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APPELLO - Ex Ipab Buon Pastore: gravissima sottrazione di risorse agli indigenti di Torino

Trasmissione nuovo facsimile lettera di opposizione alle dimissioni da ospedali e da case di cura di infermi non autosufficienti.

CONVEGNO Le lingue della malattia, le voci della cura Un dialogo polifonico tra medici e pazienti

Petizione UE - aggiornamento

Mail (e relativo allegato)  inviata al Sindaco Portinaro e all’Assessore Massazza del Comune di Trino

Nota inviata a varie Autorità in relazione al pdl regionale 193 sulle Ipab

Locandina relativa allo sportello informativo di consulenza (gratuita)  in materia di Amministrazione di sostegno/Tutela a favore di persone non autosufficienti istituito dalla Fondazione Troglia con sede a CIRIE’.

Comunicato Stampa - Ipab: i Comuni si mobilitino per evitare la "svendita" della Regione e comunicato Stampa del Gruppo Senza sede

 

 

 

 

 

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APPELLO - Ex Ipab Buon Pastore: gravissima sottrazione di risorse agli indigenti di Torino

- Gentili tutti,

 

Scriviamo per segnalare la gravissima sottrazione di risorse compiuta dall'Amministrazione comunale di Torino - Giunta Appendino, Rolando, Schellino - ai danni degli indigenti di Torino: 4 milioni e 300mila euro derivanti dall'estinzione dell'Ipab Buon Pastore vincolati all'utilizzo socio-assistenziale dalla legge nazionale, dalla delibera regionale di estinzione dell'Ipab Buon Pastore, da quella comunale di recepimento dei beni sono stati utilizzati per le spese generali del Comune (quindi per spese non essenziali e non destinate ai poveri).

Lo sconcertante fatto è stato comunicato dagli Assessori Rolando (Bilancio) e Schellino (Politiche sociali) nella seduta del 20 maggio della Commissione sanità e politiche sociali del Comune di Torino (si vedano articoli allegati).

Qualsiasi argomento di emergenza di bilancio o di rigidità tecnica dello stesso è solo un pretesto. La realtà dei fatti è molto più semplice e, purtroppo, drammatica: la Giunta comunale si è resa protagonista di una distrazione di risorse ai danni della fascia più debole della popolazione.

Dalla prossima settimana inizierà l'esame in Consiglio comunale del bilancio consuntivo 2016 della Città di Torino, all'interno del quale è previsto l'utilizzo dei 4 milioni e 300mila euro derivanti dal Buon Pastore per spese generali. La Sala Rossa aveva approvato all'unanimità in data 13 febbraio 2017 una mozione di rinforzo al vincolo socio-assistenziale dei fondi derivanti dall'estizione dell'Ipab Buon Pastore. 

È fondamentale che le risorse derivanti dal Buon Pastore (oltre al canone di affitto degli immobili c'è anche il patrimonio immobiliare stesso, stimato in 25 milioni di euro) vengano destinate ad attività del settore socio-assistenziale dedicate ai poveri.

 

Vi chiediamo pertanto di rilanciare l'appello al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio comunale che trovate qui di seguito e che potete inviare alle mail:

segreteria.sindaca@comune.torino.it; fabio.versaci@comune.torino.it; segreteria.assessoreschellino@comune.torino.it; segreteria.assessorerolando@comune.torino.it; commissione004@comune.torino.it; deborah.montalbano@comune.torino.it  

(e per conoscenza a noi: info@fondazionepromozionesociale.it).

 

TESTO DELL’APPELLO:

 

"Oggetto: GRAVISSIMA SOTTRAZIONE DI 4 MILIONI DI EURO AI POVERI DI TORINO

 

La Giunta comunale di Torino ha deliberato l'utilizzo delle risorse derivanti dall'estinzione dell'Ipab Buon Pastore (4 milioni e 300 mila euro per il 2016!) per spese superflue. Si tratta di fondi che sono invece vincolati per legge all'utilizzo per attività socio-assistenziali destinate agli indigenti.

La Giunta Appendino, Rolando, Schellino non può violare le norme! 

Lanciamo un appello al Presidente e ai Componenti del Consiglio comunale, al Sindaco e alla Giunta affinché:

a) vengano restituiti - a partire dall'approvazione del bilancio consuntivo 2016 e nei prossimi cinque bilanci della città - i 4 milioni di euro derivanti dall'estinzione del Buon Pastore sottratti ai poveri, fermo restando la destinazione socio-assistenziale dell'intero importo degli affitti dei locali attualmente occupati dagli Uffici della Regione;

b) venga salvaguardato e rispettato, a partire dal bilancio 2017 e per gli anni a venire, il vincolo di destinazione ad attività socio-assistenziali per gli indigenti del patrimonio dell'ex Ipab Buon Pastore (immobili per oltre 20 milioni di euro, redditività degli stessi e canoni di affitto pagati dagli affittuari dei locali - se uffici del Comune, canoni figurati da destinare al settore socio-assistenziale).

Tale richiesta è motivata anche dalla necessità di eliminare gli aspetti più vessatori della delibera dell'11 giugno 2012 del Comune di Torino sulla compartecipazione alle prestazioni socio-sanitarie per persone con disabilità/malati non autosufficienti, provvedimento che, attraverso abnormi valutazioni delle proprietà mobiliari e immobiliari, ha costretto molte famiglie ad impoverirsi e, nei casi peggiori, a dover svendere l'alloggio per pagarsi le cure.

Cordiali saluti.

Data……………… firma……………."

 

 

Cordiali saluti

Andrea Ciattaglia

Csa - Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base

Fondazione promozione sociale onlus

 

Allegati:

. Articoli Stampa su ex Ipab Buon Pastore (La Stampa, Nuova Società)

. Deliberazione della Giunta Regionale di estinzione dell'Ipab Buon Pastore

. Deliberazione della Giunta comunale di Torino di recepimento dell'estinzione dell'Ipab Buon Pastore

. Mozione approvata all'unanimità dal Consiglio comunale sul vincolo socio-assistenziale del patrimonio (mobiliare e immobiliare) dell'ex Ipab Buon Pastore

. Decreto legislativo 207/2001 sulla trasformazione/estinzione delle Ipab

 

Trasmissione nuovo facsimile lettera di opposizione alle dimissioni da ospedali e da case di cura di infermi non autosufficienti.
Procedura utilizzata per l'accesso al Pronto Soccorso nei casi di emergenza.

 

  1. Alleghiamo il nuovo fac-simile della lettera di opposizione alle dimissioni da ospedali e da case di cura private convenzionate di infermi non autosufficienti, segnalando che finora questa modalità è stata utilizzata in più di 10mila casi che hanno sempre avuto esito positivo (continuità delle prestazioni terapeutiche) nei casi in cui sono state seguite le nostre indicazioni.
  2. Per l'accesso al Pronto Soccorso degli infermi non autosufficienti (ricordiamo che sono persone che sono sempre in condizione di avere necessità di cure indifferibili) nei casi di emergenza riteniamo necessarie le seguenti raccomandazioni:

-  una certificazione medica dalla quale risulti la condizione di non autosufficienza e quindi di indifferibilità delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie;

- la presentazione di copia della certificazione medica al responsabile del Pronto Soccorso segnalando il giorno e l'ora in cui verrà trasportato l'infermo e precisando che il congiunto verrà accompagnato da un adulto non parente e non affine come testimone;

- nel giorno e nell'ora e preannunciati accompagnamento dell’infermo al Pronto soccorso con un testimone e copia della certificazione medica di cui sopra.

