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Dgr 1-5265 in contrasto con la normativa vigente prevede l'interruzione del diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie

Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede sulla Dgr1-5265


Richiesta di ritiro/modifica immediata, Allegato A) “Valutazione aspetti sociali” > valutazione conviventi > carico Emotivo/Sociale - DGR 39-1523 del 12 giugno 2020 inviata dal Gruppo Senza Sede alla Regione Piemonte.

Richiesta di ritiro/modifica immediata, Allegato A) "Valutazione aspetti sociali" > valutazione conviventi > carico Emotivo/Sociale- DGR 39-1523 del 12 giugno 2020

Circolare Min Salute -Visite

Comunicato - "RSA: COME GARANTIRE LE CURE SANITARIE E IL DIRITTO ALLE RELAZIONI"

Incontro del 30 maggio - "RSA, come garantire le cure sanitarie e il diritto alle relazioni"

Manifesto evento 27 maggio 2022: Associazioni insieme per ottenere cure a casa e contributi dalla Sanità.








 

 

 

 

 

 

 

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Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede sulla Dgr1-5265

La Regione Piemonte non prende in esame la finalità di garantire tempestivamente le migliori cure ai suoi cittadini, ma mira ad espellere dalla sanità pubblica il maggior numero possibile di non autosufficienti, per poter utilizzare per altri scopi ed altri settori regionali le risorse del Servizio sanitario, che dovrebbero invece servire per coprire le quote sanitarie delle RSA e delle prestazioni socio-sanitarie Lea (Livelli essenziali di assistenza). Con la Delibera 1-5265/2022 del 28 Giugno, la Giunta regionale Cirio/Icardi, per i ricoveri in RSA ed i convenzionamenti, impone l’assegnazione di punteggi che considerano più importante la situazione socio economica  rispetto alle condizioni di salute dei malati (giovani,adulti,anziani). Il degente può presentare condizioni sanitarie gravissime, ma se ci sono risorse proprie anche minime o ci sono familiari da “obbligare” alle cure sanitarie, l’ Asl non interviene. Vuoi essere curato ? Fammi vedere quanti soldi hai e se ci sono parenti sui quali poter scaricare l’obbligo economico oltre che di cura. Una delibera contro i cittadini, contro i malati, contro le loro famiglie, negando un servizio essenziale pagato con le tasse di tutti. L’importante è non spendere soldi, in particolare per gli anziani malati non autosufficienti, fissando anche il tetto massimo di spesa che non dovrà superare la somma stanziata nel 2019. Così si spiega la funzione dei criteri selettivi applicati dalle Unità valutative per ridurre la platea degli utenti ! Nella Delibera è previsto il trasferimento da Ospedale ad RSA o riabilitazione o lungodegenza del malato cronico e non autosufficiente ancora bisognoso di cure. Ma dopo 60 giorni, secondo la Delibera, il paziente deve essere valutato in base alle sue condizioni socio-economiche (ISEE) e pagare da sé tutta la retta a meno che non gli venga assegnata –remota possibilità- la convenzione dell’Asl (50% del costo della retta). Considerando illegittime le “cure a tempo” con dimissioni dopo 60 giorni dei malati, abbandonati senza presa in carico delle Asl, la Fondazione Promozione sociale ed il CSA (Coordinamento Sanità e Assistenza fa i Movimenti di base ) il 20 Luglio scorso hanno inviato una lettera al Consiglio ed alla Giunta regionale del Piemonte per chiedere il ritiro/abrogazione immediato della Dgr 1-5265/2022.

Il Gruppo senza Sede, concorda con l’iniziativa e ritiene ancora necessario ribadire che le Aziende sanitarie, non producendo bulloni ma trattando di salute pubblica, non possono applicare la logica del profitto considerando come scarto di produzione anziani e non autosufficienti. Prima di pensare ad accumulare fatturato devono curare e salvare vite senza discriminazioni. Se ciò non avviene, la responsabilità è dei politici che dovrebbero magari leggere anche la Costituzione e muoversi per farla applicare.

Oppure ritengono che la salute pubblica non sia sufficientemente importante per affannarsi ad inserirla con rispetto umano, responsabilità e competenza negli obiettivi da centrare del PNRR ? 

Trino, Agosto 2022                                                  Associazione culturale Gruppo senza Sede

Dgr 1-5265 in contrasto con la normativa vigente prevede l'interruzione del diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie


Segnaliamo con viva preoccupazione la Delibera approvata dalla Giunta Cirio-Icardi (Dgr 1-5265) che, in contrasto con la normativa vigente, prevede l’interruzione del diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie dei malati cronici, specialmente anziani non autosufficienti, che al termine di un ricovero post acuzie non possono rientrare al domicilio perché non ci sono le condizioni necessarie per la tutela dalla loro salute.

Restano ovviamente in vigore le norne nazionali che in base alle fonti del diritto prevalgono su quelle regionali. Pertanto i cittadini possono avvalersi del diritto di opporsi alle dimissioni e chiedere il diritto esigibile alla continuità terapeutica ai sensi della normativa vigente richiamata nel testo allegato.

Istanza di abrogazione

Volantino a colori

Caso eclatante pagamento RSA


Richiesta di ritiro/modifica immediata, Allegato A) “Valutazione aspetti sociali” > valutazione conviventi > carico Emotivo/Sociale - DGR 39-1523 del 12 giugno 2020 “Approvazione delle nuove Cartelle Disabilità Minori e Disabilità Adulti, contenenti le valutazioni degli aspetti sociali e sanitari (…)”

Risposta Tesio Ripa su Questionario Vergogna

La Regione Piemonte cambia Questionario Vergogna

Volantino ritiro delibera Regioe Piemonte

Richiesta di ritiro/modifica immediata, Allegato A) "Valutazione aspetti sociali" > valutazione conviventi > carico Emotivo/Sociale- DGR 39-1523 del 12 giugno 2020

Come saprete, nei giorni scorsi ampio eco ha avuto la notizia della vergognosa iniziativa del Comune di Nettuno (Roma) in merito alla somministrazione di un questionario alle famiglie con persone con disabilità, interessate ad un sussidio pubblico, il quale chiede "se e quanto il familiare si vergogni del proprio congiunto con disabilità". Una proposta per giunta ricattatoria in quanto condizionata all’erogazione di una prestazione.

Molte sono state le prese di posizione e le espressioni di disappunto da parte di varie associazioni, per una iniziativa priva di qualsiasi rispetto della dignità della persona con disabilità e dei propri familiari (v. in Allegato articoli e lettere).   

Dopo le sopraggiunte rimostranze, il Comune ha ritirato la proposta di compilazione del questionario che, a quanto pare, derivava e deriva da una norma regionale, la Dgr Lazio n. 341/2021 sul riconoscimento del “Caregiver familiare”.

Nell’approfondire la questione siamo venuti a conoscenza che anche nella nostra Regione Piemonte sono stati previsti analoghi questionari.  Ci riferiamo all’allegata Dgr 39/2020 che a pagina 14 allegato A) Moduli della cartella disabilità adulti, prevede esplicitamente alla “valutazione conviventi”  punto B3, “Affaticamento del convivente (caregiver) / genitore derivante dal lavoro di cura (secondo la tabella sottoscritta) Caregiver burden inventory – Cbi”. Tipo di carico “EMOTIVO” punto E.21 “Mi vergogno di lui/lei”, assieme ad altre domande del calibro “Provo del risentimento nei suoi confronti”, “Non mi sento a mio agio quando ho amici a casa”, ecc. oltre ancora a domande sul presunto carico “SOCIALE” punto D.15 e successivi.

Si tratta di strumenti per la discutibile valutazione, in un ambito sanitario e sociale, di aspetti non solo sociali ma addirittura di tipo emotivo, le cui risposte - peraltro molto personali e pilotabili -  incidono a seguito di un punteggio sull’erogazione della prestazione.

Con la presente informiamo che abbiamo preso posizione verso la Regione Piemonte chiedendo il ritiro della Delibera o la sua adeguata modifica in quanto lesiva della dignità delle persone con disabilità e dei loro familiari (cfr. e-mail qui sotto riportata).

Invitiamo le Associazioni in indirizzo a sollecitare anch’esse la Regione Piemonte inviando una simile richiesta di ritiro/modifica della Dgr 39/2020.

Grati pertanto se ci terrete informati sulle Vostre iniziative porgiamo cordiali saluti.

Maria Grazia Breda, p. Fondazione promozione sociale Onlus/Ets
Giuseppe D'Angelo, p. Csa

Da: Fondazione promozione sociale onlus info@fondazionepromozionesociale.it
Inviato: martedì 5 luglio 2022 17:39
A: presidenza@regione.piemonte.it; 'luigi.icardi@cr.piemonte.it' <luigi.icardi@cr.piemonte.it>; 'assessore.sanita@regione.piemonte.it' <assessore.sanita@regione.piemonte.it>; 'assessore.marrone@regione.piemonte.it' <assessore.marrone@regione.piemonte.it>; 'sanita@regione.piemonte.it' <sanita@regione.piemonte.it>
Oggetto: Richiesta di ritiro/modifica immediata, Allegato A) “Valutazione aspetti sociali” > valutazione conviventi > carico Emotivo/Sociale- DGR 39-1523 del 12 giugno 2020
Priorità: Alta

 

CSA - Coordinamento Sanità e Assistenza
fra i movimenti di base

 

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In attività ininterrottamente dal 1970
Tel. 011-812.44.69 - Fax 011-812.25.95
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  • Al Presidente della Regione Piemonte
  • All’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte
  • All’Assessore alle politiche sociali della Regione Piemonte
  • Al Direttore regionale Sanità e Welfare

E p.c.

  • Associazioni di volontariato della Regione Piemonte impegnate sulla disabilità/autismo

 

Oggetto: Richiesta di ritiro/modifica immediata, Allegato A) “Valutazione aspetti sociali” > valutazione conviventi > carico Emotivo/Sociale - DGR 39-1523 del 12 giugno 2020 “Approvazione delle nuove Cartelle Disabilità Minori e Disabilità Adulti, contenenti le valutazioni degli aspetti sociali e sanitari (…)”

 

Nei giorni scorsi siamo intervenuti, assieme a numerose altre organizzazioni, per chiedere al Comune di Nettuno (Roma) la rimozione del questionario somministrato alle famiglie con persone con disabilità che presentavano la richiesta di interventi pubblici, laddove è prevista la domanda “se e quanto il familiare si vergogni del proprio congiunto con disabilità"

Contestualmente abbiamo verificato le procedure applicate dalla Regione Piemonte e, con sconcerto, ci siamo accorti che anche la DGR 39-1523 del 12 giugno 2020 ha previsto la medesime domanda nel questionario sottoposto dalle Umvd alle famiglie.

Si fa riferimento in particolare all’allegato A) “Moduli della cartella disabilità adulti”, che prevede esplicitamente alla “Valutazione conviventi” - punto B3 “Affaticamento del convivente (caregiver) / genitore derivante dal lavoro di cura (secondo la tabella sottoscritta) Caregiver burden inventory – Cbi”. Tipo di carico “EMOTIVO” punto E.21 “Mi vergogno di lui/lei”, assieme ad altre domande del calibro “Provo del risentimento nei suoi confronti”, “Non mi sento a mio agio quando ho amici a casa”, ecc. oltre ancora a domande sul presunto carico “SOCIALE” punto D.15 e successivi

Per gli analoghi motivi rilevati nei confronti del Comune di Nettuno, contro il quale molteplici sono state le prese di posizione e le espressioni di disappunto da parte di numerose associazioni (v. allegato), che hanno portato quasi immediatamente al ritiro del questionario derivante anch’esso da una norma regionale, la Dgr Lazio n. 341/2021 sul riconoscimento del “Caregiver familiare”, chiediamo il ritiro della Dgr 39-1523 in oggetto o la sua adeguata modifica come da oggetto, in quanto prevede un inaccettabile questionario che, a prescindere dalla sua validazione scientifica, appare strumento improprio e odioso nonché lesivo della dignità delle persone con disabilità e dei loro familiari.

Rimaniamo in attesa di un riscontro in merito e inviamo cordiali saluti.

Maria Grazia Breda, p. Fondazione promozione sociale Onlus/Ets
Giuseppe D'Angelo, p. Csa

Circolare Min Salute -Visite -


Anche grazie alle nostre costanti pressioni, che continuano, il Ministero della salute ha inviato a tutte le Regioni la nota che alleghiamo in merito alle visite in Rsa e altre strutture residenziali.

Viene confermato che le visite:

- sono "altrettanto necessarie quanto le cure sanitarie";

- devono essere concesse quotidianamente;

- devono consentire, se la persona non è autosufficiente, di poterle anche prestare assistenza;

- le eventuali limitazioni decise dai Direttori sanitari devono essere comunicate all'Asl di residenza, la quale entro 3 giorni deve dare eventuale parere negativo alle restrizioni.

Con questi presupposti, i gestori devono mantenere le giuste precauzioni ma aprire alle visite parenti.

Se riscontrate condizioni diverse e più restrittive, segnalatecelo in modo che possiamo itervenire.

 Circolare del ministero


Comunicato - "RSA: COME GARANTIRE LE CURE SANITARIE E IL DIRITTO ALLE RELAZIONI"


Si è svolto il 30 giugno 2022 il convegno "Rsa, come garantire le cure sanitarie e il diritto alle relazioni" promosso dalla Fondazione promozione sociale e dalla rivista Prospettive - I nostri diritti sanitari e sociali, con il patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte. Il video integrale dell'incontro è disponibile QUI (in descrizione il dettaglio dei singoli interventi con il minuto di inizio delle relazioni).

