dei malati, in particolare dei non autosufficienti con pluripatologie croniche, la cui diagnosi e cura in tutte le forme e per tutta la durata delle loro manifestazioni, rientrano a pieno titolo nella competenza e nei doveri del Servizio sanitario nazionale (art.32 della Costituzione - art. 1 e 2 Legge 833/1978 – Decreto legislativo 502/1992 - Decreto Presidente Consiglio dei Ministri 12 gennaio 2017 aggiornamento dei Lea). In Piemonte le Asl continuano invece ad applicare le Dgr n. 14 del 2012, n. 45 e 85 del 2013 e 34 del 2016 che contengono procedure in contrasto con le norme nazionali e con il diritto esigibile alle prestazioni sanitarie per tutti i malati sia autosufficienti che non. Le segnalazioni riguardano anche la mancanza del progetto individualizzato di cura e di contributi della sanità per chi ha esigenze di cure di lunga durata e di prestazioni indifferibili 24 ore al giorno. La Giunta regionale sta utilizzando solo le risorse del Fondo per la non autosufficienza che copre a malapena il 2% del fabbisogno che viene riconosciuto in base alla valutazione dell’ISEE ed alle risorse economiche messe a bilancio. Il Fondo è un contributo aggiuntivo che purtroppo viene trattato come sostitutivo di quanto deve assicurare il Servizio sanitario. Oggi il 98% dei malati non autosufficienti che si trova a casa paga tutto di tasca propria, con grave impoverimento dei nuclei familiari. I provvedimenti approvati con la Missione 6 Salute del PNRR, si limitano a potenziare le ore di assistenza domiciliare integrata (medici,infermieri,OSS ) ma non è previsto un contributo economico (assegno di cura). La bozza di legge sulla non autosufficienza (Missione 5) presentata dal Ministro Andrea Orlando è solo l’ennesima prestazione assistenziale sociale per gli inabili al lavoro, prevedendo solo contributi per il settore assistenza, in base alla valutazione economica, escludendo il 98% dei malati non autosufficienti. Altro delicato oggetto dell’esposto al Prefetto è la disorganizzazione delle Rsa, ignorate dal Governo e dalla Giunta regionale piemontese. Ci sono almeno 5000 posti vuoti nelle Rsa ed oltre 4500 anziani che avevano presentato richiesta negli anni scorsi, ancora non hanno risposta per accedere alla presa in carico per ottenere dalle Asl il contributo del 50% del costo della retta. Un diritto esigibile (art. 30 Dpcm 12 gennaio 2017- Decreto legislativo 502/1992 – Legge 833/1978 ). La Giunta del Piemonte non ha sostituito le convenzioni degli oltre 8000 morti in Rsa registrati nel 2020, con nuovi ingressi di chi è in lista di attesa costretto a pagare rette dai 2500 ai 3000 euro al mese in strutture private. Molti familiari hanno dovuto svendere l’abitazione per farvi fronte. Le sopra citate Associazioni hanno denunciato alla Corte dei conti il 1° marzo 2021, la sottrazione dal bilancio regionale di 30 miliardi di euro dal fondo sanitario, vincolati per le prestazioni Lea, usandoli per ristorare invece i gestori privati delle Rsa, mentre il Governo aveva già stanziato fondi appositi per questo scopo. Al Ministro della salute si chiede di garantire risorse indispensabili perché le Rsa siano rafforzate con ulteriore personale, vengano istituiti gruppi di lavoro per riorganizzare le cure  sanitarie con maggiore collaborazione dei medici di medicina generale, per confermare la valenza e la piena appartenenza alla filiera delle strutture sanitarie del Servizio sanitario regionale. Il Gruppo senza Sede legge con interesse le vicende della Rsa trinese Sant’Antonio Abate ma non interviene nel merito, poiché c’è già chi se ne occupa.

Il testo integrale dell’esposto al Prefetto di Torino è reperibile sui siti internet delle Associazioni proponenti e dello scrivente Gruppo.

Trino, 17 aprile 2022                                              Associazione culturale Gruppo senza Sede

NO AI TAGLI SULLA NON AUTOSUFFICIENZA


NO AI TAGLI SULLA NON AUTOSUFFICIENZA
SEGNALAZIONE INIZIATIVA PD DAVANTI AL CONSIGLIO REGIONALE

Fondazione promozione sociale e Csa: «Bene tenere alta l’attenzione, ma è necessario che la competenza sulle cure domiciliari sia sanitaria per uscire dall’impasse del taglio dei fondi e della negazione del diritto. con le regole attuali, è escluso dalle cure domiciliari oltre il 90% dei malati/persone con disabilità non autosufficienti».