 

CONVEGNO

Le lingue della malattia, le voci della cura
Un dialogo polifonico tra medici e pazienti


Mercoledì 14 giugno
 - Villa Raby - OMCeO Torino  - Corso Francia 8
18.00-20.30

Accreditato ECM medici – odontoiatri e psicologi   3,6 crediti

L’evento ha lo scopo di illustrare le attività del gruppo di ricerca Remedia – lingua medicina malattia, nato all’interno del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino, e di presentare la sua prima pubblicazione, Le lingue della malattia (Mimesis 2016).

Per l’occasione abbiamo chiesto a professionisti, operatori e familiari, che vivono a diverso titolo il mondo della medicina e della cura, di raccontare il rapporto che hanno con le parole, affidando a ciascuno un tema caratterizzante. L’assunto che anima l’evento – la lingua come punto di vista privilegiato per la conoscenza dell’uomo – guiderà le riflessioni dei relatori con l’obiettivo di delineare un itinerario di confronto, dialogo e ascolto tra contesti che, sebbene liminari, nella crescente complessità dei sistemi non necessariamente si conoscono e si comprendono.

L’evento dà diritto all’acquisizione di 3,6 crediti ECM per medici – odontoiatri e psicologi affronterà 1. il rapporto fondamentale che lega la medicina alla parola e al linguaggio, sia come mezzo di comunicazione nella relazione di cura sia come strumento d’espressione di un sapere; 2. la contestualizzazione di alcune tra le principali criticità legate alla comunicazione medico-paziente; 3. le problematiche relative all’interazione tra differenti figure professionali e familiari, in tutte le fasi della malattia; 4. la necessità di avvicinare i servizi al contesto di vita della persona bisognosa di cura.

Programma - Locandina

 

 

Petizione UE - aggiornamento

  • Alle Organizzazioni firmatarie della Petizione europea

 Gentili Organizzazioni,

Siamo lieti di comunicare che la Commissione per le Petizioni del Parlamento europeo ha esaminato la Petizione da Voi sottoscritta (che riallego per comodità) ed ha ritenuto la questione sollevata ricevibile dal Parlamento europeo, in quanto si tratta di una materia che rientra nell’ambito delle attività dell’Unione europea.

La Commissione proseguirà l’esame congiuntamente a quello della Petizione 98/2015 che verte su analogo argomento.

È stata sollecitata altresì una risposta dell’Assessore alla sanità della Regione Piemonte (che coordina gli Assessori alla sanità da livello nazionale) per conoscere eventuali iniziative assunte dalle Autorità regionali a sostegno dei “family caregivers”.

 

Come proseguire

In base alle informazioni ricevute dall’Avv. Marco La Marca, collaboratore dell’on. Alberto Cirio - il Parlamentare che si è reso disponibile a seguire l’iter della Petizione - adesso sarebbe necessario da parte Vostra sostenere la Petizione iscrivendoVi al portale delle Petizioni e cliccando su “sostieni una petizione”.

Questo il link del portale: 

https://petiport.secure.europarl.europa.eu/petitions/it/home  (parola chiave “1147/2016”).

Più sostegni arrivano, più si darà peso in sede di discussione.

Pertanto Vi chiedo di iscriverVi e di attivarVi per estendere l’invito al maggior numero di persone e associazioni possibili, Enti pubblici e Amministratori compresi.

 

Cordiali saluti

 

Maria Grazia Breda

(prima firmataria della Petizione UE)

 

Mail (e relativo allegato)  inviata al Sindaco Portinaro e all’Assessore Massazza del Comune di Trino

  • Egr. Alessandro Portinaro, Sindaco del Comune di Trino
  • Egr. Patrizia Massazza, Assessore alle politiche sociali del Comune di Trino

 

Facendo seguito alla mia e-mail del 19 aprile scorso, allego la Dgr 2 maggio 2017 n. 26-4947 mediante la quale la Giunta della Regione Piemonte ha dichiarato estinta l’Ipab “Don Vanni” ed ha trasferito a titolo gratuito i relativi beni al Comune di Campiglia Cervo (Bi).

Confido vivamente in Vostre iniziative volte ad ottenere l’estinzione dell’Ipab S. Antonio Abate con il trasferimento gratuito dei relativi beni al Comune di Trino, iniziativa che eviterebbe la costituzione della megastruttura mangiasoldi Azienda pubblica dei servizi alla persona, previsto dalla proposta di legge n. 193 della Giunta regionale.

Resto a disposizione e porgo cordiali saluti

Francesco Santanera

 

 

 

Nota inviata a varie Autorità in relazione al pdl regionale 193 sulle Ipab- Egr. Mauro Laus, Presidente del Consiglio regionale del Piemonte

- Egr. Nino Boeti, Vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte

- Egr. Daniela Ruffino, Vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte

- Egr. Sergio Chiamparino, Presidente della Giunta della Regione Piemonte

- Egr. Aldo Reschigna, Vicepresidente della Giunta della Regione Piemonte

- Egr. Augusto Ferrari, Assessore regionale alle politiche sociali della Regione Piemonte

- Egr. Antonio Saitta, Assessore regionale alla sanità della Regione Piemonte

- Egr. Presidenti e Componenti delle Commissioni sanità e assistenza della Regione Piemonte e del Comune di Torino

- Egr. Alberto Avetta e Elide Tisi, Presidente e Vicepresidente Anci Piemonte

- Egr. Presidenti e Direttori degli Enti gestori delle attività socio-assistenziali del Piemonte

 

 

Oggetto: Scandalosa sottrazione dei beni delle Ipab ai Comuni affinché li destinino, come prevedono le leggi vigenti, al settore socio-assistenziale

 

Dall’esame degli articoli finora approvati dal Consiglio regionale emerge che i patrimoni delle Ipab, da noi valutati in non meno di 4 miliardi di euro, vengono sottratti ai Comuni e regalati ad Associazioni e a Fondazione private o destinate alla creazione di nuovi carrozzoni mangiasoldi (non bastano il Csi e i 17milioni di euro di passivo dell’Opera Pia Lotteri!), le previste aziende pubbliche di servizi alla persona.

Come aveva evidenziato il compianto Mons. Nervo all’epoca responsabile nazionale della Conferenza episcopale italiana per rapporti Chiesa – Territorio e Presidente della Fondazione Zancan, nel convegno di Torino del 12 dicembre 1989 «il primo principio etico equivale per i credenti ad un Comandamento di Dio: non rubare. I patrimoni delle Ipab sono stati donati da privati cittadini per i poveri. Prima che fossero donati erano di proprietà dei privati, dopo che sono stati donati sono diventati proprietà dei poveri. Questo principio rimane, qualunque siano state le vicissitudini storiche e giuridiche».

 

Ciò premesso chiediamo che l’esame della proposta di legge della Giunta della Regione Piemonte n. 193 venga sospeso e ai Sindaci dei Comuni in cui hanno sede le Ipab sia inviato l’elenco dei beni immobiliari e mobiliari e le notizie sulle attività svolte, in modo da consentire ai Sindaci stessi di esaminare la questione e di avanzare proposte che noi confidiamo – tenuto conto che in Piemonte,  da anni, non c’è più una sola Ipab che svolga in tutto o in gran parte attività per i poveri – siano rivolte ad ottenere il trasferimento gratuito dei patrimoni ai rispettivi Comuni.