L'incontro ha visto (cfr. qui la locandina) la qualificata partecipazione di rappresentanti della Prefettura di Torino, dell'Università di Torino, dell'Accademia di Medicina, dell'Ordine dei Medici, dei Gestori delle strutture residenziali, delle associazioni e organizzazioni di rappresentanza e di tutela di malati e persone con disabilità non autosufficienti.

 

Dal convegno è emersa la necessità che la Regione Piemonte riconosca concretamente il diritto alla presa in carico sanitaria dei malati non autosufficienti in Rsa attraverso quote sanitarie per tutti i malati non autosufficienti, senza distinzioni di condizione sociale ed economica.

E' una questione di consistenza delle risorse economiche - che non possono essere legittimamente negate per le cure sanitarie e socio-sanitarie, nemmeno per "ragioni di bilancio" - ma anche di finanziamenti delle quote sanitarie da parte della Sanità regionale e nazionale. I promotori del convegno hanno sottolineato che la risposta al fabbisogno dei malati non autosufficienti non può arrivare da fondi sociali estemporanei (p. es. Fondo sociale europeo) o altre fonti di finanziamento che non riconoscano il diritto alla cura dei malati senza limiti di durata.

Tutti i relatori hanno ricordato la caratteristica delle Rsa come enti accreditati con il Servizio Sanitario regionale - anche quando gestite da operatori privati - e concordano sulla necessità, assolutamente non più rinviabile, della revisione radicale degli standard di funzionamento delle strutture. In questo senso, tra le necessità sono state individuate il potenziamento della presenza clinica (più operatori socio-sanitari, più infermieri) e medici all'interno delle strutture, oggi prevista solo attraverso la presenza per poche ore a settimana dei medici di base dei pazienti in posti letto convenzionati.

Al contrario, il fabbisogno degli utenti nelle Rsa richiede la presenza di medici (un direttore sanitario e medici specialisti) che lavorino in equipe tra loro e con il personale, fornendo anche prestazioni sanitarie che non costringano i malati ad essere trasferiti per semplici esami (prelievi, ecografie...) in ospedale, oppure, peggio, alla desistenza dall'attivazione delle cure. 

 

Diversi interventi hanno posto in luce il tema delle visite di parenti, conoscenti, volontari e anche clinici di fiducia all'interno delle strutture. Una necessità relazionale e di tutela della salute che è stata fortemente minata negli ultimi due anni di pandemia e che è necessario ristabilire appieno. Le regole per le aperture ci sono: è necessario che i gestori le interpretino in modo estensivo e che, parallelamente, il Governo si attivi per togliere le restrizioni e per avviare l'urgente potenziamento dell’organico delle strutture, togliendo così ai gestori la carenza di personale come motivazione per le reiterate restrizioni.

 

Restiamo  a disposizione per eventuali ulteriori informazioni.

Incontro del 30 maggio - "RSA, come garantire le cure sanitarie e il diritto alle relazioni"

Invito all'incontro del 30 maggio p.v. sul tema "Rsa, come garantire le cure sanitarie e il diritto alle relazioni", con preghiera di inoltrarlo ai Dirigenti Asl, Enti gestri, Sindacati, Parroci, Gestori Rsa, Consiglieri e Sindaci, Associazioni di volontariato.

Il tema è importante e riguarda ciascuno di noi.

Invito - Presentazione

Manifesto evento 27 maggio 2022: Associazioni insieme per ottenere cure a casa e contributi dalla Sanità.


Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede

Interveniamo per segnalare un esposto inviato al Prefetto di Torino dalla Fondazione promozione sociale e dal Coordinamento sanità ed assistenza con richiesta di informare il Ministro della salute, il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori alla sanità ed alle Politiche sociali circa : il mancato rispetto del diritto alla continuità terapeutica dei malati, in particolare dei non autosufficienti con pluripatologie croniche, la cui diagnosi e cura in tutte le forme e per tutta la durata delle loro manifestazioni, rientrano a pieno titolo nella competenza e nei doveri del Servizio sanitario nazionale (art.32 della Costituzione - art. 1 e 2 Legge 833/1978 – Decreto legislativo 502/1992 - Decreto Presidente Consiglio dei Ministri 12 gennaio 2017 aggiornamento dei Lea). In Piemonte le Asl continuano invece ad applicare le Dgr n. 14 del 2012, n. 45 e 85 del 2013 e 34 del 2016 che contengono procedure in contrasto con le norme nazionali e con il diritto esigibile alle prestazioni sanitarie per tutti i malati sia autosufficienti che non. Le segnalazioni riguardano anche la mancanza del progetto individualizzato di cura e di contributi della sanità per chi ha esigenze di cure di lunga durata e di prestazioni indifferibili 24 ore al giorno. La Giunta regionale sta utilizzando solo le risorse del Fondo per la non autosufficienza che copre a malapena il 2% del fabbisogno che viene riconosciuto in base alla valutazione dell’ISEE ed alle risorse economiche messe a bilancio. Il Fondo è un contributo aggiuntivo che purtroppo viene trattato come sostitutivo di quanto deve assicurare il Servizio sanitario. Oggi il 98% dei malati non autosufficienti che si trova a casa paga tutto di tasca propria, con grave impoverimento dei nuclei familiari. I provvedimenti approvati con la Missione 6 Salute del PNRR, si limitano a potenziare le ore di assistenza domiciliare integrata (medici,infermieri,OSS ) ma non è previsto un contributo economico (assegno di cura). La bozza di legge sulla non autosufficienza (Missione 5) presentata dal Ministro Andrea Orlando è solo l’ennesima prestazione assistenziale sociale per gli inabili al lavoro, prevedendo solo contributi per il settore assistenza, in base alla valutazione economica, escludendo il 98% dei malati non autosufficienti. Altro delicato oggetto dell’esposto al Prefetto è la disorganizzazione delle Rsa, ignorate dal Governo e dalla Giunta regionale piemontese. Ci sono almeno 5000 posti vuoti nelle Rsa ed oltre 4500 anziani che avevano presentato richiesta negli anni scorsi, ancora non hanno risposta per accedere alla presa in carico per ottenere dalle Asl il contributo del 50% del costo della retta. Un diritto esigibile (art. 30 Dpcm 12 gennaio 2017- Decreto legislativo 502/1992 – Legge 833/1978 ). La Giunta del Piemonte non ha sostituito le convenzioni degli oltre 8000 morti in Rsa registrati nel 2020, con nuovi ingressi di chi è in lista di attesa costretto a pagare rette dai 2500 ai 3000 euro al mese in strutture private. Molti familiari hanno dovuto svendere l’abitazione per farvi fronte. Le sopra citate Associazioni hanno denunciato alla Corte dei conti il 1° marzo 2021, la sottrazione dal bilancio regionale di 30 miliardi di euro dal fondo sanitario, vincolati per le prestazioni Lea, usandoli per ristorare invece i gestori privati delle Rsa, mentre il Governo aveva già stanziato fondi appositi per questo scopo. Al Ministro della salute si chiede di garantire risorse indispensabili perché le Rsa siano rafforzate con ulteriore personale, vengano istituiti gruppi di lavoro per riorganizzare le cure  sanitarie con maggiore collaborazione dei medici di medicina generale, per confermare la valenza e la piena appartenenza alla filiera delle strutture sanitarie del Servizio sanitario regionale. Il Gruppo senza Sede legge con interesse le vicende della Rsa trinese Sant’Antonio Abate ma non interviene nel merito, poiché c’è già chi se ne occupa.

Il testo integrale dell’esposto al Prefetto di Torino è reperibile sui siti internet delle Associazioni proponenti e dello scrivente Gruppo.

Trino, 17 aprile 2022                                              Associazione culturale Gruppo senza Sede

NO AI TAGLI SULLA NON AUTOSUFFICIENZA


NO AI TAGLI SULLA NON AUTOSUFFICIENZA
SEGNALAZIONE INIZIATIVA PD DAVANTI AL CONSIGLIO REGIONALE

Fondazione promozione sociale e Csa: «Bene tenere alta l’attenzione, ma è necessario che la competenza sulle cure domiciliari sia sanitaria per uscire dall’impasse del taglio dei fondi e della negazione del diritto. con le regole attuali, è escluso dalle cure domiciliari oltre il 90% dei malati/persone con disabilità non autosufficienti».

Segnaliamo l’iniziativa (“Flash Mob”) “PIEMONTE, NO AI TAGLI SULLA NON AUTOSUFFICIENZA E LA PSICHIATRIA” promossa dalla Consigliera regionale Monica Canalis, alla quale va riconosciuto l’impegno costante sul tema, e dal Partito Democratico.

Si svolgerà Mercoledì 20 Aprile 2022, ore 9,30 davanti al Consiglio regionale del Piemonte, via Alfieri 15 - Torino.

 

Garanzia di cure solo in Sanità La Fondazione promozione sociale e il Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base) condividono la necessità di tenere altissima l’attenzione sul tema della presa in carico sanitaria e socio-sanitaria dei malati/persone con disabilità non autosufficienti. Costoro hanno diritto esigibile alle cure del Servizio sanitario nazionale in risposta a tutte le loro esigenze, anche quelle continuative (quasi sempre 24 ore su 24 e 7 giorni su 7), relative alle attività della vita quotidiana che, per il loro stato di salute compromesso, non possono svolgere in autonomia, prestazioni indifferibili e indispensabili per la sopravvivenza stessa della persona. Al riguardo uniamo il documento “La non autosufficienza dell’anziano è un problema di salute” sottoscritto dalle Organizzazioni dei Geriatri piemontesi. Il comparto sanitario è l’unico che è tenuto a dare risposte in base alla sola domanda di prestazioni a tutela della salute della persona (articolo 32 della Costituzione), senza discriminazione nell’accesso al servizio.

 

Fondi sociali, direzione errata  L’istanza dei promotori della mobilitazione relativa al ripristino delle risorse sul capitolo “Fragilità sociali”, ambito di competenza e di spesa delle politiche sociali regionali, è un segnale, ma l’intervento deve essere immediatamente affidato alla competenza sanitaria, anche come capitolo di bilancio. L’attuale situazione è figlia di almeno 10 anni di scaricamento di malati e persone con disabilità dalle competenze sanitarie al comparto socio-assistenziale e, in ultima istanza e per la maggior parte dei casi, alle famiglie lasciate sole. Il fondo sociale, anche se a Torino viene assegnato, in deroga, senza valutazione Isee, risponde comunque a logiche socio-assistenziali: può essere ridotto, è contingentato alla dotazione economica del fondo e non alla corretta ed esaustiva risposta alla domanda di salute dei cittadini malati.

 

Sanità assente Fuori dalla Città di Torino, la situazione è peggiore perché le Asl non mettono alcuna risorsa per le cure domiciliari ai malati non autosufficienti, nemmeno sotto forma di fondi sociali “mascherati” da risorse sanitarie: i fondi per le cure domiciliari sono esclusivamente fondi sociali dei Comuni/Consorzi, la cui erogazione è vincolata alla valutazione socio-economica (cioè all’Isee) del beneficiario. In questo modo, ai contributi accede l’1,5 -3% dei malati/persone con disabilità rispetto al fabbisogno complessivo. Tutti loro avrebbero (e, anzi, «hanno» per legge) diritto alle prestazioni domiciliari sanitarie e socio-sanitarie di competenza delle Asl. Si tratta di prestazioni di tutela della salute, anche di lungo periodo, che per questo sono di competenza del Servizio sanitario regionale e devono essere a carico delle Asl (con eventuale compartecipazione dell’utente, così come avviene per la copertura della quota sanitaria - 50% della retta - in Rsa, Residenza sanitaria assistenziale).

 

Rendere concreto il diritto alla cura La Fondazione promozione sociale ed il Csa sollecitano il Consiglio regionale del Piemonte e, nello specifico, il Partito Democratico, ad assumere iniziative che impegnino concretamente l’Assessore alla sanità ad approvare il Regolamento della legge regionale 10/2010, nonchè a rendere effettivamente e concretamente esigibile il diritto alla presa in carico dell’Asl per i malati/persone con disabilità non autosufficienti con un progetto terapeutico domiciliare comprensivo di un contributo economico (quota sanitaria) che faccia in parte fronte ai maggiori oneri che vengono sostenuti a domicilio da loro e dalle loro famiglie per assicurare 24 ore su 24 prestazioni indifferibili e indispensabili per la sopravvivenza..

Comunicazione a cura dei Geriatri piemontesi

Volantino Flash Mob

Torino, 14 aprile 2022


Proposta di legge delega sulla Non Autosufficienza

Chiediamo il ritiro della Proposta di legge delega sulla Non Autosufficienza presentata dal Ministro delle politiche sociali On. Andrea Orlando.

La stragrande maggioranza dei malati cronici e delle persone con disabilità non avrà accesso ai contributi economici per essere curati a casa.

La legge per garantire l’assegno di cura deve scriverla il Ministro della salute, On. Roberto Speranza. L’assegno di cura deve rientrare nelle prestazioni sanitarie domiciliari lea come diritto esigibile a carattere universale.

 Confidiamo nella lettura del documento allegato.

Prefetto di Torino e incontro al Ministero della Salute.

Informiamo che Venerdì 1° Aprile abbiamo incontrato il Vice Prefetto di Torino dott.ssa Attianese.

