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Importanza di segnalazioni e denunce


RSA DI NUOVO “LUOGHI DI SCARTO” PER I MALATI NON AUTOSUFFICIENTI

Visite in Rsa e altre strutture - Facsimile per la richiesta

Buono domiciliarità

Linee guida regionali sull'ISEE

Dal DDL non autosufficienza alla vera graranzia delle cure

Articolo

Un baratto illegittimo. Un voucher al posto dei diritti” con riferimento alla Dgr 5 luglio 2022 n. 1-5307 della Regione Piemonte.

DDL Delega Anziani

"Autismo, progetto di vita..." e "Come salviamo la vera 'Vita Indipendente'" - articoli

Consegna al Presidente Cirio e all'Assessore Icardi delle storie dei malati cronici non autosufficienti vittime della interruzione/negazione delle cure

Articolo su volantinaggio del Gruppo Senza Sede il 21.10.2022


















 

 

 

 

 

 

 

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  • Importanza di segnalazioni e denunce

  • Uniamo per opportuna conoscenza un articolo pubblicato su CronacaQui, relativo ad una indagine avviata dalla Procura di Ivrea in seguito al decesso di un paziente anziano non autosufficiente ricoverato presso una Rsa, denunciato da parte dei familiari.

    Questo a dimostrazione che le segnalazioni dei singoli servono e possono aprire la strada ad indagini condotte dalle Autorità competenti.

    Rinnoviamo pertanto l'invito a segnalare alle Asl ed alle Autorità eventuali illeciti o situazioni non corrette di cui doveste venire a conoscenza, nell'interesse di tutti i pazienti ricoverati nelle Rsa del territorio.



  • RSA DI NUOVO “LUOGHI DI SCARTO” PER I MALATI NON AUTOSUFFICIENTI

  • COMUNICATO STAMPA ---

     

    RSA DI NUOVO “LUOGHI DI SCARTO” PER I MALATI NON AUTOSUFFICIENTI.

    LA REGIONE APPLICHI I LEA E GARANTISCA CURE INTENSIVE ED ESTENSIVE APPROPRIATE ALLE CONDIZIONI DEI PAZIENTI

     

     

    I recenti annunci della Regione in merito a mille posti letto «recuperati» nelle strutture residenziali per dimettere dagli ospedali i malati non autosufficienti, chiamano di nuovo in causa le Rsa – Residenze sanitarie assistenziali, come fornitori di posti letto in cui «scaricare» i vecchi malati ritenuti «in eccesso» in ospedale.

     

    Ci apprestiamo, di nuovo, a vivere una situazione come quella di inizio 2020 quando i trasferimenti dei positivi Covid nelle Rsa aveva determinato il conseguente aumento vertiginoso di mortalità nelle strutture?

     

    Le prospettive, per certi versi, paiono essere simili, con le Rsa ridotte a luogo di scarto dei malati per cui si è decisa la qualifica di «irrecuperabili».

     

    Infatti, le Rsa sono luoghi di cura inadatti alla gestione di una fase post acuzie, spesso caratterizzata da nuove acutizzazioni che andrebbero, prima ancora che gestite, prevenute ed evitate da strutture e personale capaci di farlo, formate per intervenire e in possesso degli strumenti per farlo. Nessuna di queste condizioni è presente in Rsa.

     

    Ecco perché le Rsa oggi non sono luoghi adatti al trasferimento di pazienti ospedalieri:

     

    1. In Rsa non è presente un medico 24 ore su 24 e i pazienti sono affidati alle cure del Medico di medicina generale, come qualsiasi altro cittadino. In caso di trasferimento di un paziente da Pronto Soccorso o reparto, il Medico di medicina generale rimane quello che il paziente aveva prima dell’ingresso in ospedale. Delle centinaia  di casi seguiti ogni anno dalla Fondazione promozione sociale, nessun Medico di medicina generale in questa situazione si reca a visitare il paziente nella Rsa, che di fatto rimane abbandonato, sospeso in un limbo senza cure;

     

    1. Il sabato e la domenica – pur in presenza di malati gravi, molto spesso con demenza e con necessità e bisogni costanti sulle 24 ore per tutte le esigenze della vita quotidiana – è disponibile per tutti i pazienti ricoverati in Rsa solo il servizio di Continuità assistenziale – Guardia Medica, che dovrebbe essere attivato dai pochissimi operatori presenti in struttura. Molto spesso si attiva il Pronto intervento per nuovo ricovero in ospedale;

     

    1. Per ammissione degli stessi gestori delle strutture, la dotazione di personale è scarsissima rispetto alle esigenze degli utenti. Infermieri e Oss sono molto spesso sottodimensionati rispetto alle reali esigenze dei degenti. Per dare una misura del fenomeno, il sistema dei minutaggi ex Dgr. 45, prevede che per i malati con intensità da «media» a «alta» siano da assicurare dai 18 ai 30 minuti al giorno di assistenza infermieristica e dagli 87 ai 120 minuti di assistenza tutelare: niente nelle restanti 21 ore della giornata. Inoltre, anche i parametri previsti dalla delibera sono impossibili da controllare e disattesi nei fatti, viste le esigue coperture di personale;

     

    1. Le Rsa possono ancora assumere – in forza della mai abrogata Dgr. 4/2020 – personale di bassissima o nulla professionalità (nemmeno con la qualifica di Oss). Le cronache degli ultimi mesi riportano numerosi casi di personale nemmeno in grado di esprimersi in italiano, figurarsi di capire le esigenze dei pazienti, di occuparsi della loro tutela della salute, della preparazione dei luoghi di cura e delle terapie, di relazionarsi con le famiglie e con il Medico di medicina generale…

     

    In definitiva, le Rsa non sono cliniche (com’è stato scritto erroneamente in diversi articoli di stampa), ma strutture che la legge destina alle prestazioni di «lungoassistenza», per pazienti stabilizzati e «con bassa necessità di tutela sanitaria» (articolo 3° del dpcm 12 gennaio 2017 – Definizione dei Lea).