Al riguardo ricordiamo nuovamente che il Comune di Torino, mediante la procedura finalizzata alla concessione pluriennale di due strutture (Casa Serena e Rsa di Via San Marino) ha incassato ben 17 milioni e 880mila euro Iva compresa, restando proprietario delle due strutture e quindi potendo ripetere la stessa operazione finanziaria al termine dell’attuale concessione.

Segnaliamo altresì che il Comune di Torino ha in corso analoga procedura per la Rsa Carlo Alberto e che la relativa richiesta è di 14 milioni di euro.

 

Restiamo a disposizione e, confidando nella non sottrazione di risorse economiche ai poveri, porgiamo cordiali saluti.

 

p. Csa, Maria Grazia Breda,  Francesco Santanera

 

 

Si unisce allega la locandina, relativa allo sportello informativo di consulenza (gratuita)  in materia di Amministrazione di sostegno/Tutela a favore di persone non autosufficienti istituito dalla Fondazione Troglia con sede a CIRIE’. Con preghiera di diffusione.

 

IPAB: i Comuni si mobilitino per evitare la "svendita" della Regione

 Torino prende posizione sulla bozza di legge regionale. Appendino: "Prima della legge vogliamo conoscere lo stato patrimoniale delle Ipab per tutelare il pubblico interesse della Città". 

Appelli alla Giunta e al Consiglio regionale: "Difendere e garantire i patrimoni pubblici destinati dalle leggi vigenti alla fascia più debole della popolazione"

 *** 

Torino - "I Comuni si mobilitino nei confronti della Regione per chiedere la sospensione e il ritiro della proposta di legge 193 – attualmente all'esame della IV Commissione del Consiglio regionale – che prevede il regalo ai privati di ingenti patrimoni destinati all'assistenza o la loro gestione da società partecipate, che si sono dimostrate inefficienti e fonte di sperpero di denaro pubblico". È l'appello che lanciamo come associazioni del Csa - Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base e Fondazione promozione sociale.

 La bozza di provvedimento regionale riguarda tutte le Ipab (sia che esse siano non attive, sia che lo siano, molto spesso in settori non esclusivamente dedicati alle persone povere come è previsto dalla legge) e cancella la possibilità per i Comuni di acquisire (senza alcun onere economico) i beni mobili e immobili delle istituzioni disciolte, con il vincolo di destinazione al settore socio-assistenziale.

 Senza una reale, dettagliata, pubblicamente resa  nota consistenza dei patrimoni Ipab in Piemonte (secondo stime del Csa ammontanti a non meno di 4 miliardi di euro) il disegno di legge prevede la trasformazione delle Ipab in fondazioni private o in aziende pubbliche di servizi alla persona (nuove megastrutture partecipate mangiasoldi).

 Questo dovrebbe preoccupare enormemente i Sindaci e le Amministrazioni comunali, che si vedono sottratte ingenti disponibilità di risorse per il settore dei servizi assistenziali. Non piangano poi miseria sui trasferimenti e sulle risorse.

Le fondazioni private e le aziende di servizi alla persona, alternative con le quali i cittadini e le associazioni perdono la possibilità di controllo sulle ex Ipab e sulla destinazione dei fondi al settore assistenziale, oppure le Amministrazioni, rischiano di dover coprire buchi di bilancio esorbitanti, creati da inefficienti società partecipate (si veda il caso torinese del debito dell'Opera Pia Lotteri di 17 milioni di euro derivanti dalla gestione durata 12 anni di una Rsa).

 A testimonianza della preoccupazione per il disegno di legge, con una comunicazione del 17 marzo 2017 la Sindaca di Torino e della Città metropolitana, Chiara Appendino, è intervenuta sulla vicenda: «In relazione al disegno di legge, di cui all’oggetto, si richiede che la Città di Torino per la parte di propria competenza e gli altri Enti territoriali aventi parte in causa nell’assegnazione e nella gestione del patrimonio pubblico di cui il disegno di legge andrà a disporre, siano pienamente coinvolti nella discussione e nella stesura della stessa. La nuova Amministrazione insediata da luglio 2016, intende prendere piena visione del patrimonio immobiliare ascrivibile alle Istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza e intende contestualmente valutare con esaustiva e completa conoscenza in merito alla destinazione d’uso di tale patrimonio, con il preciso intento di tutelare il pubblico interesse della Città su di una materia di tale importanza dal punto di vista dell’assistenza e del welfare. A tal fine vi si richiede di attivare al più presto un confronto in merito».

 L'ex Assessore all'assistenza del Comune di Torino e Professore universitario emerito, Giuseppe Bracco, è intervenuto dalle colonne del settimanale della Diocesi di Torino “La Voce e Il Tempo”, sulla destinazione d'uso dei patrimoni ex Ipab, molto spesso destinati ad attività non appartenenti al settore socio-assistenziale. Occorre, scrive, «difendere (e non invece disperdere, come da talune parti si sarebbe tentati) il patrimonio di beni mobili e immobili donati dai torinesi al Comune nel corso dei secoli per garantire l'esistenza stessa dell'Assistenza».

 Con preghiera di diffusione e di pubblicazione.    
Restiamo a disposizione per ulteriori informazioni e indicazioni.

 

Cordiali saluti.

Maria Grazia Breda e Andrea Ciattaglia

Fondazione promozione sociale onlus e
Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base)

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COMUNICATO STAMPA DEL GRUPPO SENZA SEDE SULLA SITUAZIONE IPAB IN PIEMONTE.

C’è molta preoccupazione da parte delle Associazioni di volontariato che operano nel settore, per quanto riguarda l’attuale situazione delle IPAB in Piemonte. La Giunta Regionale presieduta da Chiamparino, ha presentato al Consiglio una proposta di legge, n. 193, attualmente all’esame della IV Commissione del Consiglio Regionale piemontese. Il testo prevede la cessione a privati o, a società partecipate erogatrici di servizi alla persona, dei patrimoni delle IPAB, stimabili in circa 4 miliardi di euro su tutto il territorio piemontese, provenienti da donazioni di cittadini nel corso dei secoli, con lo scopo di garantire l’assistenza ai bisognosi. Patrimoni immobiliari ed agrari che, non di rado nel tempo, sono stati destinati anche a finalità non appartenenti al settore socio assistenziale o lasciati infruttuosi in stato di abbandono, tradendo quelle che erano le volontà previste nei lasciti e dalla legge n. 6972/1890. Tale legge prevede che i patrimoni mobiliari ed immobiliari delle IPAB devono essere destinati esclusivamente ai poveri. Al riguardo il compianto Mons. Giovanni Nervo, all’epoca Coordinatore della Conferenza episcopale italiana per i rapporti Chiesa-territorio, nel Convegno di Torino del 12 dicembre 1989, organizzato dal Csa (Coordinamento e assistenza fra i movimenti di base), aveva affermato quanto segue: “Il primo principio etico equivale per i credenti ad un comportamento di Dio: non rubare. I patrimoni delle IPAB sono stati donati da privati cittadini per i poveri. Prima che fossero donati erano di proprietà dei privati; dopo che sono stati donati sono diventati proprietà dei poveri. Questo principio rimane, qualunque siano state le vicissitudini storiche o giuridiche”. Per quanto sopra esposto, invitiamo i Sindaci dei Comuni sedi delle IPAB, a preoccuparsi di prendere visione del valore del patrimonio ascrivibile alle istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza e, valutata l’effettiva attuale destinazione d’uso, di impegnarsi per assumere un ruolo di primo piano per essere coinvolti nella discussione e nella stesura di in disegno di legge regionale che salvaguardi e non disperda il patrimonio pubblico. Invece di piangere miseria sui trasferimenti dei fondi statali, darebbero un bel segnale di impegno nella tutela degli interessi pubblici unendosi per chiedere la sospensione dell’attuale disegno di legge 193, che altrimenti andrebbe ad assottigliare le loro risorse per i servizi socio assistenziali e li metterebbe a rischio di dover coprire voragini lasciate nei bilanci da inefficienti società partecipate.