Segnaliamo l’iniziativa (“Flash Mob”) “PIEMONTE, NO AI TAGLI SULLA NON AUTOSUFFICIENZA E LA PSICHIATRIA” promossa dalla Consigliera regionale Monica Canalis, alla quale va riconosciuto l’impegno costante sul tema, e dal Partito Democratico.

Si svolgerà Mercoledì 20 Aprile 2022, ore 9,30 davanti al Consiglio regionale del Piemonte, via Alfieri 15 - Torino.

 

Garanzia di cure solo in Sanità La Fondazione promozione sociale e il Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base) condividono la necessità di tenere altissima l’attenzione sul tema della presa in carico sanitaria e socio-sanitaria dei malati/persone con disabilità non autosufficienti. Costoro hanno diritto esigibile alle cure del Servizio sanitario nazionale in risposta a tutte le loro esigenze, anche quelle continuative (quasi sempre 24 ore su 24 e 7 giorni su 7), relative alle attività della vita quotidiana che, per il loro stato di salute compromesso, non possono svolgere in autonomia, prestazioni indifferibili e indispensabili per la sopravvivenza stessa della persona. Al riguardo uniamo il documento “La non autosufficienza dell’anziano è un problema di salute” sottoscritto dalle Organizzazioni dei Geriatri piemontesi. Il comparto sanitario è l’unico che è tenuto a dare risposte in base alla sola domanda di prestazioni a tutela della salute della persona (articolo 32 della Costituzione), senza discriminazione nell’accesso al servizio.

 

Fondi sociali, direzione errata  L’istanza dei promotori della mobilitazione relativa al ripristino delle risorse sul capitolo “Fragilità sociali”, ambito di competenza e di spesa delle politiche sociali regionali, è un segnale, ma l’intervento deve essere immediatamente affidato alla competenza sanitaria, anche come capitolo di bilancio. L’attuale situazione è figlia di almeno 10 anni di scaricamento di malati e persone con disabilità dalle competenze sanitarie al comparto socio-assistenziale e, in ultima istanza e per la maggior parte dei casi, alle famiglie lasciate sole. Il fondo sociale, anche se a Torino viene assegnato, in deroga, senza valutazione Isee, risponde comunque a logiche socio-assistenziali: può essere ridotto, è contingentato alla dotazione economica del fondo e non alla corretta ed esaustiva risposta alla domanda di salute dei cittadini malati.

 

Sanità assente Fuori dalla Città di Torino, la situazione è peggiore perché le Asl non mettono alcuna risorsa per le cure domiciliari ai malati non autosufficienti, nemmeno sotto forma di fondi sociali “mascherati” da risorse sanitarie: i fondi per le cure domiciliari sono esclusivamente fondi sociali dei Comuni/Consorzi, la cui erogazione è vincolata alla valutazione socio-economica (cioè all’Isee) del beneficiario. In questo modo, ai contributi accede l’1,5 -3% dei malati/persone con disabilità rispetto al fabbisogno complessivo. Tutti loro avrebbero (e, anzi, «hanno» per legge) diritto alle prestazioni domiciliari sanitarie e socio-sanitarie di competenza delle Asl. Si tratta di prestazioni di tutela della salute, anche di lungo periodo, che per questo sono di competenza del Servizio sanitario regionale e devono essere a carico delle Asl (con eventuale compartecipazione dell’utente, così come avviene per la copertura della quota sanitaria - 50% della retta - in Rsa, Residenza sanitaria assistenziale).

 

Rendere concreto il diritto alla cura La Fondazione promozione sociale ed il Csa sollecitano il Consiglio regionale del Piemonte e, nello specifico, il Partito Democratico, ad assumere iniziative che impegnino concretamente l’Assessore alla sanità ad approvare il Regolamento della legge regionale 10/2010, nonchè a rendere effettivamente e concretamente esigibile il diritto alla presa in carico dell’Asl per i malati/persone con disabilità non autosufficienti con un progetto terapeutico domiciliare comprensivo di un contributo economico (quota sanitaria) che faccia in parte fronte ai maggiori oneri che vengono sostenuti a domicilio da loro e dalle loro famiglie per assicurare 24 ore su 24 prestazioni indifferibili e indispensabili per la sopravvivenza..