     

    L’operazione della Regione Piemonte di trasferimento coatto di centinaia di degenti, annunciata con l’intento di «svuotare» gli ospedali dai vecchi malati e senza alcun riguardo all’adeguatezza terapeutica dell’operazione, è puro «ageismo istituzionale», cioè razzismo verso i malati inguaribili, gli unici per i quali viene proposta questa «soluzione» di trasferimento in strutture inadeguate.

     

    Inoltre, come si verifica puntualmente con le delibere 1 e 10/2022 approvate dalla Giunta Regionale, al termine di un periodo prefissato di 60 giorni, i malati trasferiti in Rsa e le loro famiglie restano in balìa del gestore privato della struttura, che obbliga alla sottoscrizione di un contratto privato, poiché le Asl con valutazioni illegittime (condizione socio-economica, Isee) non corrispondono la quota sanitaria del ricovero. Se i malati e i loro famigliari si appellano alle leggi vigenti, chiedendo il riconoscimento della quota sanitaria, i gestori dispongono nuovamente il ricovero in Pronto Soccorso, come già successo in casi seguiti dalla Fondazione promozione sociale.

     

    L’articolo 29 dei Lea (Dpcm. 12 gennaio 2017), “Assistenza residenziale extraospedaliera ad elevato impegno sanitario” stabilisce che «Il Servizio sanitario nazionale garantisce trattamenti residenziali intensivi di cura e mantenimento funzionale, ad elevato impegno sanitario alle persone con patologie non acute che, presentando alto livello di complessità, instabilità clinica, sintomi di difficile controllo, necessità di supporto alle funzioni vitali e/o gravissima disabilità, richiedono continuità assistenziale con pronta disponibilità medica e presenza infermieristica sulle 24 ore».

    La durata del trattamento intensivo non può essere esplicitata a priori, ma «è fissata in base alle condizioni dell'assistito che sono oggetto di specifica valutazione multidimensionale».

     

    L’articolo 30 dei Lea (Dpcm. 12 gennaio 2017) individua i corretti percorsi ulteriori di cura: alla fase di cure intensive, per i malati non autosufficienti devono seguire, «previa valutazione multidimensionale e presa in carico (… ) trattamenti estensivi di cura e recupero funzionale a persone non autosufficienti con patologie che, pur non presentando particolari criticità e sintomi complessi, richiedono elevata tutela sanitaria con continuità assistenziale e presenza infermieristica sulle 24 ore».

    La durata di tale trattamento estensivo è solo «di norma» non superiore a sessanta giorni, tuttavia la continuazione della fase estensiva è sempre «fissata in base alle condizioni dell'assistito che sono oggetto di specifica valutazione multidimensionale».

     

    Le prestazioni intensive ed estensive sono a totale carico del Servizio sanitario nazionale.


    Pertanto, il Servizio sanitario può legittimamente attivare tali percorsi per i pazienti che hanno terminato il trattamento della fase acuta in ospedale e che sono in condizioni di proseguire un percorso riabilitativo, di lungodegenza, di continuità assistenziale a valenza sanitaria, ma NON può legittimamente trasferirli in luoghi in cui il setting di cura sia inadeguato e sottodimensionato alle esigenze dei malati.

     

    Discorso specifico meritano i malati che necessitano di cure per l’accompagnamento al fine vita o di cure palliative che NON sono attivate in Rsa e per i quali, quindi, le Rsa NON sono luoghi di cura appropriati.

     

    Per quanto sopra chiediamo che la Regione Piemonte applichi i Livelli essenziali di assistenza che prevedono setting di cura specifici ovvero garantisca cure intensive ed estensive appropriate in funzione dei bisogni sanitari dei pazienti anche anziani malati cronici non autosufficienti.  Inoltre ribadiamo la richiesta di apertura di un tavolo di confronto per la ridefinizione degli standard delle strutture Rsa - oggi assolutamente insufficienti in qualità e quantità di personale impiegato - al fine di garantire cure adeguate agli utenti ricoverati.

     

     

    Maria Grazia Breda e Andrea Ciattaglia

    Fondazione promozione sociale onlus / Ets


  • Visite in Rsa e altre strutture - Facsimile per la richiesta

    1. Uniamo il messaggio inviato dalla Fondazione promozione sociale in materia di visite e accessi nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie.
    1. Inviamo anche un facsimile di richiesta individuale di accesso nelle forme consentite dalla legge.
      Restiamo a disposizione per la compilazione della richiesta nei casi particolari e laddove occorra replicare alle risposte negative dei gestori.