Trino, maggio 2017                                     

Massimo Aglietta – Nicola Bruno

Santina  Ferrarotti – Valérie Piot

Cinzia Vanni

 *****

 

Si inoltra, per opportuna conoscenza, qui di seguito la nota inviata da Maria Grazia Breda al Presidente del Consiglio della Regione Piemonte Mauro Laus a seguito della comunicazione (più sotto riportata) degli atti approvati dal Consiglio regionale il 12 aprile 2017 (allegati).

  • Gent. Mauro Laus, Presidente del Consiglio regionale del Piemonte

  

La ringrazio per l’invio degli Ordini del giorno, che trasmetterò alle associazioni.

Mi permetto di osservare tuttavia che il tempo per le sollecitazioni è oramai scaduto.

Mi auguro che la Giunta cambi passo e si apra al confronto, oppure sarà impossibile trovare quelle intese che l’Ordine del giorno 1054 chiede.

 

Cordiali saluti

Maria Grazia Breda

********

 

Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede sull'estratto della relazione del Difensore Civico della Regione Piemonte per il 2016

Nell’ambito del continuo monitoraggio del settore socio assistenziale con scopo informativo, il Gruppo senza Sede ha preso visione di  un estratto della relazione del Difensore civico della Regione Piemonte per il 2016. Lasciano sbigottiti i punti che riassumono i dettagli dei racconti di testimoni di maltrattamenti ed abusi nell’assistenza ai non autosufficienti, nelle case di riposo per anziani “poveri”, nelle quali l’assistenza può essere standardizzata e senz’anima. La carenza di personale ed i ritmi troppo frenetici di lavoro contribuiscono a far diventare l’anziano incontinente perché l’utilizzo “obbligato” del pannolone semplifica il lavoro e richiede meno tempo. I pasti sono serviti a letto anche quando il ricoverato potrebbe mangiare a tavola in sala da pranzo e, comunque, i momenti di accudimento e la socialità sono ridotti ai minimi termini se non del tutto obliati. A parte le strutture di eccellenza, riservate a quanti possono sostenere rette più elevate, in cui gli anziani sono accuditi al meglio, stimolati alla socialità e rispettati dal punto di vista della privacy, in alcune strutture  l’istituzionalizzazione si traduce in privazione della libertà, degli affetti e delle relazioni antecedenti al ricovero e persino alla privazione (in molti casi ingiustificata) di quella piccola disponibilità di denaro prevista per legge, che darebbe all’anziano un senso di dignitosa soddisfazione nel poter far fronte autonomamente a piccole spese. Spesso la condivisione forzata degli spazi in stanze a più letti, comporta contrasti anche violenti tra i ricoverati e sopprime definitivamente il diritto alla privacy. Le ricerche realizzate da alcuni Collegi Infermieri analizzano le emozioni vissute dagli operatori che devono misurarsi con l’uso della contenzione, con sentimenti ambivalenti e conflittuali come rabbia, compassione, frustrazione, soprattutto quando sia intervenuto un meccanismo non raro di identificazione con l’anziano. Nell’indistinta galassia di un personale retribuito in modo insufficiente rispetto all’onerosità dell’impegno, scarsamente motivato al punto da perdere di vista  la consapevolezza di avere a che fare con esseri umani, sempre più spesso esplodono episodi di devianza, di brutalità e prepotenza che ci costringono a riflettere sugli interrogativi che si pose Hanna Arendt sulle origini del male nell’animo umano. Intercettazioni ambientali, a seguito di segnalazioni, mostrano situazioni di estrema gravità, continue e costanti violenze fisiche che dimostrano come ogni operatore si sente libero di malmenare, colpire, insultare, umiliare i degenti, sapendo di restare impunito perché altri operatori adottano analoghi comportamenti. Poiché tali situazioni si sono anche verificate nel territorio della nostra Regione, riteniamo  umanamente doveroso che le Istituzioni regionali si pongano interrogativi sulle più idonee misure da adottare sul terreno della repressione e su quello della prevenzione, tenendo presente che in un futuro non lontano i vecchietti non abbastanza facoltosi potrebbero rappresentare la maggioranza della popolazione italiana.

Trino, aprile 2017                           Associazione culturale                       

                                                           Gruppo senza  Sede

 

 

Si unisce un estratto della Relazione 2016 del Difensore civico della Regione Piemonte con le brutali violenze subite dai ricoverati.

Si prega di diffondere il testo affinchè le persone interessate capiscano quale può essere purtroppo la fine di ognuno di noi se si continua a fare nulla.

****

 

 

COMUNICATO STAMPA NUOVI LEA - GRUPPO SENZA SEDE

 

Il nuovo Decreto sui Livelli essenziali di  assistenza (Lea) approvato dal Governo e, tanto osannato dai media come una legge  rivoluzionaria, di fatto cela un risvolto inquietante. Apre la strada alla sanità privata, alla compartecipazione della spesa, all’aumento del ticket e alle assicurazioni sanitarie private . Tutto questo in barba all’art. 32 della Costituzione : “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantendo cure gratuite agli indigenti.  Continua da parte del Gruppo senza Sede l’attenzione su leggi e decreti riguardanti la non autosufficienza e la collaborazione della Fondazione Promozione Sociale di Torino.

In base ai nuovi Lea (Decreto Presidente del Consiglio 12/01/2017 – Gazzetta Ufficiale 18 marzo 2017 suppl. ordin. N. 15), le cure alle persone ultra-diciottenni colpite da patologie e/o disabilità invalidanti e limitata autonomia, sono trasferite dal settore sanitario, che prevede diritti esigibili e gratuità, (salvo modesti tickets) a quello socio sanitario fondato spesso su rilevanti oneri economici a carico degli infermi (in certi casi anche dei loro coniugi e figli anche non conviventi) e subordinate alla valutazione di apposite Unità multidimensionali con il rischio di essere inseriti in liste d’attesa anche lunghe. Una controriforma del Servizio sanitario sulla pelle delle persone di qualsiasi età malate croniche non autosufficienti. L’intervento delle Unità valutative dovrebbe essere di supporto all’operatività dei medici di medicina generale, di quelli ospedalieri e delle strutture riabilitative, ai quali va riconosciuta l’insostituibile esigenza di intervento per tutti  i pazienti, compresi quelli non autosufficienti, assicurando a tutti gli infermi lo stesso indispensabile  livello di  continuità terapeutica sancita dalle leggi vigenti. Le Unità valutative possono eseguire accertamenti ed approfondimenti ma non possono negare le cure indifferibili. E’ accettabile l’intento espresso al comma 4 dell’articolo 21 dei nuovi Lea, di privilegiare la permanenza al proprio domicilio delle persone assistite, purchè vengano riconosciuti tutti i diritti, le modalità di cura e l’accesso alle prestazioni previste per gli altri malati e purchè vengano riconosciute le competenze dei medici curanti e sia stabilito che la valutazione multidimensionale può agire solo su richiesta dei medici di medicina generale e/o ospedalieri. Nel rispetto dei familiari o  terze persone che assumono volontariamente l’impegnativo compito di accuditori domiciliari, poniamo l’accento sulle norme della legge n. 10/2010 della Regione Piemonte “Servizi domiciliari per persone non autosufficienti”  nella quale sono previsti contributi /rimborsi delle spese vive per accudire la persona presso il proprio domicilio, per evitare che le famiglie sostengano spese non dovute riducendosi in povertà. Ne consegue che le disposizioni degli articoli 4 (Assistenza sanitaria di base) e 22 dei nuovi Lea, dovrebbero essere opportunamente modificati. E’ sconcertante ed illegittimo che il decreto 12/01/2017, di natura amministrativa, vada a modificare nella sostanza la legge 833/1978 ed i Lea (art. 54 della legge 289/2002) ed abroghi di fatto il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29/11/2001 che ha acquisito valore di legge in base all’articolo 54 della legge 289/2002.