Comunicazione a cura dei Geriatri piemontesi

Volantino Flash Mob

Torino, 14 aprile 2022


Proposta di legge delega sulla Non Autosufficienza

Chiediamo il ritiro della Proposta di legge delega sulla Non Autosufficienza presentata dal Ministro delle politiche sociali On. Andrea Orlando.

La stragrande maggioranza dei malati cronici e delle persone con disabilità non avrà accesso ai contributi economici per essere curati a casa.

La legge per garantire l’assegno di cura deve scriverla il Ministro della salute, On. Roberto Speranza. L’assegno di cura deve rientrare nelle prestazioni sanitarie domiciliari lea come diritto esigibile a carattere universale.

 Confidiamo nella lettura del documento allegato.

Prefetto di Torino e incontro al Ministero della Salute.

Informiamo che Venerdì 1° Aprile abbiamo incontrato il Vice Prefetto di Torino dott.ssa Attianese.

Durante l'incontro sono stati sviluppati i punti di cui all'allegata lettera.

In particolare si è sottolineata l'importanza di un intervento del Prefetto nei riguardi:

- del Ministro della salute, per la rimozione della discrezionalità dei direttori delle Rsa per l’accesso in struttura dei familiari dei ricoverati;

- della Giunta regionale affinchè sia attivato con urgenza un gruppo di lavoro con la partecipazione dei rappresentanti delle associazioni degli utenti, per la riorganizzazione delle cure sanitarie e socio sanitarie per i malati cronici non autosufficienti.

Si unisce il promemoria.

Si unisce infine il verbale dell'incontro dei Comitati romani che sono stati incontrati al Ministero della salute

Cordiali saluti

Maria Grazia Breda

 

Fondazione promozione sociale onlus


Comunicazione Progetto di vita personalizzato già esigibile


Informazioni su bonus e presidio


  1. Inoltriamo l’ultima Circolare “visite” della Regione Piemonte che mantiene inalterate le disposizioni vigenti che il Ministero della salute ha prorogato fino al 30 dicembre 2022. Unica novità: in caso di persona ricoverata positiva è ammessa la visita con le dovute protezioni.
Vi segnaliamo che in questi giorni siamo venuti in contatto con numerose associazioni e Comitati di familiari di Torino e altre Regioni.
Stanno organizzando un presidio a Roma e in altre Città per Mercoledì 30 marzo p.v. ore 14,30 (a ROMA davanti al Ministero della salute; a Torino davanti alla Prefettura).
Alleghiamo intanto il volantino e un articolo apparso su "La Repubblica" di torino

Richiesta Amnesty per Comitato europeo di segnalazioni situazioni di denutrizione, contenzione, lesioni, negazione di cure. in Rsa o strutture similari.

Buongiorno,

Vi scrivo perché siamo stati contattati da Amnesty Italia, con la quale siamo in contatto, a sua volta interpellata dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti disumani o degradanti (CPT).

Visto quanto è emerso con la pandemia nelle Rsa, il Comitato europeo ha deciso di aprire una finestra anche in questo ambito.

Per il Piemonte è stato sollecitato dall’iniziativa del precedente Difensore civico della Regione Piemonte Augusto Fierro, che nel 2018/2019 aveva promosso un’indagine nelle Rsa, in particolare sull’utilizzo della contenzione.

Il CPT prevede un sistema di visite nei luoghi di detenzione, per verificare le condizioni di trattamento delle persone private della libertà. Ha la facoltà di visitare carceri, centri di detenzione minorile, commissariati di polizia, centri di ritenzione per immigrati irregolari, istituti psichiatrici, strutture e istituzioni di ricovero a carattere sociale, ecc. Nel corso delle visite le delegazioni del CPT si valgono del diritto di accesso illimitato ai luoghi di detenzione, all’interno dei quali possono spostarsi con assoluta libertà. Possono intrattenersi senza testimoni con le persone private della libertà e comunicare liberamente con chiunque possa essere in grado di fornire informazioni pertinenti.

Il Comitato è tenuto a notificare allo Stato interessato la propria intenzione di effettuare una visita nel paese. Dopo tale notifica, la delegazione del CPT può recarsi in qualsiasi momento in ogni luogo del paese dove vi siano persone in stato di detenzione, senza dover notificare alle strutture in anticipo.

Durante le visite, il CTP può chiedere accesso alle cartelle cliniche e alle registrazioni delle telecamere.

Dopo ogni visita, il CPT invia un rapporto dettagliato al governo dello Stato interessato, contenente i risultati emersi nel corso della visita, nonché le raccomandazioni, i commenti e le eventuali richieste di informazioni complementari. Il CPT invita inoltre lo Stato a fornire una risposta dettagliata alle questioni sollevate nel rapporto. I rapporti e le risposte fornite costituiscono la base del dialogo permanente con gli Stati membri. 

Trovate maggiori informazioni sul sito: https://www.coe.int/it/web/cpt/about-the-cpt

Il Comitato ha deciso di aprire un'indagine sulle cure negate nelle Rsa e strutture similari.

Il CPT chiede di segnalare Rsa, case di riposo, strutture residenziali per persone con disabilità intellettiva, che presentano rilevanti problemi di personale o siano state evidenziate  situazioni denutrizione, contenzione, lesioni o piaghe da decubito, segni di maltrattamento, di autolesionismo, ecc.

La presente è inviata a familiari, associazioni di volontariato, nonché  a rappresentanti dei lavoratori in quanto il mancato adeguamento degli standard secondo le esigenze degli utenti si traduce in carenza di personale, turni massacranti, induzione a svolgere mansioni non di loro competenza.

Le eventuali segnalazioni i vanno indirizzate a:

Debora Del Pistoia, Amnesty Italia    d.delpistoia@amnesty.it

La Fondazione promozione sociale ha accettato di collaborare in quanto ritiene che sia un fatto rilevante che il Comitato europeo apra il suo interesse in questo campo; anche se non ha potere sanzionatorio aiuta a mettere a fuoco il problema generale di carenza di cure sanitarie e socio sanitarie e dell'urgenza che Governo e Regioni mettano in atto una riforma radicale di queste strutture che sono a pieno titolo parte integrante della filiera del Servizio sanitario nazionale, che deve investire le risorse necessarie per assicurare prestazioni in misura adeguata alle esigenze dei malati cronici e delle persone con disabilità non autosufficienti indifese e dipendenti in tutto dall'aiuto degli altri.

Vi ringrazio per l’attenzione.     

Cordiali saluti.

Maria Grazia Breda

Fondazione promozione sociale onlus

Via Artisti 36 – 10124 Torino

Tel. 011 8124469 Fax 011 8122595
info@fondazionepromozionesociale.it
www.fondazionepromozionesociale.it

Mobilitazione urgente

LA GIUNTA DELLA REGIONE PIEMONTE E LA CHIESA LANCIANO UNA COLLETTA PER LE RSA

E FANNO BENEFICENZA SPICCIA A DANNO DEL DIRITTO DEI MALATI NON AUTOSUFFICIENTI DI ESSERE CURATI

(persino per Confidustria è troppo, e si limita a prendere atto, chiedendo però alla Regione interventi "seri"). Si veda articolo allegato e volantino.

Anziani malati non autosufficienti - Lettera aperta al Presidente On. Alberto Cirio

La presente è inoltrata alle Organizzazioni e Associazioni impegnate nella difesa del diritto alle cure dei malati cronici e delle persone con disabilità non autosufficienti.

 Siamo altresì interessati a conoscere Vostri eventuali contributi o proposte sui temi sollevati nella lettera allegata.

 


RSA di Piazza Mazzini, Processo

Informazioni sulle RSA


  1. alleghiamo con la presente una nota della Direzione sanità e Welfare della Regione Piemonte che, facendo seguito ad una nostra segnalazione, conferma che, per i pazienti inseriti nelle Rsa in convenzione con le Asl piemontesi, sono ricomprese nella retta alberghiera mensile:
    • il servizio di parrucchiere/barbiere, nella misura di:
      • lavaggio e asciugatura, almeno una volta a settimana;
      • taglio, almeno una volta al mese;
    • le prestazioni relative all'igiene personale del paziente;
    • il taglio delle unghie dei piedi e delle mani.

Viene altresì precisato che il servizio del podologo è ricompreso nella retta solo nel caso venga utilizzato dalla struttura per i bisogni di igiene della persona, mentre è a carico dell’utente nel caso in cui venga richiesto per motivi estetici.

  1. segnaliamo altresì che, facendo seguito alla nota della Direzione Sanità e Welfare della Regione Piemonte che già vi avevamo inoltrato il 4 febbraio u.s., è intervenuta la Commissione di vigilanza dell'Asl Città di Torino nei confronti della Rsa che aveva predisposto il contratto contestato per confermare la nullità del contratto previsto per i pazienti inseriti in convenzione da parte dell'Asl.


Nota DIRMEI sul miglioramento delle condizioni epidemiologiche


Uniamo in allegato la nota emessa il  17 febbraio u.s. dal Dipartimento regionale malattie emergenze infettive (Dirmei) della Regione Piemonte, avente ad oggetto “Miglioramento delle condizioni epidemiologiche. Primi provvedimenti e precisazioni”.

Il contenuto della nota allegata è così riassumibile:

  • Viene prevista la cadenza mensile – e non più ogni 15 giorni – dei tamponi rapidi di controllo per pazienti ed operatori;
  • In linea con i provvedimenti nazionali vigenti, si prevede la completa assimilazione dei tamponi rapidi ai tamponi molecolari;
  • Si comunica il superamento della misura della quarantena, sostituita dalla “auto sorveglianza” di 5 giorni;
  • Si ribadisce la necessità di garantire l’accesso ai visitatori nelle strutture;
  • Resta ferma la discrezionalità dei Direttori delle strutture di stabilire misure più restrittive in merito agli accessi dei visitatori, ma solo qualora vi siano comprovati motivi. Le limitazioni agli ingressi devono essere giustificate formalmente (non basta comunicare per telefono ai parenti che “ci sono dei positivi”). Inoltre, delle chiusure deve essere sempre informato in maniera ufficiale il Dirmei (Dipartimento regionale emergenze e malattie infettive) della Regione Piemonte.

Riteniamo pertanto che sia fondamentale che i familiari dei pazienti ricoverati nelle Rsa continuino con la presentazione delle segnalazioni alle Asl ed alla Regione nei casi di limitazioni delle visite, che in ogni caso devono trovare una comprovata motivazione. In merito, uniamo nuovamente copia del fac-simile per la richiesta di visite da noi predisposto.

MATERIALI INTERESSANTI SUL TEMA DELL'EUTANASIA

In attesa delle motivazioni della sentenza della Corte costituzionale, inviamo l'articolo firmato da Maria Grazia Breda pubblicato sul numero 215/2021 di "Prospettive assistenziali" e sul giornale diocesano "La Voce e il Tempo" (ottobre 2021). Uniamo poi l'articolo "Sulla dignità del vivere e del morire: il caso dimenticato di Loris Bertocco" (Prospettive assistenziali 206/2019).

Quello di Bertocco è un nome che non sentirete nell'elenco che i promotori del referendum portano in piazza, perché smonta la narrazione della "eutanasia come domanda di libertà". In tanti casi, come il suo, la morte è l'estrema, disperata risposta alla mancanza di cure che il nostro Servizio sanitario nazionale deve assicurare. Cosa che non fa per migliaia di malati abbandonati.

Avevamo detto già molto in questi articoli. E tutto rimane validissimo, come volevasi dimostrare. Tuttavia, in queste ore occorre aggiungere qualche indicazione di "controinformazione" per orientarsi nell'inevitabile flusso di comunicazione di queste ore sul tema.

- Chi parla di bocciatura dell'Eutanasia non riferisce un'informazione precisa: il referendum promosso dai radicali chiedeva di depenalizzare l'omicidio del consenziente, aprendo di fatto alla barbarie del non sanzionare colui/colei che provoca la morte di un altro uomo/donna, purché sia dimostrato che questa persona avesse richiesto di morire.

Paradossalmente, l'unico ad avere sanzioni per aver procurato la morte del consenziente, sarebbe stato il medico (con conseguente prevedibile apertura indiscriminata a omicidi da parte di non medici...). Perché? Perché l'articolo 36 del Codice di deontologia medica recita esplicitamente: "Il medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare né favorire trattamenti diretti a provocarne la morte". Come si intitola l'articolo? Eutanasia. Cosa si dice nel commento interpretativo che ne fornisce la stessa Federazione nazionale degli ordini dei medici? Ecco qui il passo: "L’articolo 36 è volto specificamente al tema dell’eutanasia. (...) L’attuale stesura, particolarmente stringata, mira esplicitamente e direttamente a ribadire, in maniera inequivoca, il divieto per il medico di effettuare o favorire trattamenti diretti a provocare la morte del malato".

- Che la propaganda sul referendum (eutanasia legale) fosse ingannevole rispetto al quesito (in realtà, omicidio del consenziente senza reato) è già di per sé un aspetto squalificante di questa referendaria. Dei promotori, sia chiaro, non di chi è andato a firmare, spesso tratto in inganno dalla falsa propaganda. Che poi la proposta di referendum servisse in buona sostanza a "muovere" la legge sull'Eutanasia in Parlamento, arenata da anni in Commissione, è ancora meno nobile. Il referendum - la mobilitazione di molti cittadini - era fin da subito per i promotori una "pedina sacrificabile" in vista della legge. Un "gioco di sponda" irrispettoso delle istituzioni.

- In un contesto di diffusissima negazione delle basilari cure e prese in carico di decine (forse centinaia) di migliaia di malati non autosufficienti e di persone con disabilità, l'eventuale normativa sull'eutanasia è una strada spianata alla eliminazione fisica di migliaia di persone "propagandata" per libera scelta.

Per i pochi casi di malati gravissimi, pienamente capaci di decidere, ai quali tutte le cure, gratuite, di cui hanno bisogno e diritto esigibile sono assicurate, e che in ogni caso chiedono un accompagnamento (anche rapido) alla morte si impone una riflessione seria sul tema - che parta dall'utilizzo delle tecnologie che consentono di mantenere in vita queste persone. E' inevitabile che la politica normi queste situazioni e anche tempestivamente, ma ciò che non rientra nelle attuali leggi riguarda pochissimi casi.

I paesi in cui l'eutanasia è in vigore ci dicono che la gran parte dei casi di morte procurata riguarda persone con gravi disabilità, persone con diagnosi di malattie degenerative (non sempre in grado di confermare la loro volontà al momento della morte) o di gravi patologie che spesso non vengono trattate con terapie del dolore e accompagnamento terapeutico alla fine, che sono vittime di mancate cure, che sono - laddove il sistema funziona così - abbandonate dalle assicurazioni private che le reputano "costi non produttivi".

Chi non cita questi dati - che trovate negli articoli allegati -, chi non riconosce che nelle nazioni in cui l'eutanasia ha preso piede ci sono moltissime controversie, chi crede di appellarsi a leggi e regolamenti asettici senza prevedere l'utilizzo pratico di una norma che spiani la strada alla somministrazione della morte, non fa completa informazione. E da una informazione parziale derivano scelte politiche che vanno contro la tutela dei più deboli.

 

Le nostre proposte

Per contrastare l’eutanasia da abbandono praticata dalle istituzioni nei riguardi dei malati cronici e delle persone con disabilità non autosufficienti non in grado di autodifendersi, è importante che ciascuno si impegni per ottenere il pieno rispetto del loro diritto esigibile alle cure sanitarie.   Si veda il documento allegato “Proposte per ottenere il diritto alle cure sanitarie del Servizio sanitario nazionale degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone colpite da malattia di Alzheimer o da altre analoghe forme di demenza senile”.

 Allegati:

- Eutanasia e abbandono

- Sulla dignità del vivere e del morire Berocco Pierino

- Proposte per ottenere il diritto alle cure

Andrea Ciattaglia

Direttore di Prospettive


Nuovo Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede

Il quadro politico e culturale complesso di questi anni di pandemia sta spostando l’attenzione generale sul Pnrr (Piano nazionale ripresa e resilienza) ed i relativi finanziamenti stanno scatenando gli interessi particolari e, nonostante altisonanti dichiarazioni, il Governo, le Associazioni di rappresentanza ed i Sindacati, hanno finora perseguito l’emarginazione del settore assistenziale dei malati cronici non autosufficienti. Nessun provvedimento è stato approvato per garantire le priorità degli interventi domiciliari per chi necessita di prestazioni indifferibili 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno e non è stata avviata la radicale riforma che ci si attendeva per le Rsa, tragicamente martoriate dalla pandemia. Forse questi esseri umani sono ormai considerati “vuoti a perdere” inutili per il galoppare dell’ economia. Il Ministro della salute, con le scelte operate, nega il diritto alle cure sanitarie previste dalla Legge 833/1978 in capo al Servizio sanitario per tutti i malati, senza discriminazioni per età o malattia. Questa scelta politica costringe i nuclei familiari ad affrontare responsabilità di cura ed oneri economici che nessuna Legge prevede a loro carico. Le Associazioni che operano nell’ambito della non autosufficienza hanno ben presente la situazione, ma rivolgono le loro petizioni  al settore delle politiche sociali che non ha competenza in materia sanitaria. Le richieste di aumentare le risorse del Fondo per le politiche sociali non servono a migliorare le p