  • Buono domiciliarità

  • Segnaliamo che è stata pubblicata sul sito della Regione Piemonte la scheda informativa per l'ottenimento del "Buono domiciliarità", consultabile a questo indirizzo.
    Si tratta di un contributo mensile erogato direttamente dalla Regione Piemonte, del valore di 600 euro, riconosciuto per un periodo massimo di 24 mensilità, spendibile per l’acquisto di servizi di assistenza familiare o di assistenza educativa nel caso di minori, a favore di persone non autosufficienti (anziani o disabili) residenti e/o con domicilio sanitario in Piemonte.
    Il contributo può essere richiesto se in possesso dei requisiti seguenti:

    • essere residenti e/o avere il proprio domicilio sanitario in Piemonte;
    • essere già sottoposti a “valutazione multidimensionale” presso le Unità di Valutazione competenti (Unità di Valutazione Geriatrica, U.V.G., o Unità Multidisciplinare di Valutazione della Disabilità, U.M.V.D.) ed aver ottenuto un punteggio sociale non inferiore a 7;
    • essere in possesso di ISEE sociosanitario in corso di validità con valore non superiore a 50mila euro (65mila euro se il destinatario è minorenne). Non è ammesso un ISEE corrente o che presenti anomalie.

    Per ogni informazione rivolgersi ai Servizi sociali o consultare il sito della Regione al link sopra indicato

  • Linee guida regionali sull'ISEE

  • Si uniscono le linee guida sull'Isee definite dalla Regione Piemonte.

    Gli Enti gestori dei servizi socio-assistenziali devono recepirle entro 6 mesi.

    E' importante seguire nei territori l'applicazione della normativa, che deve rispettare l'impianto nazionale del dpcm 159/2013 e norme successive, confermate dalle sentenze del Consiglio di Stato.

    Per approfondire la delibera regionale e individuare i punti su cui possiamo intervenire a livello locale (Consigli comunali ed Enti gestori dei servizi socio-assistenziali) sarà organizzato un apposito incontro con le associazioni (indicativamente nella prima settimana di febbraio).


  • Dal DDL non autosufficienza alla vera graranzia delle cure
  • Quali sono gli interventi mirati possibili, alternativi al pessimo testo del Ddl Non Autosufficienza, per il rispetto dei diritti dei malati e delle persone con grave disabilità?
    È necessaria la mobilitazione contro l'istituzione di un Sistema alternativo al Servizio sanitario pubblico che scarica i non autosufficienti sulle loro famiglie e li rende preda delle speculazioni private.

    L'appuntamento di Giovedì 26 gennaio 2023 è dedicato ad approfondire la negativa bozza di Disegno di legge delega sulla non autosufficienza approvata nell'ultimo Consiglio dei Ministri del Governo Draghi e, purtroppo, finora sostenuta da molte organizzazioni sociali, che negli anni scorsi – al contrario – promossero insieme alla Fondazione promozione sociale e al Csa iniziative di promozione e di tutela del diritto alle cure domiciliari, semi-residenziali e residenziali delle persone con grave disabilità e dei malati non autosufficienti.

    L'incontro avrà la struttura del seminario e di occasione di scambio di contenuti, perchè riteniamo necessario capire insieme le gravi ripercussioni per tutti i cittadini coinvolti dall'eventuale approvazione della norma e gli strumenti mirati che – al contrario – soddisferebbero le loro esigenze.

  • Per opportuna conoscenza si unisce l’articolo “Un baratto illegittimo. Un voucher al posto dei diritti” con riferimento alla Dgr 5 luglio 2022 n. 1-5307 della Regione Piemonte.


  • DDL Delega Anziani
  • Per opportuno approfondimento, si unisce copia della lettera inviata al nuovo Governo Meloni in relazione al Disegno di legge Delega sulla Non autosufficienza, approvato dall’ultimo Consiglio dei Ministri del precedente Governo Draghi.

    "Autismo, progetto di vita..." e "Come salviamo la vera 'Vita Indipendente'" - articoli

  • Uniamo, confidando di fare cosa gradita, gli articoli di Antonio Colonna "Autismo, il progetto di vita personalizzato è già oggi esigibile" e di Mauro Perino "Come salviamo la vera Vita Indipendente?" entrambi pubblicati sul numero 219 della rivista "Prospettive - I nostri diritti sanitari e sociali".



  • Consegna al Presidente Cirio e all'Assessore Icardi delle storie dei malati cronici non autosufficienti vittime della interruzione/negazione delle cure

  • DELIBERE CHE INTERROMPONO LA CONTINUITÁ DELLE CURE
    AI MALATI NON AUTOSUFFICIENTI, LA FONDAZIONE PROMOZIONE SOCIALE RECAPITA AL PRESIDENTE CIRIO E ALL’ASSESSORE ICARDI
    LE STORIE DEI PIEMONTESI AI QUALI NEGANO LE CURE

     

    Con il recapito della prima lettera nella sede della Giunta della Regione Piemonte, in piazza Castello a Torino, si apre oggi la consegna al Presidente Cirio e all’assessore alla Sanità Luigi Icardi delle storie dei malati cronici non autosufficienti e delle loro famiglie che sono vittima della interruzione/negazione delle cure per effetto delle delibere regionali 1-5265 del 28 giugno 2022 e 10-5445 del 29 luglio 2022.

    Le disposizioni firmate dall’assessore Icardi interrompono la continuità delle cure post ospedaliere per i malati cronici non autosufficienti dopo 60 giorni di presa in carico da parte del Servizio sanitario (30 a totale carico, 30 pagati al 50% dall’utente). Dopo questa scadenza – contro la legge nazionale e dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato in relazione ai Lea – i malati vengono valutati in base a criteri socio-economici (Isee, possesso di casa, conti in banca, presenza di parenti…) per valutare se erogare in loro favore la quota sanitaria, prevista dalle leggi nazionali come diritto esigibile e universalistico, come tutte le prestazioni sanitarie.