In riferimento alle suddette e ad altre osservazioni espresse nel dettaglio , sono in atto iniziative volte alla presentazione di un ricorso al Tar del Lazio per l’annullamento del citato Decreto del 12 gennaio scorso.

Trino, aprile 2017                                                      Gruppo senza Sede

 

  • Alle Organizzazione di tutela dei soggetti deboli, con particolare riguardo a quelle che operano a difesa dei diritti delle persone colpite da patologie e/o da disabilità invalidanti e da non autosufficienza

 Uniamo l'allegato nostro documento del 30 u.s. dal quale emerge che in base ai nuovi Lea le cure delle persone ultra-diciottenni colpite da patologie e/o disabilità invalidanti e conseguente limitata autonomia sono trasferite dal settore sanitario, caratterizzato da diritti esigibili e dalla gratuita (salvo modesti tickets), a quello socio-sanitario fondato molto spesso su rilevanti oneri economici a carico degli infermi (e in certi casi  anche dei loro coniugi e dei figli) e sulla preventiva valutazione di apposite Unità valutazionali, con il rischio di essere inseriti in liste di attesa anche lunghe.

In sostanza si tratta di una controriforma del Servizio sanitario decisa sulla pelle delle persone di qualsiasi età colpite da malattie croniche e da non autosufficienza.

Da parte nostra sono in atto iniziative volte alla presentazione al Tar del Lazio di un ricorso volto all'annullamento del decreto del 12 gennaio scorso, pubblicato sul Supplemento Ordinario della Gazzetta Ufficiale del 18 marzo 2017, che deve essere presentato entro il 17 maggio 2017.

In considerazione dei tempi ristretti segnaliamo alla Vostra attenzione che Venerdì 14 aprile 2017 dalle ore 10,30 alle 13,30  avrà luogo a Torino, Via Artisti 36 un incontro di analisi e approfondimento del decreto in oggetto.  Per partecipare occorre prenotare al n. 011 8124469 oppure tramite e-mail  info@fondazionepromozionesociale.it.

 

Restiamo a disposizione e porgiamo cordiali saluti

 

 

Segnalazioni sulle irregolarità dei gestori privati inviate agli Assessori alla sanità e politiche sociali della Giunta regionale del Piemonte

 

In allegato uniamo la lettera inviata agli Assessori regionali alla sanità e alle politiche sociali, con la quale segnaliamo gravi irregolarità da parte dei gestori privati delle Rsa, Residenze sanitarie assistenziali e chiediamo alla Giunta della Regione Piemonte di intervenire a tutela degli utenti ricoverati e dei loro familiari.

Per gli utenti fuori Piemonte può essere comunque utile come informativa.

In particolare alla Regione Piemonte si chiede di predisporre una nota informativa, che l’Unità di valutazione geriatrica (Uvg) dovrebbe consegnare unitamente al rilascio dell’autorizzazione per l’inserimento in struttura residenziale; la nota informativa che trovate al fondo della lettera qui unita, riassume i diritti/doveri degli utenti ricoverati in strutture residenziali socio-sanitarie, alla luce delle normative regionali vigenti. Si evidenzia che:

  1. gli utenti inseriti con la convenzione dell’Asl in una Rsa (o comunità alloggio) e i loro familiari non devono firmare i contratti di ospitalità previsti per gli utenti paganti in proprio. Il ricoverato o il familiare/tutore  che lo rappresenta devono solo dichiarare per iscritto di aver preso visione del Regolamento di struttura, che stabilisce anche l’impegno al pagamento della retta di ricovero a carico dell’utente;
  2. il Regolamento della struttura deve essere predisposto secondo lo schema approvato dalla Regione Piemonte, che descrive in modo dettagliato le prestazioni comprese nella retta di ricovero: sanitarie, socio-sanitarie, alberghiere. Si veda l’allegato 5, della Delibera della Giunta regionale del Piemonte n. 45/2012 (cfr. la sezione “Documenti” del nostro sito www.fondazionepromozionesociale.it);
  3. le prestazioni extra non sono obbligatorie;
  4. l’Iva non deve essere versata.

 

Come fare in caso di richieste non previste dal Regolamento?

Al momento non abbiamo ricevuto risposte scritte dagli Assessorati. Pertanto, in attesa che siano assunte le decisioni necessarie da parte degli Assessori Antonio Saitta e Augusto Ferrari, in caso di richieste non previste dalla normativa vigente sopra citata, consigliamo di comportarVi come segue:

  • versare mensilmente solo la retta alberghiera che corrisponde alla quota stabilita dall’Uvg dell’Asl (ad esempio euro 43 x 30 giorni (o 31)). L’importo della retta alberghiera può essere al massimo il 50% della retta totale, in quanto l’altro 50% (retta sanitaria) compete all’Asl;
  • non pagare l’Iva, né prestazioni extra che non sono state definite in precedenza:
  • inviare la  lettera che segue:

 

 

DESTINATARI

 

Raccomandata A/R 

·         Egr. Direttore Generale Asl (del territorio in cui ha sede la struttura di ricovero)

 

lettera ordinaria - Egr. Assessore alla sanità Regione Piemonte

lettera ordinaria - Egr. Assessore alle Politiche sociali

lettera ordinaria - Egr. Difensore civico Regione Piemonte

lettera ordinaria - Egr. Direttore Rsa……………..

 

E p.c.

·         Spett.le Fondazione promozione sociale onlus

 

TESTO

Il sottoscritto…………………………, vista la fattura n. ……..del………. emessa da………………… relativa al ricoverato Sig. ………………….. informa di avere versato in data ………….. con…………………….……. la somma di Euro…………………. corrispondente alla retta giornaliera per il mese di………………………. così come stabilito in sede Uvg per  …..…….giorni di degenza, per un totale di Euro…………………………..

Per quanto riguarda la somma indicata nella sopracitata fattura relativamente a prestazioni extra così indicate………………………… si riserva il pagamento a seguito della conferma della correttezza della richiesta da parte della Commissione di vigilanza dell’Asl …..,  che ai sensi della delibera della Giunta regionale n. 45/2012 deve autorizzarne la richiesta.

Al riguardo, ai sensi della legge 241/1990 il sottoscritto resta in attesa di una risposta scritta.

In merito all’importo relativo all’Iva, resta altresì in attesa di conoscere l’esito del ricorso presentato dalla Regione Piemonte e, se dovuto, provvederà al conguaglio.

Cordiali saluti.

Data…………………… Firma……………………………………………..

____________________________________________________________________

 

 

 

 

IPAB

Augusto Ferrari, Assessore alle politiche sociali della Regione Piemonte, si è molto attivato per ottenere l’approvazione della allegata proposta di legge n. 193 sulle Ipab. Si allega anche il testo dell’emendamento n. 4 presentato dal sopra nominato dal quale emerge che lo scopo della proposta è quello di regalare i beni mobili e immobili delle Ipab che verranno tutte estinte, per la creazione di fondazioni e di associazioni private.

Per le altre Ipab la finalità è quella di istituire le Aziende pubbliche di servizi alla persona per la gestione di strutture (Rsa, centri diurni, ecc.), nuovi enti mangiasoldi.

Come risulta dall’allegata e-mail inviata il 23 febbraio scorso ai Presidenti del Consiglio e della Giunta della Regione e ad altri, fra i quali i Sindaci con popolazione superiore ai 10mila abitanti, è stato segnalato alla loro attenzione che possono intervenire per chiedere che le Ipab del loro territorio vengano estinte ed i relativi beni mobili e immobili, nonché l’eventuale personale, vengano trasferiti gratuitamente ai Comuni.

Se si tratta di strutture per prestazioni residenziali o semiresidenziali, i Comuni possono:

  1. gestirle direttamente
  2. affidare la gestione ad enti privati
  3. stipulare con enti privati accordi per la “concessione di pubblico servizio” per 20-30 anni e ottenere quale corrispettivo somme in contanti anche consistenti. Ad esempio il Comune di Torino per la concessione della struttura “Casa Serena” e di quella sita in Via San Marino (due Rsa) ha incassato più di 10 milioni di euro. Tieni conto che dopo 20-30 anni i Comuni, che continuano ad essere proprietari delle strutture cedute in concessione, ritornano a poter disporre della piena proprietà;
  4. vendere i beni il cui ricavato dovrebbe essere utilizzato esclusivamente per attività socio-assistenziali.

 

Si allega inoltre l’elenco dei beni immobiliari delle Ipab del vercellese (rilevanti sono quelli della Ipab di Trino) e l’articolo di Perino sulla concessione di pubblico servizio pubblicato sul n. 156/2006 di Prospettive assistenziali “Come gli enti locali possono realizzare idonee strutture socio-sanitarie senza alcuna spesa di investimento. L’esperienza del Comune di Grugliasco”.

 

 

 

 

Promemoria incontro 24.02.2017

Vi chiedo di prenderlo in considerazione per Voi stessi, i Vostri familiari, soci e conoscenti.

Proprio in questi giorni il Sig. P.M., papà ultra75enne di Mario, persona con disabilità intellettiva e autismo in situazione di gravità, che non sentivo da sei mesi, mi ha scritto per giustificare il suo silenzio. Ebbene, ha avuto un ictus che lo ha reso totalmente non autosufficiente. Fortuna che si era ricordato delle informazioni avute sul diritto  alle cure e così quando l’Ospedale voleva dimetterlo ha invece chiesto (e ottenuto) la prosecuzione in casa di cura convenzionata. Così ha recuperato e in questi giorni è rientrato a casa.

 

Cordiali saluti

Maria Grazia Breda

 

 

Comunicato - Audizione giovedì 16 febbraio 

   Informo che giovedì 16 febbraio alle ore 14:30 la IV^ Commissione del Consiglio regionale (Torino - Via Alfieri 15) ha deciso di ascoltare la sottoscritta quale prima firmataria della “Petizione popolare per il prioritario diritto alle cure socio sanitarie domiciliari”.

 

   L'audizione è stata ottenuta a seguito delle 20mila firme raccolte e consegnate il 29 febbraio 2016 al Presidente del Consiglio regionale, nonché a seguito del presidio promosso il 24 gennaio 2017 per chiedere il finanziamento della sanità per garantire un contributo forfettario ai familiari che si prendono cura 24 ore su 24, direttamente o con l'aiuto di terzi, di un loro congiunto malato o con disabilità non autosufficiente.

 

  Si può partecipare ma purtroppo non si può intervenire.

 

  Tuttavia se volete inviare una Vostra lettera-mail di sostegno, è  ben gradita.

Gli indirizzi mail a cui inviare sono:  quarta.commissione@cr.piemonte.it; domenico.ravetti@cr.piemonte.it;

e per conoscenza a noi info@fondazionepromozionesociale.it.

 

Relazione su fondo non autosufficienze

  • Egr. Dott. Arturo Martucci Di Scarfizzi,
    Presidente della Corte dei Conti

 

E p.c. 

  • Presidenti dei Consigli e delle Giunte delle Regioni e delle Province autonome di Bologna e di Trento
  • Egr. On. Parlamentari del Piemonte
  • Sindaci dei Comuni capoluogo di Provincia
  • Presidenti e Direttori Enti gestori delle attività socio-assistenziali del Piemonte
  • Spett.li Organizzazioni che operano nel settore delle persone deboli

 

Oggetto: Omissione di vigenti diritti esigibili e errate valutazioni contenute nella relazione “Il Fondo per le non autosufficienze 2007-2015” predisposto dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato (deliberazione n. 18/2016/G)

 

Il Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base) e la Fondazione promozione sociale onlus rilevano con profondo sconcerto i seguenti rilevanti aspetti negativi contenuti nella relazione “Fondo per le non autosufficienze 2007-2015” della Corte dei Conti:

  1. viene ignorato che tutte le persone non autosufficienti sono soggetti le cui condizioni di salute (non solo di malattia ma anche di disabilità) sono così serie da averli precipitati nella devastante condizione di non autosufficienza;
  2. sono completamente omesse le leggi vigenti (n. 833/1978 e articolo 54 della n.  289/2002) in base alle quali le persone non autosufficienti hanno il pieno ed immediato diritto alle occorrenti prestazioni domiciliari, semiresidenziali e residenziali socio-sanitarie;
  3. non viene segnalato che il comma 1264 della legge 296/2006 stabilisce che il Fondo per le non autosufficienze è stato istituito per «garantire l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali» e quindi concerne esclusivamente le attività integrative del settore socio-assistenziale;
  4. non viene ricordato che nei decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali viene evidenziato, come risulta ad esempio da quello emesso in data 14 maggio 2015 che «le risorse di cui al presente decreto sono finalizzate alla copertura dei costi di rilevanza sociale dell’assistenza socio-sanitaria e sono aggiuntive rispetto alle risorse destinate alle prestazioni e ai servizi a favore delle persone non autosufficienti da parte delle Regioni, nonché da parte delle Autonomie locali. Le prestazioni e i servizi di cui al comma precedente non sono sostitutivi, ma aggiuntivi e complementari a quelli sanitari»;
  5. non viene comunicato che, a partire dall’entrata in vigore dei citati Lea (2002), il Servizio sanitario nazionale deve versare a tutti gli anziani malati cronici non autosufficienti il 50% della retta totale di ricovero presso le Rsa, Residenze sanitarie assistenziali, o strutture analoghe. Identico importo è previsto per le prestazioni domiciliari concernenti le attività di aiuto infermieristico e di assistenza tutelare delle persone malate o disabili non autosufficienti curate a livello domiciliare. Per quanto concerne le prestazioni semiresidenziali assicurate alle persone con disabilità e limitatissima o nulla autonomia, gli oneri sono a carico delle Asl nella misura del 70%. Identica la quota di competenza delle Asl per le prestazioni residenziali dei sopra citati soggetti; la quota viene ridotta al 40% se si tratta di «disabili privi di sostegno familiare». Le erogazioni economiche sopra precisate sono fornite dalle Asl agli utenti siano essi poveri o ricchi e devono essere prelevate esclusivamente dal Fondo sanitario nazionale, Fondo che non ha nulla a che fare con il Fondo per le non autosufficienze;
  6. non viene rilevato che le risorse attualmente destinate alle persone non autosufficienti (oltre un milione di nostri concittadini) non sono soltanto quelle del Fondo per le non autosufficienze,  ma principalmente quelle del Fondo sanitario nazionale.  Al riguardo occorre tener conto che mentre il Servizio sanitario nazionale deve versare interamente le quote stabilite dai Lea, i Comuni sono soltanto obbligati a corrispondere l’importo non corrisposto dagli utenti. Ne consegue che l’ammontare a carico delle Asl è almeno doppio di quello erogato dai Comuni. Quindi sono errate tutte le considerazioni svolte nella relazione riguardanti le risorse statali.

 

Ulteriori nostre precisazioni

A conferma delle considerazioni da noi svolte nei punti precedenti, evidenziamo quanto segue:

1.      nell’allegato documento dell’Ordine dei Medici di Torino e Provincia del 6 luglio 2015 è precisato che «gli anziani malati cronici non autosufficienti e le persone affette da demenza senile sono soggetti colpiti da gravi patologie che hanno avuto come esito la devastante compromissione della loro autosufficienza e pertanto hanno in tutti i casi esigenze sanitarie e socio-sanitarie indifferibili in relazione ai loro quadri clinici e patologici». Infatti, tutti questi nostri concittadini, oltre un milione nel nostro Paese, sono destinati senza alcuna eccezione a morire nel giro di 5- 6 giorni se non ricevono le occorrenti indifferibili prestazioni diagnostiche (rese spesso complesse dall’impossibilità degli infermi di segnalare la durata, l’intensità e a volte anche la localizzazione delle loro sofferenze) e terapeutiche (da monitorare con attenzione e con continuità soprattutto nei casi in cui i pazienti non sono in grado di comunicare l’efficacia dei trattamenti effettuati). Inoltre questi malati hanno l’indifferibile esigenza di essere alimentati (spesso mediante imboccamento), curati nella loro igiene personale (sovente è presente la doppia incontinenza), movimentati (allo scopo di evitare l’insorgere delle piaghe da decubito), nonché di ricevere tutte le prestazioni necessarie in base alle loro personali esigenze. Se, come avviene per i malati posti in illegittime e crudeli liste di attesa, essi non muoiono, ciò è dovuto esclusivamente al fatto che intervengono i congiunti, che non hanno però alcun obbligo giuridico di svolgere le attività assegnate dalla legge al Servizio sanitario nazionale.

Al riguardo si fa presente che l’articolo 23 della Costituzione stabilisce che «nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge» e che mai il Parlamento ha approvato norme per assegnare ai congiunti delle persone non autosufficienti compiti attribuiti alla Sanità;

2.      premesso che l’articolo 32 della Costituzione prevede che «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività» e quindi non deve provvedere solamente alle persone malate, ma anche a quelle non autosufficienti a causa delle gravissime condizioni di disabilità, si ricorda che il diritto degli anziani malati cronici non autosufficienti alle cure sanitarie, comprese quelle ospedaliere gratuite e senza limiti di durata, era stato stabilito dalle legge 641/1955 e 692/1956 a favore di tutti i pensionati del settore pubblico e privato. Inoltre l’articolo 29 della legge 132/1968 imponeva alle Regioni di programmare i posti letto ospedalieri tenendo conto delle esigenze dei malati «acuti, cronici, convalescenti e lungodegenti». A sua volta l’articolo 2 della legge 833/1978 stabilisce che il Servizio sanitario nazionale deve assicurare «la diagnosi e la cura degli eventi morbosi quali se siano le cause, la fenomenologia e la durata» e deve altresì provvedere «alla tutela della salute degli anziani, anche al fine di prevenire e di rimuovere le condizioni che possono concorrere alla loro emarginazione». Inoltre, ai sensi dell’articolo 1 della stessa legge 833/1978 il Servizio sanitario nazionale deve operare «senza distinzioni di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del Servizio» sanitario nazionale.

Dunque a partire dal 1979, anno di entrata in vigore della citata legge 833/1978 il Servizio sanitario nazionale deve intervenire nei riguardi di  tutti i cittadini malati o con gravi carenze della loro salute, siano essi poveri o ricchi, giovani o adulti o anziani, guaribili o inguaribili, autosufficienti o non autosufficienti.

Il diritto alle cure è stato confermato dai Lea, come precisato anche dalla sentenza della Corte costituzionale n. 36/2013.

Ciò premesso, chiediamo alla S.V. di intervenire con la massima urgenza per il ritiro della relazione in oggetto, da sostituire con un rapporto conforme alla vigente legislazione.

Restiamo a Sua disposizione e porgiamo cordiali saluti.

 

Maria Grazia Breda, Andrea Ciattaglia, Giuseppe D'Angelo e Francesco Santanera

 

 

Assegni di cura - richiesta Audizione

- Egr. Mauro Laus, Presidente del Consiglio regionale del Piemonte

- Egr. Domenico Ravetti, Presidente e Componenti della IV Commissione del Consiglio regionale del Piemonte,

 

E p.c.

- Egr. Antonio Saitta, Assessore alla sanità della Regione Piemonte

- Egr. Augusto Ferrari, Assessore alle politiche sociali della Regione Piemonte

- Spett.li Associazioni firmatarie ed Enti aderenti alla Petizione popolare sul diritto prioritario alle cure domiciliari

 

Nel Comunicato stampa del 26 gennaio u.s. gli Assessori regionali Saitta e Ferrari hanno informato che la Giunta garantirà anche per il 2017 l’erogazione da parte delle  Asl To1, To2 e To3 dei contributi ai familiari, che accudiscono  anziani malati/persone con disabilità non autosufficienti al domicilio. E’ una buona notizia, ma non sufficiente.

Come anticipato nel sopracitato Comunicato stampa, è necessario provvedere alla riorganizzazione del sistema delle cure domiciliari, a nostro avviso con la messa a punto del Regolamento necessario per dare piena attuazione alla legge regionale 10/2010.

Al riguardo ricordiamo che presso la IV Commissione del Consiglio regionale del Piemonte è depositata una Petizione popolare sottoscritta da oltre 20mila cittadini e che ha raccolto 49 adesioni di enti pubblici e privati. Inoltre al Presidente della Giunta regionale Sergio Chiamparino nel mese di gennaio sono state consegnate più di duemila firme che, tra le richieste, sollecitano la necessità di promuovere le prestazioni domiciliari, compreso il riconoscimento di un contributo forfettario della sanità per le prestazioni indifferibili di assistenza socio-sanitaria assicurate dai familiari direttamente o mediante personale privato.

Con la presente si chiede al Presidente della IV Commissione del Consiglio regionale di promuovere un’audizione con le Organizzazioni promotrici della petizione popolare, come da richiesta inoltrata  dal Presidente del Consiglio regionale il 26 aprile 2016 e da noi sollecitata il 23 novembre 2016.

Si ringrazia e si resta in attesa di una proposta di data.

Cordiali saluti.

p. La segreteria

Maria Grazia Breda

Fondazione promozione sociale onlus

 

L’Associazione promozione sociale, in collaborazione con il Comitato per la difesa dei diritti degli assistiti,
INVITA associazioni di volontariato, organizzazioni sociali e familiari all’incontro sul tema:

ANZIANI MALATI NON AUTOSUFFICIENTI, PERSONE CON LA MALATTIA DI PARKINSON, ALZHEIMER O ALTRE FORME DI DEMENZA O ALTRI ESITI DA MALATTIE CRONICHE INVALIDANTI

INFORMAZIONI UTILI
SULLE PRESTAZIONI SANITARIE E SOCIO-SANITARIE A CUI HANNO DIRITTO

 

TORINO, Via Giolitti 21
Centro servizi volontariato Vol.To

VENERDÌ 24 FEBBRAIO 2017
Ore 15,30-18,00

 

Comunicato Stampa sulle barriere architettoniche nel Comune di Trino

Riguardo alla questione dell’abbattimento delle Barriere Architettoniche, siamo di fronte all’ennesima storia tipicamente italiana : ci sono le leggi ma non vengono applicate. Con la legge 41/86, i Comuni e le Province italiane avrebbero dovuto dotarsi del “Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche”  (PEBA), pena un “Commissariamento ad hoc” da parte della Regione. La Legge quadro 104/92 (art. 24,comma 9) qualche anno dopo ampliò la materia di competenza, modificando e integrando l’articolo 32, comma 21 della Legge 41 del 1986, relativa all’accessibilità degli “spazi urbani” , con particolare riferimento all’individuazione e alla realizzazione di percorsi accessibili , all’installazione di semafori acustici per non vedenti, al posizionamento della segnaletica che non ostacoli la circolazione delle persone handicappate e non solo. Fa specie che ad oggi, anno 2017, siano pochi gli Enti Locali che si sono adeguati alle leggi vigenti, nonostante l’obbligo di farlo. A Trino, è positivo  che il Sindaco Portinaro dichiari che in corso d’opera di futuri lavori pubblici si terrà conto dell’esigenza di abbattere le Barriere Architettoniche in passato sottovalutate. Bene, ma non basta perché, come il Sindaco sa, la città (Via Vercelli è uno degli esempi), è piena di ostacoli che rendono difficili gli spostamenti, in modo particolare ai diversamente abili, agli anziani, alle mamme con i loro pargoletti nelle carrozzine e che le Barriere non si abbattono man mano che si riparano strade piazze e marciapiedi, in maniera contingente ed occasionale, ma secondo una precisa e specifica programmazione. Quindi, dal momento che è in carica dal 2013 e dimostra sensibilità verso queste tematiche, è un vero peccato che non abbia  ancora adottato il “PEBA” ed il “PAU”  dando un bel segnale di civiltà e di rispetto verso il mondo della disabilità, troppo spesso emarginato e discriminato, rendendo in tal modo la nostra cittadina una delle prime in Piemonte a potersi vantare e qualificare come una Città per tutti, accessibile e senza barriere. Prendere in considerazione l’adozione di questi Piani sin dal suo insediamento, avrebbe dato inizio ad un’evoluzione di lungo cammino da perseguire anche in futuro, a prescindere dal colore politico delle Amministrazioni che si alterneranno, sarebbe stato un importante passo avanti per la nostra comunità, andando a sanare una situazione di illegalità che perdura da 30 anni.

Trino, gennaio 2017                                               Associazione culturale

                                                                               Gruppo senza Sede

Preavviso dell’iniziativa davanti alla sede del Consiglio regionale del Piemonte prevista martedì 24 gennaio 2017

Oggetto: Documenti dell'Ordine dei Medici e dei Sindacati dei Medici Fimmg, Snami e Smi sulla negativa delibera regionale in merito di “Rsa Aperte”

 

            Uniamo i documenti "Osservazioni sulla Dgr 34-3309 del 16 maggio 2016" (delibera regionale sulle cosiddette "Rsa Aperte") approvato dall'Ordine dei Medici della Provincia di Torino il 21 novembre 2016 e il documento delle sigle sindacali Fimmg, Snami e Smi avente per oggetto "Rsa Aperta" del 13 settembre 2016.

 

            Le sigle sindacali, si legge nel loro documento, hanno espresso «il loro totale dissenso» nei confronti della delibera, evidenziando tra l'altro che «la delibera in oggetto sottrae competenze di fondamentale importanza al medico di medicina generale, la cui libera scelta da parte dei cittadini è sancita dalla legge 833/1978 all’articolo 19».

 

            Nel documento dell'Ordine dei Medici viene affermato che «a conclusione dell'analisi della delibera di Giunta regionale n° 34/2016 si ritiene che il contributo di tale delibera alla riorganizzazione dei servizi offerti dal Servizio sanitario regionale a al fine di "aumentare l'efficienza e la corretta gestione delle risorse umane ed economiche", sia estremamente limitato. Si individua piuttosto  il rischio di una privatizzazione di alcuni servizi sanitari (Visite specialistiche) in assenza di benefici per il cittadino o per il Servizio sanitario regionale».

 

            Il documento ribadisce «l'assoluta necessità di una reale regolamentazione e attuazione delle prestazioni domiciliari in lungoassistenza, così come definite dalla legge Regionale n° 10 del febbraio 2010, con adeguamento delle risorse alle reali necessità territoriali legate all'incremento costante della popolazione che necessita di tale tipologia di cura».

 

            Inoltre il documento ricorda che «come già puntualizzato da un documento del Consiglio dell'Ordine dei Medici del 21 marzo 2016, il Servizio sanitario nazionale deve operare nei confronti degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone con demenza senile sulla base degli stessi principi riconosciuti per gli altri malati, e quindi senza condizionamenti all'accesso alle prestazioni legate a valutazione Uvg (Unità di valutazione geriatrica), il cui intervento può essere richiesto per accertamenti ed approfondimenti, ma non può negare le cure, come di fatto succede dopo la Delibera di Giunta regionale n° 14/2013 che ha definito i criteri di priorità di accesso alle cure, creando una vera e propria disparità di trattamento nei confronti di questi malati (preventiva valutazione dell'Uvg per l'accesso alle prestazioni di infermi con esigenze sanitarie indifferibili, accertamento delle condizioni sociali ed economiche, ecc.) rispetto agli altri cittadini sofferenti a causa di patologie identiche o assimiliabili in quanto si configurerebbe una discriminazione».

 

            Confidando in Vostre urgenti iniziative in merito per il ritiro della delibera in oggetto e l'approvazione immediata del regolamento attuativo della legge 10/2010 sulle cure socio-sanitarie domiciliari per le persone non autosufficienti, si ricorda che la delibera sulle “Rsa Aperte” è oggetto di ricorso al Tar del Piemonte. 

 

            Cordiali saluti.

 

 

 

I nostri Amici

Scuola di pace di Boves

 

 

Gruppo di Ricerca per la Prevenzione della Patologia Ambientale - Associazione Scientifica senza fini di lucro

 

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