Durante l'incontro sono stati sviluppati i punti di cui all'allegata lettera.

In particolare si è sottolineata l'importanza di un intervento del Prefetto nei riguardi:

- del Ministro della salute, per la rimozione della discrezionalità dei direttori delle Rsa per l’accesso in struttura dei familiari dei ricoverati;

- della Giunta regionale affinchè sia attivato con urgenza un gruppo di lavoro con la partecipazione dei rappresentanti delle associazioni degli utenti, per la riorganizzazione delle cure sanitarie e socio sanitarie per i malati cronici non autosufficienti.

Si unisce il promemoria.

Si unisce infine il verbale dell'incontro dei Comitati romani che sono stati incontrati al Ministero della salute

Cordiali saluti

Maria Grazia Breda

 

Fondazione promozione sociale onlus


Comunicazione Progetto di vita personalizzato già esigibile


Informazioni su bonus e presidio


  1. Inoltriamo l’ultima Circolare “visite” della Regione Piemonte che mantiene inalterate le disposizioni vigenti che il Ministero della salute ha prorogato fino al 30 dicembre 2022. Unica novità: in caso di persona ricoverata positiva è ammessa la visita con le dovute protezioni.
Vi segnaliamo che in questi giorni siamo venuti in contatto con numerose associazioni e Comitati di familiari di Torino e altre Regioni.
Stanno organizzando un presidio a Roma e in altre Città per Mercoledì 30 marzo p.v. ore 14,30 (a ROMA davanti al Ministero della salute; a Torino davanti alla Prefettura).
Alleghiamo intanto il volantino e un articolo apparso su "La Repubblica" di torino

Richiesta Amnesty per Comitato europeo di segnalazioni situazioni di denutrizione, contenzione, lesioni, negazione di cure. in Rsa o strutture similari.

Buongiorno,

Vi scrivo perché siamo stati contattati da Amnesty Italia, con la quale siamo in contatto, a sua volta interpellata dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti disumani o degradanti (CPT).

Visto quanto è emerso con la pandemia nelle Rsa, il Comitato europeo ha deciso di aprire una finestra anche in questo ambito.

Per il Piemonte è stato sollecitato dall’iniziativa del precedente Difensore civico della Regione Piemonte Augusto Fierro, che nel 2018/2019 aveva promosso un’indagine nelle Rsa, in particolare sull’utilizzo della contenzione.

Il CPT prevede un sistema di visite nei luoghi di detenzione, per verificare le condizioni di trattamento delle persone private della libertà. Ha la facoltà di visitare carceri, centri di detenzione minorile, commissariati di polizia, centri di ritenzione per immigrati irregolari, istituti psichiatrici, strutture e istituzioni di ricovero a carattere sociale, ecc. Nel corso delle visite le delegazioni del CPT si valgono del diritto di accesso illimitato ai luoghi di detenzione, all’interno dei quali possono spostarsi con assoluta libertà. Possono intrattenersi senza testimoni con le persone private della libertà e comunicare liberamente con chiunque possa essere in grado di fornire informazioni pertinenti.

Il Comitato è tenuto a notificare allo Stato interessato la propria intenzione di effettuare una visita nel paese. Dopo tale notifica, la delegazione del CPT può recarsi in qualsiasi momento in ogni luogo del paese dove vi siano persone in stato di detenzione, senza dover notificare alle strutture in anticipo.

Durante le visite, il CTP può chiedere accesso alle cartelle cliniche e alle registrazioni delle telecamere.

Dopo ogni visita, il CPT invia un rapporto dettagliato al governo dello Stato interessato, contenente i risultati emersi nel corso della visita, nonché le raccomandazioni, i commenti e le eventuali richieste di informazioni complementari. Il CPT invita inoltre lo Stato a fornire una risposta dettagliata alle questioni sollevate nel rapporto. I rapporti e le risposte fornite costituiscono la base del dialogo permanente con gli Stati membri. 

Trovate maggiori informazioni sul sito: https://www.coe.int/it/web/cpt/about-the-cpt

Il Comitato ha deciso di aprire un'indagine sulle cure negate nelle Rsa e strutture similari.

Il CPT chiede di segnalare Rsa, case di riposo, strutture residenziali per persone con disabilità intellettiva, che presentano rilevanti problemi di personale o siano state evidenziate  situazioni denutrizione, contenzione, lesioni o piaghe da decubito, segni di maltrattamento, di autolesionismo, ecc.

La presente è inviata a familiari, associazioni di volontariato, nonché  a rappresentanti dei lavoratori in quanto il mancato adeguamento degli standard secondo le esigenze degli utenti si traduce in carenza di personale, turni massacranti, induzione a svolgere mansioni non di loro competenza.

Le eventuali segnalazioni i vanno indirizzate a:

Debora Del Pistoia, Amnesty Italia    d.delpistoia@amnesty.it

La Fondazione promozione sociale ha accettato di collaborare in quanto ritiene che sia un fatto rilevante che il Comitato europeo apra il suo interesse in questo campo; anche se non ha potere sanzionatorio aiuta a mettere a fuoco il problema generale di carenza di cure sanitarie e socio sanitarie e dell'urgenza che Governo e Regioni mettano in atto una riforma radicale di queste strutture che sono a pieno titolo parte integrante della filiera del Servizio sanitario nazionale, che deve investire le risorse necessarie per assicurare prestazioni in misura adeguata alle esigenze dei malati cronici e delle persone con disabilità non autosufficienti indifese e dipendenti in tutto dall'aiuto degli altri.

Vi ringrazio per l’attenzione.     

Cordiali saluti.

Maria Grazia Breda

Fondazione promozione sociale onlus

Via Artisti 36 – 10124 Torino

Tel. 011 8124469 Fax 011 8122595
info@fondazionepromozionesociale.it
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Mobilitazione urgente

LA GIUNTA DELLA REGIONE PIEMONTE E LA CHIESA LANCIANO UNA COLLETTA PER LE RSA

E FANNO BENEFICENZA SPICCIA A DANNO DEL DIRITTO DEI MALATI NON AUTOSUFFICIENTI DI ESSERE CURATI

(persino per Confidustria è troppo, e si limita a prendere atto, chiedendo però alla Regione interventi "seri"). Si veda articolo allegato e volantino.

Anziani malati non autosufficienti - Lettera aperta al Presidente On. Alberto Cirio

La presente è inoltrata alle Organizzazioni e Associazioni impegnate nella difesa del diritto alle cure dei malati cronici e delle persone con disabilità non autosufficienti.

 Siamo altresì interessati a conoscere Vostri eventuali contributi o proposte sui temi sollevati nella lettera allegata.

 


RSA di Piazza Mazzini, Processo

Informazioni sulle RSA


  1. alleghiamo con la presente una nota della Direzione sanità e Welfare della Regione Piemonte che, facendo seguito ad una nostra segnalazione, conferma che, per i pazienti inseriti nelle Rsa in convenzione con le Asl piemontesi, sono ricomprese nella retta alberghiera mensile:
    • il servizio di parrucchiere/barbiere, nella misura di:
      • lavaggio e asciugatura, almeno una volta a settimana;
      • taglio, almeno una volta al mese;
    • le prestazioni relative all'igiene personale del paziente;
    • il taglio delle unghie dei piedi e delle mani.

Viene altresì precisato che il servizio del podologo è ricompreso nella retta solo nel caso venga utilizzato dalla struttura per i bisogni di igiene della persona, mentre è a carico dell’utente nel caso in cui venga richiesto per motivi estetici.

  1. segnaliamo altresì che, facendo seguito alla nota della Direzione Sanità e Welfare della Regione Piemonte che già vi avevamo inoltrato il 4 febbraio u.s., è intervenuta la Commissione di vigilanza dell'Asl Città di Torino nei confronti della Rsa che aveva predisposto il contratto contestato per confermare la nullità del contratto previsto per i pazienti inseriti in convenzione da parte dell'Asl.


Nota DIRMEI sul miglioramento delle condizioni epidemiologiche


Uniamo in allegato la nota emessa il  17 febbraio u.s. dal Dipartimento regionale malattie emergenze infettive (Dirmei) della Regione Piemonte, avente ad oggetto “Miglioramento delle condizioni epidemiologiche. Primi provvedimenti e precisazioni”.

Il contenuto della nota allegata è così riassumibile:

  • Viene prevista la cadenza mensile – e non più ogni 15 giorni – dei tamponi rapidi di controllo per pazienti ed operatori;
  • In linea con i provvedimenti nazionali vigenti, si prevede la completa assimilazione dei tamponi rapidi ai tamponi molecolari;
  • Si comunica il superamento della misura della quarantena, sostituita dalla “auto sorveglianza” di 5 giorni;
  • Si ribadisce la necessità di garantire l’accesso ai visitatori nelle strutture;
  • Resta ferma la discrezionalità dei Direttori delle strutture di stabilire misure più restrittive in merito agli accessi dei visitatori, ma solo qualora vi siano comprovati motivi. Le limitazioni agli ingressi devono essere giustificate formalmente (non basta comunicare per telefono ai parenti che “ci sono dei positivi”). Inoltre, delle chiusure deve essere sempre informato in maniera ufficiale il Dirmei (Dipartimento regionale emergenze e malattie infettive) della Regione Piemonte.

Riteniamo pertanto che sia fondamentale che i familiari dei pazienti ricoverati nelle Rsa continuino con la presentazione delle segnalazioni alle Asl ed alla Regione nei casi di limitazioni delle visite, che in ogni caso devono trovare una comprovata motivazione. In merito, uniamo nuovamente copia del fac-simile per la richiesta di visite da noi predisposto.

MATERIALI INTERESSANTI SUL TEMA DELL'EUTANASIA

In attesa delle motivazioni della sentenza della Corte costituzionale, inviamo l'articolo firmato da Maria Grazia Breda pubblicato sul numero 215/2021 di "Prospettive assistenziali" e sul giornale diocesano "La Voce e il Tempo" (ottobre 2021). Uniamo poi l'articolo "Sulla dignità del vivere e del morire: il caso dimenticato di Loris Bertocco" (Prospettive assistenziali 206/2019).

Quello di Bertocco è un nome che non sentirete nell'elenco che i promotori del referendum portano in piazza, perché smonta la narrazione della "eutanasia come domanda di libertà". In tanti casi, come il suo, la morte è l'estrema, disperata risposta alla mancanza di cure che il nostro Servizio sanitario nazionale deve assicurare. Cosa che non fa per migliaia di malati abbandonati.

Avevamo detto già molto in questi articoli. E tutto rimane validissimo, come volevasi dimostrare. Tuttavia, in queste ore occorre aggiungere qualche indicazione di "controinformazione" per orientarsi nell'inevitabile flusso di comunicazione di queste ore sul tema.

- Chi parla di bocciatura dell'Eutanasia non riferisce un'informazione precisa: il referendum promosso dai radicali chiedeva di depenalizzare l'omicidio del consenziente, aprendo di fatto alla barbarie del non sanzionare colui/colei che provoca la morte di un altro uomo/donna, purché sia dimostrato che questa persona avesse richiesto di morire.

Paradossalmente, l'unico ad avere sanzioni per aver procurato la morte del consenziente, sarebbe stato il medico (con conseguente prevedibile apertura indiscriminata a omicidi da parte di non medici...). Perché? Perché l'articolo 36 del Codice di deontologia medica recita esplicitamente: "Il medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare né favorire trattamenti diretti a provocarne la morte". Come si intitola l'articolo? Eutanasia. Cosa si dice nel commento interpretativo che ne fornisce la stessa Federazione nazionale degli ordini dei medici? Ecco qui il passo: "L’articolo 36 è volto specificamente al tema dell’eutanasia. (...) L’attuale stesura, particolarmente stringata, mira esplicitamente e direttamente a ribadire, in maniera inequivoca, il divieto per il medico di effettuare o favorire trattamenti diretti a provocare la morte del malato".

- Che la propaganda sul referendum (eutanasia legale) fosse ingannevole rispetto al quesito (in realtà, omicidio del consenziente senza reato) è già di per sé un aspetto squalificante di questa referendaria. Dei promotori, sia chiaro, non di chi è andato a firmare, spesso tratto in inganno dalla falsa propaganda. Che poi la proposta di referendum servisse in buona sostanza a "muovere" la legge sull'Eutanasia in Parlamento, arenata da anni in Commissione, è ancora meno nobile. Il referendum - la mobilitazione di molti cittadini - era fin da subito per i promotori una "pedina sacrificabile" in vista della legge. Un "gioco di sponda" irrispettoso delle istituzioni.

- In un contesto di diffusissima negazione delle basilari cure e prese in carico di decine (forse centinaia) di migliaia di malati non autosufficienti e di persone con disabilità, l'eventuale normativa sull'eutanasia è una strada spianata alla eliminazione fisica di migliaia di persone "propagandata" per libera scelta.

Per i pochi casi di malati gravissimi, pienamente capaci di decidere, ai quali tutte le cure, gratuite, di cui hanno bisogno e diritto esigibile sono assicurate, e che in ogni caso chiedono un accompagnamento (anche rapido) alla morte si impone una riflessione seria sul tema - che parta dall'utilizzo delle tecnologie che consentono di mantenere in vita queste persone. E' inevitabile che la politica normi queste situazioni e anche tempestivamente, ma ciò che non rientra nelle attuali leggi riguarda pochissimi casi.

I paesi in cui l'eutanasia è in vigore ci dicono che la gran parte dei casi di morte procurata riguarda persone con gravi disabilità, persone con diagnosi di malattie degenerative (non sempre in grado di confermare la loro volontà al momento della morte) o di gravi patologie che spesso non vengono trattate con terapie del dolore e accompagnamento terapeutico alla fine, che sono vittime di mancate cure, che sono - laddove il sistema funziona così - abbandonate dalle assicurazioni private che le reputano "costi non produttivi".

Chi non cita questi dati - che trovate negli articoli allegati -, chi non riconosce che nelle nazioni in cui l'eutanasia ha preso piede ci sono moltissime controversie, chi crede di appellarsi a leggi e regolamenti asettici senza prevedere l'utilizzo pratico di una norma che spiani la strada alla somministrazione della morte, non fa completa informazione. E da una informazione parziale derivano scelte politiche che vanno contro la tutela dei più deboli.

 

Le nostre proposte

Per contrastare l’eutanasia da abbandono praticata dalle istituzioni nei riguardi dei malati cronici e delle persone con disabilità non autosufficienti non in grado di autodifendersi, è importante che ciascuno si impegni per ottenere il pieno rispetto del loro diritto esigibile alle cure sanitarie.   Si veda il documento allegato “Proposte per ottenere il diritto alle cure sanitarie del Servizio sanitario nazionale degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone colpite da malattia di Alzheimer o da altre analoghe forme di demenza senile”.

 Allegati:

- Eutanasia e abbandono

- Sulla dignità del vivere e del morire Berocco Pierino

- Proposte per ottenere il diritto alle cure

Andrea Ciattaglia

Direttore di Prospettive


Nuovo Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede

Il quadro politico e culturale complesso di questi anni di pandemia sta spostando l’attenzione generale sul Pnrr (Piano nazionale ripresa e resilienza) ed i relativi finanziamenti stanno scatenando gli interessi particolari e, nonostante altisonanti dichiarazioni, il Governo, le Associazioni di rappresentanza ed i Sindacati, hanno finora perseguito l’emarginazione del settore assistenziale dei malati cronici non autosufficienti. Nessun provvedimento è stato approvato per garantire le priorità degli interventi domiciliari per chi necessita di prestazioni indifferibili 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno e non è stata avviata la radicale riforma che ci si attendeva per le Rsa, tragicamente martoriate dalla pandemia. Forse questi esseri umani sono ormai considerati “vuoti a perdere” inutili per il galoppare dell’ economia. Il Ministro della salute, con le scelte operate, nega il diritto alle cure sanitarie previste dalla Legge 833/1978 in capo al Servizio sanitario per tutti i malati, senza discriminazioni per età o malattia. Questa scelta politica costringe i nuclei familiari ad affrontare responsabilità di cura ed oneri economici che nessuna Legge prevede a loro carico. Le Associazioni che operano nell’ambito della non autosufficienza hanno ben presente la situazione, ma rivolgono le loro petizioni  al settore delle politiche sociali che non ha competenza in materia sanitaria. Le richieste di aumentare le risorse del Fondo per le politiche sociali non servono a migliorare le prestazioni come l’Adi (Assistenza domiciliare integrata) che è di competenza del settore sanitario.

I Comuni che spesso contribuiscono finanziariamente a sostenere le Rsa, non sono tenuti ad investire risorse proprie in attività di cui sono titolari le Asl, ma hanno invece un’importante responsabilità di vigilanza, sia monitorando l’ utilizzo del patrimonio IPAB, sia sulla corretta applicazione delle normative sull’ Isee per le prestazioni rientranti nei Lea, chiedendo alle Asl ed alla Regione di garantire le prestazioni, con il riconoscimento delle Convenzioni per i ricoveri e l’approvazione del regolamento della Legge regionale 10/2010, per dare attuazione alle cure domiciliari con contributi economici e presa in carico dell’Asl. Il 2022 sarà un anno di transizione, con iniziative a livello nazionale legate alla Missione 5 e 6 del Pnrr che condizioneranno le scelte regionali. E’ comunque nostra intenzione affiancare la Fondazione Promozione sociale e proseguire con l’osservazione e l’informazione circa gli interventi del settore socio sanitario, per contestare ogni forma di prevaricazione, discriminazione e razzismo e presentare proposte a favore delle cure sanitarie per il rispetto dei diritti e della dignità dei malati.

Trino, febbraio 2022                                               Associazione culturale  Gruppo senza Sede                                                                             

 


26.01.2021: Ignorate dalla Regione le richieste sui malati non autosufficienti.

Testo presentato da Fondazione Promozione Sociale alla Commissiona Affari Costituzionali del Senato

Fondazione Promozione Sociale: Attività in corso e programma 2022

Interventi a domicilio per chi non è autosufficiente. In finanziaria contributi solo per chi è povero. La maggioranza resta fuori

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8 gennaio 2021: comunicato stampa del Gruppo Senza Sede 

Venerdì 17 dicembre 2021 su quotidianosanità.it compare una lettera al Direttore col titolo

“ Non si può perdere tempo per potenziare l’assistenza territoriale”. La firma è di Antonio Saitta ex assessore  in quota Partito Democratico della piemontese Giunta Chiamparino (2014-2019).  Ecco parte del testo, con la sua ricetta per il potenziamento delle prestazioni per i malati cronici, anche non autosufficienti : ” E’ sufficiente che si replichi anche per l’assistenza territoriale ciò che è avvenuto per necessità nell’organizzazione dei servizi ospedalieri durante la pandemia. Per la prima volta nella storia del Servizio sanitario nazionale l’offerta è stata programmata sulla domanda. E’ stata così sconfitta (sottolineato nel rapporto OASI del 2021) una delle costanti del SSN per il quale la capacità di offerta era basata sulle dotazioni pregresse”. Chi, non smemorato, è attento alle vicende della Sanità pubblica ricorda provvedimenti del Saitta assessore come la delibera 18/2015 “……..necessità di monitorare, per assicurare il rispetto di sostanziale pareggio dei bilanci d’esercizio degli Enti del SSN, le liste d’attesa governate dalle Asl, sulla base della priorità rilevata in sede di valutazione multidimensionale del bisogno, dalla UVG, quale elemento di garanzia rispetto al limite invalicabile della spesa “. Spogliando il tutto dal politichese, se il numero dei malati (domanda) supera la cifra dei soldi stanziati (offerta), anziché cercare un incremento degli stanziamenti, si perde forse meno tempo per modificare il numero dei malati ( per esempio inserendo degli illegittimi vincoli di carattere socio-economico nella valutazione dei singoli casi, come fanno le Unità valutative geriatriche per negare l’accesso alle prestazioni). Così si dichiara la non ammissibilità alle cure domiciliari o alla retta sanitaria il Rsa, per quella platea di persone che eccede l’offerta. L’assessore, sempre nel 2015, si premurava di precisare che “l’obiettivo deve essere quello di promuovere la capacità del SSN di intercettare il reale bisogno di salute, di efficientare l’appropriatezza  e di rendere compatibile la domanda con la garanzia dei Lea”. In parole povere si modifica la domanda in base a quanto programmato a priori come offerta (via via tagliata) e non implementata, per rispondere alla legittima domanda di tutela della salute. In questo gioco di prestigio sulla pelle dei malati, brilla la distanza tra l’opera del Saitta assessore in carica (2014-2019) e le parole con le quali interviene oggi da ex assessore, avvallando pure la configurazione dell’Ospedale di Comunità che, salvo future modifiche migliorative, non garantirebbe la presenza continuativa di medici ma solo prestazioni infermieristiche, non adeguate al fabbisogno di salute altissimo dei malati non autosufficienti.  Saitta, nella lettera,  non si è espresso sull’ “amara storia del piano di rientro” nel quale l’Ordine dei Medici della Provincia di Torino documentava che il debito regionale non riguardava il settore sanitario, ma che le spese di altri settori erano state largamente pagate con risorse sottratte alla dotazione del Servizio sanitario. Si è scelto di far pagare ai malati il debito di tutti i settori regionali tranne la sanità. Chi oggi pontifica soluzioni per “non perdere tempo” ne ha utilizzato fin troppo per negare ai piemontesi il fondamentale diritto costituzionale alla tutela della loro salute.

Trino, gennaio 2022                                                  Associazione culturale Gruppo senza Sede            

Materiale distribuito dal Gruppo Senza Sede il giorno 29/11/2019 sulle fake news sanitarie e sulle informazioni sui diritti alle cure socio-sanitarie.

Uniamo in allegato il volantino informativo  “SFATIAMO LE “FAKE NEWS” SANITARIE!” ovvero le false informazioni messe in circolazione, circa gli obblighi del Servizio sanitario di curare le persone malate croniche non autosufficienti ed i ricoveri in ospedale e nelle altre strutture sanitarie convenzionate (case di cura, Cavs).

VOLANTINO CAMPAGNA INFORMATIVA

Con preghiera di lettura e diffusione.

 

 

 

Adeguamento della Clinica della Memoria di Collegno alle esigenze degli infermi e del relativo personale

- Egr. Luigi Icardi, Assessore alla sanità della Regione Piemonte

- Egr. Chiara Appendino, Sindaca della Città di Torino

- Egr.  Francesco Casciano, Sindaco del Comune di Collegno (To)

- Egr. Presidente e Componenti della Commissione Sanità del Consiglio regionale del Piemonte

- Egr. Presidente dell’Ordine dei Medici e degli Infermieri di Torino

- Egr. Rev. Don Mario Foradini, Parroco di San Secondo

 

 

Oggetto: Adeguamento della Clinica della Memoria di Collegno alle esigenze degli infermi e del relativo personale

 

In merito ai lavori di adeguamento della Clinica della Memoria, di cui all’articolo pubblicato su “La Stampa” del 20 ottobre scorso, le scriventi organizzazioni chiedono che la struttura sia resa adeguata alle esigenze degli infermi che necessitano non solo di valide prestazioni diagnostiche e terapeutiche, ma anche – in tutta la misura del possibile – del sostegno materiale, morale e affettivo dei loro congiunti.

 

Inoltre, sono noti i frequenti casi di forte disagio di una parte consistente del personale (medici e soprattutto infermieri, altri operatori socio-sanitari) che svolge la propria attività costantemente con malati in genere assai problematici, che a causa dell’estrema gravità della loro infermità, non hanno mai, o quasi, comportamenti incoraggianti nei loro riguardi.

 

Da questa, e da altre constatazioni, è emersa la necessità che le Case di cura e le Residenze sanitarie assistenziali siano istituite tenendo conto in primo luogo del   bacino dell’utenza. Non avendo preso in considerazione questa evidenza lapalissiana, tutte le case di cura per gli anziani malati abitanti della Città di Torino sono istituite non nel relativo territorio, ma a Pianezza, Lanzo, San Carlo Canavese e Andezeno, con evidenti disagi per i loro congiunti, in particolare quelli anziani o con disabilità.

 

Partendo invece dalle esigenze degli infermi, dei loro congiunti e del personale sono stati creati nelle Rsa di Torino e di altre città reparti appositi per le persone colpite dalla malattia di Alzheimer o da altre forme di demenza senile, destinando gli altri reparti agli anziani con patologie non neurologiche o psichiatriche.

 

Ciò premesso le scriventi organizzazioni ritengono necessario che la Clinica della Memoria:

 

  1. comprenda reparti per gli infermi affetti da Alzheimer o da altre patologie assimilabili, la cui capienza complessiva sia calcolata sulla base di un adeguato bacino dell’utenza;

 

  1. comprenda anche reparti per gli altri infermi anziani colpiti da patologie invalidanti e da non autosufficienza, la cui capienza venga individuata sulla base del sopra precisato criterio, consentendo in tal modo ai congiunti degli infermi di assicurare il massimo sostegno ai loro familiari infermi (attività che di fatto è anche un aiuto al personale addetto) e di consentire agli operatori di poter – ove occorre, anche per salvaguardia della loro salute mentale – di svolgere la loro attività, se del caso per periodi transitori, presso i reparti meno stressanti.

 

Restiamo a disposizione per ulteriori precisazioni e valutazioni e porgiamo i nostri migliori saluti.

 

Maria Grazia Breda, Andrea Ciattaglia e Francesco Santanera 


 

 

 

Documentazione

Per Vostra conoscenza alleghiamo copia dell’e-mail inviata a Paolo Berardinelli e Alberto Mingardi, Autori del capitolo relativo al “Quarto comandamento. (Stato) medico, cura te stesso” del volume di Carlo Cottarelli e Alessandro De Nicola “I dieci comandamenti dell’economia italiana”, presentato da Lorenzo Infantino, nonchè copia della Pec indirizzata al Sindaco di Milano. Gli articoli pubblicati su Prospettive assistenziali sono reperibili sul sito www.fondazionepromozionesociale.it

Uniamo anche copia del documento “Iniziative semplici e facili per l’acquisizione di importanti risorse economiche da destinare al Servizio sanitario nazionale, in particolare agli infermi non autosufficienti”

 

Incontro sul diritto alle cure dei malati non autosufficienti- 11 ottobre 2019

Abbiamo il piacere di invitarvi all'incontro informativo sui "Diritti degli anziani malati cronici non autosufficienti: con malattia di Alzheimer, Parkinson, esiti invalidanti da patologie acute", in collaborazione con il Consiglio dei Seniores della Città di Torino e con il patrocinio della Circoscizione 8.

 L'incontro si svolgerà venerdì 11 ottobre alle 16 nella Sala Consiglio di Corso Corsica 55 - sede della Circoscrizione 8/ambulatorio Asl/Anagrafe.

 Vi chiediamo di partecipare e di diffondere il più possibile il volantino allegato ai vostri associati, conoscenti, alle persone che pensate possano avere bisogno di tali informazioni, nei luoghi di aggregazione e lavoro (uffici, scuole, fabbriche, bar, palestre, sedi di quartiere, studi medici previo loro permesso... ) che frequentate.

 Temi trattati: Cosa possiamo fare se l'ospedale o la Casa di cura vogliono dimettere un malato non autosufficiente? Come si ottiene il ricovero in Rsa? Che cosa garantiscono l'Asl e il medico di medicina generale a domicilio? A che cosa serve l'Isee?

 

Vi aspettiamo!

 VOLANTINO

Maria Grazia Breda e Andrea Ciattaglia

 

Fondazione promozione sociale onlus

Via Artisti 36 – 10124 Torino

Tel. 011 8124469 Fax 011 8122595

info@fondazionepromozionesociale.it
www.fondazionepromozionesociale.it

 

 

Pubblichiamo due articoli e un volantino con informazi

Alleghiamo i seguenti documenti:

-       Sempre più preoccupante la situazione degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone con demenza senile: violate le norme costituzionali e le leggi che assicurano il pieno e se necessario immediato diritto alle cure sanitarie e/o socio sanitarie senza limiti di durata

 

-       Iniziative semplici e facili per l’acquisizione di importanti risorse economiche da destinare al Servizio sanitario regionale, in particolare agli infermi non autosufficienti”

 

Uniamo anche il volantino del Consiglio dei Seniores della Città di Torino che reca il significativo titolo “Aiutiamo gli anziani a non farsi ingannare dalle false notizie”, che speriamo possa essere ripreso anche da qualche altra organizzazione operativa in questo campo.

Informazioni

Uniamo copia della relazione dell'Avvocato Luigi Lia, Responsabile dell'Ufficio di pubblica tutela dell'Azienda socio-sanitaria Milano Nord, sull'attività svolta nel 2018. Di particolare interesse il capitolo “Dimissioni protette”, che conferma la nostra posizione in merito al diritto esigibile alla continuità diagnostica e terapeutica anche successivamente alla degenza ospedaliera e al relativo superamento delle fasi acute.

Alleghiamo altresì il volantino “Aiutiamo gli anziani a non farsi ingannare dalle false notizie. Opposizione alle dimissioni forzate e diritto alla continuità delle cure”,  Edizione aggiornata 2019, predisposto dal Consiglio dei Seniores del Comune di Torino, al quale aderiscono le 37 organizzazioni di cui all'unito elenco.

Alleghiamo inoltre le informative in materia diffuse dai Consorzi socio-assistenziali Cisap di Collegno e Grugliasco e Cisa12 di Nichelino.

Nota info utenti RSA Cisap

Nota informativa accesso alle cure

Aderenti al consiglio dei Seniores

Grati se vorrete inviarci le eventuali analoghe documentazioni in Vostro possesso.

 

Nuovo facsimile per la richiesta di continuità delle cure (opposizione alle dimissioni)

 Si unisce il nuovo testo del fac-simile da utilizzare per la “Opposizione alle dimissioni ospedaliere e richiesta della continuità diagnostica e terapeutica assicurata dalle leggi vigenti” in cui sono state inserite le importantissime considerazioni concernenti il fondamentale articolo 23 della Costituzione che, insieme alla legge 833/1978, costituisce la base della nostra posizione sul diritto senza limiti di durata delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie delle persone giovani e adulte anziani non autosufficienti. Si precisa che, a nostro avviso, la violazione di dette norme costituisce un reato gravissimo. Pertanto, essendosi verificata una situazione analoga (cfr. l’articolo di Francesco Pallante pubblicato sul n. 205/2019 di “Prospettive assistenziali”), è stato presentato un esposto penale ai Procuratori della Repubblica di Perugia, Spoleto e Terni.

 

P.S. Si allega anche copia dell'elenco di tutte le lettere facsimili disponibili sul nostro sul sito www.fondazionepromozionesociale.it

 

 

Pubblichiamo l'editoriale e due articoli (sulla, per nulla buona, legge 3/2019 della Regione Piemonte e, lungo ma denso di dati ed elementi a nostro giudizio molto interessanti, sull'arrembante ingresso delle assicurazioni nella sanità italiana) pubblicati sul numero 205 di Prospettive assistenziali. - Legge 3 2019 - Il mercato della salute - Persone con disabilità -

 

 

LA SANITÀ NON È SOLO PARCO PER LA SALUTE:

Volantino della Fondazione Promozione Sociale

Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede.

La Sanità non è solo un parco per la salute : 30 mila anziani malati e persone con disabilità, non autosufficienti sono in lista di attesa da anni per assegni di cura per il domicilio e posti letto convenzionati in RSA, nonostante le loro esigenze socio-sanitarie siano indifferibili. In vista delle imminenti Elezioni regionali, il Gruppo senza Sede di Trino condivide le richieste che la Fondazione Promozione sociale di Torino rivolge fin da ora ai prossimi Consiglio e Giunta della Regione Piemonte, per avere sollecite e concrete risposte sui diritti dei malati non autosufficienti.

1)    Riconoscere la priorità delle cure domiciliari, quando c’è la volontaria disponibilità di familiari idonei ad assumersi il ruolo di accuditori. Quindi approvare il regolamento della Legge 10/2010, sviluppare l’assistenza domiciliare integrata e programmata e riconoscere un contributo dell’Asl ai familiari (almeno 700-800 euro al mese) che assicurano 24 ore su 24 le cure ad un parente malato.

2)   Garantire il vigente diritto alla continuità terapeutica, diramando una circolare che richiami le strutture sanitarie e le case di cura private e convenzionate, al rispetto delle Leggi 833/1978  ; 289/2002 art. 54 ; Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017, secondo le quali compete all’Asl di residenza del paziente e non ai parenti, la prosecuzione senza limiti di durata delle cure. Inserire tempestivamente in Rsa i malati anziani non autosufficienti, quando non hanno bisogno di riabilitazione. Revisionare le procedure delle Unità valutative, in modo che le prestazioni socio sanitarie non siano condizionate dalla presentazione dell’ Isee. Nel 2016 l’Ordine dei Medici di Torino aveva precisato : “ Il Servizio sanitario nazionale deve operare nei confronti degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone con demenza senile, sulla base degli stessi principi riconosciuti per gli altri malati e quindi senza condizionamenti all’accesso alle prestazioni legati a valutazioni U.v.g., il cui intervento può essere richiesto per accertamenti ed approfondimenti clinici, ma non può negare le cure”.

3)   Approvare provvedimenti che stabiliscano standard adeguati e verificabili del personale delle case di cura convenzionate e delle altre strutture sanitarie preposte al ricovero di persone malate e non autosufficienti, attualmente del tutto inesistenti.

Sui siti grupposenzasede.it  e  fondazionepromozionesociale.it, a completamento delle suddette richieste, è pubblicata una sintetica ma interessante relazione dell’operato in materia di sanità e non autosufficienza  della Giunta 2014/2019  della Regione Piemonte.

 

Trino, 10 maggio 2019                                             Associazione culturale

                                                                                  Gruppo senza Sede

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Vi invitiamo alla

CONFERENZA STAMPA

 

·         GIOVEDÌ 18 APRILE 2019 -  ORE 11,30

presso il CENTRO SERVIZI VOL.TO.  –  Via GIOLITTI 21  - TORINO

 

Per le famiglie preoccupate da continue pressioni delle Case di cura che chiedono illegittimi pagamenti per i ricoveri di pazienti non autosufficienti che si protraggono oltre il termine arbitrario di sessanta giorni c'è finalmente un pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato, che nella recente sentenza sui nuovi Livelli essenziali delle attività sanitarie - Lea ha chiarito che: «La previsione di un limite temporale di durata del trattamento estensivo, fissata in 60 giorni e legata evidentemente alle condizioni di appropriatezza del trattamento, non è cogente (...) dovendo, dunque, escludersi ogni paventato automatismo nella definizione della durata del trattamento che, pertanto, andrà stimata sulla scorta delle effettive condizioni dell'assistito»

Per tutti i pazienti inviati alle Case di Cura (per riabilitazione o lungodegenza) dall'Asl, solo a quest'ultima compete la definizione della prosecuzione del loro percorso terapeutico. Tutte le comunicazioni delle Case di Cura stesse - informali e formali - che chiedono il pagamento di qualche cifra a fronte del supposto ricovero improprio oltre i giorni standard di degenza sono quindi illegittime. Non spetta a tali strutture pronunciarsi sulla prosecuzione o meno del percorso di cura. 

La sentenza - giunta dopo un ricorso collettivo presentato da associazioni di Torino, Milano, Firenze, Perugia che difendono il diritto alle cure dei malati non autosufficienti - riguarda i nuovi Lea (Dpcm 12 gennaio 2017) e quindi tutto l'ambito della presa in carico da parte delle Asl dei pazienti con malattie croniche (che possono diventare non autosufficienti), delle persone con disabilità intellettiva grave, di quelle colpite da autismo, sia minori che adulti.

Il pronunciamento ha stabilito anche alcuni importanti punti fermi sulle questioni della continuità delle cure (e della inderogabile titolarità del Servizio sanitario) per i pazienti cronici non autosufficienti, sul fronte della psichiatria (con un sostanziale ribaltamento delle riforme in corso in questi anni, anche in Piemonte) e delle dipendenze.

Lo ricordiamo: il decreto sui nuovi Lea introduce la presa in carico sanitaria con una percentuale del costo complessivo a carico dell'utente per TUTTI i malati, non solo per gli anziani. La sentenza del Consiglio di Stato ha almeno ristabilito il principio delle cure senza limiti di durata (legge 833/1978) e della valutazione delle condizioni cliniche di ogni singolo utente come condizione per definizione del suo percorso terapeutico.

Il Consiglio di Stato conferma due fondamentali paletti del diritto alle cure di tutti i cittadini:

·         No alla sanità standardizzata, che dopo 60 giorni di degenza lascia senza prestazioni gli utenti;

·         No alla valutazione delle condizioni economiche/Isee per l'accesso alle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie. La sentenza precisa che non sono legittimi «nella dinamica delle scelte assistenziali, criteri di ordine essenzialmente economico capaci impropriamente di condizionare tipo, intensità e durata dei trattamenti clinici necessari».

 

***

Durante la conferenza stampa, aperta anche alle associazioni del settore, la Fondazione promozione sociale onlus e il Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base (Csa), tra i promotori del ricorso al Consiglio di Stato, illustreranno alcuni passi importanti della sentenza e le iniziative in corso per fare in modo che cessino le richieste di illegittimi pagamenti a carico (meglio, a danno) dei pazienti e delle loro famiglie.

Materiali della conferenza stampa: 

Sentenza CDS 1858

Facsimile risposta a Cdc

Lettera contro dimissioni

Non autosufficienza in Francia

Conferenza stampa su sentenza 1858

Per informazioni:

Maria Grazia Breda e Andrea Ciattaglia

Csa – Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base

Fondazione promozione sociale onlus

Via Artisti 36 - TORINO

011.8124469 - 345.6749838

 

 

(Durante la conferenza stampa sarà reso disponibile, anche in formato digitale, il testo e un commento della sentenza; saranno disponibili alcune storie e contatti di casi personali che la Fondazione promozione sociale onlus sta seguendo di famiglie che hanno rivendicato il diritto alle cure per i loro parenti non autosufficienti, nonostante le pressioni e le richieste illegittime delle Case di cura)

 

 

COMUNICATO - Assegni di cura - Resoconto Commissione Comune di Torino

Ieri, 12 marzo 2019, si è svolta la IV Commissione del Consiglio comunale di Torino con oggetto: “PROROGA AL 30 GIUGNO 2019 DELLE PRESTAZIONI DOMICILIARI SOCIO-SANITARIE PER PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI E DELLE PRESTAZIONI RIVOLTE A PERSONE DISABILI E AI MINORI”

 

La Commissione era stata sollecitata dalla Fondazione promozione sociale onlus e da altre associazioni per "tenere alta" l'attenzione sulla questione delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie domiciliari per persone con disabilità/autismo e limitata o nulla autonomia e anziani malati cronici non autosufficienti, con quota sanitaria corrisposta dall'Asl messa a rischio dalla Giunta regionale che ha prorogato gli assegni di cura solo fino alla scadenza de mandato politico, 30 giugno 2019. Seppur invitati, nessun referente della Regione (politico o tecnico) si è presentato.

 

Due le questioni poste all'ordine del giorno della Commissione:

a) la proroga solo fino al mese di giugno da parte della Giunta della Regione Piemonte degli "assegni di cura" (prestazioni sanitarie e socio-sanitarie domiciliari per i malati cronici/persone con disabilità non autosufficienti indicati sopra);

 

b) la proroga, sempre solo fino al 30 giugno p.v. da parte della Giunta della Regione Piemonte della convenzione dell'Asl Città di Torino per i servizi socio-sanitari domiciliari dedicati alla disabilità, compresi i centri diurni.

 

Qui di seguito i punti essenziali dell'intervento della Fondazione promozione sociale e del Csa - Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base; segue dettaglio delle conclusioni più rilevanti della Commissione stessa. 

 

Premettiamo che i dati forniti dall'Asl e dal Comune sulla consistenza numerica degli assegni di cura non combaciavano, per cui attendiamo i documenti ufficiali depositati in Commissione. Quel che emerge, in ogni caso, è che gli assegni di cura resistono, ma sono in costante calo (il che rende necessaria un'azione della Regione tramite le Asl per invertire la tendenza) e che in moltissimi casi la parte sanitaria dell'assegno di cura è l'unica che gli utenti ricevono (senza integrazione da parte del Comune). Quindi, dovesse decadere tale misura rimarrebbe con niente e circa 1000 malati non autosufficienti, con esigenze sanitarie elevate, si riverserebbero nei pronto soccorso. Perciò si è chiesto di porre chiaramente e con tempestività la questione alla Giunta regionale, anche da parte del Direttore generale dell'Asl.

 

Lea disabilità

Sulla questione di cui al punto b), cioè sui servizi sanitari e socio-sanitari per persone con disabilità/autismo con limitata o nulla autonomia, si è ricordato che essi rientrano nei Livelli essenziali delle prestazioni Lea, sono cioè prestazioni immediatamente esigibili che fanno riferimento a diritti sanciti dalle norme nazionali, primo fra tutti quello della continuità terapeutica e della presa in carico da parte dell'Asl, ai sensi della legge 833/1978, articolo 2.

 

Questi servizi non sono soggetti a proroghe decise dalla Giunta regionale di turno e non possono mai legittimamente essere interrotti. Si configurerebbe, nel caso, l'interruzione di pubblico servizio (penalmente perseguibile), con facoltà per gli utenti/i loro rappresentanti di richiesta di rimborso se viene interrotta la continuità terapeutica garantita dalla legge 833/1978 articolo 2, ed è necessario far fronte con risorse proprie.

 

Abbiamo richiesto nuovamente che il Comune predisponga e distribuisca in tutti i punti di accesso e di rapporto con gli utenti dei pieghevoli con le informazioni essenziali sui diritti esigibili e sulle corrispondenti prestazioni sanitarie e socio-sanitarie.

 

Assegni di cura in corso

Anche per le prestazioni domiciliari rivolte ad anziani malati cronici non autosufficienti, trattandosi di prestazioni di cui è titolare l'Asl, se interrotte, si prefigura l'interruzione di un pubblico servizio in una materia di diritto fondamentale come quello della tutela della salute (articolo 32 della Costituzione).

 

Va ricordato, peraltro, che è pienamente valida (non essendo stata riformata da alcuna sentenza successiva) la sentenza 154/2015 del Tar del Piemonte che sulla questione degli assegni di cura conferma la legittimità delle delibere regionali in base alle quali opera il Comune di Torino, cioè all'obbligo che l'Asl copra la quota sanitaria del 50% dell'intervento.

 

L'unica sentenza negativa in tale senso (quella del ricorso delle associazioni di volontariato) fa continuamente riferimento al Piano di rientro della Regione Piemonte a causa del deficit in sanità come presunta motivazione per non confermare gli assegni di cura "modello Torino". Ricordiamo però che il Piano di rientro è ufficialmente terminato e che quindi anche questa presunta motivazione è decaduta. 

 

In ogni caso, com'è stato ricordato dalla consigliera Giovanna Buccolo, sono pienamente vigenti le disposizioni regionali per la continuazione degli assegni di cura in corso e per l'attivazione di nuovi: si tratta della legge 10 del 2010 e delle delibere 39/2009 e 56/2010.

 

Elemento importante, assicurato ufficialmente dal Direttore generale dell'Asl Città di Torino, Valerio Alberti, è che, pur in presenza di una proroga regionale limitata a giugno (evidente scadenza elettorale), le risorse a bilancio dell'Asl Città di Torino per gli assegni di cura non hanno visto una riduzione: non sono quindi limitati ai primi sei mesi dell'anno, ma consentono di andare avanti.

 

Assegni di cura: la stabilizzazione del sistema

E' indubbio, in ogni caso, che il sistema degli assegni di cura non può essere impostato con il ricorso alle proroghe; è indispensabile che la quota sanitaria a carico dell'Asl sia inserita nelle prestazioni Lea obbligatoriamente da erogare.

 

Come fare? Posto che nel frattempo la normativa della Regione consente già l'erogazione della prestazione così come avviene per gli assegni di cura in essere, la consigliera Eleonora Artesio ha avanzato le seguenti proposte alla Commissione, che a nostro avviso sono da sostenere e rilanciare:

1) la predisposizione e l'approvazione di un Ordine del giorno, con il coinvolgimento anche della Giunta (e della Sindaca), a cui aggiungere a nostro avviso i Parlamentari piemontesi, che solleciti la revisione a livello governativo e parlamentare dei Livelli essenziali di assistenza - Lea in modo che la normativa consenta di inquadrare gli assegni di cura nelle prestazioni obbligatorie della sanità;

2) la predisposizione da parte della Commissione consigliare o dell'Assessorato e la somministrazione a tutti i dipendenti comunali di un questionario che indaghi quanti di essi stanno prestando, a loro spese perché non presi in carico per le prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, cure ai propri parenti con disabilità/malati non autosufficienti. Secondo la consigliera Artesio, questo strumento può essere utile per far emergere un fenomeno che, in quanto molto spesso sommerso, non sollecita la politica con adeguata urgenza .

 

Da ultimo: sono circolate in questi ultimi giorni notizie su 20 milioni di euro che sarebbero stati stanziati nel bilancio regionale per le prestazioni socio-sanitarie domiciliari. In attesa di leggere il provvedimento (di cui non abbiamo ancora copia) sottolineiamo tre elementi: 1) i fondi sembrano valere dal 2020, pertanto non fanno riferimento alla situazione attuale; 2) le prestazioni previste sembrano indirizzate agli utenti fuori Torino, dove la questione assegni di cura è a nostro avviso completamente da rifondare, perchè le Asl si sono completamente sfilate dalle loro competenze.

 

Per dovere di memoria (perché nessuno abbia a dire "io non sapevo") va ricordato che l'attuale Giunta della Regione Piemonte Chiamparino-Saitta-Ferrari ha confermato tutte le delibere della precedente Giunta Cota, che hanno legittimato le liste di attesa e l'esclusione dalla quota sanitaria a carico dell'Asl. Com'è stato sottolineato da diversi interventi ieri in Commissione: "Una Regione che ha intenzione di affrontare la questione assegni di cura quale alternativa al ricovero e, più in generale, delle cure socio-sanitarie dal punto di vista della garanzia dei diritti, non ricorre al Consiglio di Stato contro le positive sentenze del Tar sugli assegni di cura". Cosa che proprio l'attuale Giunta regionale ha invece fatto, portandoci nella situazione attuale e mai approvando il regolamento della legge 10 del 2010, che avrebbe consentito la stabilizzazione del sistema. obiettivo tutt'ora da raggiungere.

 

 

Cordiali saluti

Maria Grazia Breda e Andrea Ciattaglia

 

 

Audizione di martedì 12 marzo

Si unisce la convocazione per l'audizione di martedì 12 marzo p.v.

 

Com’è stato preannunciato dai Comunicati stampa di Regione e Comune, gli Assessori regionali Saitta e Ferrari hanno concesso proroga degli assegni di cura per i malati non autosufficienti e delle prestazioni domiciliari per le persone con disabilità, solo fino al 30 giugno p.v.

Sono a rischio di interruzione le prestazioni domiciliari di oltre 3000 persone malate o con disabilità non autosufficienti che, hanno in moltissimi casi contratti di lavoro in corso per garantirsi le prestazioni indispensabili di cui necessitano.

 

Invito le associazioni e le Organizzazioni sociali a partecipare per valutare le iniziative da assumere affinché la Giunta regionale assicuri la continuità terapeutica senza interruzione delle cure, almeno fino al 31 dicembre 2019 garantendo il passaggio istituzionale e l’insediamento della nuova Giunta.

Altro che “Non c'è cura senza cuore” com’è scritto nella carta intestata della Regione! Chiamparino, Saitta e Ferrari dimostrano ancora una volta di non avere affatto cuore per le cure dei malati/persone con disabilità non autosufficienti.

Si allega il Comunicato stampa già inviato.

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Relazione straordinaria del Difensore Civico

 

Si allega la “Relazione straordinaria” del Difensore civico regionale relativa al “parere legale formulato dal Settore regionale Attività legislativa e consulenza giuridica e alla contestuale constatazione di una ingravescente conflittualità generatasi in non pochi casi nei rapporti tra pazienti o loro familiari, che abbiano formulato opposizione alle dimissioni, ed Amministrazioni sanitarie di case di cura” in cui viene precisato quanto segue:

«Il Difensore civico regionale non condivide né l’iter argomentativo, né le conclusioni del parere in oggetto” in quanto “occorre invece muovere il ragionamento proprio dalle norme statali osservando che ciò di cui si discute sono le condizioni di ‘inabilità o disabilità conseguenti a patologie cronico-degenerative, dunque necessitanti delle ‘prestazioni socio-sanitarie’, definite dall’articolo 3 septies del decreto legislativo 502/1992 come ad elevata integrazione socio-sanitaria», prestazioni che «sono caratterizzate da particolare rilevanza terapeutica e intensità della componente sanitaria» e che, a norma dell’articolo 3-septies del citato testo normativo «sono assicurate dalle aziende sanitarie e comprese nei Livelli essenziali di assistenza sanitaria».

Il Difensore civico richiama quanto già affermato nella sua comunicazione del 16 maggio 2017 in relazione alla lettera di opposizione alle dimissioni alla quale sono tenuti a rispondere i Direttori generali delle Asl, ai sensi dell’articolo 14, comma 5, del decreto legislativo 502/1992. A questo riguardo, a nostro avviso, non è appropriato il riferimento al Dpr 1199/1971, superato dalle norme nazionali successive ampiamente citate dallo stesso Difensore civico nella parte seguente del testo a sostegno del rigetto del parere dell’Avvocatura della Giunta regionale.

Mentre sono di fondamentale importanza le precisazioni del Difensore civico in merito al diritto alle cure sanitarie e/o socio-sanitarie degli anziani malati cronici non autosufficienti, non riteniamo che l’omessa risposta del Direttore generale alla opposizione alle dimissioni possa annullare l’obbligo del  Servizio sanitario di assicurare «la diagnosi e la cura degli eventi morbosi quali ne siano le cause, la fenomenologia e la durata» (articolo 2 della legge 833/1978).

Al riguardo si evidenzia che nelle lettere di opposizione alle dimissioni è prevista la richiesta di risposta scritta ai sensi della legge 241/1990 e che, se il Direttore sanitario della struttura in cui è degente l’infermo ne richiede le dimissioni, deve rilasciare, come richiesto nella stessa lettera di opposizione «copia integrale del certificato medico in base al quale sarebbero state disposte le dimissioni, per cui la prosecuzione delle cure sanitarie e socio-sanitarie non sarebbe più di competenza del Servizio sanitario nazionale» ma della persona che ha sottoscritto l’opposizione.

 

Il diritto soggettivo alle cure sanitarie prevale sulle disposizioni amministrative

In primo luogo si fa presente che non vi sono leggi che obbligano i congiunti dei malati anziani non autosufficienti e delle persone con demenza senile a fornire prestazioni sanitarie ai loro familiari. Al riguardo si ricorda che l’articolo 23 della Costituzione è così redatto: «Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge» e mai il Parlamento ha approvato norme per assegnare ai congiunti degli infermi compiti attribuiti al Servizio sanitario.

La dimissione di un malato cronico non autosufficiente, in assenza di garanzia di continuità terapeutica e di presa in carico da parte dell’Asl, mette a rischio l’incolumità stessa del malato. L’Ordine dei Medici di Torino e Provincia nel documento del 6 luglio 2015 ha evidenziato che «gli anziani malati cronici non autosufficienti e le persone affette da demenza senile, sono soggetti colpiti da gravi patologie che hanno avuto come esito la devastante compromissione della loro  autosufficienza e pertanto hanno in tutti i  casi esigenze sanitarie e socio-sanitarie indifferibili in relazione ai loro quadri clinici e patologici».

A conferma del pieno e, se necessario, immediato diritto dei sopracitati infermi alle cure sanitarie e/o socio-sanitarie senza limiti di durata, si ricorda che:

a)           nella sentenza n, 1054/2010 il Tribunale di Firenze, dopo aver rilevato che «l’atto amministrativo contenente una sorta di “liste a scorrimento” effettuata sulla base di una valutazione comparativa, seppur di carattere essenzialmente tecnico, delle posizioni dei richiedenti e lo stesso atto amministrativo che l’ha prevista, devono ritenersi radicalmente nulli o, comunque illegittimi», ha precisato che «il possesso della condizione di totale non autosufficienza rappresenta il presupposto, necessario e sufficiente, per il sorgere di un diritto soggettivo perfetto a fronte del quale la Pubblica amministrazione deve effettuare un accertamento di carattere essenzialmente vincolato sindacabile dal giudice ordinario» e che «diversamente ragionando si arriverebbe a legittimare, a monte, l’esercizio di un potere amministrativo al di fuori dei binari della legalità e, a valle, a tollerare gli effetti di un atto amministrativo in contrasto con la stessa legge regionale»;

b)           nella sentenza n. 1873/2010 la Corte di cassazione ha evidenziato che il Servizio sanitario «nella sua complessa organizzazione è chiamato a garantire il rispetto dei richiamati principi, di guisa che a nessuno è consentito di anteporre la logica economica alla logica della tutela della salute, né di diramare direttive che, nel rispetto della prima, pongano in secondo piano le esigenze del malato»;

c)           nella sentenza n. 3058/2017 il Consiglio di Stato, recependo integralmente qual che aveva deciso la Corte di Cassazione nel provvedimento n. 21748/2007, ha evidenziato che «chi versa in stato vegetativo permanente è, a tutti gli effetti, persona in senso pieno, che deve essere rispettata e tutelata nei suoi diritti fondamentali, a partire dal diritto alla vita e dal diritto alle prestazioni sanitarie, a maggior ragione perché in condizioni di estrema debolezza e non in grado di provvedervi autonomamente. La tragicità estrema di tale stato patologico – che è parte costitutiva della biografia del malato e che nulla toglie alla sua dignità di essere umano – non giustifica in alcun modo un affievolimento delle cure e del sostegno solidale, che il Servizio sanitario deve continuare ad offrire e che il malato, al pari di ogni altro appartenente al consorzio umano, ha diritto di pretendere fino al sopraggiungere della morte. La comunità deve mettere a disposizione di chi ne ha bisogno e lo richiede tutte le migliori cure e i presidi che la scienza medica è in grado di apprestare per affrontare la lotta per restare in vita, a prescindere da quanto la vita sia precaria e da quanta speranza vi sia di recuperare le funzioni cognitive. Lo reclamano tanto l’idea di una universale eguaglianza tra gli esseri umani quanto l’altrettanto universale dovere di solidarietà nei confronti di coloro che, tra essi, sono i soggetti più fragili».

Ciò premesso, il Servizio sanitario nazionale è tenuto a erogare le occorrenti prestazioni anche alle persone malate non autosufficienti le cui esigenze diagnostiche e terapeutiche non consentono loro di svolgere le più elementari funzioni vitali (e quindi di indicare la fenomenologia, l’intensità, la localizzazione e tutte le altre caratteristiche, non solo dei dolori di cui soffrono ma anche relative al soddisfacimento delle loro più elementari esigenze vitali, provvedere all’assunzione di medicinali e/o delle necessarie terapie, alla alimentazione/idratazione, all’igiene, alla mobilizzazione...) senza l’aiuto determinante di altri, in mancanza dei quali i malati sono destinati ad aggravarsi e a morire in brevissimo tempo. Pertanto questi infermi sono in una situazione non solo di urgenza, ma di assoluta e continua emergenza.

Ricordiamo, altresì, che il Difensore civico regionale ha precisato che «la Regione Piemonte aveva delineato, con la Dgr. 20 dicembre 2004 n.72-14420, un “Percorso di Continuità per anziani ultrasessantacinquenni o persone i cui bisogni sanitari e assistenziali siano assimilabili ad anziano non autosufficiente” che prevedeva, al termine di un periodo di ricovero della durata prefissata di 60 giorni (con spese a totale carico del S.S.R.), “ove necessiti” una possibile continuità dello stesso, “attraverso l’utilizzo di altre risposte socio-sanitarie appropriate e disponibili  quali: cure domiciliari in lungoassistenza;  interventi economici a sostegno della domiciliarità; semiresidenzialità; residenzialità».

Per quanto concerne la Dgr 14/2013, mentre prendiamo atto che nella sentenza n. 604/2015 il Consiglio di Stato mai ha voluto tenere conto che gli anziani non autosufficienti (locuzione utilizzata ben 38 volte) sono persone malate, ricordiamo che ha puntualizzato quanto segue:

«Chiarito che la disciplina della delibera regionale [del Piemonte, n.d.r.] n. 14-5999, quale risulta dalla sua letterale formulazione, consente a qualsiasi anziano non autosufficiente di accedere alla struttura residenziale ove questa soluzione venga giudicata, nel caso concreto, come la più appropriata fra quelle che possono essere offerte dalla rete di servizi socio-sanitari, occorre verificare se i tempi di risposta della struttura pubblica e, più, in generale, i tempi di presa in carico degli anziani non autosufficienti siano compatibili con il vigente quadro normativo o siano invece tali da compromettere sostanzialmente il diritto alla salute garantito dai livelli essenziali di assistenza, come ritenuto dal giudice di primo grado». Dunque, anche il Consiglio di Stato riconosce il vigente diritto alle prestazioni indifferibili degli infermi non autosufficienti.

Restiamo a disposizione e porgiamo cordiali saluti.

p. Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base) e Fondazione promozione sociale onlus

 

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INVITO

  All’incontro di

MARTEDI’ 19 marzo 2019

Ore 10-12

c/o Fondazione promozione sociale (Via Artisti 36 – TORINO)  

Gentili tutti,

   Vi informiamo che abbiamo previsto un incontro di riflessione, valutazione delle iniziative in corso e proposte per le azioni da intraprendere, alla luce della sempre più drammatica situazione degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone colpite dalla malattia di Alzheimer o da altre analoghe forme di demenza senile.

   Mentre continua con esito positivo la difesa dei casi singoli (circa 50 al mese), riguardanti soprattutto l’opposizione alle dimissioni dei sopra citati infermi, da ospedali e da case di cura (probabilmente meno del 2% dei  casi che si verificano nel nostro Paese), nella sola Città di Torino sono 9mila gli infermi di cui sopra, confinati in illegittime e crudeli liste di attesa; in Piemonte sono oltre 30mila.

   Nonostante le numerose attività svolte, le prestazioni domiciliari sono quasi mai assicurate dal Servizio sanitario.

   Inoltre, vi sono iniziative allarmanti da parte delle Regioni, ad esempio la Lombardia, che negano addirittura il diritto alle prestazioni degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone con demenza senile al termine della fase acuta delle loro patologie.

   Anche la Giunta regionale del Piemonte ha proposto l’istituzione di un settore socio-sanitario separato da quello sanitario; per ora siamo riusciti ad impedirlo, ma è necessario vigilare.

   La situazione rischia di aggravarsi notevolmente a seguito dei nuovi Lea, come evidenziato nell’editoriale del n. 204 di “Prospettive assistenziali”.

 

Grati se darete conferma della Vostra presenza, inviamo cordiali saluti.

Maria Grazia Breda e  Francesco Santanera

Fondazione promozione sociale onlus

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ASSEGNI DI CURA - LA GIUNTA CHIAMPARINO-SAITTA-FERRARI GETTI LA MASCHERA: È FALSO CHE SIANO COSTRETTI A GARANTIRLI SOLO FINO A GIUGNO

LA REGIONE PUÓ - NEL RISPETTO DEI VINCOLI DI BILANCIO E DELLE SENTENZE -
RIPRISTINARLI DEFINITIVAMENTE DANDO ATTUAZIONE ALLA LEGGE 10/2010

 

LA DECISIONE DELLA GIUNTA È UNA CRUDELE SCELTA A DANNO DEI CITTADINI:
CONTINUA LA NEGAZIONE DEL DIRITTO ALLE PRESTAZIONI SANITARIE

CONTRO MALATI E PERSONE CON DISABILITÁ NON AUTOSUFFICIENTI

 

 

La Fondazione promozione sociale onlus e il Csa - Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base (che riunisce venti associazioni di tutela dei diritti delle persone incapaci di difendersi da sé) intervengono sulla vicenda degli Assegni di cura[1] erogati dalle Asl in favore di persone malate o con disabilità non autosufficienti chiedendo che la Giunta della Regione Piemonte - il Presidente Chiamparino, gli Assessori Saitta e Ferrari - non nascondano le loro responsabilità e prendano provvedimenti – ancora pienamente possibili – per l’adozione delle cure domiciliari sanitarie per i malati e persone con disabilità non autosufficienti come misura strutturale della Regione, in applicazione della legge 10 del 2010 “Servizi domiciliari per persone non autosufficienti”.

Antefatto: nel comunicato stampa del 24 gennaio 2019 la Regione confermava «anche per il 2019 l’erogazione degli assegni di cura per le prestazioni domiciliari in lungoassistenza a favore delle persone non autosufficienti». Comunicato quantomeno sibillino (ah, la campagna elettorale!) se dopo la allarmata precisazione dell'Assessore alle politiche sociali del Comune di Torino, Sonia Schellino, («assegni garantiti fino a giugno, poi dalla Regione nessun impegno»), gli Assessori Saitta e Ferrari hanno replicato: «La conferma degli assegni di cura per le persone non autosufficienti è un impegno personale degli Assessori competenti che autorizzano in via straordinaria i Direttori delle Asl ad utilizzare fondi propri, in attesa che il Governo emani il decreto relativo all’erogazione del Fondo per le non autosufficienze».

A questa risposta, che contiene informazioni platealmente false, le scriventi organizzazioni precisano quanto segue:

Non è vero che gli assegni di cura sono erogati in base ad accordi/impegni personali (!) degli Assessori. Ricordiamo che il contenzioso tra la Regione Piemonte e oltre venti Comuni e Consorzi dei servizi socio-assistenziali del Piemonte proprio sulle cure domiciliari non è giunto a sentenza in Consiglio di Stato. Perciò valgono ancora le sentenze del Tar del Piemonte che confermano come pienamente legittima la pratica degli assegni di cura sanitari, anche per il pagamento delle prestazioni domiciliari fornite da parenti o assistenti famigliari regolarmente assunti.

Non è vero che gli assegni di cura per le persone non autosufficienti (salvo i fondi per i malati di Sla) facciano riferimento al Fondo nazionale per le non autosufficienze, che è un fondo delle Politiche sociali e non ha nulla a che fare con gli interventi sanitari delle Aziende sanitarie Asl. La quota sanitaria degli assegni di cura deve provenire dai 9 miliardi di euro del bilancio sanitario della Regione, non da altri capitoli di spesa.

Non è vero che l’Amministrazione regionale non possa dare disposizioni che vadano oltre la fine della legislatura. Per assicurare le prestazioni in modo strutturale basterebbe dare applicazione con un semplice regolamento attuativo alla legge 10 del 2010, approvata all'unanimità da tutto il Consiglio regionale, per garantire gli assegni di cura in modo stabile. Si tratterebbe di un notevolissimo risparmio di risorse sanitarie, unito ad un uso di esse più ragionevole ed oculato, che eviterebbe gli sprechi dei ricoveri ospedalieri o in case di cura inadeguati alla situazione dei pazienti.

Ci vuole una scelta, sempre richiesta dalla Fondazione promozione sociale e dal Csa, sostenuta da cinque Ordini del giorno del Consiglio regionale ma mai intrapresa dall'attuale Amministrazione regionale Chiamparino-Saitta-Ferrari, convinta attuatrice di una linea di azione a danno dei più deboli: ridurre i malati non autosufficienti e le persone con disabilità e limitata o nulla autonomia a "casi sociali", anziché persone titolari (com'è previsto dalla Costituzione e dalle leggi nazionali) del diritto esigibile alla tutela della salute e alle relative prestazioni.

La differenza? Nel primo caso risorse e interventi sono discrezionali e gli utenti sono selezionati in base a valutazione economica (con una grandissima parte di essi lasciati senza prestazioni); nel secondo la Regione e le Asl sono tenute a rispondere ai bisogni non rinviabili dei cittadini, fornendo loro le prestazioni sanitarie e socio-sanitarie adeguate.

In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un trasformismo estremo dei rappresentanti dell'Amministrazione regionale: fino al giorno prima delle scorse elezioni regionali (eravamo già in piano di rientro) si dichiaravano strenui difensori delle prestazioni sanitarie domiciliari, non vincolate a valutazione di reddito, per le persone non autosufficienti; tra i primi atti dell'Amministrazione Chiamparino appena insediata, invece, vi fu la difesa in Consiglio di Stato proprio delle delibere della Giunta Cota che annullavano gli assegni di cura sanitari.

Dopo la fine del piano di rientro nessuna inversione di rotta e, anzi, il palese tracollo delle prestazioni (basti pensare che i dati comunicati pubblicamente dall'Asl Città di Torino nella Commissione sanità e assistenza del Comune di Torino del 4 ottobre 2018 fotografano la picchiata delle prestazioni Asl a casa degli utenti negli ultimi anni: -11,6% nel 2015, -9,4 nel 2016, -10,7 nel 2017). Nella sola Città di Torino secondo i dati dell’Asl: «La lista di attesa per progetti domiciliari – cioè di negazione delle cure a malati e persone con disabilità gravissime – è di 6.628 persone».

 

Per sfatare il mito – un’altra crudele falsità sulla pelle delle persone – che i malati non autosufficienti e le persone con disabilità grave siano “casi sociali” senza bisogni sanitari indifferibili riportiamo in breve alcune storie di casi personali seguiti dalla Fondazione promozione sociale onlus di chi riceve oggi l’assegno di cura.

 

C. B. di anni 85, malata di Alzheimer con esigenze sanitarie indifferibili. Allettata in modo permanente. Non riconosce più i suoi famigliari: ha bisogno 24 ore su 24 di monitoraggio della sua condizione clinica, di somministrazione delle terapie, di essere mobilizzata per evitare piaghe da decubito, di essere nutrita, idratata, lavata. Non è più in grado di rispondere in modo comprensibile agli stimoli, pertanto è difficilissimo valutare la sua percezione del dolore, la risposta alle terapie, le esigenze fondamentali (fame, sete, caldo, freddo…). Riceve un assegno di cura di 675 euro che servono – solo parzialmente – a coprire le spese per l’assunzione della assistente famigliare convivente. Nemmeno tale somma, insieme all’indennità di accompagnamento (517,84 euro al mese per 12 mensilità) e alla pensione dell’anziana malata copre del tutto le spese vive e quelle di pagamento del personale, ma la figlia, donna sposata e impiegata, accetta volontariamente (non essendo obbligata da alcuna norma) di contribuire ai costi vivi dell’accudimento e di farsi carico di tutte le altre incombenze non coperte dall’assistente famigliare.

 

***

A. D. di anni 35, persona con disabilità intellettiva in situazione di gravità, frequenta il centro diurno convenzionato con l’Asl e il Comune di Torino, ma le sue necessità di presa in carico a tutela della salute, ovviamente, non finiscono con l’orario del Centro, ma continuano a casa. A. ha bisogno di essere seguito a domicilio per le attività della vita quotidiana – nelle quali non è autosufficiente a causa degli esiti della sua disabilità – di eseguire attività fisica mirata su prescrizione di un fisiatra per mantenere il tono muscolare ed evitare atrofie, esercizi di logopedia per il linguaggio… La presa in carico  gli consente di mantenere residue capacità e di svolgere anche prestazioni extra. Rimane lo scandalo dell’importo da fame della sua pensione di invalidità (296,99 euro al mese per 13 mensilità, oltre all’indennità di accompagnamento) che lo costringe – necessità che viola la sua dignità di persona – a chiedere risorse economiche ai parenti.

 

***

A. O. di anni 82, dopo un ictus ed un anno in Casa di Cura, dopo essersi opposta alle dimissioni (pratica inviata dal figlio) per richiedere il concreto riconoscimento delle cure domiciliari, riceve assegno di cura da sette anni con la quale paga in parte le spese vive affrontate per l’assistente famigliare. La malattia cronica ha lasciato esiti invalidanti gravi e inguaribili: la signora necessita di aiuto costante e non rinviabile per seguire le prescrizioni mediche (somministrazione dei farmaci, valutazione costante dello stato di salute, comunicazioni per eventuali interventi al medico di medicina generale o altri specialisti) e per le elementari esigenze della vita quotidiana (lavarsi, vestirsi, mangiare). La malata non è più in grado – come accertato dalla commissione medica dell’Inps – di svolgere autonomamente le funzioni quotidiane della vita in ragione del deterioramento fisico e cognitivo che l’ha colpita. Il figlio ha potuto mantenere il lavoro e proseguire la sua attività senza diventare povero, com’è invece capitato a molti nuclei famigliari con malati non autosufficienti non presi in carico dall’Asl.

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Cara Benedetta,

  In riferimento al tema dei maltrattamenti (cfr. “Superando.it” del 14 gennaio 2019) allego l'articolo “Strutture socio sanitarie residenziali: accurata scelta del personale e controlli semplici ed efficaci”, pubblicato sul numero 197, 2017 di “Prospettive assistenziali”, che spiega quanto sia importante ottenere dalle istituzioni:

- una certificazione di idoneità del personale,

- standard adeguati di personale;

- condizioni contrattuali adeguate.

Confido nel tuo impegno come Presidente nazionale perché siano assunti dalle associazioni della disabilità come obbiettivi condivisi e,  ovviamente, siano sostenuti a livello regionale.

Aggiungo che è efficace l'accesso dei familiari e di volontari aderenti alle associazioni (riconosciuti e autorizzati) senza vincoli di orario e senza preavviso, come ha ottenuto il Csa dal Comune di Torino (v. delibera allegata) e che funziona ininterrottamente dal 1983.

  Cordiali saluti

  Maria Grazia Breda

 Fondazione promozione sociale onlus

Via Artisti 36 – 10124 Torino

In allegato:

-Strutture socio sanitarie residenziali accurata scelta personale

- E'ora di dire basta ai maltrattamenti di persone con disabilità.

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E’ stato indetto un presidio per Venerdì 8 FEBBRAIO 2019 ore 16
– davanti alla Prefettura in P.zza Castello – Torino,
"VOGLIAMO L'AUMENTO DELLE PENSIONI DI INVALIDITA'"

 

(In allegato: la locandina e il manifesto programmatico)

 

Si invita a diffondere – aderire – partecipare!

 

Per adesioni, scrivere a: nonsiamocittadinidiserieb@gmail.com

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DECRETO SICUREZZA, CHIAMPARINO PARLA DI TUTELA DEL DIRITTO ALLA SALUTE. E I 30MILA MALATI NON AUTOSUFFICIENTI ABBANDONATI DALLA SANITA' PIEMONTESE?

 

E' possibile avere delle copie del libro “30.000 anziani malati non autosufficienti abbandonati dal Servizio sanitario piemontese, da consegnare a operatori Asl, assistenti sociali, associazioni, Partiti, Sindacati e a tutte le persone interessate. Per informazioni rivolgersi ai componenti del Gruppo Senza Sede.

 

Invito a partecipare:

 

1.      MARTEDI’ 11 DICEMBRE 2018

COMUNE DI TORINO

ore 15,30-17,30

presentazione del testo: “Abbandonati dalla sanità piemontese”

(Programma)

 

2.      GIOVEDI 13 DICEMBRE 2018

PRESIDIO DAVANTI ALL’ASL Torino

Via San Secondo 29, TORINO

A PARTIRE DALLE ORE 8,00 FINO ALLE ORE 11,00

(Volantino)

 

La non autosufficienza può colpire ciascuno di noi all’improvviso; partecipare è difendere i diritti di tutti i malati non autosufficienti, ma anche i nostri.

Passate parola: e-mail, Facebook, siti internet, WhatsApp……  

 

 

Nota informativa in merito al ddl della Giunta Regionale

 

 

Presidio 13 dicembre a Torino

Per dare  "voce" alle sofferenze dei familiari e dei malati anziani non autosufficienti, conseguenti alla negazione del diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie, abbiamo previsto una nuova iniziativa/presidio davanti all'Asl-To di via San Secondo 29 a Torino, giovedì 13 dicembre a partire dalle ore 8,00 fino alle 11,00.

 

Unisco il testo del volantino (che peraltro stiamo distribuendo ovunque in occasione dei festeggiamenti per i 40 anni della riforma del Servizio sanitario nazionale) e il preavviso del presidio.

 

Sarebbe molto importante che anche le singole associazioni:

- inviassero una lettera/mail  a sostegno delle richieste contenute nel volantino; la lettera è da indirizzare al Consiglio Comunale e alla Giunta della Città di Torino, nonchè al Direttore generale dell'Asl Città di Torino;

- per chi può, sarebbe importante la presenza al presidio anche con cartelli o insegne dell'associazione.

 

Vi ringrazio per l'attenzione e confido in una Vostra azione di sostegno nelle modalità che riterrete più opportune e anche nella diffusione dell'informazione.

 

Cari saluti.

Maria Grazia Breda

P.S.  Informo che la Fondazione Promozione sociale ha stampato il testo: 30.000 malati non autosufficienti in lista d’attesa da anni - Abbandonati dalla Sanità piemontese - Malati di Alzheimer o altre demenze, con esiti da incidenti o malattie croniche invalidanti gravissime”. L’obiettivo è raccontare, attraverso storie vere, il calvario dei malati non autosufficienti e delle loro famiglie e, allo stesso tempo, segnalare le azioni che la Regione potrebbe sin da ora mettere in campo per garantire il loro diritto alle prestazioni domiciliari e residenziali. Sono altresì presenti informazioni utili e proposte per promuovere una politica che tuteli i malati non autosufficienti. Il volume è a disposizione gratuita, ma sono gradite donazioni volontarie a sostegno della divulgazione. Il volume può essere inviato via posta, oppure ritirato (anche in più copie) in via Artisti 36 – Torino (tel. 011 8124469, mattino ore 9-12,30; pomeriggio su appuntamento).

 

Comunicato Stampa sull'istituzione del Fondo Regionale Socio-sanitario.

La Giunta di Centro Sinistra della Regione Piemonte sta portando un attacco frontale al diritto alle cure sanitarie a lungo termine delle persone con disabilità/malati cronici non autosufficienti ed anche alle persone con patologie psichiatriche. La proposta di legge del 18 aprile 2018, che fa capo agli assessori Antonio Saitta ed Augusto Ferrari, di cui le Associazioni sono venute a conoscenza a fine giugno, ha come oggetto : “Istituzione del Fondo regionale Socio-Sanitario”. Il testo fa riflettere sul tentativo di costruire un settore socio-sanitario in violazione delle leggi nazionali vigenti, staccato da quello sanitario che pone in atto il rischio di non garantire l’accesso alle prestazioni di tutti i cittadini e di abolire la legge 10/2010 : “Servizi domiciliari alle persone non autosufficienti” . La delibera 36/7056 del 14 giugno 2018 investe il settore socio-assistenziale del “riparto e verifica della spesa del fondo regionale per la gestione del sistema integrato dei servizi e degli interventi sociali e socio sanitari” . La proposta di legge crea il settore socio-sanitario per le prestazioni Lea che oggi rientrano a pieno titolo negli obblighi di intervento del settore sanitario, per cui le Asl possono attualmente attingere agli oltre 8 miliardi del bilancio sanitario regionale. Domani, con l’istituzione del Fondo socio-sanitario regionale, per i malati cronici, i disabili ed i malati di Alzheimer, ci saranno solo le risorse che la Giunta regionale, in modo arbitrario, deciderà di trasferire al Fondo socio-sanitario regionale. Significa la perdita del diritto esigibile ai Lea (Livelli essenziali di assistenza) e la legittimazione delle liste di attesa, salvo attivare ricorsi sulla base delle norme nazionali (art.1 e 2 legge 833/1978 ed art. 54 legge 289/2002). Si nega la grave carenza di salute nei malati cronici/persone con disabilità non autosufficienti, per poter operare il loro slittamento all’assistenza sociale, senza tenere in considerazione gli allarmi da tempo lanciati dall’Ordine dei Medici di Torino e Provincia, dalle principali organizzazioni di Geriatri piemontesi e dal Difensore civico regionale nella sua relazione per il 2017. L’accesso alle prestazioni Lea diventeranno vincolate : a) alla disponibilità di risorse che le istituzioni sceglieranno di mettere nel Fondo, indipendentemente dall’entità del fabbisogno ; b) alla valutazione sociale (ipocrisia : sarà una valutazione prevalentemente economica) dei malati/persone disabili, in violazione della legge 833/1978 si autorizzerebbero le Asl a decidere se ed in quale entità erogare le prestazioni. Si cancellerebbe la legge regionale 10/2010 e quindi il diritto prioritario alle prestazioni domiciliari (più vantaggiose economicamente rispetto al ricovero) e l’articolo della legge 1/2004 della Regione Piemonte che obbligava la stessa a mantenere i finanziamenti ai Comuni. In definitiva, se venisse approvata l’istituzione del Fondo socio-sanitario, sarebbe un arretramento dannoso rispetto ai diritti stabiliti dalle vigenti leggi. Le Associazioni del CSA (Coordinamento Sanità e Assistenza fra i movimenti di base) hanno formalmente richiesto di respingere qualunque proposta di legge della Giunta regionale che non sia garante della continuità terapeutica nel rispetto degli articoli 1 e 2 della legge 833/1978 e del diritto esigibile alle prestazioni socio-sanitarie Lea, art. 54 legge 289/2002.

Numerosi Comuni piemontesi sensibili a dette delicate problematiche, hanno sostenuto le Associazioni  presentando mozioni in Consiglio comunale per chiedere alla Regione di non approvare norme a sfavore delle fasce più deboli. Anche la Giunta del Comune di Trino, presa visione della dettagliata documentazione fornita da Nicola Bruno del Gruppo senza Sede, nella seduta consigliare di lunedì 12 novembre 2018 ha approvato il testo, con i voti unanimi dei Consiglieri di maggioranza. Il verbale della seduta sarà trasmesso alla Regione Piemonte per la tutela delle leggi vigenti, contro l’istituzione del Fondo suddetto.

I Consiglieri di opposizione (di centro sinistra) Balocco-Demichelis-Ferrarotti-Portinaro si sono astenuti dal voto.

Trino, novembre 2018                                                           Associazione culturale

                                                                                             Gruppo senza Sede

 

 INCONTRO 26 ottobre - Torino

AIUTIAMO GLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI A NON FARSI INGANNARE DALLE FALSE NOTIZIE IN SANITÀ”

 

Cosa possiamo fare se l’ospedale o la casa di cura vogliono dimetterli. Come si ottiene il ricovero in Rsa. Che cosa garantiscono l’Asl e il medico di medicina generale al domicilio. A cosa serve l’Isee.

   

TORINO, via S. Marino 10  -  TEATRO dell’IRV    (Istituto di riposo per la vecchiaia - g.c.)


VENERDÌ 26 ottobre 2018

Ore 15,30 - 17,30

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Ordine del giorno su Fondo non Autosufficienza

In allegato una bozza di ordine del giorno (con allegati anche gli ordini del giorno approvati dai Comuni di Nichelino e Candiolo-To, Dronero-Cn).

Si riferisce all'ipotesi - concreta, già confermata dalla Regione - di istituzione di un Fondo per la non autosufficienza in Piemonte. Come ben sai, questo equivarrebbe a togliere il diritto esigibile alle persone non autosufficienti agli interventi sanitari e socio-sanitari. In allegato il testo-bozza della Giunta (l'ultimo aggiornamento che abbiamo è del 18 aprile) e uno schema esplicativo di come potrebbe diventare il sistema.

I Comuni sopra citati hanno approvato Ordini del giorno contrari alla istituzione di un Fondo (che oltretutto renderebbe incerte le risorse destinate dalla Regione ai Comuni stessi).

Schema FS - Bozza fondo socio sanitario regionale - Ordine del giorno Comune di Nichelino