    Il loro accesso alla continuità delle cure in Rsa, con il 50% della retta pagata dall’Asl, viene così negato nella maggioranza dei casi. Non perché non stiamo male – sono tutti talmente malati da aver perso l’autonomia, spesso hanno forme di demenza avanzatissime – ma perché, secondo gli illegittimi criteri della Regione, si devono pagare da sé le cure. La Giunta Cirio-Icardi ribadisce di voler mettere le mani nelle tasche dei cittadini piemontesi, intaccare i loro risparmi non riconoscendo il loro diritto alle cure (quota sanitaria, 50% della retta), contribuendo all’impoverimento delle famiglie.

    I malati cronici non autosufficienti vengono esclusi dalla continuità delle cure e abbandonati dalla sanità piemontese a causa delle delibere regionali. Raccontano le loro storie e chiedono aiuto alla Fondazione promozione sociale (riuscendo a resistere alle minacce e pressioni dei gestori delle Rsa): è giusto che il Presidente Cirio e l’assessore Icardi sappiano quali sono gli effetti concreti, diretti sulle famiglie piemontesi, dei loro provvedimenti.

    Com’è stato annunciato un mese fa, tre organizzazioni di rappresentanza e difesa dei diritti dei malati, l’Associazione Alzheimer Piemonte, l’Associazione Amici Parkinsoniani Piemonte e la Fondazione promozione sociale, hanno presentato ricorso al Tar del Piemonte contro le delibere. Mercoledì 9 novembre è convocata l’udienza per la sospensiva.

    Noi sosteniamo che le delibere devono essere sospese dalla magistratura amministrativa:

    a)     perché rappresentano un danno immediato e irreversibile alla salute dei malati non autosufficienti;

    b)     perché senza le due delibere contestate il percorso di continuità terapeutica non verrebbe affatto interrotto, dato che è regolato dalla delibera 72/2004;

    c)      perché le misure annunciate dalla Regione, per esempio la cosiddetta “Scelta sociale” del Voucher per i non autosufficienti, non hanno valenza sanitaria, cioè non riconoscono concretamente il diritto alle cure (anzi, ammettono che la Regione non fa il suo dovere in questa materia), e di fondano su criteri e risorse del tutto incerti.

     

    Con la richiesta di pubblicazione, uniamo la lettera e la storia allegata che oggi recapitiamo in Regione Piemonte.


  • Articolo su volantinaggio del Gruppo Senza Sede il 21.10.2022

  • Alle Associazioni del Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base)

 

Si unisce un facsimile di lettera in merito alla richiesta di aggiornamento dei Protocolli sanitari Covid19 in vigore nelle strutture residenziali, in particolare nelle Comunità alloggio per persone con grave disabilità intellettiva/autismo.

La lettera, adattata alla propria realtà, sarebbe utile che venisse inviata dal maggior numero possibile di associazioni/singoli.

A disposizione per eventuali necessità di informazioni ulteriori


PRESENTAZIONE DEL RICORSO AL TAR DEL PIEMONTE CONTRO LE DELIBERE DELLA REGIONE CHE NEGANO LA CONTINUITÀ DELLE CURE AI MALATI NON  AUTOSUFFICIENTI


Le associazioni Alzheimer Piemonte, Amici Parkinsoniani Piemonte e Fondazione promozione sociale hanno depositato al Tar del Piemonte il ricorso contro le delibere 1 e 10/2022 della Regione Piemonte che limitano a 60 giorni la durata massima del percorso di continuità post acuzie coperto dal Servizio Sanitario nazionale presso le Residenze sanitarie assistenziali - Rsa, per poi rimandare alla discrezionalità delle Unità di valutazione geriatrica che prendono in esame la condizione socio-economica (Isee) dei malati e dei loro nuclei famigliari per autorizzare/negare il ricovero

in convenzione con l’Asl (50% della retta pagata dal Servizio sanitario).

A sostegno del ricorso, le associazioni denunciano l’incompatibilità delle recenti delibere con la normativa nazionale: le delibere violano i principi dell’articolo 32 della Costituzione («tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività»), quelli della legge 833 del 1978 sul divieto di fissare una «durata» a priori del percorso di presa in carico sanitaria e quelli dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lea) del 12 gennaio 2017, che non prevedono interruzioni di prestazione tra le fasi ospedaliere e di riabilitazione e quelle di «lungoassistenza» in Rsa.

Persino il Consiglio di Stato, pronunciandosi sulla legittimità dei Lea, aveva ribadito con la sentenza 1858 del 2019, che «la previsione di un limite temporale di durata del trattamento estensivo fissata in 60 giorni (…) non è cogente (…) dovendo, dunque, escludersi ogni paventato automatismo nella definizione della durata del trattamento che, pertanto, andrà stimata sulla scorta delle effettive condizioni dell’assistito».

Le delibere approvate negli scorsi mesi dalla Regione Piemonte, inoltre, fissano un tetto di spesa per le convenzioni Rsa: si tratta, nominalmente, dei 265 milioni di euro stanziati nel 2019 (ma le organizzazioni dei gestori di strutture Rsa lamentano da anni che il budget speso è sensibilmente inferiore a quanto dichiarato nel bilancio preventivo).

La Corte Costituzionale ha però ribadito con due importanti sentenze del 2020 che la spesa sanitaria non è comprimibile per esigenze di equilibrio di bilancio. Se c’è il Livello essenziale delle prestazioni – come nel caso del ricovero in Rsa in convenzione con l’Asl – le risorse non possono essere negate. Va ricordato, inoltre, che l’ammontare del budget previsto per le convenzioni Rsa ammonta a circa il 3% del Fondo sanitario regionale e che la Regione Piemonte è uscita dal Piano di Rientro del deficit sanitario nel 2017, perdendo anche quella motivazione (pretesto?) per tagliare prestazioni

essenziali di salute pubblica.

 

Con il budget previsto nelle delibere contestate dalla Regione, si coprono quote sanitarie (50% della retta totale) per meno della metà dei quasi 30mila posti Rsa attivi in Regione: oltre 15mila malati non autosufficienti sono quindi destinati a rimanere senza intervento del Servizio sanitario, costretti a pagare 30-40mila euro all’anno per il ricovero.

Per Giuliano Maggiora, presidente dell’associazione Alzheimer Piemonte, «è fondamentale garantire ai malati di Alzheimer veri percorsi di continuità della presa in carico sanitaria, sia residenziale, sia domiciliare. È inaccettabile una ‘sanità a tempo’ per persone che purtroppo sono colpite da malattie degenerative, inguaribili, ma sempre curabili».

Ubaldo Pilotto, presidente dell’associazione Amici Parkinsoniani Piemonte: «I provvedimenti regionali non sembrano tenere conto di quanto sia importante il fabbisogno sanitario dei malati di patologie degenerative: persone che hanno bisogno di interventi senza limiti di durata prefissati, di prestazioni che rispondano alle loro esigenze sul fronte della terapia, della riabilitazione, delle prestazioni quotidiane di tipo tutelare».

«Siamo stati costretti al ricorso per le mancate risposte concrete della Giunta regionale in materia di continuità delle cure secondo le leggi – spiega Maria Grazia Breda, presidente della Fondazione promozione sociale –: l’amministrazione regionale ha scelto di discriminare i malati non autosufficienti (gli unici a dover interrompere le cure dopo il 60° giorno) e di porre un limite di spesa per le convenzioni in Rsa, ammettendo in sostanza di lasciare scoperti dalle cure del Servizio sanitario almeno la metà dei ricoverati».

Nel corso della presentazione del ricorso, le associazioni hanno ribadito la necessità che la Regione Piemonte ritiri le delibere e dia corso concreto alla riorganizzazione della residenzialità socio-sanitaria invitando a partecipare a questo percorso i rappresentanti degli utenti.

 

Urgente è anche la nuova convocazione delle Cabine di Regia provinciali, come strumento di confronto dei soggetti interessati al tema della residenzialità anche in tema di aumento delle tariffe, vigilanza, standard delle cure, numeri dei malati in liste d’attesa ai quali è stata rifiutata la convenzione da parte delle Unità valutative geriatriche delle Asl, accessi e visite alle Rsa.

 

 

Per informazioni: Andrea Ciattaglia, Fondazione promozione sociale

011.8124469 e 345.6749838 – info@fondazionepromozionesociale.it

Invito per martedì 11 ottobre alle 11 al Vol.To. di via Giolitti 21 - Torino alla conferenza stampa di presentazione del ricorso contro la Regione Piemonte in tema di delibere contro il diritto alle cure dei malati non autosufficienti.

Il ricorso è stato depositato: viene presentato dalla Fondazione promozione sociale, dall'Associazione Alzheimer Piemonte e dall'associazione Amici Parkinsoniani Piemonte.

Si tratta di un'azione necessaria per ribadire il rispetto dei diritti alle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie per i malati non autosufficienti. Ma i principi del ricorso sono validi e di grande importanza anche per la difesa dei diritti e dei servizi per le persone con grave disabilità e/o autismo.

Vi chiediamo, quindi, di essere presenti nella maggiore misura possibile.



COMUNICATO STAMPA - Aumenti tariffari Rsa

Si unisce il comunicato stampa relativo agli aumenti tariffari deliberati dalla Regione Piemonte per i ricoveri in Rsa e relativa delibera regionale. Gli aumenti oscillano tra i 650 e i 2.000 euro all'anno (solo se in convenzione coperti per metà dal Servizio sanitario nazionale). Si tratta di cifre insostenibili per molte famiglie.

Abbiamo chiesto alla Regione una revisione urgente degli aumenti - decisi a tavolino con i gestori, senza coinvolgimento dei rappresentanti degli utenti - e l'impegno a ridefinire gli standard delle strutture, oggi assolutamente inadeguati alle condizioni cliniche di migliaia di ricoverati.

 

Grati della pubblicazione, restiamo a disposizione e porgiamo cordiali saluti.

Maria Grazia Breda e Andrea Ciattaglia

 

Fondazione promozione sociale onlus/ETS


Inoltriamo in allegato copia in formato PDF del comunicato che abbiamo distribuito il 2 settembre u.s. al Sindaco di Torino ed ai Consiglieri comunali di Torino, dal titolo: "Tutti i malati cronici non autosufficienti di ogni età hanno diritto alle cure sanitarie in Ospedale, nelle Case di cura o Cavs ed alle prestazioni Lea socio-sanitarie a domicilio, nei centri diurni, nelle Rsa senza limiti di durata".

Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede sulla Dgr1-5265

La Regione Piemonte non prende in esame la finalità di garantire tempestivamente le migliori cure ai suoi cittadini, ma mira ad espellere dalla sanità pubblica il maggior numero possibile di non autosufficienti, per poter utilizzare per altri scopi ed altri settori regionali le risorse del Servizio sanitario, che dovrebbero invece servire per coprire le quote sanitarie delle RSA e delle prestazioni socio-sanitarie Lea (Livelli essenziali di assistenza). Con la Delibera 1-5265/2022 del 28 Giugno, la Giunta regionale Cirio/Icardi, per i ricoveri in RSA ed i convenzionamenti, impone l’assegnazione di punteggi che considerano più importante la situazione socio economica  rispetto alle condizioni di salute dei malati (giovani,adulti,anziani). Il degente può presentare condizioni sanitarie gravissime, ma se ci sono risorse proprie anche minime o ci sono familiari da “obbligare” alle cure sanitarie, l’ Asl non interviene. Vuoi essere curato ? Fammi vedere quanti soldi hai e se ci sono parenti sui quali poter scaricare l’obbligo economico oltre che di cura. Una delibera contro i cittadini, contro i malati, contro le loro famiglie, negando un servizio essenziale pagato con le tasse di tutti. L’importante è non spendere soldi, in particolare per gli anziani malati non autosufficienti, fissando anche il tetto massimo di spesa che non dovrà superare la somma stanziata nel 2019. Così si spiega la funzione dei criteri selettivi applicati dalle Unità valutative per ridurre la platea degli utenti ! Nella Delibera è previsto il trasferimento da Ospedale ad RSA o riabilitazione o lungodegenza del malato cronico e non autosufficiente ancora bisognoso di cure. Ma dopo 60 giorni, secondo la Delibera, il paziente deve essere valutato in base alle sue condizioni socio-economiche (ISEE) e pagare da sé tutta la retta a meno che non gli venga assegnata –remota possibilità- la convenzione dell’Asl (50% del costo della retta). Considerando illegittime le “cure a tempo” con dimissioni dopo 60 giorni dei malati, abbandonati senza presa in carico delle Asl, la Fondazione Promozione sociale ed il CSA (Coordinamento Sanità e Assistenza fa i Movimenti di base ) il 20 Luglio scorso hanno inviato una lettera al Consiglio ed alla Giunta regionale del Piemonte per chiedere il ritiro/abrogazione immediato della Dgr 1-5265/2022.

Il Gruppo senza Sede, concorda con l’iniziativa e ritiene ancora necessario ribadire che le Aziende sanitarie, non producendo bulloni ma trattando di salute pubblica, non possono applicare la logica del profitto considerando come scarto di produzione anziani e non autosufficienti. Prima di pensare ad accumulare fatturato devono curare e salvare vite senza discriminazioni. Se ciò non avviene, la responsabilità è dei politici che dovrebbero magari leggere anche la Costituzione e muoversi per farla applicare.

Oppure ritengono che la salute pubblica non sia sufficientemente importante per affannarsi ad inserirla con rispetto umano, responsabilità e competenza negli obiettivi da centrare del PNRR ? 

Trino, Agosto 2022                                                  Associazione culturale Gruppo senza Sede

Dgr 1-5265 in contrasto con la normativa vigente prevede l'interruzione del diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie


Segnaliamo con viva preoccupazione la Delibera approvata dalla Giunta Cirio-Icardi (Dgr 1-5265) che, in contrasto con la normativa vigente, prevede l’interruzione del diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie dei malati cronici, specialmente anziani non autosufficienti, che al termine di un ricovero post acuzie non possono rientrare al domicilio perché non ci sono le condizioni necessarie per la tutela dalla loro salute.

Restano ovviamente in vigore le norne nazionali che in base alle fonti del diritto prevalgono su quelle regionali. Pertanto i cittadini possono avvalersi del diritto di opporsi alle dimissioni e chiedere il diritto esigibile alla continuità terapeutica ai sensi della normativa vigente richiamata nel testo allegato.

Istanza di abrogazione

Volantino a colori

Caso eclatante pagamento RSA


Richiesta di ritiro/modifica immediata, Allegato A) “Valutazione aspetti sociali” > valutazione conviventi > carico Emotivo/Sociale - DGR 39-1523 del 12 giugno 2020 “Approvazione delle nuove Cartelle Disabilità Minori e Disabilità Adulti, contenenti le valutazioni degli aspetti sociali e sanitari (…)”

Risposta Tesio Ripa su Questionario Vergogna

La Regione Piemonte cambia Questionario Vergogna

Volantino ritiro delibera Regioe Piemonte

Richiesta di ritiro/modifica immediata, Allegato A) "Valutazione aspetti sociali" > valutazione conviventi > carico Emotivo/Sociale- DGR 39-1523 del 12 giugno 2020

Come saprete, nei giorni scorsi ampio eco ha avuto la notizia della vergognosa iniziativa del Comune di Nettuno (Roma) in merito alla somministrazione di un questionario alle famiglie con persone con disabilità, interessate ad un sussidio pubblico, il quale chiede "se e quanto il familiare si vergogni del proprio congiunto con disabilità". Una proposta per giunta ricattatoria in quanto condizionata all’erogazione di una prestazione.

Molte sono state le prese di posizione e le espressioni di disappunto da parte di varie associazioni, per una iniziativa priva di qualsiasi rispetto della dignità della persona con disabilità e dei propri familiari (v. in Allegato articoli e lettere).   

Dopo le sopraggiunte rimostranze, il Comune ha ritirato la proposta di compilazione del questionario che, a quanto pare, derivava e deriva da una norma regionale, la Dgr Lazio n. 341/2021 sul riconoscimento del “Caregiver familiare”.

Nell’approfondire la questione siamo venuti a conoscenza che anche nella nostra Regione Piemonte sono stati previsti analoghi questionari.  Ci riferiamo all’allegata Dgr 39/2020 che a pagina 14 allegato A) Moduli della cartella disabilità adulti, prevede esplicitamente alla “valutazione conviventi”  punto B3, “Affaticamento del convivente (caregiver) / genitore derivante dal lavoro di cura (secondo la tabella sottoscritta) Caregiver burden inventory – Cbi”. Tipo di carico “EMOTIVO” punto E.21 “Mi vergogno di lui/lei”, assieme ad altre domande del calibro “Provo del risentimento nei suoi confronti”, “Non mi sento a mio agio quando ho amici a casa”, ecc. oltre ancora a domande sul presunto carico “SOCIALE” punto D.15 e successivi.

Si tratta di strumenti per la discutibile valutazione, in un ambito sanitario e sociale, di aspetti non solo sociali ma addirittura di tipo emotivo, le cui risposte - peraltro molto personali e pilotabili -  incidono a seguito di un punteggio sull’erogazione della prestazione.

Con la presente informiamo che abbiamo preso posizione verso la Regione Piemonte chiedendo il ritiro della Delibera o la sua adeguata modifica in quanto lesiva della dignità delle persone con disabilità e dei loro familiari (cfr. e-mail qui sotto riportata).

Invitiamo le Associazioni in indirizzo a sollecitare anch’esse la Regione Piemonte inviando una simile richiesta di ritiro/modifica della Dgr 39/2020.

Grati pertanto se ci terrete informati sulle Vostre iniziative porgiamo cordiali saluti.

Maria Grazia Breda, p. Fondazione promozione sociale Onlus/Ets
Giuseppe D'Angelo, p. Csa

Da: Fondazione promozione sociale onlus info@fondazionepromozionesociale.it
Inviato: martedì 5 luglio 2022 17:39
A: presidenza@regione.piemonte.it; 'luigi.icardi@cr.piemonte.it' <luigi.icardi@cr.piemonte.it>; 'assessore.sanita@regione.piemonte.it' <assessore.sanita@regione.piemonte.it>; 'assessore.marrone@regione.piemonte.it' <assessore.marrone@regione.piemonte.it>; 'sanita@regione.piemonte.it' <sanita@regione.piemonte.it>
Oggetto: Richiesta di ritiro/modifica immediata, Allegato A) “Valutazione aspetti sociali” > valutazione conviventi > carico Emotivo/Sociale- DGR 39-1523 del 12 giugno 2020
Priorità: Alta

 

CSA - Coordinamento Sanità e Assistenza
fra i movimenti di base

 

10124 TORINO - Via Artisti, 36
In attività ininterrottamente dal 1970
Tel. 011-812.44.69 - Fax 011-812.25.95
e-mail:
info@fondazionepromozionesociale.it

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Via Artisti 36 - 10124 Torino
Tel. 011.8124469 - Fax 011.8122595
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www.fondazionepromozionesociale.it

 

 

  • Al Presidente della Regione Piemonte
  • All’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte
  • All’Assessore alle politiche sociali della Regione Piemonte
  • Al Direttore regionale Sanità e Welfare

E p.c.

  • Associazioni di volontariato della Regione Piemonte impegnate sulla disabilità/autismo

 

Oggetto: Richiesta di ritiro/modifica immediata, Allegato A) “Valutazione aspetti sociali” > valutazione conviventi > carico Emotivo/Sociale - DGR 39-1523 del 12 giugno 2020 “Approvazione delle nuove Cartelle Disabilità Minori e Disabilità Adulti, contenenti le valutazioni degli aspetti sociali e sanitari (…)”

 

Nei giorni scorsi siamo intervenuti, assieme a numerose altre organizzazioni, per chiedere al Comune di Nettuno (Roma) la rimozione del questionario somministrato alle famiglie con persone con disabilità che presentavano la richiesta di interventi pubblici, laddove è prevista la domanda “se e quanto il familiare si vergogni del proprio congiunto con disabilità"

Contestualmente abbiamo verificato le procedure applicate dalla Regione Piemonte e, con sconcerto, ci siamo accorti che anche la DGR 39-1523 del 12 giugno 2020 ha previsto la medesime domanda nel questionario sottoposto dalle Umvd alle famiglie.

Si fa riferimento in particolare all’allegato A) “Moduli della cartella disabilità adulti”, che prevede esplicitamente alla “Valutazione conviventi” - punto B3 “Affaticamento del convivente (caregiver) / genitore derivante dal lavoro di cura (secondo la tabella sottoscritta) Caregiver burden inventory – Cbi”. Tipo di carico “EMOTIVO” punto E.21 “Mi vergogno di lui/lei”, assieme ad altre domande del calibro “Provo del risentimento nei suoi confronti”, “Non mi sento a mio agio quando ho amici a casa”, ecc. oltre ancora a domande sul presunto carico “SOCIALE” punto D.15 e successivi

Per gli analoghi motivi rilevati nei confronti del Comune di Nettuno, contro il quale molteplici sono state le prese di posizione e le espressioni di disappunto da parte di numerose associazioni (v. allegato), che hanno portato quasi immediatamente al ritiro del questionario derivante anch’esso da una norma regionale, la Dgr Lazio n. 341/2021 sul riconoscimento del “Caregiver familiare”, chiediamo il ritiro della Dgr 39-1523 in oggetto o la sua adeguata modifica come da oggetto, in quanto prevede un inaccettabile questionario che, a prescindere dalla sua validazione scientifica, appare strumento improprio e odioso nonché lesivo della dignità delle persone con disabilità e dei loro familiari.

Rimaniamo in attesa di un riscontro in merito e inviamo cordiali saluti.

Maria Grazia Breda, p. Fondazione promozione sociale Onlus/Ets
Giuseppe D'Angelo, p. Csa

Circolare Min Salute -Visite -


Anche grazie alle nostre costanti pressioni, che continuano, il Ministero della salute ha inviato a tutte le Regioni la nota che alleghiamo in merito alle visite in Rsa e altre strutture residenziali.

Viene confermato che le visite:

- sono "altrettanto necessarie quanto le cure sanitarie";

- devono essere concesse quotidianamente;

- devono consentire, se la persona non è autosufficiente, di poterle anche prestare assistenza;

- le eventuali limitazioni decise dai Direttori sanitari devono essere comunicate all'Asl di residenza, la quale entro 3 giorni deve dare eventuale parere negativo alle restrizioni.

Con questi presupposti, i gestori devono mantenere le giuste precauzioni ma aprire alle visite parenti.

Se riscontrate condizioni diverse e più restrittive, segnalatecelo in modo che possiamo itervenire.

 Circolare del ministero


Comunicato - "RSA: COME GARANTIRE LE CURE SANITARIE E IL DIRITTO ALLE RELAZIONI"


Si è svolto il 30 giugno 2022 il convegno "Rsa, come garantire le cure sanitarie e il diritto alle relazioni" promosso dalla Fondazione promozione sociale e dalla rivista Prospettive - I nostri diritti sanitari e sociali, con il patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte. Il video integrale dell'incontro è disponibile QUI (in descrizione il dettaglio dei singoli interventi con il minuto di inizio delle relazioni).

L'incontro ha visto (cfr. qui la locandina) la qualificata partecipazione di rappresentanti della Prefettura di Torino, dell'Università di Torino, dell'Accademia di Medicina, dell'Ordine dei Medici, dei Gestori delle strutture residenziali, delle associazioni e organizzazioni di rappresentanza e di tutela di malati e persone con disabilità non autosufficienti.

 

Dal convegno è emersa la necessità che la Regione Piemonte riconosca concretamente il diritto alla presa in carico sanitaria dei malati non autosufficienti in Rsa attraverso quote sanitarie per tutti i malati non autosufficienti, senza distinzioni di condizione sociale ed economica.

E' una questione di consistenza delle risorse economiche - che non possono essere legittimamente negate per le cure sanitarie e socio-sanitarie, nemmeno per "ragioni di bilancio" - ma anche di finanziamenti delle quote sanitarie da parte della Sanità regionale e nazionale. I promotori del convegno hanno sottolineato che la risposta al fabbisogno dei malati non autosufficienti non può arrivare da fondi sociali estemporanei (p. es. Fondo sociale europeo) o altre fonti di finanziamento che non riconoscano il diritto alla cura dei malati senza limiti di durata.

Tutti i relatori hanno ricordato la caratteristica delle Rsa come enti accreditati con il Servizio Sanitario regionale - anche quando gestite da operatori privati - e concordano sulla necessità, assolutamente non più rinviabile, della revisione radicale degli standard di funzionamento delle strutture. In questo senso, tra le necessità sono state individuate il potenziamento della presenza clinica (più operatori socio-sanitari, più infermieri) e medici all'interno delle strutture, oggi prevista solo attraverso la presenza per poche ore a settimana dei medici di base dei pazienti in posti letto convenzionati.

Al contrario, il fabbisogno degli utenti nelle Rsa richiede la presenza di medici (un direttore sanitario e medici specialisti) che lavorino in equipe tra loro e con il personale, fornendo anche prestazioni sanitarie che non costringano i malati ad essere trasferiti per semplici esami (prelievi, ecografie...) in ospedale, oppure, peggio, alla desistenza dall'attivazione delle cure. 

 

Diversi interventi hanno posto in luce il tema delle visite di parenti, conoscenti, volontari e anche clinici di fiducia all'interno delle strutture. Una necessità relazionale e di tutela della salute che è stata fortemente minata negli ultimi due anni di pandemia e che è necessario ristabilire appieno. Le regole per le aperture ci sono: è necessario che i gestori le interpretino in modo estensivo e che, parallelamente, il Governo si attivi per togliere le restrizioni e per avviare l'urgente potenziamento dell’organico delle strutture, togliendo così ai gestori la carenza di personale come motivazione per le reiterate restrizioni.

 

Restiamo  a disposizione per eventuali ulteriori informazioni.

Incontro del 30 maggio - "RSA, come garantire le cure sanitarie e il diritto alle relazioni"

Invito all'incontro del 30 maggio p.v. sul tema "Rsa, come garantire le cure sanitarie e il diritto alle relazioni", con preghiera di inoltrarlo ai Dirigenti Asl, Enti gestri, Sindacati, Parroci, Gestori Rsa, Consiglieri e Sindaci, Associazioni di volontariato.

Il tema è importante e riguarda ciascuno di noi.

Invito - Presentazione

Manifesto evento 27 maggio 2022: Associazioni insieme per ottenere cure a casa e contributi dalla Sanità.


Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede