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Incontro del 30 maggio - "RSA, come garantire le cure sanitarie e il diritto alle relazioni"

Manifesto evento 27 maggio 2022: Associazioni insieme per ottenere cure a casa e contributi dalla Sanità.

Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede

NO AI TAGLI SULLA NON AUTOSUFFICIENZA

 Proposta di legge delega sulla Non Autosufficienza

Prefetto di Torino e incontro al Ministero della Salute.




Anziani malati non autosufficienti - Lettera aperta al Presidente On. Alberto Cirio

RSA di Piazza Mazzini, Processo.

Informazioni sulle RSA

Nota DIRMEI sul miglioramento delle condizioni epidemiologiche

MATERIALI INTERESSANTI SUL TEMA DELL'EUTANASIA

Nuovo Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede

26.01.2021: Ignorate dalla Regione le richieste sui malati non autosufficienti.

Testo presentato in audizione alla Commissione Affari Cistituzionali del Senato



 

 

 

 

 

 

 

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Incontro del 30 maggio - "RSA, come garantire le cure sanitarie e il diritto alle relazioni"

Invito all'incontro del 30 maggio p.v. sul tema "Rsa, come garantire le cure sanitarie e il diritto alle relazioni", con preghiera di inoltrarlo ai Dirigenti Asl, Enti gestri, Sindacati, Parroci, Gestori Rsa, Consiglieri e Sindaci, Associazioni di volontariato.

Il tema è importante e riguarda ciascuno di noi.

Invito - Presentazione

Manifesto evento 27 maggio 2022: Associazioni insieme per ottenere cure a casa e contributi dalla Sanità.


Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede

Interveniamo per segnalare un esposto inviato al Prefetto di Torino dalla Fondazione promozione sociale e dal Coordinamento sanità ed assistenza con richiesta di informare il Ministro della salute, il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori alla sanità ed alle Politiche sociali circa : il mancato rispetto del diritto alla continuità terapeutica dei malati, in particolare dei non autosufficienti con pluripatologie croniche, la cui diagnosi e cura in tutte le forme e per tutta la durata delle loro manifestazioni, rientrano a pieno titolo nella competenza e nei doveri del Servizio sanitario nazionale (art.32 della Costituzione - art. 1 e 2 Legge 833/1978 – Decreto legislativo 502/1992 - Decreto Presidente Consiglio dei Ministri 12 gennaio 2017 aggiornamento dei Lea). In Piemonte le Asl continuano invece ad applicare le Dgr n. 14 del 2012, n. 45 e 85 del 2013 e 34 del 2016 che contengono procedure in contrasto con le norme nazionali e con il diritto esigibile alle prestazioni sanitarie per tutti i malati sia autosufficienti che non. Le segnalazioni riguardano anche la mancanza del progetto individualizzato di cura e di contributi della sanità per chi ha esigenze di cure di lunga durata e di prestazioni indifferibili 24 ore al giorno. La Giunta regionale sta utilizzando solo le risorse del Fondo per la non autosufficienza che copre a malapena il 2% del fabbisogno che viene riconosciuto in base alla valutazione dell’ISEE ed alle risorse economiche messe a bilancio. Il Fondo è un contributo aggiuntivo che purtroppo viene trattato come sostitutivo di quanto deve assicurare il Servizio sanitario. Oggi il 98% dei malati non autosufficienti che si trova a casa paga tutto di tasca propria, con grave impoverimento dei nuclei familiari. I provvedimenti approvati con la Missione 6 Salute del PNRR, si limitano a potenziare le ore di assistenza domiciliare integrata (medici,infermieri,OSS ) ma non è previsto un contributo economico (assegno di cura). La bozza di legge sulla non autosufficienza (Missione 5) presentata dal Ministro Andrea Orlando è solo l’ennesima prestazione assistenziale sociale per gli inabili al lavoro, prevedendo solo contributi per il settore assistenza, in base alla valutazione economica, escludendo il 98% dei malati non autosufficienti. Altro delicato oggetto dell’esposto al Prefetto è la disorganizzazione delle Rsa, ignorate dal Governo e dalla Giunta regionale piemontese. Ci sono almeno 5000 posti vuoti nelle Rsa ed oltre 4500 anziani che avevano presentato richiesta negli anni scorsi, ancora non hanno risposta per accedere alla presa in carico per ottenere dalle Asl il contributo del 50% del costo della retta. Un diritto esigibile (art. 30 Dpcm 12 gennaio 2017- Decreto legislativo 502/1992 – Legge 833/1978 ). La Giunta del Piemonte non ha sostituito le convenzioni degli oltre 8000 morti in Rsa registrati nel 2020, con nuovi ingressi di chi è in lista di attesa costretto a pagare rette dai 2500 ai 3000 euro al mese in strutture private. Molti familiari hanno dovuto svendere l’abitazione per farvi fronte. Le sopra citate Associazioni hanno denunciato alla Corte dei conti il 1° marzo 2021, la sottrazione dal bilancio regionale di 30 miliardi di euro dal fondo sanitario, vincolati per le prestazioni Lea, usandoli per ristorare invece i gestori privati delle Rsa, mentre il Governo aveva già stanziato fondi appositi per questo scopo. Al Ministro della salute si chiede di garantire risorse indispensabili perché le Rsa siano rafforzate con ulteriore personale, vengano istituiti gruppi di lavoro per riorganizzare le cure  sanitarie con maggiore collaborazione dei medici di medicina generale, per confermare la valenza e la piena appartenenza alla filiera delle strutture sanitarie del Servizio sanitario regionale. Il Gruppo senza Sede legge con interesse le vicende della Rsa trinese Sant’Antonio Abate ma non interviene nel merito, poiché c’è già chi se ne occupa.

Il testo integrale dell’esposto al Prefetto di Torino è reperibile sui siti internet delle Associazioni proponenti e dello scrivente Gruppo.

Trino, 17 aprile 2022                                              Associazione culturale Gruppo senza Sede

NO AI TAGLI SULLA NON AUTOSUFFICIENZA


NO AI TAGLI SULLA NON AUTOSUFFICIENZA
SEGNALAZIONE INIZIATIVA PD DAVANTI AL CONSIGLIO REGIONALE

Fondazione promozione sociale e Csa: «Bene tenere alta l’attenzione, ma è necessario che la competenza sulle cure domiciliari sia sanitaria per uscire dall’impasse del taglio dei fondi e della negazione del diritto. con le regole attuali, è escluso dalle cure domiciliari oltre il 90% dei malati/persone con disabilità non autosufficienti».

Segnaliamo l’iniziativa (“Flash Mob”) “PIEMONTE, NO AI TAGLI SULLA NON AUTOSUFFICIENZA E LA PSICHIATRIA” promossa dalla Consigliera regionale Monica Canalis, alla quale va riconosciuto l’impegno costante sul tema, e dal Partito Democratico.

Si svolgerà Mercoledì 20 Aprile 2022, ore 9,30 davanti al Consiglio regionale del Piemonte, via Alfieri 15 - Torino.

 

Garanzia di cure solo in Sanità La Fondazione promozione sociale e il Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base) condividono la necessità di tenere altissima l’attenzione sul tema della presa in carico sanitaria e socio-sanitaria dei malati/persone con disabilità non autosufficienti. Costoro hanno diritto esigibile alle cure del Servizio sanitario nazionale in risposta a tutte le loro esigenze, anche quelle continuative (quasi sempre 24 ore su 24 e 7 giorni su 7), relative alle attività della vita quotidiana che, per il loro stato di salute compromesso, non possono svolgere in autonomia, prestazioni indifferibili e indispensabili per la sopravvivenza stessa della persona. Al riguardo uniamo il documento “La non autosufficienza dell’anziano è un problema di salute” sottoscritto dalle Organizzazioni dei Geriatri piemontesi. Il comparto sanitario è l’unico che è tenuto a dare risposte in base alla sola domanda di prestazioni a tutela della salute della persona (articolo 32 della Costituzione), senza discriminazione nell’accesso al servizio.

 

Fondi sociali, direzione errata  L’istanza dei promotori della mobilitazione relativa al ripristino delle risorse sul capitolo “Fragilità sociali”, ambito di competenza e di spesa delle politiche sociali regionali, è un segnale, ma l’intervento deve essere immediatamente affidato alla competenza sanitaria, anche come capitolo di bilancio. L’attuale situazione è figlia di almeno 10 anni di scaricamento di malati e persone con disabilità dalle competenze sanitarie al comparto socio-assistenziale e, in ultima istanza e per la maggior parte dei casi, alle famiglie lasciate sole. Il fondo sociale, anche se a Torino viene assegnato, in deroga, senza valutazione Isee, risponde comunque a logiche socio-assistenziali: può essere ridotto, è contingentato alla dotazione economica del fondo e non alla corretta ed esaustiva risposta alla domanda di salute dei cittadini malati.

 

Sanità assente Fuori dalla Città di Torino, la situazione è peggiore perché le Asl non mettono alcuna risorsa per le cure domiciliari ai malati non autosufficienti, nemmeno sotto forma di fondi sociali “mascherati” da risorse sanitarie: i fondi per le cure domiciliari sono esclusivamente fondi sociali dei Comuni/Consorzi, la cui erogazione è vincolata alla valutazione socio-economica (cioè all’Isee) del beneficiario. In questo modo, ai contributi accede l’1,5 -3% dei malati/persone con disabilità rispetto al fabbisogno complessivo. Tutti loro avrebbero (e, anzi, «hanno» per legge) diritto alle prestazioni domiciliari sanitarie e socio-sanitarie di competenza delle Asl. Si tratta di prestazioni di tutela della salute, anche di lungo periodo, che per questo sono di competenza del Servizio sanitario regionale e devono essere a carico delle Asl (con eventuale compartecipazione dell’utente, così come avviene per la copertura della quota sanitaria - 50% della retta - in Rsa, Residenza sanitaria assistenziale).

 

Rendere concreto il diritto alla cura La Fondazione promozione sociale ed il Csa sollecitano il Consiglio regionale del Piemonte e, nello specifico, il Partito Democratico, ad assumere iniziative che impegnino concretamente l’Assessore alla sanità ad approvare il Regolamento della legge regionale 10/2010, nonchè a rendere effettivamente e concretamente esigibile il diritto alla presa in carico dell’Asl per i malati/persone con disabilità non autosufficienti con un progetto terapeutico domiciliare comprensivo di un contributo economico (quota sanitaria) che faccia in parte fronte ai maggiori oneri che vengono sostenuti a domicilio da loro e dalle loro famiglie per assicurare 24 ore su 24 prestazioni indifferibili e indispensabili per la sopravvivenza..

Comunicazione a cura dei Geriatri piemontesi

Volantino Flash Mob

Torino, 14 aprile 2022


Proposta di legge delega sulla Non Autosufficienza

Chiediamo il ritiro della Proposta di legge delega sulla Non Autosufficienza presentata dal Ministro delle politiche sociali On. Andrea Orlando.

La stragrande maggioranza dei malati cronici e delle persone con disabilità non avrà accesso ai contributi economici per essere curati a casa.

La legge per garantire l’assegno di cura deve scriverla il Ministro della salute, On. Roberto Speranza. L’assegno di cura deve rientrare nelle prestazioni sanitarie domiciliari lea come diritto esigibile a carattere universale.

 Confidiamo nella lettura del documento allegato.

Prefetto di Torino e incontro al Ministero della Salute.

Informiamo che Venerdì 1° Aprile abbiamo incontrato il Vice Prefetto di Torino dott.ssa Attianese.

Durante l'incontro sono stati sviluppati i punti di cui all'allegata lettera.

In particolare si è sottolineata l'importanza di un intervento del Prefetto nei riguardi:

- del Ministro della salute, per la rimozione della discrezionalità dei direttori delle Rsa per l’accesso in struttura dei familiari dei ricoverati;

- della Giunta regionale affinchè sia attivato con urgenza un gruppo di lavoro con la partecipazione dei rappresentanti delle associazioni degli utenti, per la riorganizzazione delle cure sanitarie e socio sanitarie per i malati cronici non autosufficienti.

Si unisce il promemoria.

Si unisce infine il verbale dell'incontro dei Comitati romani che sono stati incontrati al Ministero della salute

Cordiali saluti

Maria Grazia Breda

 

Fondazione promozione sociale onlus


Comunicazione Progetto di vita personalizzato già esigibile


Informazioni su bonus e presidio


  1. Inoltriamo l’ultima Circolare “visite” della Regione Piemonte che mantiene inalterate le disposizioni vigenti che il Ministero della salute ha prorogato fino al 30 dicembre 2022. Unica novità: in caso di persona ricoverata positiva è ammessa la visita con le dovute protezioni.
Vi segnaliamo che in questi giorni siamo venuti in contatto con numerose associazioni e Comitati di familiari di Torino e altre Regioni.
Stanno organizzando un presidio a Roma e in altre Città per Mercoledì 30 marzo p.v. ore 14,30 (a ROMA davanti al Ministero della salute; a Torino davanti alla Prefettura).
Alleghiamo intanto il volantino e un articolo apparso su "La Repubblica" di torino

Richiesta Amnesty per Comitato europeo di segnalazioni situazioni di denutrizione, contenzione, lesioni, negazione di cure. in Rsa o strutture similari.

Buongiorno,

Vi scrivo perché siamo stati contattati da Amnesty Italia, con la quale siamo in contatto, a sua volta interpellata dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti disumani o degradanti (CPT).

Visto quanto è emerso con la pandemia nelle Rsa, il Comitato europeo ha deciso di aprire una finestra anche in questo ambito.

Per il Piemonte è stato sollecitato dall’iniziativa del precedente Difensore civico della Regione Piemonte Augusto Fierro, che nel 2018/2019 aveva promosso un’indagine nelle Rsa, in particolare sull’utilizzo della contenzione.

Il CPT prevede un sistema di visite nei luoghi di detenzione, per verificare le condizioni di trattamento delle persone private della libertà. Ha la facoltà di visitare carceri, centri di detenzione minorile, commissariati di polizia, centri di ritenzione per immigrati irregolari, istituti psichiatrici, strutture e istituzioni di ricovero a carattere sociale, ecc. Nel corso delle visite le delegazioni del CPT si valgono del diritto di accesso illimitato ai luoghi di detenzione, all’interno dei quali possono spostarsi con assoluta libertà. Possono intrattenersi senza testimoni con le persone private della libertà e comunicare liberamente con chiunque possa essere in grado di fornire informazioni pertinenti.

Il Comitato è tenuto a notificare allo Stato interessato la propria intenzione di effettuare una visita nel paese. Dopo tale notifica, la delegazione del CPT può recarsi in qualsiasi momento in ogni luogo del paese dove vi siano persone in stato di detenzione, senza dover notificare alle strutture in anticipo.

Durante le visite, il CTP può chiedere accesso alle cartelle cliniche e alle registrazioni delle telecamere.

Dopo ogni visita, il CPT invia un rapporto dettagliato al governo dello Stato interessato, contenente i risultati emersi nel corso della visita, nonché le raccomandazioni, i commenti e le eventuali richieste di informazioni complementari. Il CPT invita inoltre lo Stato a fornire una risposta dettagliata alle questioni sollevate nel rapporto. I rapporti e le risposte fornite costituiscono la base del dialogo permanente con gli Stati membri. 

Trovate maggiori informazioni sul sito: https://www.coe.int/it/web/cpt/about-the-cpt

Il Comitato ha deciso di aprire un'indagine sulle cure negate nelle Rsa e strutture similari.

Il CPT chiede di segnalare Rsa, case di riposo, strutture residenziali per persone con disabilità intellettiva, che presentano rilevanti problemi di personale o siano state evidenziate  situazioni denutrizione, contenzione, lesioni o piaghe da decubito, segni di maltrattamento, di autolesionismo, ecc.

La presente è inviata a familiari, associazioni di volontariato, nonché  a rappresentanti dei lavoratori in quanto il mancato adeguamento degli standard secondo le esigenze degli utenti si traduce in carenza di personale, turni massacranti, induzione a svolgere mansioni non di loro competenza.

Le eventuali segnalazioni i vanno indirizzate a:

Debora Del Pistoia, Amnesty Italia    d.delpistoia@amnesty.it

La Fondazione promozione sociale ha accettato di collaborare in quanto ritiene che sia un fatto rilevante che il Comitato europeo apra il suo interesse in questo campo; anche se non ha potere sanzionatorio aiuta a mettere a fuoco il problema generale di carenza di cure sanitarie e socio sanitarie e dell'urgenza che Governo e Regioni mettano in atto una riforma radicale di queste strutture che sono a pieno titolo parte integrante della filiera del Servizio sanitario nazionale, che deve investire le risorse necessarie per assicurare prestazioni in misura adeguata alle esigenze dei malati cronici e delle persone con disabilità non autosufficienti indifese e dipendenti in tutto dall'aiuto degli altri.

Vi ringrazio per l’attenzione.     

Cordiali saluti.

Maria Grazia Breda

Fondazione promozione sociale onlus

Via Artisti 36 – 10124 Torino

Tel. 011 8124469 Fax 011 8122595
info@fondazionepromozionesociale.it
www.fondazionepromozionesociale.it

Mobilitazione urgente

LA GIUNTA DELLA REGIONE PIEMONTE E LA CHIESA LANCIANO UNA COLLETTA PER LE RSA

E FANNO BENEFICENZA SPICCIA A DANNO DEL DIRITTO DEI MALATI NON AUTOSUFFICIENTI DI ESSERE CURATI

(persino per Confidustria è troppo, e si limita a prendere atto, chiedendo però alla Regione interventi "seri"). Si veda articolo allegato e volantino.

Anziani malati non autosufficienti - Lettera aperta al Presidente On. Alberto Cirio

La presente è inoltrata alle Organizzazioni e Associazioni impegnate nella difesa del diritto alle cure dei malati cronici e delle persone con disabilità non autosufficienti.

 Siamo altresì interessati a conoscere Vostri eventuali contributi o proposte sui temi sollevati nella lettera allegata.

 


RSA di Piazza Mazzini, Processo

Informazioni sulle RSA


  1. alleghiamo con la presente una nota della Direzione sanità e Welfare della Regione Piemonte che, facendo seguito ad una nostra segnalazione, conferma che, per i pazienti inseriti nelle Rsa in convenzione con le Asl piemontesi, sono ricomprese nella retta alberghiera mensile:
    • il servizio di parrucchiere/barbiere, nella misura di:
      • lavaggio e asciugatura, almeno una volta a settimana;
      • taglio, almeno una volta al mese;
    • le prestazioni relative all'igiene personale del paziente;
    • il taglio delle unghie dei piedi e delle mani.

Viene altresì precisato che il servizio del podologo è ricompreso nella retta solo nel caso venga utilizzato dalla struttura per i bisogni di igiene della persona, mentre è a carico dell’utente nel caso in cui venga richiesto per motivi estetici.

  1. segnaliamo altresì che, facendo seguito alla nota della Direzione Sanità e Welfare della Regione Piemonte che già vi avevamo inoltrato il 4 febbraio u.s., è intervenuta la Commissione di vigilanza dell'Asl Città di Torino nei confronti della Rsa che aveva predisposto il contratto contestato per confermare la nullità del contratto previsto per i pazienti inseriti in convenzione da parte dell'Asl.


Nota DIRMEI sul miglioramento delle condizioni epidemiologiche


Uniamo in allegato la nota emessa il  17 febbraio u.s. dal Dipartimento regionale malattie emergenze infettive (Dirmei) della Regione Piemonte, avente ad oggetto “Miglioramento delle condizioni epidemiologiche. Primi provvedimenti e precisazioni”.

Il contenuto della nota allegata è così riassumibile:

  • Viene prevista la cadenza mensile – e non più ogni 15 giorni – dei tamponi rapidi di controllo per pazienti ed operatori;
  • In linea con i provvedimenti nazionali vigenti, si prevede la completa assimilazione dei tamponi rapidi ai tamponi molecolari;
  • Si comunica il superamento della misura della quarantena, sostituita dalla “auto sorveglianza” di 5 giorni;
  • Si ribadisce la necessità di garantire l’accesso ai visitatori nelle strutture;
  • Resta ferma la discrezionalità dei Direttori delle strutture di stabilire misure più restrittive in merito agli accessi dei visitatori, ma solo qualora vi siano comprovati motivi. Le limitazioni agli ingressi devono essere giustificate formalmente (non basta comunicare per telefono ai parenti che “ci sono dei positivi”). Inoltre, delle chiusure deve essere sempre informato in maniera ufficiale il Dirmei (Dipartimento regionale emergenze e malattie infettive) della Regione Piemonte.

Riteniamo pertanto che sia fondamentale che i familiari dei pazienti ricoverati nelle Rsa continuino con la presentazione delle segnalazioni alle Asl ed alla Regione nei casi di limitazioni delle visite, che in ogni caso devono trovare una comprovata motivazione. In merito, uniamo nuovamente copia del fac-simile per la richiesta di visite da noi predisposto.

MATERIALI INTERESSANTI SUL TEMA DELL'EUTANASIA

In attesa delle motivazioni della sentenza della Corte costituzionale, inviamo l'articolo firmato da Maria Grazia Breda pubblicato sul numero 215/2021 di "Prospettive assistenziali" e sul giornale diocesano "La Voce e il Tempo" (ottobre 2021). Uniamo poi l'articolo "Sulla dignità del vivere e del morire: il caso dimenticato di Loris Bertocco" (Prospettive assistenziali 206/2019).

Quello di Bertocco è un nome che non sentirete nell'elenco che i promotori del referendum portano in piazza, perché smonta la narrazione della "eutanasia come domanda di libertà". In tanti casi, come il suo, la morte è l'estrema, disperata risposta alla mancanza di cure che il nostro Servizio sanitario nazionale deve assicurare. Cosa che non fa per migliaia di malati abbandonati.

Avevamo detto già molto in questi articoli. E tutto rimane validissimo, come volevasi dimostrare. Tuttavia, in queste ore occorre aggiungere qualche indicazione di "controinformazione" per orientarsi nell'inevitabile flusso di comunicazione di queste ore sul tema.

- Chi parla di bocciatura dell'Eutanasia non riferisce un'informazione precisa: il referendum promosso dai radicali chiedeva di depenalizzare l'omicidio del consenziente, aprendo di fatto alla barbarie del non sanzionare colui/colei che provoca la morte di un altro uomo/donna, purché sia dimostrato che questa persona avesse richiesto di morire.

Paradossalmente, l'unico ad avere sanzioni per aver procurato la morte del consenziente, sarebbe stato il medico (con conseguente prevedibile apertura indiscriminata a omicidi da parte di non medici...). Perché? Perché l'articolo 36 del Codice di deontologia medica recita esplicitamente: "Il medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare né favorire trattamenti diretti a provocarne la morte". Come si intitola l'articolo? Eutanasia. Cosa si dice nel commento interpretativo che ne fornisce la stessa Federazione nazionale degli ordini dei medici? Ecco qui il passo: "L’articolo 36 è volto specificamente al tema dell’eutanasia. (...) L’attuale stesura, particolarmente stringata, mira esplicitamente e direttamente a ribadire, in maniera inequivoca, il divieto per il medico di effettuare o favorire trattamenti diretti a provocare la morte del malato".

- Che la propaganda sul referendum (eutanasia legale) fosse ingannevole rispetto al quesito (in realtà, omicidio del consenziente senza reato) è già di per sé un aspetto squalificante di questa referendaria. Dei promotori, sia chiaro, non di chi è andato a firmare, spesso tratto in inganno dalla falsa propaganda. Che poi la proposta di referendum servisse in buona sostanza a "muovere" la legge sull'Eutanasia in Parlamento, arenata da anni in Commissione, è ancora meno nobile. Il referendum - la mobilitazione di molti cittadini - era fin da subito per i promotori una "pedina sacrificabile" in vista della legge. Un "gioco di sponda" irrispettoso delle istituzioni.

- In un contesto di diffusissima negazione delle basilari cure e prese in carico di decine (forse centinaia) di migliaia di malati non autosufficienti e di persone con disabilità, l'eventuale normativa sull'eutanasia è una strada spianata alla eliminazione fisica di migliaia di persone "propagandata" per libera scelta.

Per i pochi casi di malati gravissimi, pienamente capaci di decidere, ai quali tutte le cure, gratuite, di cui hanno bisogno e diritto esigibile sono assicurate, e che in ogni caso chiedono un accompagnamento (anche rapido) alla morte si impone una riflessione seria sul tema - che parta dall'utilizzo delle tecnologie che consentono di mantenere in vita queste persone. E' inevitabile che la politica normi queste situazioni e anche tempestivamente, ma ciò che non rientra nelle attuali leggi riguarda pochissimi casi.

I paesi in cui l'eutanasia è in vigore ci dicono che la gran parte dei casi di morte procurata riguarda persone con gravi disabilità, persone con diagnosi di malattie degenerative (non sempre in grado di confermare la loro volontà al momento della morte) o di gravi patologie che spesso non vengono trattate con terapie del dolore e accompagnamento terapeutico alla fine, che sono vittime di mancate cure, che sono - laddove il sistema funziona così - abbandonate dalle assicurazioni private che le reputano "costi non produttivi".

Chi non cita questi dati - che trovate negli articoli allegati -, chi non riconosce che nelle nazioni in cui l'eutanasia ha preso piede ci sono moltissime controversie, chi crede di appellarsi a leggi e regolamenti asettici senza prevedere l'utilizzo pratico di una norma che spiani la strada alla somministrazione della morte, non fa completa informazione. E da una informazione parziale derivano scelte politiche che vanno contro la tutela dei più deboli.

 

Le nostre proposte

Per contrastare l’eutanasia da abbandono praticata dalle istituzioni nei riguardi dei malati cronici e delle persone con disabilità non autosufficienti non in grado di autodifendersi, è importante che ciascuno si impegni per ottenere il pieno rispetto del loro diritto esigibile alle cure sanitarie.   Si veda il documento allegato “Proposte per ottenere il diritto alle cure sanitarie del Servizio sanitario nazionale degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone colpite da malattia di Alzheimer o da altre analoghe forme di demenza senile”.

 Allegati:

- Eutanasia e abbandono

- Sulla dignità del vivere e del morire Berocco Pierino

- Proposte per ottenere il diritto alle cure

Andrea Ciattaglia

Direttore di Prospettive


Nuovo Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede

Il quadro politico e culturale complesso di questi anni di pandemia sta spostando l’attenzione generale sul Pnrr (Piano nazionale ripresa e resilienza) ed i relativi finanziamenti stanno scatenando gli interessi particolari e, nonostante altisonanti dichiarazioni, il Governo, le Associazioni di rappresentanza ed i Sindacati, hanno finora perseguito l’emarginazione del settore assistenziale dei malati cronici non autosufficienti. Nessun provvedimento è stato approvato per garantire le priorità degli interventi domiciliari per chi necessita di prestazioni indifferibili 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno e non è stata avviata la radicale riforma che ci si attendeva per le Rsa, tragicamente martoriate dalla pandemia. Forse questi esseri umani sono ormai considerati “vuoti a perdere” inutili per il galoppare dell’ economia. Il Ministro della salute, con le scelte operate, nega il diritto alle cure sanitarie previste dalla Legge 833/1978 in capo al Servizio sanitario per tutti i malati, senza discriminazioni per età o malattia. Questa scelta politica costringe i nuclei familiari ad affrontare responsabilità di cura ed oneri economici che nessuna Legge prevede a loro carico. Le Associazioni che operano nell’ambito della non autosufficienza hanno ben presente la situazione, ma rivolgono le loro petizioni  al settore delle politiche sociali che non ha competenza in materia sanitaria. Le richieste di aumentare le risorse del Fondo per le politiche sociali non servono a migliorare le prestazioni come l’Adi (Assistenza domiciliare integrata) che è di competenza del settore sanitario.

I Comuni che spesso contribuiscono finanziariamente a sostenere le Rsa, non sono tenuti ad investire risorse proprie in attività di cui sono titolari le Asl, ma hanno invece un’importante responsabilità di vigilanza, sia monitorando l’ utilizzo del patrimonio IPAB, sia sulla corretta applicazione delle normative sull’ Isee per le prestazioni rientranti nei Lea, chiedendo alle Asl ed alla Regione di garantire le prestazioni, con il riconoscimento delle Convenzioni per i ricoveri e l’approvazione del regolamento della Legge regionale 10/2010, per dare attuazione alle cure domiciliari con contributi economici e presa in carico dell’Asl. Il 2022 sarà un anno di transizione, con iniziative a livello nazionale legate alla Missione 5 e 6 del Pnrr che condizioneranno le scelte regionali. E’ comunque nostra intenzione affiancare la Fondazione Promozione sociale e proseguire con l’osservazione e l’informazione circa gli interventi del settore socio sanitario, per contestare ogni forma di prevaricazione, discriminazione e razzismo e presentare proposte a favore delle cure sanitarie per il rispetto dei diritti e della dignità dei malati.

Trino, febbraio 2022                                               Associazione culturale  Gruppo senza Sede                                                                             

 


26.01.2021: Ignorate dalla Regione le richieste sui malati non autosufficienti.

Testo presentato da Fondazione Promozione Sociale alla Commissiona Affari Costituzionali del Senato

Fondazione Promozione Sociale: Attività in corso e programma 2022

Interventi a domicilio per chi non è autosufficiente. In finanziaria contributi solo per chi è povero. La maggioranza resta fuori

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8 gennaio 2021: comunicato stampa del Gruppo Senza Sede 

Venerdì 17 dicembre 2021 su quotidianosanità.it compare una lettera al Direttore col titolo

“ Non si può perdere tempo per potenziare l’assistenza territoriale”. La firma è di Antonio Saitta ex assessore  in quota Partito Democratico della piemontese Giunta Chiamparino (2014-2019).  Ecco parte del testo, con la sua ricetta per il potenziamento delle prestazioni per i malati cronici, anche non autosufficienti : ” E’ sufficiente che si replichi anche per l’assistenza territoriale ciò che è avvenuto per necessità nell’organizzazione dei servizi ospedalieri durante la pandemia. Per la prima volta nella storia del Servizio sanitario nazionale l’offerta è stata programmata sulla domanda. E’ stata così sconfitta (sottolineato nel rapporto OASI del 2021) una delle costanti del SSN per il quale la capacità di offerta era basata sulle dotazioni pregresse”. Chi, non smemorato, è attento alle vicende della Sanità pubblica ricorda provvedimenti del Saitta assessore come la delibera 18/2015 “……..necessità di monitorare, per assicurare il rispetto di sostanziale pareggio dei bilanci d’esercizio degli Enti del SSN, le liste d’attesa governate dalle Asl, sulla base della priorità rilevata in sede di valutazione multidimensionale del bisogno, dalla UVG, quale elemento di garanzia rispetto al limite invalicabile della spesa “. Spogliando il tutto dal politichese, se il numero dei malati (domanda) supera la cifra dei soldi stanziati (offerta), anziché cercare un incremento degli stanziamenti, si perde forse meno tempo per modificare il numero dei malati ( per esempio inserendo degli illegittimi vincoli di carattere socio-economico nella valutazione dei singoli casi, come fanno le Unità valutative geriatriche per negare l’accesso alle prestazioni). Così si dichiara la non ammissibilità alle cure domiciliari o alla retta sanitaria il Rsa, per quella platea di persone che eccede l’offerta. L’assessore, sempre nel 2015, si premurava di precisare che “l’obiettivo deve essere quello di promuovere la capacità del SSN di intercettare il reale bisogno di salute, di efficientare l’appropriatezza  e di rendere compatibile la domanda con la garanzia dei Lea”. In parole povere si modifica la domanda in base a quanto programmato a priori come offerta (via via tagliata) e non implementata, per rispondere alla legittima domanda di tutela della salute. In questo gioco di prestigio sulla pelle dei malati, brilla la distanza tra l’opera del Saitta assessore in carica (2014-2019) e le parole con le quali interviene oggi da ex assessore, avvallando pure la configurazione dell’Ospedale di Comunità che, salvo future modifiche migliorative, non garantirebbe la presenza continuativa di medici ma solo prestazioni infermieristiche, non adeguate al fabbisogno di salute altissimo dei malati non autosufficienti.  Saitta, nella lettera,  non si è espresso sull’ “amara storia del piano di rientro” nel quale l’Ordine dei Medici della Provincia di Torino documentava che il debito regionale non riguardava il settore sanitario, ma che le spese di altri settori erano state largamente pagate con risorse sottratte alla dotazione del Servizio sanitario. Si è scelto di far pagare ai malati il debito di tutti i settori regionali tranne la sanità. Chi oggi pontifica soluzioni per “non perdere tempo” ne ha utilizzato fin troppo per negare ai piemontesi il fondamentale diritto costituzionale alla tutela della loro salute.

Trino, gennaio 2022                                                  Associazione culturale Gruppo senza Sede            

Materiale distribuito dal Gruppo Senza Sede il giorno 29/11/2019 sulle fake news sanitarie e sulle informazioni sui diritti alle cure socio-sanitarie.

Uniamo in allegato il volantino informativo  “SFATIAMO LE “FAKE NEWS” SANITARIE!” ovvero le false informazioni messe in circolazione, circa gli obblighi del Servizio sanitario di curare le persone malate croniche non autosufficienti ed i ricoveri in ospedale e nelle altre strutture sanitarie convenzionate (case di cura, Cavs).

VOLANTINO CAMPAGNA INFORMATIVA

Con preghiera di lettura e diffusione.

 

 

 

Adeguamento della Clinica della Memoria di Collegno alle esigenze degli infermi e del relativo personale

- Egr. Luigi Icardi, Assessore alla sanità della Regione Piemonte

- Egr. Chiara Appendino, Sindaca della Città di Torino

- Egr.  Francesco Casciano, Sindaco del Comune di Collegno (To)

- Egr. Presidente e Componenti della Commissione Sanità del Consiglio regionale del Piemonte

- Egr. Presidente dell’Ordine dei Medici e degli Infermieri di Torino

- Egr. Rev. Don Mario Foradini, Parroco di San Secondo

 

 

Oggetto: Adeguamento della Clinica della Memoria di Collegno alle esigenze degli infermi e del relativo personale

 

In merito ai lavori di adeguamento della Clinica della Memoria, di cui all’articolo pubblicato su “La Stampa” del 20 ottobre scorso, le scriventi organizzazioni chiedono che la struttura sia resa adeguata alle esigenze degli infermi che necessitano non solo di valide prestazioni diagnostiche e terapeutiche, ma anche – in tutta la misura del possibile – del sostegno materiale, morale e affettivo dei loro congiunti.

 

Inoltre, sono noti i frequenti casi di forte disagio di una parte consistente del personale (medici e soprattutto infermieri, altri operatori socio-sanitari) che svolge la propria attività costantemente con malati in genere assai problematici, che a causa dell’estrema gravità della loro infermità, non hanno mai, o quasi, comportamenti incoraggianti nei loro riguardi.

 

Da questa, e da altre constatazioni, è emersa la necessità che le Case di cura e le Residenze sanitarie assistenziali siano istituite tenendo conto in primo luogo del   bacino dell’utenza. Non avendo preso in considerazione questa evidenza lapalissiana, tutte le case di cura per gli anziani malati abitanti della Città di Torino sono istituite non nel relativo territorio, ma a Pianezza, Lanzo, San Carlo Canavese e Andezeno, con evidenti disagi per i loro congiunti, in particolare quelli anziani o con disabilità.

 

Partendo invece dalle esigenze degli infermi, dei loro congiunti e del personale sono stati creati nelle Rsa di Torino e di altre città reparti appositi per le persone colpite dalla malattia di Alzheimer o da altre forme di demenza senile, destinando gli altri reparti agli anziani con patologie non neurologiche o psichiatriche.

 

Ciò premesso le scriventi organizzazioni ritengono necessario che la Clinica della Memoria:

 

  1. comprenda reparti per gli infermi affetti da Alzheimer o da altre patologie assimilabili, la cui capienza complessiva sia calcolata sulla base di un adeguato bacino dell’utenza;

 

  1. comprenda anche reparti per gli altri infermi anziani colpiti da patologie invalidanti e da non autosufficienza, la cui capienza venga individuata sulla base del sopra precisato criterio, consentendo in tal modo ai congiunti degli infermi di assicurare il massimo sostegno ai loro familiari infermi (attività che di fatto è anche un aiuto al personale addetto) e di consentire agli operatori di poter – ove occorre, anche per salvaguardia della loro salute mentale – di svolgere la loro attività, se del caso per periodi transitori, presso i reparti meno stressanti.

 

Restiamo a disposizione per ulteriori precisazioni e valutazioni e porgiamo i nostri migliori saluti.

 

Maria Grazia Breda, Andrea Ciattaglia e Francesco Santanera 


 

 

 

Documentazione

Per Vostra conoscenza alleghiamo copia dell’e-mail inviata a Paolo Berardinelli e Alberto Mingardi, Autori del capitolo relativo al “Quarto comandamento. (Stato) medico, cura te stesso” del volume di Carlo Cottarelli e Alessandro De Nicola “I dieci comandamenti dell’economia italiana”, presentato da Lorenzo Infantino, nonchè copia della Pec indirizzata al Sindaco di Milano. Gli articoli pubblicati su Prospettive assistenziali sono reperibili sul sito www.fondazionepromozionesociale.it

Uniamo anche copia del documento “Iniziative semplici e facili per l’acquisizione di importanti risorse economiche da destinare al Servizio sanitario nazionale, in particolare agli infermi non autosufficienti”

 

Incontro sul diritto alle cure dei malati non autosufficienti- 11 ottobre 2019

Abbiamo il piacere di invitarvi all'incontro informativo sui "Diritti degli anziani malati cronici non autosufficienti: con malattia di Alzheimer, Parkinson, esiti invalidanti da patologie acute", in collaborazione con il Consiglio dei Seniores della Città di Torino e con il patrocinio della Circoscizione 8.

 L'incontro si svolgerà venerdì 11 ottobre alle 16 nella Sala Consiglio di Corso Corsica 55 - sede della Circoscrizione 8/ambulatorio Asl/Anagrafe.

 Vi chiediamo di partecipare e di diffondere il più possibile il volantino allegato ai vostri associati, conoscenti, alle persone che pensate possano avere bisogno di tali informazioni, nei luoghi di aggregazione e lavoro (uffici, scuole, fabbriche, bar, palestre, sedi di quartiere, studi medici previo loro permesso... ) che frequentate.

 Temi trattati: Cosa possiamo fare se l'ospedale o la Casa di cura vogliono dimettere un malato non autosufficiente? Come si ottiene il ricovero in Rsa? Che cosa garantiscono l'Asl e il medico di medicina generale a domicilio? A che cosa serve l'Isee?

 

Vi aspettiamo!

 VOLANTINO

Maria Grazia Breda e Andrea Ciattaglia

 

Fondazione promozione sociale onlus

Via Artisti 36 – 10124 Torino

Tel. 011 8124469 Fax 011 8122595

info@fondazionepromozionesociale.it
www.fondazionepromozionesociale.it

 

 

Pubblichiamo due articoli e un volantino con informazi

Alleghiamo i seguenti documenti:

-       Sempre più preoccupante la situazione degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone con demenza senile: violate le norme costituzionali e le leggi che assicurano il pieno e se necessario immediato diritto alle cure sanitarie e/o socio sanitarie senza limiti di durata

 

-       Iniziative semplici e facili per l’acquisizione di importanti risorse economiche da destinare al Servizio sanitario regionale, in particolare agli infermi non autosufficienti”

 

Uniamo anche il volantino del Consiglio dei Seniores della Città di Torino che reca il significativo titolo “Aiutiamo gli anziani a non farsi ingannare dalle false notizie”, che speriamo possa essere ripreso anche da qualche altra organizzazione operativa in questo campo.

Informazioni

Uniamo copia della relazione dell'Avvocato Luigi Lia, Responsabile dell'Ufficio di pubblica tutela dell'Azienda socio-sanitaria Milano Nord, sull'attività svolta nel 2018. Di particolare interesse il capitolo “Dimissioni protette”, che conferma la nostra posizione in merito al diritto esigibile alla continuità diagnostica e terapeutica anche successivamente alla degenza ospedaliera e al relativo superamento delle fasi acute.

Alleghiamo altresì il volantino “Aiutiamo gli anziani a non farsi ingannare dalle false notizie. Opposizione alle dimissioni forzate e diritto alla continuità delle cure”,  Edizione aggiornata 2019, predisposto dal Consiglio dei Seniores del Comune di Torino, al quale aderiscono le 37 organizzazioni di cui all'unito elenco.

Alleghiamo inoltre le informative in materia diffuse dai Consorzi socio-assistenziali Cisap di Collegno e Grugliasco e Cisa12 di Nichelino.

Nota info utenti RSA Cisap

Nota informativa accesso alle cure

Aderenti al consiglio dei Seniores

Grati se vorrete inviarci le eventuali analoghe documentazioni in Vostro possesso.

 

Nuovo facsimile per la richiesta di continuità delle cure (opposizione alle dimissioni)

 Si unisce il nuovo testo del fac-simile da utilizzare per la “Opposizione alle dimissioni ospedaliere e richiesta della continuità diagnostica e terapeutica assicurata dalle leggi vigenti” in cui sono state inserite le importantissime considerazioni concernenti il fondamentale articolo 23 della Costituzione che, insieme alla legge 833/1978, costituisce la base della nostra posizione sul diritto senza limiti di durata delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie delle persone giovani e adulte anziani non autosufficienti. Si precisa che, a nostro avviso, la violazione di dette norme costituisce un reato gravissimo. Pertanto, essendosi verificata una situazione analoga (cfr. l’articolo di Francesco Pallante pubblicato sul n. 205/2019 di “Prospettive assistenziali”), è stato presentato un esposto penale ai Procuratori della Repubblica di Perugia, Spoleto e Terni.

 

P.S. Si allega anche copia dell'elenco di tutte le lettere facsimili disponibili sul nostro sul sito www.fondazionepromozionesociale.it

 

 

Pubblichiamo l'editoriale e due articoli (sulla, per nulla buona, legge 3/2019 della Regione Piemonte e, lungo ma denso di dati ed elementi a nostro giudizio molto interessanti, sull'arrembante ingresso delle assicurazioni nella sanità italiana) pubblicati sul numero 205 di Prospettive assistenziali. - Legge 3 2019 - Il mercato della salute - Persone con disabilità -

 

 

LA SANITÀ NON È SOLO PARCO PER LA SALUTE:

Volantino della Fondazione Promozione Sociale

Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede.

La Sanità non è solo un parco per la salute : 30 mila anziani malati e persone con disabilità, non autosufficienti sono in lista di attesa da anni per assegni di cura per il domicilio e posti letto convenzionati in RSA, nonostante le loro esigenze socio-sanitarie siano indifferibili. In vista delle imminenti Elezioni regionali, il Gruppo senza Sede di Trino condivide le richieste che la Fondazione Promozione sociale di Torino rivolge fin da ora ai prossimi Consiglio e Giunta della Regione Piemonte, per avere sollecite e concrete risposte sui diritti dei malati non autosufficienti.

1)    Riconoscere la priorità delle cure domiciliari, quando c’è la volontaria disponibilità di familiari idonei ad assumersi il ruolo di accuditori. Quindi approvare il regolamento della Legge 10/2010, sviluppare l’assistenza domiciliare integrata e programmata e riconoscere un contributo dell’Asl ai familiari (almeno 700-800 euro al mese) che assicurano 24 ore su 24 le cure ad un parente malato.

2)   Garantire il vigente diritto alla continuità terapeutica, diramando una circolare che richiami le strutture sanitarie e le case di cura private e convenzionate, al rispetto delle Leggi 833/1978  ; 289/2002 art. 54 ; Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017, secondo le quali compete all’Asl di residenza del paziente e non ai parenti, la prosecuzione senza limiti di durata delle cure. Inserire tempestivamente in Rsa i malati anziani non autosufficienti, quando non hanno bisogno di riabilitazione. Revisionare le procedure delle Unità valutative, in modo che le prestazioni socio sanitarie non siano condizionate dalla presentazione dell’ Isee. Nel 2016 l’Ordine dei Medici di Torino aveva precisato : “ Il Servizio sanitario nazionale deve operare nei confronti degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone con demenza senile, sulla base degli stessi principi riconosciuti per gli altri malati e quindi senza condizionamenti all’accesso alle prestazioni legati a valutazioni U.v.g., il cui intervento può essere richiesto per accertamenti ed approfondimenti clinici, ma non può negare le cure”.

3)   Approvare provvedimenti che stabiliscano standard adeguati e verificabili del personale delle case di cura convenzionate e delle altre strutture sanitarie preposte al ricovero di persone malate e non autosufficienti, attualmente del tutto inesistenti.

Sui siti grupposenzasede.it  e  fondazionepromozionesociale.it, a completamento delle suddette richieste, è pubblicata una sintetica ma interessante relazione dell’operato in materia di sanità e non autosufficienza  della Giunta 2014/2019  della Regione Piemonte.

 

Trino, 10 maggio 2019                                             Associazione culturale

                                                                                  Gruppo senza Sede

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Vi invitiamo alla

CONFERENZA STAMPA

 

·         GIOVEDÌ 18 APRILE 2019 -  ORE 11,30

presso il CENTRO SERVIZI VOL.TO.  –  Via GIOLITTI 21  - TORINO

 

Per le famiglie preoccupate da continue pressioni delle Case di cura che chiedono illegittimi pagamenti per i ricoveri di pazienti non autosufficienti che si protraggono oltre il termine arbitrario di sessanta giorni c'è finalmente un pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato, che nella recente sentenza sui nuovi Livelli essenziali delle attività sanitarie - Lea ha chiarito che: «La previsione di un limite temporale di durata del trattamento estensivo, fissata in 60 giorni e legata evidentemente alle condizioni di appropriatezza del trattamento, non è cogente (...) dovendo, dunque, escludersi ogni paventato automatismo nella definizione della durata del trattamento che, pertanto, andrà stimata sulla scorta delle effettive condizioni dell'assistito»

Per tutti i pazienti inviati alle Case di Cura (per riabilitazione o lungodegenza) dall'Asl, solo a quest'ultima compete la definizione della prosecuzione del loro percorso terapeutico. Tutte le comunicazioni delle Case di Cura stesse - informali e formali - che chiedono il pagamento di qualche cifra a fronte del supposto ricovero improprio oltre i giorni standard di degenza sono quindi illegittime. Non spetta a tali strutture pronunciarsi sulla prosecuzione o meno del percorso di cura. 

La sentenza - giunta dopo un ricorso collettivo presentato da associazioni di Torino, Milano, Firenze, Perugia che difendono il diritto alle cure dei malati non autosufficienti - riguarda i nuovi Lea (Dpcm 12 gennaio 2017) e quindi tutto l'ambito della presa in carico da parte delle Asl dei pazienti con malattie croniche (che possono diventare non autosufficienti), delle persone con disabilità intellettiva grave, di quelle colpite da autismo, sia minori che adulti.

Il pronunciamento ha stabilito anche alcuni importanti punti fermi sulle questioni della continuità delle cure (e della inderogabile titolarità del Servizio sanitario) per i pazienti cronici non autosufficienti, sul fronte della psichiatria (con un sostanziale ribaltamento delle riforme in corso in questi anni, anche in Piemonte) e delle dipendenze.

Lo ricordiamo: il decreto sui nuovi Lea introduce la presa in carico sanitaria con una percentuale del costo complessivo a carico dell'utente per TUTTI i malati, non solo per gli anziani. La sentenza del Consiglio di Stato ha almeno ristabilito il principio delle cure senza limiti di durata (legge 833/1978) e della valutazione delle condizioni cliniche di ogni singolo utente come condizione per definizione del suo percorso terapeutico.

Il Consiglio di Stato conferma due fondamentali paletti del diritto alle cure di tutti i cittadini:

·         No alla sanità standardizzata, che dopo 60 giorni di degenza lascia senza prestazioni gli utenti;

·         No alla valutazione delle condizioni economiche/Isee per l'accesso alle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie. La sentenza precisa che non sono legittimi «nella dinamica delle scelte assistenziali, criteri di ordine essenzialmente economico capaci impropriamente di condizionare tipo, intensità e durata dei trattamenti clinici necessari».

 

***

Durante la conferenza stampa, aperta anche alle associazioni del settore, la Fondazione promozione sociale onlus e il Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base (Csa), tra i promotori del ricorso al Consiglio di Stato, illustreranno alcuni passi importanti della sentenza e le iniziative in corso per fare in modo che cessino le richieste di illegittimi pagamenti a carico (meglio, a danno) dei pazienti e delle loro famiglie.

Materiali della conferenza stampa: 

Sentenza CDS 1858

Facsimile risposta a Cdc

Lettera contro dimissioni

Non autosufficienza in Francia

Conferenza stampa su sentenza 1858

Per informazioni:

Maria Grazia Breda e Andrea Ciattaglia

Csa – Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base

Fondazione promozione sociale onlus

Via Artisti 36 - TORINO

011.8124469 - 345.6749838

 

 

(Durante la conferenza stampa sarà reso disponibile, anche in formato digitale, il testo e un commento della sentenza; saranno disponibili alcune storie e contatti di casi personali che la Fondazione promozione sociale onlus sta seguendo di famiglie che hanno rivendicato il diritto alle cure per i loro parenti non autosufficienti, nonostante le pressioni e le richieste illegittime delle Case di cura)

 

 

COMUNICATO - Assegni di cura - Resoconto Commissione Comune di Torino

Ieri, 12 marzo 2019, si è svolta la IV Commissione del Consiglio comunale di Torino con oggetto: “PROROGA AL 30 GIUGNO 2019 DELLE PRESTAZIONI DOMICILIARI SOCIO-SANITARIE PER PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI E DELLE PRESTAZIONI RIVOLTE A PERSONE DISABILI E AI MINORI”

 

La Commissione era stata sollecitata dalla Fondazione promozione sociale onlus e da altre associazioni per "tenere alta" l'attenzione sulla questione delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie domiciliari per persone con disabilità/autismo e limitata o nulla autonomia e anziani malati cronici non autosufficienti, con quota sanitaria corrisposta dall'Asl messa a rischio dalla Giunta regionale che ha prorogato gli assegni di cura solo fino alla scadenza de mandato politico, 30 giugno 2019. Seppur invitati, nessun referente della Regione (politico o tecnico) si è presentato.

 

Due le questioni poste all'ordine del giorno della Commissione:

a) la proroga solo fino al mese di giugno da parte della Giunta della Regione Piemonte degli "assegni di cura" (prestazioni sanitarie e socio-sanitarie domiciliari per i malati cronici/persone con disabilità non autosufficienti indicati sopra);

 

b) la proroga, sempre solo fino al 30 giugno p.v. da parte della Giunta della Regione Piemonte della convenzione dell'Asl Città di Torino per i servizi socio-sanitari domiciliari dedicati alla disabilità, compresi i centri diurni.

 

Qui di seguito i punti essenziali dell'intervento della Fondazione promozione sociale e del Csa - Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base; segue dettaglio delle conclusioni più rilevanti della Commissione stessa. 

 

Premettiamo che i dati forniti dall'Asl e dal Comune sulla consistenza numerica degli assegni di cura non combaciavano, per cui attendiamo i documenti ufficiali depositati in Commissione. Quel che emerge, in ogni caso, è che gli assegni di cura resistono, ma sono in costante calo (il che rende necessaria un'azione della Regione tramite le Asl per invertire la tendenza) e che in moltissimi casi la parte sanitaria dell'assegno di cura è l'unica che gli utenti ricevono (senza integrazione da parte del Comune). Quindi, dovesse decadere tale misura rimarrebbe con niente e circa 1000 malati non autosufficienti, con esigenze sanitarie elevate, si riverserebbero nei pronto soccorso. Perciò si è chiesto di porre chiaramente e con tempestività la questione alla Giunta regionale, anche da parte del Direttore generale dell'Asl.

 

Lea disabilità

Sulla questione di cui al punto b), cioè sui servizi sanitari e socio-sanitari per persone con disabilità/autismo con limitata o nulla autonomia, si è ricordato che essi rientrano nei Livelli essenziali delle prestazioni Lea, sono cioè prestazioni immediatamente esigibili che fanno riferimento a diritti sanciti dalle norme nazionali, primo fra tutti quello della continuità terapeutica e della presa in carico da parte dell'Asl, ai sensi della legge 833/1978, articolo 2.

 

Questi servizi non sono soggetti a proroghe decise dalla Giunta regionale di turno e non possono mai legittimamente essere interrotti. Si configurerebbe, nel caso, l'interruzione di pubblico servizio (penalmente perseguibile), con facoltà per gli utenti/i loro rappresentanti di richiesta di rimborso se viene interrotta la continuità terapeutica garantita dalla legge 833/1978 articolo 2, ed è necessario far fronte con risorse proprie.

 

Abbiamo richiesto nuovamente che il Comune predisponga e distribuisca in tutti i punti di accesso e di rapporto con gli utenti dei pieghevoli con le informazioni essenziali sui diritti esigibili e sulle corrispondenti prestazioni sanitarie e socio-sanitarie.

 

Assegni di cura in corso

Anche per le prestazioni domiciliari rivolte ad anziani malati cronici non autosufficienti, trattandosi di prestazioni di cui è titolare l'Asl, se interrotte, si prefigura l'interruzione di un pubblico servizio in una materia di diritto fondamentale come quello della tutela della salute (articolo 32 della Costituzione).

 

Va ricordato, peraltro, che è pienamente valida (non essendo stata riformata da alcuna sentenza successiva) la sentenza 154/2015 del Tar del Piemonte che sulla questione degli assegni di cura conferma la legittimità delle delibere regionali in base alle quali opera il Comune di Torino, cioè all'obbligo che l'Asl copra la quota sanitaria del 50% dell'intervento.

 

L'unica sentenza negativa in tale senso (quella del ricorso delle associazioni di volontariato) fa continuamente riferimento al Piano di rientro della Regione Piemonte a causa del deficit in sanità come presunta motivazione per non confermare gli assegni di cura "modello Torino". Ricordiamo però che il Piano di rientro è ufficialmente terminato e che quindi anche questa presunta motivazione è decaduta. 

 

In ogni caso, com'è stato ricordato dalla consigliera Giovanna Buccolo, sono pienamente vigenti le disposizioni regionali per la continuazione degli assegni di cura in corso e per l'attivazione di nuovi: si tratta della legge 10 del 2010 e delle delibere 39/2009 e 56/2010.

 

Elemento importante, assicurato ufficialmente dal Direttore generale dell'Asl Città di Torino, Valerio Alberti, è che, pur in presenza di una proroga regionale limitata a giugno (evidente scadenza elettorale), le risorse a bilancio dell'Asl Città di Torino per gli assegni di cura non hanno visto una riduzione: non sono quindi limitati ai primi sei mesi dell'anno, ma consentono di andare avanti.

 

Assegni di cura: la stabilizzazione del sistema

E' indubbio, in ogni caso, che il sistema degli assegni di cura non può essere impostato con il ricorso alle proroghe; è indispensabile che la quota sanitaria a carico dell'Asl sia inserita nelle prestazioni Lea obbligatoriamente da erogare.

 

Come fare? Posto che nel frattempo la normativa della Regione consente già l'erogazione della prestazione così come avviene per gli assegni di cura in essere, la consigliera Eleonora Artesio ha avanzato le seguenti proposte alla Commissione, che a nostro avviso sono da sostenere e rilanciare:

1) la predisposizione e l'approvazione di un Ordine del giorno, con il coinvolgimento anche della Giunta (e della Sindaca), a cui aggiungere a nostro avviso i Parlamentari piemontesi, che solleciti la revisione a livello governativo e parlamentare dei Livelli essenziali di assistenza - Lea in modo che la normativa consenta di inquadrare gli assegni di cura nelle prestazioni obbligatorie della sanità;

2) la predisposizione da parte della Commissione consigliare o dell'Assessorato e la somministrazione a tutti i dipendenti comunali di un questionario che indaghi quanti di essi stanno prestando, a loro spese perché non presi in carico per le prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, cure ai propri parenti con disabilità/malati non autosufficienti. Secondo la consigliera Artesio, questo strumento può essere utile per far emergere un fenomeno che, in quanto molto spesso sommerso, non sollecita la politica con adeguata urgenza .

 

Da ultimo: sono circolate in questi ultimi giorni notizie su 20 milioni di euro che sarebbero stati stanziati nel bilancio regionale per le prestazioni socio-sanitarie domiciliari. In attesa di leggere il provvedimento (di cui non abbiamo ancora copia) sottolineiamo tre elementi: 1) i fondi sembrano valere dal 2020, pertanto non fanno riferimento alla situazione attuale; 2) le prestazioni previste sembrano indirizzate agli utenti fuori Torino, dove la questione assegni di cura è a nostro avviso completamente da rifondare, perchè le Asl si sono completamente sfilate dalle loro competenze.

 

Per dovere di memoria (perché nessuno abbia a dire "io non sapevo") va ricordato che l'attuale Giunta della Regione Piemonte Chiamparino-Saitta-Ferrari ha confermato tutte le delibere della precedente Giunta Cota, che hanno legittimato le liste di attesa e l'esclusione dalla quota sanitaria a carico dell'Asl. Com'è stato sottolineato da diversi interventi ieri in Commissione: "Una Regione che ha intenzione di affrontare la questione assegni di cura quale alternativa al ricovero e, più in generale, delle cure socio-sanitarie dal punto di vista della garanzia dei diritti, non ricorre al Consiglio di Stato contro le positive sentenze del Tar sugli assegni di cura". Cosa che proprio l'attuale Giunta regionale ha invece fatto, portandoci nella situazione attuale e mai approvando il regolamento della legge 10 del 2010, che avrebbe consentito la stabilizzazione del sistema. obiettivo tutt'ora da raggiungere.

 

 

Cordiali saluti

Maria Grazia Breda e Andrea Ciattaglia

 

 

Audizione di martedì 12 marzo

Si unisce la convocazione per l'audizione di martedì 12 marzo p.v.

 

Com’è stato preannunciato dai Comunicati stampa di Regione e Comune, gli Assessori regionali Saitta e Ferrari hanno concesso proroga degli assegni di cura per i malati non autosufficienti e delle prestazioni domiciliari per le persone con disabilità, solo fino al 30 giugno p.v.

Sono a rischio di interruzione le prestazioni domiciliari di oltre 3000 persone malate o con disabilità non autosufficienti che, hanno in moltissimi casi contratti di lavoro in corso per garantirsi le prestazioni indispensabili di cui necessitano.

 

Invito le associazioni e le Organizzazioni sociali a partecipare per valutare le iniziative da assumere affinché la Giunta regionale assicuri la continuità terapeutica senza interruzione delle cure, almeno fino al 31 dicembre 2019 garantendo il passaggio istituzionale e l’insediamento della nuova Giunta.

Altro che “Non c'è cura senza cuore” com’è scritto nella carta intestata della Regione! Chiamparino, Saitta e Ferrari dimostrano ancora una volta di non avere affatto cuore per le cure dei malati/persone con disabilità non autosufficienti.

Si allega il Comunicato stampa già inviato.

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Relazione straordinaria del Difensore Civico

 

Si allega la “Relazione straordinaria” del Difensore civico regionale relativa al “parere legale formulato dal Settore regionale Attività legislativa e consulenza giuridica e alla contestuale constatazione di una ingravescente conflittualità generatasi in non pochi casi nei rapporti tra pazienti o loro familiari, che abbiano formulato opposizione alle dimissioni, ed Amministrazioni sanitarie di case di cura” in cui viene precisato quanto segue:

«Il Difensore civico regionale non condivide né l’iter argomentativo, né le conclusioni del parere in oggetto” in quanto “occorre invece muovere il ragionamento proprio dalle norme statali osservando che ciò di cui si discute sono le condizioni di ‘inabilità o disabilità conseguenti a patologie cronico-degenerative, dunque necessitanti delle ‘prestazioni socio-sanitarie’, definite dall’articolo 3 septies del decreto legislativo 502/1992 come ad elevata integrazione socio-sanitaria», prestazioni che «sono caratterizzate da particolare rilevanza terapeutica e intensità della componente sanitaria» e che, a norma dell’articolo 3-septies del citato testo normativo «sono assicurate dalle aziende sanitarie e comprese nei Livelli essenziali di assistenza sanitaria».

Il Difensore civico richiama quanto già affermato nella sua comunicazione del 16 maggio 2017 in relazione alla lettera di opposizione alle dimissioni alla quale sono tenuti a rispondere i Direttori generali delle Asl, ai sensi dell’articolo 14, comma 5, del decreto legislativo 502/1992. A questo riguardo, a nostro avviso, non è appropriato il riferimento al Dpr 1199/1971, superato dalle norme nazionali successive ampiamente citate dallo stesso Difensore civico nella parte seguente del testo a sostegno del rigetto del parere dell’Avvocatura della Giunta regionale.

Mentre sono di fondamentale importanza le precisazioni del Difensore civico in merito al diritto alle cure sanitarie e/o socio-sanitarie degli anziani malati cronici non autosufficienti, non riteniamo che l’omessa risposta del Direttore generale alla opposizione alle dimissioni possa annullare l’obbligo del  Servizio sanitario di assicurare «la diagnosi e la cura degli eventi morbosi quali ne siano le cause, la fenomenologia e la durata» (articolo 2 della legge 833/1978).

Al riguardo si evidenzia che nelle lettere di opposizione alle dimissioni è prevista la richiesta di risposta scritta ai sensi della legge 241/1990 e che, se il Direttore sanitario della struttura in cui è degente l’infermo ne richiede le dimissioni, deve rilasciare, come richiesto nella stessa lettera di opposizione «copia integrale del certificato medico in base al quale sarebbero state disposte le dimissioni, per cui la prosecuzione delle cure sanitarie e socio-sanitarie non sarebbe più di competenza del Servizio sanitario nazionale» ma della persona che ha sottoscritto l’opposizione.

 

Il diritto soggettivo alle cure sanitarie prevale sulle disposizioni amministrative

In primo luogo si fa presente che non vi sono leggi che obbligano i congiunti dei malati anziani non autosufficienti e delle persone con demenza senile a fornire prestazioni sanitarie ai loro familiari. Al riguardo si ricorda che l’articolo 23 della Costituzione è così redatto: «Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge» e mai il Parlamento ha approvato norme per assegnare ai congiunti degli infermi compiti attribuiti al Servizio sanitario.

La dimissione di un malato cronico non autosufficiente, in assenza di garanzia di continuità terapeutica e di presa in carico da parte dell’Asl, mette a rischio l’incolumità stessa del malato. L’Ordine dei Medici di Torino e Provincia nel documento del 6 luglio 2015 ha evidenziato che «gli anziani malati cronici non autosufficienti e le persone affette da demenza senile, sono soggetti colpiti da gravi patologie che hanno avuto come esito la devastante compromissione della loro  autosufficienza e pertanto hanno in tutti i  casi esigenze sanitarie e socio-sanitarie indifferibili in relazione ai loro quadri clinici e patologici».

A conferma del pieno e, se necessario, immediato diritto dei sopracitati infermi alle cure sanitarie e/o socio-sanitarie senza limiti di durata, si ricorda che:

a)           nella sentenza n, 1054/2010 il Tribunale di Firenze, dopo aver rilevato che «l’atto amministrativo contenente una sorta di “liste a scorrimento” effettuata sulla base di una valutazione comparativa, seppur di carattere essenzialmente tecnico, delle posizioni dei richiedenti e lo stesso atto amministrativo che l’ha prevista, devono ritenersi radicalmente nulli o, comunque illegittimi», ha precisato che «il possesso della condizione di totale non autosufficienza rappresenta il presupposto, necessario e sufficiente, per il sorgere di un diritto soggettivo perfetto a fronte del quale la Pubblica amministrazione deve effettuare un accertamento di carattere essenzialmente vincolato sindacabile dal giudice ordinario» e che «diversamente ragionando si arriverebbe a legittimare, a monte, l’esercizio di un potere amministrativo al di fuori dei binari della legalità e, a valle, a tollerare gli effetti di un atto amministrativo in contrasto con la stessa legge regionale»;

b)           nella sentenza n. 1873/2010 la Corte di cassazione ha evidenziato che il Servizio sanitario «nella sua complessa organizzazione è chiamato a garantire il rispetto dei richiamati principi, di guisa che a nessuno è consentito di anteporre la logica economica alla logica della tutela della salute, né di diramare direttive che, nel rispetto della prima, pongano in secondo piano le esigenze del malato»;

c)           nella sentenza n. 3058/2017 il Consiglio di Stato, recependo integralmente qual che aveva deciso la Corte di Cassazione nel provvedimento n. 21748/2007, ha evidenziato che «chi versa in stato vegetativo permanente è, a tutti gli effetti, persona in senso pieno, che deve essere rispettata e tutelata nei suoi diritti fondamentali, a partire dal diritto alla vita e dal diritto alle prestazioni sanitarie, a maggior ragione perché in condizioni di estrema debolezza e non in grado di provvedervi autonomamente. La tragicità estrema di tale stato patologico – che è parte costitutiva della biografia del malato e che nulla toglie alla sua dignità di essere umano – non giustifica in alcun modo un affievolimento delle cure e del sostegno solidale, che il Servizio sanitario deve continuare ad offrire e che il malato, al pari di ogni altro appartenente al consorzio umano, ha diritto di pretendere fino al sopraggiungere della morte. La comunità deve mettere a disposizione di chi ne ha bisogno e lo richiede tutte le migliori cure e i presidi che la scienza medica è in grado di apprestare per affrontare la lotta per restare in vita, a prescindere da quanto la vita sia precaria e da quanta speranza vi sia di recuperare le funzioni cognitive. Lo reclamano tanto l’idea di una universale eguaglianza tra gli esseri umani quanto l’altrettanto universale dovere di solidarietà nei confronti di coloro che, tra essi, sono i soggetti più fragili».

Ciò premesso, il Servizio sanitario nazionale è tenuto a erogare le occorrenti prestazioni anche alle persone malate non autosufficienti le cui esigenze diagnostiche e terapeutiche non consentono loro di svolgere le più elementari funzioni vitali (e quindi di indicare la fenomenologia, l’intensità, la localizzazione e tutte le altre caratteristiche, non solo dei dolori di cui soffrono ma anche relative al soddisfacimento delle loro più elementari esigenze vitali, provvedere all’assunzione di medicinali e/o delle necessarie terapie, alla alimentazione/idratazione, all’igiene, alla mobilizzazione...) senza l’aiuto determinante di altri, in mancanza dei quali i malati sono destinati ad aggravarsi e a morire in brevissimo tempo. Pertanto questi infermi sono in una situazione non solo di urgenza, ma di assoluta e continua emergenza.

Ricordiamo, altresì, che il Difensore civico regionale ha precisato che «la Regione Piemonte aveva delineato, con la Dgr. 20 dicembre 2004 n.72-14420, un “Percorso di Continuità per anziani ultrasessantacinquenni o persone i cui bisogni sanitari e assistenziali siano assimilabili ad anziano non autosufficiente” che prevedeva, al termine di un periodo di ricovero della durata prefissata di 60 giorni (con spese a totale carico del S.S.R.), “ove necessiti” una possibile continuità dello stesso, “attraverso l’utilizzo di altre risposte socio-sanitarie appropriate e disponibili  quali: cure domiciliari in lungoassistenza;  interventi economici a sostegno della domiciliarità; semiresidenzialità; residenzialità».

Per quanto concerne la Dgr 14/2013, mentre prendiamo atto che nella sentenza n. 604/2015 il Consiglio di Stato mai ha voluto tenere conto che gli anziani non autosufficienti (locuzione utilizzata ben 38 volte) sono persone malate, ricordiamo che ha puntualizzato quanto segue:

«Chiarito che la disciplina della delibera regionale [del Piemonte, n.d.r.] n. 14-5999, quale risulta dalla sua letterale formulazione, consente a qualsiasi anziano non autosufficiente di accedere alla struttura residenziale ove questa soluzione venga giudicata, nel caso concreto, come la più appropriata fra quelle che possono essere offerte dalla rete di servizi socio-sanitari, occorre verificare se i tempi di risposta della struttura pubblica e, più, in generale, i tempi di presa in carico degli anziani non autosufficienti siano compatibili con il vigente quadro normativo o siano invece tali da compromettere sostanzialmente il diritto alla salute garantito dai livelli essenziali di assistenza, come ritenuto dal giudice di primo grado». Dunque, anche il Consiglio di Stato riconosce il vigente diritto alle prestazioni indifferibili degli infermi non autosufficienti.

Restiamo a disposizione e porgiamo cordiali saluti.

p. Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base) e Fondazione promozione sociale onlus

 

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INVITO

  All’incontro di

MARTEDI’ 19 marzo 2019

Ore 10-12

c/o Fondazione promozione sociale (Via Artisti 36 – TORINO)  

Gentili tutti,

   Vi informiamo che abbiamo previsto un incontro di riflessione, valutazione delle iniziative in corso e proposte per le azioni da intraprendere, alla luce della sempre più drammatica situazione degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone colpite dalla malattia di Alzheimer o da altre analoghe forme di demenza senile.

   Mentre continua con esito positivo la difesa dei casi singoli (circa 50 al mese), riguardanti soprattutto l’opposizione alle dimissioni dei sopra citati infermi, da ospedali e da case di cura (probabilmente meno del 2% dei  casi che si verificano nel nostro Paese), nella sola Città di Torino sono 9mila gli infermi di cui sopra, confinati in illegittime e crudeli liste di attesa; in Piemonte sono oltre 30mila.

   Nonostante le numerose attività svolte, le prestazioni domiciliari sono quasi mai assicurate dal Servizio sanitario.

   Inoltre, vi sono iniziative allarmanti da parte delle Regioni, ad esempio la Lombardia, che negano addirittura il diritto alle prestazioni degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone con demenza senile al termine della fase acuta delle loro patologie.

   Anche la Giunta regionale del Piemonte ha proposto l’istituzione di un settore socio-sanitario separato da quello sanitario; per ora siamo riusciti ad impedirlo, ma è necessario vigilare.

   La situazione rischia di aggravarsi notevolmente a seguito dei nuovi Lea, come evidenziato nell’editoriale del n. 204 di “Prospettive assistenziali”.

 

Grati se darete conferma della Vostra presenza, inviamo cordiali saluti.

Maria Grazia Breda e  Francesco Santanera

Fondazione promozione sociale onlus

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ASSEGNI DI CURA - LA GIUNTA CHIAMPARINO-SAITTA-FERRARI GETTI LA MASCHERA: È FALSO CHE SIANO COSTRETTI A GARANTIRLI SOLO FINO A GIUGNO

LA REGIONE PUÓ - NEL RISPETTO DEI VINCOLI DI BILANCIO E DELLE SENTENZE -
RIPRISTINARLI DEFINITIVAMENTE DANDO ATTUAZIONE ALLA LEGGE 10/2010

 

LA DECISIONE DELLA GIUNTA È UNA CRUDELE SCELTA A DANNO DEI CITTADINI:
CONTINUA LA NEGAZIONE DEL DIRITTO ALLE PRESTAZIONI SANITARIE

CONTRO MALATI E PERSONE CON DISABILITÁ NON AUTOSUFFICIENTI

 

 

La Fondazione promozione sociale onlus e il Csa - Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base (che riunisce venti associazioni di tutela dei diritti delle persone incapaci di difendersi da sé) intervengono sulla vicenda degli Assegni di cura[1] erogati dalle Asl in favore di persone malate o con disabilità non autosufficienti chiedendo che la Giunta della Regione Piemonte - il Presidente Chiamparino, gli Assessori Saitta e Ferrari - non nascondano le loro responsabilità e prendano provvedimenti – ancora pienamente possibili – per l’adozione delle cure domiciliari sanitarie per i malati e persone con disabilità non autosufficienti come misura strutturale della Regione, in applicazione della legge 10 del 2010 “Servizi domiciliari per persone non autosufficienti”.

Antefatto: nel comunicato stampa del 24 gennaio 2019 la Regione confermava «anche per il 2019 l’erogazione degli assegni di cura per le prestazioni domiciliari in lungoassistenza a favore delle persone non autosufficienti». Comunicato quantomeno sibillino (ah, la campagna elettorale!) se dopo la allarmata precisazione dell'Assessore alle politiche sociali del Comune di Torino, Sonia Schellino, («assegni garantiti fino a giugno, poi dalla Regione nessun impegno»), gli Assessori Saitta e Ferrari hanno replicato: «La conferma degli assegni di cura per le persone non autosufficienti è un impegno personale degli Assessori competenti che autorizzano in via straordinaria i Direttori delle Asl ad utilizzare fondi propri, in attesa che il Governo emani il decreto relativo all’erogazione del Fondo per le non autosufficienze».

A questa risposta, che contiene informazioni platealmente false, le scriventi organizzazioni precisano quanto segue:

Non è vero che gli assegni di cura sono erogati in base ad accordi/impegni personali (!) degli Assessori. Ricordiamo che il contenzioso tra la Regione Piemonte e oltre venti Comuni e Consorzi dei servizi socio-assistenziali del Piemonte proprio sulle cure domiciliari non è giunto a sentenza in Consiglio di Stato. Perciò valgono ancora le sentenze del Tar del Piemonte che confermano come pienamente legittima la pratica degli assegni di cura sanitari, anche per il pagamento delle prestazioni domiciliari fornite da parenti o assistenti famigliari regolarmente assunti.

Non è vero che gli assegni di cura per le persone non autosufficienti (salvo i fondi per i malati di Sla) facciano riferimento al Fondo nazionale per le non autosufficienze, che è un fondo delle Politiche sociali e non ha nulla a che fare con gli interventi sanitari delle Aziende sanitarie Asl. La quota sanitaria degli assegni di cura deve provenire dai 9 miliardi di euro del bilancio sanitario della Regione, non da altri capitoli di spesa.

Non è vero che l’Amministrazione regionale non possa dare disposizioni che vadano oltre la fine della legislatura. Per assicurare le prestazioni in modo strutturale basterebbe dare applicazione con un semplice regolamento attuativo alla legge 10 del 2010, approvata all'unanimità da tutto il Consiglio regionale, per garantire gli assegni di cura in modo stabile. Si tratterebbe di un notevolissimo risparmio di risorse sanitarie, unito ad un uso di esse più ragionevole ed oculato, che eviterebbe gli sprechi dei ricoveri ospedalieri o in case di cura inadeguati alla situazione dei pazienti.

Ci vuole una scelta, sempre richiesta dalla Fondazione promozione sociale e dal Csa, sostenuta da cinque Ordini del giorno del Consiglio regionale ma mai intrapresa dall'attuale Amministrazione regionale Chiamparino-Saitta-Ferrari, convinta attuatrice di una linea di azione a danno dei più deboli: ridurre i malati non autosufficienti e le persone con disabilità e limitata o nulla autonomia a "casi sociali", anziché persone titolari (com'è previsto dalla Costituzione e dalle leggi nazionali) del diritto esigibile alla tutela della salute e alle relative prestazioni.

La differenza? Nel primo caso risorse e interventi sono discrezionali e gli utenti sono selezionati in base a valutazione economica (con una grandissima parte di essi lasciati senza prestazioni); nel secondo la Regione e le Asl sono tenute a rispondere ai bisogni non rinviabili dei cittadini, fornendo loro le prestazioni sanitarie e socio-sanitarie adeguate.

In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un trasformismo estremo dei rappresentanti dell'Amministrazione regionale: fino al giorno prima delle scorse elezioni regionali (eravamo già in piano di rientro) si dichiaravano strenui difensori delle prestazioni sanitarie domiciliari, non vincolate a valutazione di reddito, per le persone non autosufficienti; tra i primi atti dell'Amministrazione Chiamparino appena insediata, invece, vi fu la difesa in Consiglio di Stato proprio delle delibere della Giunta Cota che annullavano gli assegni di cura sanitari.

Dopo la fine del piano di rientro nessuna inversione di rotta e, anzi, il palese tracollo delle prestazioni (basti pensare che i dati comunicati pubblicamente dall'Asl Città di Torino nella Commissione sanità e assistenza del Comune di Torino del 4 ottobre 2018 fotografano la picchiata delle prestazioni Asl a casa degli utenti negli ultimi anni: -11,6% nel 2015, -9,4 nel 2016, -10,7 nel 2017). Nella sola Città di Torino secondo i dati dell’Asl: «La lista di attesa per progetti domiciliari – cioè di negazione delle cure a malati e persone con disabilità gravissime – è di 6.628 persone».

 

Per sfatare il mito – un’altra crudele falsità sulla pelle delle persone – che i malati non autosufficienti e le persone con disabilità grave siano “casi sociali” senza bisogni sanitari indifferibili riportiamo in breve alcune storie di casi personali seguiti dalla Fondazione promozione sociale onlus di chi riceve oggi l’assegno di cura.

 

C. B. di anni 85, malata di Alzheimer con esigenze sanitarie indifferibili. Allettata in modo permanente. Non riconosce più i suoi famigliari: ha bisogno 24 ore su 24 di monitoraggio della sua condizione clinica, di somministrazione delle terapie, di essere mobilizzata per evitare piaghe da decubito, di essere nutrita, idratata, lavata. Non è più in grado di rispondere in modo comprensibile agli stimoli, pertanto è difficilissimo valutare la sua percezione del dolore, la risposta alle terapie, le esigenze fondamentali (fame, sete, caldo, freddo…). Riceve un assegno di cura di 675 euro che servono – solo parzialmente – a coprire le spese per l’assunzione della assistente famigliare convivente. Nemmeno tale somma, insieme all’indennità di accompagnamento (517,84 euro al mese per 12 mensilità) e alla pensione dell’anziana malata copre del tutto le spese vive e quelle di pagamento del personale, ma la figlia, donna sposata e impiegata, accetta volontariamente (non essendo obbligata da alcuna norma) di contribuire ai costi vivi dell’accudimento e di farsi carico di tutte le altre incombenze non coperte dall’assistente famigliare.

 

***

A. D. di anni 35, persona con disabilità intellettiva in situazione di gravità, frequenta il centro diurno convenzionato con l’Asl e il Comune di Torino, ma le sue necessità di presa in carico a tutela della salute, ovviamente, non finiscono con l’orario del Centro, ma continuano a casa. A. ha bisogno di essere seguito a domicilio per le attività della vita quotidiana – nelle quali non è autosufficiente a causa degli esiti della sua disabilità – di eseguire attività fisica mirata su prescrizione di un fisiatra per mantenere il tono muscolare ed evitare atrofie, esercizi di logopedia per il linguaggio… La presa in carico  gli consente di mantenere residue capacità e di svolgere anche prestazioni extra. Rimane lo scandalo dell’importo da fame della sua pensione di invalidità (296,99 euro al mese per 13 mensilità, oltre all’indennità di accompagnamento) che lo costringe – necessità che viola la sua dignità di persona – a chiedere risorse economiche ai parenti.

 

***

A. O. di anni 82, dopo un ictus ed un anno in Casa di Cura, dopo essersi opposta alle dimissioni (pratica inviata dal figlio) per richiedere il concreto riconoscimento delle cure domiciliari, riceve assegno di cura da sette anni con la quale paga in parte le spese vive affrontate per l’assistente famigliare. La malattia cronica ha lasciato esiti invalidanti gravi e inguaribili: la signora necessita di aiuto costante e non rinviabile per seguire le prescrizioni mediche (somministrazione dei farmaci, valutazione costante dello stato di salute, comunicazioni per eventuali interventi al medico di medicina generale o altri specialisti) e per le elementari esigenze della vita quotidiana (lavarsi, vestirsi, mangiare). La malata non è più in grado – come accertato dalla commissione medica dell’Inps – di svolgere autonomamente le funzioni quotidiane della vita in ragione del deterioramento fisico e cognitivo che l’ha colpita. Il figlio ha potuto mantenere il lavoro e proseguire la sua attività senza diventare povero, com’è invece capitato a molti nuclei famigliari con malati non autosufficienti non presi in carico dall’Asl.

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Cara Benedetta,

  In riferimento al tema dei maltrattamenti (cfr. “Superando.it” del 14 gennaio 2019) allego l'articolo “Strutture socio sanitarie residenziali: accurata scelta del personale e controlli semplici ed efficaci”, pubblicato sul numero 197, 2017 di “Prospettive assistenziali”, che spiega quanto sia importante ottenere dalle istituzioni:

- una certificazione di idoneità del personale,

- standard adeguati di personale;

- condizioni contrattuali adeguate.

Confido nel tuo impegno come Presidente nazionale perché siano assunti dalle associazioni della disabilità come obbiettivi condivisi e,  ovviamente, siano sostenuti a livello regionale.

Aggiungo che è efficace l'accesso dei familiari e di volontari aderenti alle associazioni (riconosciuti e autorizzati) senza vincoli di orario e senza preavviso, come ha ottenuto il Csa dal Comune di Torino (v. delibera allegata) e che funziona ininterrottamente dal 1983.

  Cordiali saluti

  Maria Grazia Breda

 Fondazione promozione sociale onlus

Via Artisti 36 – 10124 Torino

In allegato:

-Strutture socio sanitarie residenziali accurata scelta personale

- E'ora di dire basta ai maltrattamenti di persone con disabilità.

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E’ stato indetto un presidio per Venerdì 8 FEBBRAIO 2019 ore 16
– davanti alla Prefettura in P.zza Castello – Torino,
"VOGLIAMO L'AUMENTO DELLE PENSIONI DI INVALIDITA'"

 

(In allegato: la locandina e il manifesto programmatico)

 

Si invita a diffondere – aderire – partecipare!

 

Per adesioni, scrivere a: nonsiamocittadinidiserieb@gmail.com

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DECRETO SICUREZZA, CHIAMPARINO PARLA DI TUTELA DEL DIRITTO ALLA SALUTE. E I 30MILA MALATI NON AUTOSUFFICIENTI ABBANDONATI DALLA SANITA' PIEMONTESE?

 

E' possibile avere delle copie del libro “30.000 anziani malati non autosufficienti abbandonati dal Servizio sanitario piemontese, da consegnare a operatori Asl, assistenti sociali, associazioni, Partiti, Sindacati e a tutte le persone interessate. Per informazioni rivolgersi ai componenti del Gruppo Senza Sede.

 

Invito a partecipare:

 

1.      MARTEDI’ 11 DICEMBRE 2018

COMUNE DI TORINO

ore 15,30-17,30

presentazione del testo: “Abbandonati dalla sanità piemontese”

(Programma)

 

2.      GIOVEDI 13 DICEMBRE 2018

PRESIDIO DAVANTI ALL’ASL Torino

Via San Secondo 29, TORINO

A PARTIRE DALLE ORE 8,00 FINO ALLE ORE 11,00

(Volantino)

 

La non autosufficienza può colpire ciascuno di noi all’improvviso; partecipare è difendere i diritti di tutti i malati non autosufficienti, ma anche i nostri.

Passate parola: e-mail, Facebook, siti internet, WhatsApp……  

 

 

Nota informativa in merito al ddl della Giunta Regionale

 

 

Presidio 13 dicembre a Torino

Per dare  "voce" alle sofferenze dei familiari e dei malati anziani non autosufficienti, conseguenti alla negazione del diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie, abbiamo previsto una nuova iniziativa/presidio davanti all'Asl-To di via San Secondo 29 a Torino, giovedì 13 dicembre a partire dalle ore 8,00 fino alle 11,00.

 

Unisco il testo del volantino (che peraltro stiamo distribuendo ovunque in occasione dei festeggiamenti per i 40 anni della riforma del Servizio sanitario nazionale) e il preavviso del presidio.

 

Sarebbe molto importante che anche le singole associazioni:

- inviassero una lettera/mail  a sostegno delle richieste contenute nel volantino; la lettera è da indirizzare al Consiglio Comunale e alla Giunta della Città di Torino, nonchè al Direttore generale dell'Asl Città di Torino;

- per chi può, sarebbe importante la presenza al presidio anche con cartelli o insegne dell'associazione.

 

Vi ringrazio per l'attenzione e confido in una Vostra azione di sostegno nelle modalità che riterrete più opportune e anche nella diffusione dell'informazione.

 

Cari saluti.

Maria Grazia Breda

P.S.  Informo che la Fondazione Promozione sociale ha stampato il testo: 30.000 malati non autosufficienti in lista d’attesa da anni - Abbandonati dalla Sanità piemontese - Malati di Alzheimer o altre demenze, con esiti da incidenti o malattie croniche invalidanti gravissime”. L’obiettivo è raccontare, attraverso storie vere, il calvario dei malati non autosufficienti e delle loro famiglie e, allo stesso tempo, segnalare le azioni che la Regione potrebbe sin da ora mettere in campo per garantire il loro diritto alle prestazioni domiciliari e residenziali. Sono altresì presenti informazioni utili e proposte per promuovere una politica che tuteli i malati non autosufficienti. Il volume è a disposizione gratuita, ma sono gradite donazioni volontarie a sostegno della divulgazione. Il volume può essere inviato via posta, oppure ritirato (anche in più copie) in via Artisti 36 – Torino (tel. 011 8124469, mattino ore 9-12,30; pomeriggio su appuntamento).

 

Comunicato Stampa sull'istituzione del Fondo Regionale Socio-sanitario.

La Giunta di Centro Sinistra della Regione Piemonte sta portando un attacco frontale al diritto alle cure sanitarie a lungo termine delle persone con disabilità/malati cronici non autosufficienti ed anche alle persone con patologie psichiatriche. La proposta di legge del 18 aprile 2018, che fa capo agli assessori Antonio Saitta ed Augusto Ferrari, di cui le Associazioni sono venute a conoscenza a fine giugno, ha come oggetto : “Istituzione del Fondo regionale Socio-Sanitario”. Il testo fa riflettere sul tentativo di costruire un settore socio-sanitario in violazione delle leggi nazionali vigenti, staccato da quello sanitario che pone in atto il rischio di non garantire l’accesso alle prestazioni di tutti i cittadini e di abolire la legge 10/2010 : “Servizi domiciliari alle persone non autosufficienti” . La delibera 36/7056 del 14 giugno 2018 investe il settore socio-assistenziale del “riparto e verifica della spesa del fondo regionale per la gestione del sistema integrato dei servizi e degli interventi sociali e socio sanitari” . La proposta di legge crea il settore socio-sanitario per le prestazioni Lea che oggi rientrano a pieno titolo negli obblighi di intervento del settore sanitario, per cui le Asl possono attualmente attingere agli oltre 8 miliardi del bilancio sanitario regionale. Domani, con l’istituzione del Fondo socio-sanitario regionale, per i malati cronici, i disabili ed i malati di Alzheimer, ci saranno solo le risorse che la Giunta regionale, in modo arbitrario, deciderà di trasferire al Fondo socio-sanitario regionale. Significa la perdita del diritto esigibile ai Lea (Livelli essenziali di assistenza) e la legittimazione delle liste di attesa, salvo attivare ricorsi sulla base delle norme nazionali (art.1 e 2 legge 833/1978 ed art. 54 legge 289/2002). Si nega la grave carenza di salute nei malati cronici/persone con disabilità non autosufficienti, per poter operare il loro slittamento all’assistenza sociale, senza tenere in considerazione gli allarmi da tempo lanciati dall’Ordine dei Medici di Torino e Provincia, dalle principali organizzazioni di Geriatri piemontesi e dal Difensore civico regionale nella sua relazione per il 2017. L’accesso alle prestazioni Lea diventeranno vincolate : a) alla disponibilità di risorse che le istituzioni sceglieranno di mettere nel Fondo, indipendentemente dall’entità del fabbisogno ; b) alla valutazione sociale (ipocrisia : sarà una valutazione prevalentemente economica) dei malati/persone disabili, in violazione della legge 833/1978 si autorizzerebbero le Asl a decidere se ed in quale entità erogare le prestazioni. Si cancellerebbe la legge regionale 10/2010 e quindi il diritto prioritario alle prestazioni domiciliari (più vantaggiose economicamente rispetto al ricovero) e l’articolo della legge 1/2004 della Regione Piemonte che obbligava la stessa a mantenere i finanziamenti ai Comuni. In definitiva, se venisse approvata l’istituzione del Fondo socio-sanitario, sarebbe un arretramento dannoso rispetto ai diritti stabiliti dalle vigenti leggi. Le Associazioni del CSA (Coordinamento Sanità e Assistenza fra i movimenti di base) hanno formalmente richiesto di respingere qualunque proposta di legge della Giunta regionale che non sia garante della continuità terapeutica nel rispetto degli articoli 1 e 2 della legge 833/1978 e del diritto esigibile alle prestazioni socio-sanitarie Lea, art. 54 legge 289/2002.

Numerosi Comuni piemontesi sensibili a dette delicate problematiche, hanno sostenuto le Associazioni  presentando mozioni in Consiglio comunale per chiedere alla Regione di non approvare norme a sfavore delle fasce più deboli. Anche la Giunta del Comune di Trino, presa visione della dettagliata documentazione fornita da Nicola Bruno del Gruppo senza Sede, nella seduta consigliare di lunedì 12 novembre 2018 ha approvato il testo, con i voti unanimi dei Consiglieri di maggioranza. Il verbale della seduta sarà trasmesso alla Regione Piemonte per la tutela delle leggi vigenti, contro l’istituzione del Fondo suddetto.

I Consiglieri di opposizione (di centro sinistra) Balocco-Demichelis-Ferrarotti-Portinaro si sono astenuti dal voto.

Trino, novembre 2018                                                           Associazione culturale

                                                                                             Gruppo senza Sede

 

 INCONTRO 26 ottobre - Torino

AIUTIAMO GLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI A NON FARSI INGANNARE DALLE FALSE NOTIZIE IN SANITÀ”

 

Cosa possiamo fare se l’ospedale o la casa di cura vogliono dimetterli. Come si ottiene il ricovero in Rsa. Che cosa garantiscono l’Asl e il medico di medicina generale al domicilio. A cosa serve l’Isee.

   

TORINO, via S. Marino 10  -  TEATRO dell’IRV    (Istituto di riposo per la vecchiaia - g.c.)


VENERDÌ 26 ottobre 2018

Ore 15,30 - 17,30

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Ordine del giorno su Fondo non Autosufficienza

In allegato una bozza di ordine del giorno (con allegati anche gli ordini del giorno approvati dai Comuni di Nichelino e Candiolo-To, Dronero-Cn).

Si riferisce all'ipotesi - concreta, già confermata dalla Regione - di istituzione di un Fondo per la non autosufficienza in Piemonte. Come ben sai, questo equivarrebbe a togliere il diritto esigibile alle persone non autosufficienti agli interventi sanitari e socio-sanitari. In allegato il testo-bozza della Giunta (l'ultimo aggiornamento che abbiamo è del 18 aprile) e uno schema esplicativo di come potrebbe diventare il sistema.

I Comuni sopra citati hanno approvato Ordini del giorno contrari alla istituzione di un Fondo (che oltretutto renderebbe incerte le risorse destinate dalla Regione ai Comuni stessi).

Schema FS - Bozza fondo socio sanitario regionale - Ordine del giorno Comune di Nichelino - Ordine del giorno Comune di Dronero - Ordine del giorno Comune di Candiolo -

 

  • Gent.mi,

 

Si unisce l’invito al Convegno promosso dall’Ordine dei Medici di Torino, in collaborazione con il Cipes:

 

“L’ASSISTENZA SANITARIA PER I MALATI CRONICI IN PIEMONTE

COME RAGGIUNGERE GLI STANDARD DEI PAESI AVANZATI?”

 

2 OTTOBRE 2018,  (15,30/20,30) Villa Raby, Corso Francia 8, Torino

(previsti crediti ECM)

  Segreteria organizzativa:
OMCeO Torino - tel. 011-5815103-104 - corsi@omceo.to.it

  Cordiali saluti

Maria Grazia Breda

 

COMUNICATO STAMPA

LISTE D’ATTESA? NESSUNA INIZIATIVA PER I MALATI NON AUTOSUFFICIENTI IN LISTA D’ATTESA PER ASSEGNI DI CURA E POSTI LETTO IN RSA

 

SONO PIU’ DI TRENTAMILA (e il dato è fermo al 2012), MA PER IL PRESIDENTE CHIAMPARINO E L’ASSESSORE SAITTA NON CONTANO COME CITTADINI PERCHÉ NON VOTANO? MA I LORO FAMILIARI, AMICI E CONOSCENTI SÍ E ANCHE I VOLONTARI DELLE ASSOCIAZIONI DI TUTELA.

IL PRESIDENTE CHIAMPARINO E L’ASSESSORE SAITTA RIPETONO IL MANTRA DELL’INTERVENTO – PIÚ CHE AUSPICABILE – SULLE LISTE D’ATTESA PER LE VISITE E GLI ESAMI AMBULATORIALI, MA NON FANNO NULLA PER GARANTIRE AI MALATI NON AUTOSUFFICIENTI, COMPRESI I MALATI DI ALZHEIMER, ASSEGNI DI CURA PER POTER ESSERE CURATI A CASA E QUOTE SANITARIE PER PAGARE METÀ DELLA RETTA IN UNA STRUTTURA SOCIO-SANITARIA CONVENZIONATA CON L’ASL.

INVIATE AL PRESIDENTE CHIAMPARINO LE TESTIMONIANZE DI DIECI CASI SIMBOLO DEI DRAMMATICI EFFETTI DELLE POLITICHE DELLA SUA GIUNTA SULLE FAMIGLIE PIEMONTESI.

Gli annunci di questi giorni sulla riduzione delle liste d’attesa da parte della Giunta della Regione Piemonte non avranno alcuna ricaduta sulla condizione di almeno 30mila malati – e relative famiglie – esclusi dalla presa in carico da parte delle Asl del Piemonte (avevano richiesto e continuano a richiedere cure sanitarie a casa o la quota sanitaria del ricovero in Rsa, il 50% della retta totale).
La previsione, nella sua drammaticità è facile: non una riga del «Programma regionale per il governo dei tempi di attesa delle prestazioni di specialistica ambulatoriale per il triennio 2017-2019» (provvedimenti che si inseguono almeno dalla fine del 2016, con frequenti annunci di soluzione del problema) prevede qualche iniziativa per i malati non autosufficienti e per la riduzione delle liste di attesa in cui sono confinati, una crudeltà sia per i loro che per i loro congiunti, sia perché le loro esigenze non possono aspettare, sia perché non hanno mai una data certa per essere presi in carico.

 

Nella delibera sugli obiettivi di produzione dei Direttori generali (a cui è legato fino al 20% del loro stipendio) non una parola riguarda le liste d'attesa per prestazioni socio-sanitarie e la non autosufficienza. Col paradossale effetto che, a causa delle decisioni della Giunta regionale, i Direttori generali che si occuperanno della presa in carico di malati non autosufficienti – se non altro per limitare l’intasamento degli ospedali – staranno rubando tempo, risorse, operatori... agli obiettivi (altri) che determineranno l'ammontare del loro stipendio.

 

 

Le liste d'attesa non sono tutte uguali.

Quelle per gli esami e le visite diagnostiche, cioè quelle di cui parla l’Assessore Saitta, hanno:

1) tempi certi (lunghi quanto si vuole in alcuni casi, ma certi). E in ogni caso, dietro prescrizione del medico di medicina generale il paziente può avere sempre una visita urgente (prestazione erogata entro 24 ore), oppure urgente differibile (prestazione erogata entro 7 giorni dalla richiesta). Se ancora non dovesse essere sufficiente, l’accesso al Pronto soccorso è libero e lì i medici possono valutare le esigenze diagnostiche e terapeutiche del paziente;

2) riguardano nella quasi totalità dei casi persone autosufficienti che dal momento della prenotazione della visita al momento dell'effettuazione della stessa proseguono a vivere la loro vita normale.

 

Nel caso delle liste d'attesa per le persone malate non autosufficienti si tratta di una negazione di cura sanitaria salvavita (non della posticipazione di un accertamento). Infatti:

1) il tempo che intercorre tra la domanda e l'effettiva erogazione delle prestazioni (cure domiciliari o ricovero in Rsa) non è certo e possono passare anche anni per l’effettiva erogazione del servizio, che la legge riconosce invece come diritto esigibile;

2) il paziente che attende la prestazione è malatissimo (Alzheimer, demenza senile, esiti di patologie acute che lasciano invalidità permanenti,…), tanto da essere non autosufficiente, cioè da non poter provvedere a sé per le necessità della vita quotidiana (mangiare, bere, vestirsi, lavarsi, molto spesso anche comunicare e deambulare). Si tratta di pazienti che, lasciati senza prestazioni, muoiono nel giro di pochi giorni in condizioni inumane.

Se il paziente non viene portato presso i Pronti soccorsi (dove non può essere rifiutato ma certamente non fa una “gita di salute”) tutto il carico delle cure di cui necessita 24 ore su 24 si scarica sulle famiglie.

 

Quali sono le conseguenze di questo sistema?   Costi più alti per la sanità, cure non appropriate per i malati non autosufficienti.

Le denunce circostanziate sono rimaste lettera morta, ma la situazione non è stata risolta e la Giunta delle Regione Piemonte ignora il problema. Senza interventi concreti per l’assicurazione delle cure sanitarie stabilite per legge ai malati non autosufficienti, la Regione continuerà ad avere Pronti soccorso e ospedali che non troveranno sfogo per questi casi sul territorio, a gestire male la spesa sanitaria (con alte ed evitabili spese per i ricoveri in ospedale e in casa di cura), a vessare centinaia di migliaia di cittadini piemontesi “schiacciati” non dalla malattia dei loro cari, ma dalla negazione delle cure ai loro cari.

 

10 storie che rappresentano i 30mila in lista d’attesa da anni, dimenticati ancora una volta dalla Regione Piemonte.

Per rendere ancora più evidente nella sua concretezza la questione, dal 31 luglio al 10 agosto 2018 la Fondazione promozione sociale onlus ha consegnato al Presidente della Giunta regionale del Piemonte, Sergio Chiamparino, 10 storie tipo, scelte tra i casi che in quei giorni ci hanno inviato richieste scritte di aiuto per affrontare i bisogni di cura di un loro congiunto malato anziano e non più autosufficiente.
Dieci storie tra le circa mille che riceviamo all’anno, per metterlo a conoscenza degli effetti devastanti che hanno avuto le scelte della Giunta regionale del Piemonte in questi anni per migliaia di anziani malati non autosufficienti, cittadini piemontesi, e per le loro famiglie.

 

Tre richieste urgenti al Presidente della Regione Sergio Chiamparino e alla Giunta della Regione Piemonte.

Abbiamo da tempo inviato tre richieste urgenti che riportiamo nel documento allegato; tre iniziative sulle cure domiciliari, l’abbattimento delle liste di attesa e la garanzia della continuità terapeutica che potrebbero cambiare la situazione dei 30mila piemontesi in lista d’attesa e delle loro famiglie: ciascun malato ha non meno di 4 persone intorno; stiamo parlando di 120mila piemontesi abbandonati dalla Regione Piemonte da anni e che non sanno neppure quando e se avranno risposta alle loro richieste. «Una situazione non degna di un paese civile».


 

 

 

Malati non autosufficienti. Chi sono?

Quando trattiamo di malati non autosufficienti, bisogna avere chiaro che la situazione del paziente è clinicamente drammatica (si tratta di pazienti così malati da non poter più nemmeno essere autonomi) e la necessità di prestazioni è «indifferibile» (termine confermato dal Consiglio dell’Ordine dei Medici di Torino e Provincia nei documenti del 6 luglio 2015 e del 21 marzo 2016), cioè, come è intuibile anche a buon senso, «non rinviabile». Inoltre le leggi 833/1978 (istituzione del Servizio sanitario nazionale) e 289/2002 (Livelli essenziali delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie) stabiliscono che non si possa lasciare senza l'intervento del Servizio sanitario nazionale il malato non autosufficiente, a meno di non venire meno alle leggi stesse, cosa che la Regione Piemonte sta facendo con 30mila suoi cittadini.

 

Non «fragili», ma «malati»

I Geriatri Piemontesi si sono riuniti il 17 aprile 2018 per discutere il documento “Linee di indirizzo regionali 2018-2019 per il recepimento del Piano nazionale cronicità”, nel quale hanno definito accuratamente chi è il paziente cosiddetto «fragile» (termine a nostro avviso fuorviante, che non rende la situazione dei malati non autosufficienti). Molto spesso la fragilità viene confinata nel campo dell’assistenza sociale, degli interventi discrezionali da parte degli enti, della beneficenza… Il documento dei Geriatri, del quale riportiamo uno stralcio, ma che è stato pubblicato integralmente sulla rivista “Prospettive assistenziali” n. 202, 2018 ed è disponibile sul sito www.fondazionepromozionesociale.it.

L’incontro dei Geriatri è avvenuto sotto la presidenza del Prof. Gian Carlo Isaia e con la partecipazione e il sostegno delle Sezioni regionali di Sigg - Società italiana di gerontologia e geriatria, Aip – Associazione italiana di psicogeriatria, Sigot - Società italiana di geriatria ospedale e territorio, Age - Associazione geriatri extraospedalieri.

Dal documento:

«Con il termine di “anziano fragile” si intende solitamente identificare un soggetto di età avanzata o molto avanzata, affetto da multiple patologie croniche (e quindi in trattamento con molti farmaci), clinicamente instabile, frequentemente disabile (ossia con perdite funzionali e, quindi, parzialmente o completamente non autosufficiente), nel quale spesso coesistono problematiche psico-cognitive (es., depressione, demenza) e di tipo socio-economico (es. povertà, solitudine, rete amicale/familiare talora carente).

Il paziente anziano fragile e non autosufficiente ha una elevata necessità di:

- prestazioni sanitarie (farmaci, esami, ricoveri in ospedale) per la presenza di problematiche cliniche che spesso producono scompensi a cascata, e che necessitano di ricoveri ospedalieri ripetuti;

- prestazioni socio-sanitarie, quali contributi economici alle famiglie per la gestione a domicilio, il ricovero in Rsa - Residenza sanitaria assistenziale o l’accesso ai centri diurni, prestazioni che sono parte integrante del processo di cura e che necessitano di risorse economiche dedicate;

- una rete integrata di servizi sanitari e sociali in grado di attivarsi in modo puntuale e rapido non appena insorgano problematiche socio-sanitarie e di garantire

 

INVITO

  • Gentili Associazioni

 

Invito ad essere presenti ad uno dei due appuntamenti che propongo:

 

per chi può al pomeriggio:

  • LUNEDÌ 10 SETTEMBRE 2018 ORARIO 16,30-18,00

OPPURE

per chi può al mattino

  • MARTEDÌ 18 SETTEMBRE 2018, ORARIO 10-13

C/O LA FONDAZIONE PROMOZIONE SOCIALE ONLUS, VIA ARTISTI 36 – TORINO, TEL. 011-812.44.69

 

L’incontro ha lo scopo di:

  • capire le conseguenze del Piano cronicità approvato dal Consiglio regionale. Abbiamo ottenuto la ristesura del paragrafo sul settore socio-sanitario, ma è rimasto il pericolo dell'istituzione del settore socio-sanitario con l’attribuzione di un fondo separato per chi non è autosufficiente. Finiti i soldi finite le prestazioni. E’ quanto risulta nella bozza predisposta il 18 aprile 2018 dagli Assessori Saitta e Ferrari.

Si può ancora intervenire, per questo è importante unire le forze e

  • individuare quali iniziative, ciascuno di noi e in modo unitario, si possono mettere in campo  per inviare il nostro messaggio alla Giunta e al Consiglio regionale, in particolare da parte delle associazioni che operano nelle Province piemontesi. In più occasioni i Consiglieri regionali di Alessandria, Cuneo, Vercelli e Novara hanno sostenuto che “E’ solo Torino che chiede assegni di cura, prestazioni domiciliari per le persone con disabilità, posti convenzionati in Rsa, Gruppi appartamento e comunità alloggio. Nelle altre province le famiglie non chiedono e le associazioni collaborano con le istituzioni”.

Sappiamo che non è vero, perché riceviamo segnalazioni e richieste di aiuto da tutto il Piemonte, ma è evidente che è necessario

  • far emergere i bisogni dei territori per i malati anziani non autosufficienti (con demenza, Alzheimer, Parkinson) e per le persone con disabilità intellettiva e autismo con limitata o nulla autonomia: tutti hanno esigenza di prestazioni sanitarie e socio-sanitarie  garantite dai Lea dalle norme nazionali, che la Giunta vuole passare dalla competenza della sanità (diritti esigibili) a quello dell’assistenza, dove l’accesso è condizionato dall’Isee per ridurre la platea degli aventi diritto e metterti in lista d’attesa, senza mai tempi certi di risposta, perché le risorse sono decise in modo discrezionale dagli Enti gestori dei servizi socio-assistenziali, mentre per i Lea, la sentenza n. 275/2016 della Corte costituzionale ha ribadito che «La natura fondamentale del diritto (…) impone alla discrezionalità del legislatore un limite invalicabile nel “rispetto di un nucleo indefettibile di garanzie per gli interessati”».

Infatti le lettere raccomandate a/r inviate  per chiedere le prestazioni socio-sanitarie Lea ottengono sempre risposte positive. Per questo è necessario

  • rafforzare la richiesta che sia mantenuto in capo alla sanità l’obbligo di garantire le prestazioni socio-sanitarie Lea e quindi anche la realizzazione e finanziamento dei relativi servizi (centri diurni, gruppi appartamento, comunità alloggio, Rsa), con priorità a investire sulle prestazioni domiciliari compreso l’erogazione di assegni di cura e contributi a sostegno dei maggiori oneri per garantire il mantenimento al domicilio.

 

A settembre il Consiglio regionale avvierà l’esame del disegno di legge della Giunta e  per questo è urgente incontrarci e attivare iniziative unitarie.

 

TRE PROPOSTE operative e immediate:

 

  1. aderire al “Manifesto per ‘Prendersi cura delle persone non autosufficienti’. Verso una alleanza per la tutela della non autosufficienza”.

Come potete vedere è un primo esempio di alleanza tra più organizzazioni, che promuove le istanze da noi condivise per cui abbiamo volentieri accettato di essere tra i promotori.

Per aderire inviare la mail a: segreteria@bottegadelpossibile.it

 

  1. partecipare alla presentazione del Manifesto, che avrà luogo venerdì 21 settembre 2018 (mattino), presso la Sala Viglione del Consiglio regionale del Piemonte (via Alfieri 15, Torino), allo scopo di coinvolgere già il Consiglio regionale e altre organizzazioni.

Per iscriversi (obbligatorio) inviare mail a: segreteria@bottegadelpossibile.it

 

  1. raccogliere le richieste di aiuto che ricevete (o avete ricevuto nei mesi scorsi) per iscritto o trascrivere quelle ricevute per telefono, le lettere raccomandate inviate agli Enti e le risposte insoddisfacenti ricevute. Possono essere raccolte anche le risposte Uvg / Umvd in cui si rinvia alla lista di attesa, oppure le fatture che si pagano per la Rsa o gli stipendi per le badanti/assistenti familiari.  L’obiettivo è trasformarle in un Libro bianco che esprima i bisogni di ogni territorio raccolti da ogni organizzazione:  il Libro bianco potrà  essere presentato  in Consiglio regionale con una conferenza stampa a metà ottobre e alle Istituzioni locali per sollecitarle a intervenire nei confronti della Regione Piemonte, in particolare i Sindaci che sono eletti dai cittadini.

 

Ogni altra proposta sarà preziosa e utile, ma

È IMPORTANTE PARLARNE INSIEME E PER QUESTO CONFIDO NELLA VOSTRA PRESENZA A UNO DEI DUE APPUNTAMENTI.

 

Ricordo che sono più di  30.000 le persone malate e/o con disabilità non autosufficienti in lista d’attesa da anni, a causa anche del piano di rientro oggi concluso. E’ ora di dire basta! Meritano rispetto e  certezza del diritto ad avere le prestazioni indispensabili per vivere con dignità e senza costringere i loro nuclei familiari a sopportare pesi insostenibili da soli sia sul piano umano, sia su quello economico.

Tutti dovremmo ricordare la frase di M.L. King “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”.

 

Cordiali saluti

Maria Grazia Breda

   

Per chi non può essere presente ma è interessato a collaborare è possibile inviare una mail con le sue proposte e ci accordiamo telefonicamente.

 

 

Articoli da scaricare

Regione Piemonte: laboratorio nazionale per l'attacco al diritto alle cure di malati e persone con disabilità non autosufficienti

Malati non autosufficienti, parola ai geriatri: non fragili, ma persone con esigenze sanitarie elevate

 

Richiesta ritiro proposta DDL per l'istituzione del FONDO SOCIO-SANITARIO REGIONALE

  1. Si inoltra l’importante nota inviata dalla CPD alla Regione Piemonte.
    SI CONFIDA CHE SEGUANO ALTRE VOSTRE e-MAIL PER FERMARE LA FUORISCIUTA DALLA SANITA’ E DAI DIRITTI PREVISTI DAI LEA DEGLI ANZIANI MALATI CRONICI NON AUTOSUFFICIENTI, COMPRESI I MALATI DI ALZHEIMER, E DELLE PERSONE CON DISABLITA INTELLETTIVA E AUTISMO;

 

  1. Si allega altresì l’importante Ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio comunale di Nichelino.

SI AUSPICA CHE NEI VOSTRI TERRITORI POSSIATE SOLLECITARE SINDACI E PRESIDENTI DEI CONSIGLI COMUNALI AL FINE DI APPROVARE ANALOGHI PROVVEDIMENTI

 

 

Richiesta alla Regione Piemonte di ritiro della proposta di DDL per l'istituzione del Fondo socio-sanitario regionale

É con grande amarezza e altrettanta incredulità e inquietudine, che abbiamo letto la proposta di legge predisposta dalle Direzioni Sanità e Coesione sociale della Regione Piemonte – che fanno capo agli Assessori Antonio Saitta e  Augusto Ferrari - che porta la data del 18 aprile 2018, avente come oggetto  "Istituzione del Fondo regionale socio-sanitario”.

Alcuni Consiglieri regionali si sono adoperati per assicurarci  che si tratta di un testo non approvato in Giunta, già superato; ma il testo c’è ed è in circolazione e, in ogni caso, conferma purtroppo i nostri timori, così come erano stati anticipati nei due documenti già a vostre mani inviati in data 6 e 20 marzo in relazione alla proposta del Piano per la cronicità, di cui la sopracitata proposta di legge è parte integrante così come indicato nella Fase 3.2 del Piano cronicità “Integrazione socio-sanitaria”.

A smentire le rassicurazioni dei Consiglieri regionali è intervenuta la delibera 36-7056 del 14 giugno 2018 (pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione il 5 luglio) che modifica le competenze di alcuni settori della Direzione “Coesione sociale” e nell’allegato della quale si investe il settore Socio-assistenziale (l’assessorato guidato da Ferrari) del «riparto e verifica della spesa del fondo regionale per la gestione del sistema integrato dei servizi e degli interventi sociali e socio-sanitari». Un fondo che naturalmente ancora non c’è, ma viene già citato nelle delibere della Giunta regionale, al di là delle smentite dei Consiglieri di maggioranza.

Il testo della proposta di legge, peggiore di quanto si potesse immaginare, è comunque utile perché esplicita in modo chiaro   qual è il disegno politico della Giunta Chiamparino nei riguardi dei malati cronici/persone con disabilità non autosufficienti: non lascia spazio né a speranze di cambiamento, né a dubbi sulle conseguenze nefaste per migliaia di persone non autosufficienti, nella disgraziata ipotesi che  il Consiglio regionale volesse farlo proprio.

Anche chi si ostina a credere che comunque si va nella direzione di garantire il diritto alle prestazioni Lea per i malati non autosufficienti (così verrà “venduto” il provvedimento da chi punta alla sua approvazione), se non è in malafede o ottuso e completamente ignorante in materia giuridica,  stavolta non può sostenere il falso. Si provi a confutare le osservazioni che uniamo di seguito; magari fossimo smentiti, ma non a parole, bensì  da un nuovo provvedimento che si richiami, come dovrebbe essere, al quadro normativo nazionale nel rispetto della gerarchia delle fonti.

Come motivato nelle osservazioni allegate, la proposta di legge è una iniziativa che:

  • crea il settore socio-sanitario, per le prestazioni socio-sanitarie Lea, che  oggi rientrano a pieno titolo negli   obblighi di intervento del settore sanitario, per cui le Asl possono  attingere agli 8 miliardi e più del bilancio sanitario regionale; domani, con l’istituzione del Fondo socio-sanitario regionale,  per i malati cronici e le persone con disabilità non autosufficienti, compresi i malati di Alzheimer, ci saranno solo le risorse che la Giunta regionale, in modo arbitrario, deciderà di trasferire al fondo socio-sanitario regionale; per una parte degli utenti significa la perdita del  diritto esigibile alle prestazioni socio-sanitarie Lea e la legittimazione delle liste d’attesa, salvo attivare ricorsi sulla base delle norme nazionali (e cioè appellandosi agli articoli 1 e 2 della legge 833/1978 e all’art. 54 della legge 289/2002, per i Lea);
  • nega la grave carenza di salute del malato cronico/persona con disabilità non autosufficiente per poter operare il loro slittamento all'assistenza sociale, senza tenere in alcuna considerazione i contributi inviati dall’Ordine dei Medici di Torino e Provincia,  dalle principali organizzazioni di Geriatri del Piemonte, dal Difensore civico regionale come richiamato nella sua relazione per l’anno 2017, intervenuti per richiamare la necessità di garantire le prestazioni socio-sanitarie Lea in ambito sanitario per garantire la continuità terapeutica;
  • prevede l’accesso alle prestazioni Lea sulla base delle norme previste in assistenza che pertanto saranno vincolate: a) alla disponibilità di risorse che le istituzioni sceglieranno di mettere nel fondo, indipendentemente dall’entità del fabbisogno; b) alla valutazione sociale (ipocrisia: sarà una valutazione prevalentemente economica!) degli utenti malati/persone con disabilità; in sostanza non viene rispettato l’articolo 1 della legge 833/1978 e si autorizzano le Asl ad operare illegittimamente in merito alla decisone se erogare la prestazione Lea, quando e in quale entità;
  • cancella, contro ogni buon senso,  la legge regionale 10/2010 e, quindi, il diritto prioritario alle prestazioni domiciliari di gran lunga preferita dai malati e dalle persone con disabilità e dai loro congiunti (e più vantaggiosa sotto il profilo economico rispetto al ricovero), e l’articolo della legge 1/2004 della Regione Piemonte che obbligava la Regione a mantenere il finanziamento ai Comuni almeno sulla base della spesa storica.

 

Conseguenze

La negazione delle cure sanitarie e socio-sanitarie indifferibili per i malati cronici e le persone con disabilità non autosufficienti, pena il venir meno della loro stessa sopravvivenza, porterà all’aumento della loro emarginazione con l’impoverimento  dei loro nuclei familiari, che dovranno sostenere  oneri di cura gravosi e, spesso, per tali ragioni, non appropriate alle loro esigenze e comunque in netta violazione dell’articolo 23 della Costituzione.

Lo scopo è  evidente: ridurre ancor più  la platea degli utenti del Servizio sanitario regionale e ridurre di conseguenza i fondi della sanità da destinare ai malati/persone con disabilità non autosufficienti.

Va detto senza riserve: siamo all’eugenetica sociale, cioè al procedimento di selezione tra i malati che devono essere curati dal Servizio sanitario nazionale e quelli che non ne  sono degni, perché inguaribili, anche se sempre curabili. 

La Giunta Chiamparino, Reschigna, Saitta e Ferrari ha scelto di governare con le delibere approvate dalla Giunta Cota di centrodestra (che aveva contestato quando era minoranza)- e ha deliberatamente scelto di ricorrere al Consiglio di Stato per annullare le positive sentenze del Tar del Piemonte, che avevano annullato i provvedimenti approvati dalla precedente amministrazione regionale e ripristinato il diritto soggettivo ed esigibile alle prestazioni socio-sanitarie Lea, che il  Servizio sanitario nazionale è obbligato a garantire ai sensi delle norme vigenti (articolo 54, legge 289/2002).

Non contenta di avere annullato gli «assegni di cura» per i malati anziani non autosufficienti che riducevano i ricoveri ed i relativi maggiori oneri a carico delle Asl e incentivavano le cure domiciliari e di avere ridotto drasticamente l’accesso al ricovero convenzionato in Rsa non  attivando quote convenzionate, con l’approvazione della Dgr 18/2015, che stabilisce un tetto di spesa (incostituzionale trattandosi di prestazioni Lea), la Giunta Chiamparino ha proseguito nel suo disegno di emarginazione con l’approvazione della Dgr 34/2016 che ha modificato i parametri sociali delle Unità valutative, con l’introduzione del calcolo dell’Isee, ovvero della situazione economica, criterio assolutamente illegittimo in ambito sanitario.

L’anticostituzionale istituzione del settore socio-sanitario separato dalla sanità -  previsto dal Piano per la cronicità -  e del conseguente fondo socio-sanitario, che ha lo scopo di ridurre le risorse messe a disposizione dalla sanità per i malati non autosufficienti, completa il disegno politico che è volto a legittimare i comportamenti illegittimi di questi anni (una lista d’attesa di oltre 30mila persone malate/con disabilità non autosufficienti, dato risalente al 13 aprile 2013, mai aggiornato nonostante le richieste ufficiali alla Regione e alle Asl del Piemonte).

Come ricorda la Corte dei Conti, 4 miliardi e mezzo di euro sono stati destinati ad usi diversi da quello sanitario e non restituiti in Piemonte; il piano di rientro è stato un pretesto per avviare l’abbandono da parte della sanità dei malati cronici/persone con disabilità non autosufficienti; infatti, tale piano si è concluso, ma la Giunta Chiamparino non ha abrogato le delibere che hanno creato ingiuste e illegittime liste d’attesa; anzi, con la proposta di istituire un settore socio-sanitario separato punta a  comportamenti ancora più emarginanti e punitivi nei confronti dei malati/persone con disabilità  non autosufficienti  di qualunque età e dei loro congiunti.

Tutto questo accade perché i nostri appelli, allarmi, solleciti, denunce circostanziate sono finora caduti nel vuoto e nell’indifferenza generale, anche delle Chiese, delle Organizzazioni sindacali, delle Associazioni.

E’ prevalso l’interesse particolare, la difesa dei propri tornaconti (convenzioni, progetti, contributi) a scapito del bene comune e della difesa del diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie di chi non è neppure in grado di difendersi a causa della gravità delle sue condizioni di malattia o disabilità.

Come la storia insegna, chi finge di non vedere è complice del sistema, sia che si tratti dello sterminio attuato dai nazisti con la soluzione Action T4 nei confronti di persone con disabilità e malati psichiatrici, sia che si tratti di ricoveri in pensioni abusive lager, sia di fronte a omicidi-suicidi di malati anziani dementi e non autosufficienti o di persone con disabilità intellettiva/autismo con gravi limitazioni dell’autonomia.

Siamo ancora in tempo per intervenire e chiedere alla Giunta e al Consiglio regionale di cambiare politica.    

Al Consiglio regionale chiediamo di respingere qualunque proposta di legge della Giunta regionale, che non sia garante  della continuità terapeutica nel rispetto degli articoli 1 e 2 della legge 833/1978 e  del diritto esigibile alle prestazioni socio-sanitarie Lea per i malati cronici/persone con disabilità non autosufficienti (articolo 54, legge 289/2002).

Le nostre motivazioni sono riportate nel documento che segue.

Restiamo a disposizione e inviamo cordiali saluti.

p. Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base), Andrea Ciattaglia

p. Fondazione promozione sociale onlus, Maria Grazia Breda 

Osservazioni PDL FRSS Fondo Reg Sanitario CSA FPS

Fondo regionale Socio Sanitario Bozza

Piano cronicità della Regione Piemonte - RICHIESTA

 

- Presidente Consiglio regionale del Piemonte

- Presidente e Componenti IV Commissione Consiglio regionale del Piemonte

- Presidente della Giunta regionale del Piemonte

- Assessori alla sanità e alle politiche sociali della Regione Piemonte

 

E p.c.

 

- Anci

- Assessore alle politiche sociali Comune di Torino

- Associazioni disabilità Piemonte

- Organizzazioni sindacali

- Gestori privati e cooperative sociali

  

Lo scrivente Coordinamento, già firmatario della richiesta di audizione presso la IV Commissione in merito alla bozza di Piano cronicità della Regione Piemonte, in seguito alla audizione di lunedì 14 maggio, delle osservazioni e delle criticità sollevate in quella sede, insieme alla richiesta di convocare un tavolo ad hoc per la definizione dei percorsi di presa in carico socio sanitaria regionali delle persone con disabilità/autismo/anziani malati non autosufficienti, richiede, prima che la IV Commissione del Consiglio regionale licenzi il testo della bozza di Piano cronicità per l’Aula del Consiglio regionale, di avere un riscontro formale sulle istanze sollevate. In particolare:

  • sullo stralcio della parte di presa in carico socio-sanitaria per le succitate persone non autosufficienti dalla bozza di Piano cronicità all’esame della IV Commissione;
  • sull’applicazione della legge 10/2010 della Regione Piemonte “Servizi domiciliari per persone non autosufficienti” e sulla necessaria predisposizione di un regolamento attuativo della legge stessa;
  • sulla questione del ruolo delle Umvd (Unità multidimensionali di valutazione della disabilità) e delle Uvg (Unità di valutazione geriatrica), in relazione alla più generale e fondamentale questione della continuità terapeutica ospedale/territorio.

 

Lo scrivente Csa ritiene questo il conseguente passaggio per richiedere alla Commissione consigliare di assicurare che il provvedimento che verrà licenziato per l’Aula del Consiglio regionale non sia lesivo dei Lea – e che quindi venga modificato rispetto al testo attuale – e che il successivo percorso per l’ambito delle prestazioni socio-sanitarie sia condiviso in un tavolo ad hoc con le associazioni e i gestori.

 

Cordiali saluti.

p. Csa, Maria Grazia Breda

**

Diffondiamo l'articolo pubblicato su Superando.it "Bene la sospensione di quel Piano regionale della Cronicità" che evidenzia la strategia che sottostà al provvedimento oggetto delle nostre comuni osservazioni e richieste. Una proposta «mirante a spostare la cronicità e l’autosufficienza dalle competenze della Sanità a quelle del Sistema Socio-Assistenziale, il che metterebbe di fatto le famiglie di fronte all’obbligo di farsi carico in toto dell’assistenza al familiare non autosufficiente, non prevedendo diritti soggettivi esigibili, ma interessi legittimi, sempre condizionati dalla situazione economica del richiedente e dalle risorse disponibili e alle priorità dell’Ente».

 

C'è però una importante precisazione da fare rispetto all'iter del Piano cronicità, che purtroppo prosegue rapidamente. Tale situazione richiede, se necessario, ancora più intervento da parte di tutti.

 

La IV Commissione del Consiglio regionale, infatti, non ha sospeso il Piano cronicità, ma ha semplicemente rinviato la discussione sullo stesso dalla seduta di lunedì 14 - nella quale sono state audite le associazioni - alla successiva seduta di oggi. Vedete infatti il Piano cronicità riportato nell'ordine del giorno della seduta di oggi che alleghiamo. Forse la trattazione non riuscirà ad essere conclusa nella seduta di oggi e sarà rinviata ulteriormente a quella di lunedì 21 maggio.

 

Riteniamo necessario, per rafforzare il nostro comune messaggio e perché le nostre audizioni non cadano nel vuoto, inviare ai destinatari della precedente lettera di richiesta di audizione, la richiesta che alleghiamo.

 

Ci pare il conseguente passaggio – dopo l’esposizione delle nostre serissime preoccupazioni e allarmi sulla bozza di Piano cronicità – per richiedere alla Commissione consigliare di assicurare che il provvedimento che verrà licenziato per l’Aula del Consiglio regionale non sia lesivo dei Lea – e che quindi venga modificato rispetto al testo attuale – e che il percorso per l’ambito delle prestazioni socio-sanitarie sia condiviso in un tavolo ad hoc con le associazioni e i gestori.

 

Grazie se vorrete condividere e rilanciare l’appello. Attendiamo vostre.

 

 

COMUNICATO STAMPA DEL GRUPPO SENZA SEDE.

In questo periodo un po’ frenetico di formazione del nuovo governo e di campagne elettorali, non si devono fermare le battaglie per difendere i diritti dei più deboli. Un grande impegno sociale delle Amministrazioni, che ovviamente sanno di doversi impegnare in prima persona, non  solo demandando ad Enti ed Associazioni di natura ecclesiastica  il compito di elargizioni filantropiche. Il Gruppo senza Sede impegnato da oltre 11 anni nel servizio di informazione e sostegno ai cittadini meno fortunati, condivide le posizioni delle oltre 20 Associazioni piemontesi, tra le numerosissime attive sul territorio, che hanno recentemente chiesto un’audizione in Consiglio regionale con la IV Commissione, coinvolgendo anche ANCI, Assessorati alle Politiche sociali ed Organizzazioni sindacali delle città piemontesi più sensibili alle problematiche sociali, oltre agli Enti preposti a quelle specifiche della disabilità. L’audizione ha lo scopo di segnalare la preoccupazione per i gravi contenuti riscontrati nella delibera della Giunta piemontese per l’attuazione del  “piano per le cronicità”, laddove viene avanzata la proposta di istituire il settore socio-sanitario per la cronicità e per tutte le persone con “fragilità”. Le suddette Associazioni firmatarie, rammentato che non risultano leggi nazionali che abbiano istituito il settore socio-sanitario. In presenza di disabilità e limitata autonomia, risulta chiara la carenza di “salute” per cui il settore della sanità ha l’obbligo di garantire sempre le prestazioni sanitarie e quelle previste dai Lea (Livelli essenziali di assistenza) contenute nelle leggi nazionali, per assicurare quelle cure socio-sanitarie fondamentali per la sopravvivenza di coloro che dipendono dall’aiuto di altri per le funzioni fondamentali della vita quotidiana. Da tempo l’Organizzazione mondiale della Sanità ha evidenziato che le cure sanitarie non sono più finalizzate all’esclusiva guarigione bensì al mantenimento più a lungo possibile di buoni livelli di autonomia, anche se ridotti. Ne consegue che l’aggravarsi delle condizioni che determinano la non autosufficienza richiedono che la presa in carico della diagnosi e della cura rimanga unitamente in capo al settore della Sanità, anche quando riguarda le prestazioni domiciliari ed i progetti individualizzati, i centri diurni, le strutture residenziali socio-sanitarie, le comunità alloggio, devono operare in continuità terapeutica con i Servizi sanitari del territorio di riferimento che, in base alle leggi 833/1978 ed ai Lea, art. 54 legge 289/2002, hanno l’obbligo di garantire la titolarità e la responsabilità delle cure sanitarie e socio-sanitarie. Per questi ed altri motivi (attuazione della legge 112/2016 – “dopo di noi” – e conclusioni sulle riflessioni avviate con il tavolo  per l’autismo, inspiegabilmente sospeso sine die), si chiede al Presidente del Consiglio regionale di farsi garante nei confronti della Giunta circa la partecipazione delle Associazioni, peraltro prevista dallo Statuto regionale.

Il testo integrale del documento e l’elenco delle Associazioni firmatarie sono su : fondazionepromozionesociale.it – grupposenzasede.it

 

Trino, maggio 2018                                                       Associazione culturale

                                                                                       Gruppo senza Sede

 

Uniamo la sentenza n. 1010/2018 del Tribunale di Firenze, a nostro avviso assai importante, e Le segnaliamo che sul sito del Consiglio regionale del Piemonte al link diretto: http://cr.piemonte.it/dwd/organismi/dif_civico/2018/relazione_2017.pdf  è riportata la relazione del Difensore civico che contiene valutazioni molto significative sulla questione delle dimissioni da ospedali e da case di cura di anziani malati cronici non autosufficienti.  

 

Alleghiamo anche l’articolo Valido parere del Direttore dei servizi sociali dell’Ulss 13 del Veneto sul diritto alle cure socio-sanitarie”  pubblicato sul n. 196, 2016 della nostra rivista “Prospettive assistenziali”.

 

 

- Egr. Prof. Stefano Ojetti, Franco Balzaretti e Fabrizio Fracchia,

 

   Facendo seguito alle mie e-mail e all’incontro con il Prof. Franco Balzaretti, segnalo alla Vostra attenzione che, fra l’indifferenza generale (istituzioni e organizzazioni sociali), continua ad essere praticata in misura sempre più massiccia l’eutanasia da abbandono di una parte assai consistente degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone colpite dalla malattia di Alzheimer o da altre analoghe forme di demenza senile.

   Al riguardo ritengo di poter affermare che ormai è aperta e assai praticata la strada dell’eugenetica sociale, attuata scaricando sui congiunti la responsabilità delle prestazioni sanitarie ed il loro costo. Al riguardo allego la nota “Secondo l’Asl Torino 3 gli anziani sono portatori dell’epidemia di longevità” (n. 200, 2017).

  Altro esempio. Il personale medico dell’ospedale di Chivasso (Asl Torino 4) ha deciso che le persone con demenza senile, al termine della fase acuta, siano ricoverate presso Rsa per un periodo di 30 giorni con retta di euro 80,90 a carico del Servizio sanitario e di euro 51,72 a carico dell’infermo o dei suoi congiunti. Al termine dei 30 giorni la retta totale (euro 132,62 al giorno) dovrebbe essere pagata dall’infermo (evidentemente guarito!) o dai suoi familiari.

   Purtroppo non si tratta di un caso isolato. Mentre confermo che in Piemonte sono confinati in crudeli e illegittime liste di attesa oltre 30mila fra anziani malati cronici non autosufficienti e persone con demenza senile, segnalo alcune situazioni allarmanti:

-         nelle case di cura tutti gli infermi, compresi quelli sopra indicati, “guariscono” alle ore 23,59 dell’ultimo giorno in cui la retta non viene ridotta dalle Asl;

-         vi sono medici di numerosi ospedali (ad esempio gli ospedali "Santi Carlo e Paolo" di Milano) e case di cura (ad esempio "Villa delle Terme" di Firenze) che dimettono persone con demenza senile terminata la fase acuta, utilizzando in alcuni casi la formula “clinicamente stabile dimissibile”, formula ritenuta valida dal Dott. Panti, Presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze, come risulta dall’allegata nota pubblicata sul n. 194, 2016 di “Prospettive assistenziali”;

-         vi sono casi di omicidio/suicidio e maltrattamenti, a volte vere e proprie sevizie, come viene segnalato nell’allegata bozza dell’articolo “Disabili e infermi non autosufficienti: continuano la negazione delle indifferibili prestazioni socio-sanitarie, gli omicidi-suicidi ed i maltrattamenti” che, con le eventuali temute integrazioni, dovrebbe essere pubblicato sul n. 202 (luglio 2018) di “Prospettive assistenziali”.

 

Confidando nel Vostro aiuto ai nostri concittadini malati cronici non autosufficienti anche per quanto concerne il riconoscimento effettivo della priorità delle prestazioni domiciliari di cui all’allegata Petizione attualmente all’esame del Parlamento europeo, ringrazio, resto a disposizione e porgo cordiali saluti.

Francesco Santanera 

 


 

ATTENZIONE

A seguito della impossibilità per molti di partecipare

è annullato l’incontro di  Martedì  8 maggio 2018

 

La nuova data  è

GIOVEDI’ 17 maggio 2018, ore 10-13

c/o Fondazione promozione sociale onlus

Via Artisti 36 - TORINO

info@fondazionepromozionesociale.it

tel. 011-812.44.69

 

Ricordo che il tema è il progetto individualizzato nell’ambito delle prestazioni socio-sanitarie garantite dai Lea ed è strettamente collegato alle iniziative già assunte dalla Giunta regionale del Piemonte e, soprattutto, a quelle che si appresta ad approvare.:

Segnalo che:

  • non è stato garantito finora il necessario confronto con le associazioni in relazione al bando per il finanziamento di gruppi appartamenti e comunità alloggio ai sensi della legge 112/2016;
  • è stato sospeso sine die il gruppo di lavoro sulla revisione degli standard delle strutture residenziali e semiresidenziali per le persone con autismo e disabilità intellettiva adulte;
  • nel Piano per le cronicità vi è  l’ipotesi di creazione di un settore socio-sanitario (prestazioni Lea) separato da quello sanitario, che avrebbe gravissime ricadute sulla continuità terapeutica  sulla carenza di diritti e di risorse del Fondo sanitario regionale
  • si stanno elaborando nuovi criteri per le Umvd, sulla base delle pessime delibere approvate per gli anziani malati non autosufficienti;
  • sono state proposte applicazioni al ribasso delle percentuali Lea, in contrasto con la Dgr 51/2003.

 

Al riguardo si unisce la lettera predisposta  dopo l’incontro avuto con la Città di Torino (18 aprile u.s.) al quale erano presenti  rappresentanti delle associazioni, dei gestori privati e delle organizzazioni sindacali. Finora hanno aderito Angsa Torino, Luce per l’autismo, Csa-Fondazione, Cpd – Consulta per le persone in difficoltà, Fish-Anffas. L’adesione è aperta a tutte le associazioni che non aderiscono ai Coordinamenti e condividono le preoccupazioni espresse.

 

Per quanto riguarda l’incontro del 17 maggio finora sono stati richiesti i seguenti approfondimenti:

 

  1. progetti individualizzati per minori: quali sono le prestazioni e le delibere di riferimento? come conciliare le prestazioni assicurate a scuola e quelle necessarie al domicilio (come richiederle, a quali enti, quale documentazione presentare, si può scegliere il personale educativo? Quando è possibile un affido a terzi, si possono aumentare le ore al domicilio o nel centro diurno; quali sono i tempi di risposta dell’Asl/Enti gestori dei servizi socio-assistenziali? La famiglia può partecipare alla stesura del progetto?
  2. il progetto individualizzato nel percorso per l’inserimento in un gruppo appartamento: si possono conciliare le norme Lea con le disposizioni contenute nella legge 112/2016 e successivi provvedimenti? (decreto ministeriale del novembre 2016, Delibere regionali 47/2017, 51/2003 e 42/2002)?
  3. la realizzazione di attività esterne come progetto individualizzato, è previsto dalla normativa per giovani adulti già inseriti in comunità socio-sanitaria? Se l’adulto è inserito in comunità dall’Asl, qual è il ruolo del tutore/genitore? La cooperativa può dimetterlo se ritiene di non avere personale adeguato?
  4. qual è la situazione Isee/Ise a seconda che si tratti di persona con disabilità minore o adulto? Quali sono le ipotesi delle Giunta regionale?

L’incontro si propone di entrare nei singoli casi allo scopo di segnalare come comportarsi alla luce delle esperienze fin qui maturate; ha altresì l’obiettivo di valutare insieme le possibili iniziative da assumere nel caso che le prestazioni richieste siano respinte dagli Enti locali, specialmente nel caso siano approvate norme che – pur in modo illegittimo – siano finalizzate a ridurre i diritti.

È stato invitato il Dott. Mauro Perino per la sua esperienza di Direttore del Consorzio socio-assistenziale Cisap di Collegno e Grugliasco (che terminerà il 31 maggio 2018) e perché Consigliere della Fondazione promozione sociale onlus.

 

In attesa di incontrarvi, invio cordiali saluti.

 

p. Csa/Fondazione promozione sociale onlus

Maria Grazia Breda

 

P.S. CONSIGLIO VIVAMENTE DI LEGGERE LA RELAZIONE DEL DIFENSORE CIVICO REGIONALE reperibile anche sul sito www.fondazionepromozionesociale.it alla sezione “Documenti”

 

 

Segnalazione inviata in questi giorni, da Csa-Fondazione promozione sociale onlus, in merito ad una drammatica violazione dei diritti umani di una anziana malata non autosufficiente

  • Alle Associazioni di tutela delle persone non autosufficienti malate croniche e/o con demenza

  Egregio Presidente,

 

Inoltro la segnalazione inviata in questi giorni, da Csa-Fondazione promozione sociale onlus, in merito ad una drammatica violazione dei diritti umani di una anziana malata non autosufficiente.

Immaginate di arrivare alla Casa di cura dove è stata trasferita al mattino vostra madre, malata cronica non più autosufficiente e non più lucida.

Siete già provati per i giorni convulsi della malattia e del decorso ospedaliero, da conciliare con le necessità di continuare a lavorare e a gestire la famiglia. Siete ansiosi di sapere come sta, di parlare con i medici, capire quale programma riabilitativo potrà fare. Non immaginate di certo che vostra madre, da ore ormai nella struttura,  non sia  ancora stata ricoverata e tanto meno vi aspettate di dover firmare impegni di spesa per un ricovero disposto dall'ospedale e non da voi. Men che meno vi aspettate di dovervi spiegare e giustificare con un Carabiniere. Ma soprattutto non avreste mai immaginato che il personale sanitario avesse il coraggio di mettere vostra madre malata cronica non autosufficiente di nuovo sull'ambulanza e rispedirla come un pacco postale al Pronto Soccorso dell'Ospedale Molinette di Torino.

Eppure è capitato il 27 marzo 2018 in piena violazione dei diritti umani fondamentali.

 

Questa è la sanità che la Regione Piemonte assicura ai suoi vecchi malati non autosufficienti, perché l’Assessorato competente non ha ancora emesso il provvedimento richiesto da tempo per impedire questi comportamenti illegittimi delle case di cura convenzionate.

  Che cosa possono fare le Associazioni e le Organizzazioni sociali a tutela del diritto fondamentale alla salute dei malati non autosufficienti?  

  1. intervenire nei confronti dell’Assessore regionale alla sanità e del Direttore generale perché sia approvata con urgenza una circolare che precisi gli obblighi delle case di cura convenzionate con il Servizio sanitario nazionale nei confronti dei pazienti anziani malati e non autosufficienti inviati da altre strutture sanitarie regionali;
  2. chiedere ai Sindaci e agli Enti gestori socio-assistenziali di predisporre una nota informativa, su carta intestata, da diffondere attraverso i propri servizi, in modo che i cittadini siano correttamente informati sui diritti dei loro congiunti malati cronici non autosufficienti. A titolo di esempio unisco i due provvedimenti approvati dai Sindaci e dagli Enti gestori dei servizi socio-assistenziali Cisa12 di Nichelino e Cisap di Collegno-Grugliasco: come potete notare si tratta semplicemente di un richiamo alle norme vigenti, la cui conoscenza, tuttavia, può letteralmente salvare la vita delle persone, se pensiamo alle recenti tragedie di omicidio-suicidio. Tutte potevano essere evitate se i familiari avessero ricevuto informazioni corrette sulle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie a cui avevano diritto i loro cari.
  3. sollecitare l’attuazione del Regolamento della legge regionale 10/2010 per garantire prioritariamente il diritto alle prestazioni domiciliari, quando sono praticabili, compreso il riconoscimento di un contributo forfettario – a carico dell’Asl – per far fronte ai maggiori costi che comporta l’accudimento di un familiare 24 ore su 24.
  4. chiedere la soppressione della richiesta dell’Isee dalla valutazione sociale, richiesta per la valutazione della condizione di non autosufficienza: il diritto all’accesso alle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie non possono essere condizionate dalla situazione economica. È una violazione delle norme vigenti e una discriminazione intollerabile tra malati cronici autosufficienti e malati cronici non autosufficienti.

Resto a disposizione per ulteriori eventuali approfondimenti e in attesa di conoscere le vostre iniziative al riguardo.

Cordiali saluti.

Maria Grazia Breda

Fondazione promozione sociale onlus

 

Comunicato stampa del Gruppo Senza Sede sul piano di cronicità.

 

La Giunta della Regione Piemonte il 12 marzo u.s. ha presentato il “Piano cronicità ” senza però specificare, a nostro avviso, le pesanti ricadute a sfavore dei malati cronici non autosufficienti, dirottati dal settore sanitario al settore socio-sanitario (in fase di istituzione), con il rischio di creare discriminazioni contrarie alla legge 833/1978 ed ai principi costituzionali. Il Gruppo senza Sede concorda e riporta in breve i punti che la Fondazione Promozione sociale di Torino ha evidenziato affinché il Consiglio regionale, prima di prendere decisioni, organizzi una consultazione con le organizzazioni che operano nel settore sanitario. Nel piano non si trova traccia di come vengano presi in carico da parte della sanità (Asl) i malati cronici non autosufficienti nel rispetto dei Lea. Persone che non hanno prestazioni domiciliari, non frequentano centri diurni, non hanno posti letto convenzionati in Rsa. Sono già 30mila in Piemonte in lista d’attesa senza tempi certi di risposta. Si sperava che, dopo il piano di rientro, la Giunta regionale fosse attenta alle cure domiciliari ma con il piano di cronicità pare che l’obiettivo sia approvare una legge di riforma socio-sanitaria per togliere il diritto esigibile alle cure sanitarie e socio-sanitarie ai malati cronici non autosufficienti. Tutti : minori, adulti, anziani con qualunque patologia e disabilità. Le Asl potranno scaricare ai Comuni/Enti gestori dei servizi socio assistenziali le competenze dei malati cronici non autosufficienti. Alle Asl resterà la responsabilità sulla parte clinica mentre gli Enti gestori avranno un ruolo attivo diretto nella presa in carico dei pazienti cronici, specie di quelli con una maggior fragilità. Da notare che nel testo non viene usata la definizione “malato cronico non autosufficiente” ma “fragile”. Non più la condizione di malato, che gli garantirebbe il diritto soggettivo ed esigibile alle cure socio-sanitarie, ma “persona socialmente fragile”  per la quale va evitata la medicalizzazione, nonostante si sia in presenza di malati complessi e non autosufficienti. Quindi perdita del diritto soggettivo ed esigibile alla cura. In sintesi, il piano per la cronicità trasferisce la competenza dei malati cronici non autosufficienti ai medici di medicina generale, che probabilmente percepiranno una erogazione economica aggiuntiva per sobbarcarsi la cura di malati sempre più complessi che l’ospedale (mediante il tutor) dimetterà sempre prima. Si scaricherà sulla maggioranza dei malati e dei loro familiari il peso degli oneri delle cure socio-sanitarie, senza le quali il malato non può sopravvivere. Si decide che il 3% di quelli più gravosi e complessi sono “a perdere”, li lasciamo al loro destino con le loro famiglie, con pesanti ripercussioni per le donne, quali principali accuditori ed impoverendo i nuclei familiari. La Regione Piemonte dovrà decidere se proseguire sulla scelta dell’eugenetica sociale o promuovere una politica sanitaria pubblica inclusiva, in cui tutti i malati acuti e cronici, autosufficienti e non, abbiano diritto alle cure di cui hanno necessità e secondo le loro esigenze. Questo dipenderà anche dal ruolo che ciascuno vorrà assumere per orientare le scelte politiche di chi amministra.

Trino, aprile 2018                                                           Associazione culturale

                                                                                          Gruppo senza Sede

*****

Uniamo copia della delibera 17-6647/2018 sull’Ipab di Trino.

All’articolo 2 “Scopo”, in violazione alla legge, non è più prevista la destinazione ai poveri.

 

Molto allarmanti le proposte della Giunta regionale del Piemonte sulla cronicità - integrazione

 

  • Egr. Presidenti del Consiglio e della Giunta della Regione Piemonte
  • Egr. Assessori alla sanità e alle politiche sociali della Regione Piemonte
  • Egr. Presidente e Componenti della Commissione sanità e assistenza del Consiglio regionale del Piemonte
  • Egr. Difensore civico della Regione Piemonte
  • Egr. Presidenti e Direttori degli Enti gestori delle attività socio-assistenziali
  • Egr. Segretario regionale Sindacati dei pensionati Cgil, Cisl e Uil
  • Egr. Presidenti associazioni tutela delle persone deboli

   

La Giunta regionale ha presentato il Piano cronicità il 12 marzo u.s., ma non sono state illustrate a nostro avviso, le pesanti ricadute per i malati cronici non autosufficienti dirottati dal settore sanitario all’istituendo “settore socio-sanitario”.

  Uniamo un contributo al percorso istituzionale avviato che integra la nota inviata il 6 marzo u.s.

Nel restare a disposizione per approfondire e/o incontri, si inviano cordiali saluti.

  Maria Grazia Breda

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  • Egr. Segreterie dei Sindacati dei Pensionati Cgil, Cisl e Uil di Torino
  • Associazioni

 

Oggetto: Omicidio di una anziana malata di Alzheimer e suicidio del suo compagno: un’altra tragedia causata dal non riconoscimento delle indifferibili esigenze sanitarie e socio-sanitarie degli infermi non autosufficienti e dalla colpevole omissione delle informazioni sui loro diritti?

    Numerosi quotidiani  del 10 marzo u.s. (si vedano “La Stampa”, “La Repubblica”, “Il Corriere della Sera - Cronaca di Torino) hanno riportato l’ennesima tragedia d’omicidio/suicidio; solo due giorni prima, purtroppo, si era verificato un altro caso. Entrambe le tragedie hanno coinvolto malati di Alzheimer e i loro familiari/accuditori. Da ricordare inoltre l’omicidio/suicidio di una persona con disabilità grave, in provincia di Novara, nonché le numerose e continue violazioni della legge accertate dai Nas, di cui ricordiamo la struttura “La Consolata” di Borgo d’Ale (Vercelli).  I ricoverati – tutti con gravissime disabilità fisiche e psichiche -  sono stati oggetto di terribili sevizie da parte degli operatori, senza che finora la Giunta regionale e le Asl abbiano fornito informazioni in merito ai provvedimenti assunti per impedire il ripetersi di tali violenze.  Al contrario, lascia esterrefatti apprendere che sia stata subito rinnovata la convenzione, con la Società “Sereni Orizzonti” gestore della struttura (si uniscono due articoli pubblicati su “Prospettive assistenziali” rispettivamente numeri 198 e 200).

Le tragedie non sono fatti personali, ma il frutto di un percorso culturale, politico e amministrativo in atto da tempo, che punta a scaricare la cura dei malati cronici non autosufficienti con i relativi   oneri economici e psicologici sui loro familiari che, volutamente, non sono informati dalle istituzioni (Regione, Asl, Comuni ed Ente gestori dei servizi socio-assistenziali) sui diritti esigibili previsti dalle norme vigenti. Le famiglie in primo luogo ignorano quasi sempre gli aiuti che potrebbero derivare dalle prestazioni sanitarie e  socio-sanitarie garantite dal Servizio sanitario nazionale e dai Lea, Livelli essenziali di assistenza socio-sanitarie. Nel caso in cui riescono a presentare le istanze alle Asl, superando gli innumerevoli ostacoli burocratici  predisposti per scoraggiare,  l’esito è il confino  in liste d’attesa, illegittime e crudeli, perché non vi è mai una risposta certa del momento in cui si avrà finalmente diritto a quanto richiesto.

   Siamo, come più volte già denunciato, di fronte ad una eugenetica sociale, deliberatamente messa in atto nei confronti di una popolazione non più in grado i difendersi autonomamente.

   Come spiegare altrimenti gli oltre 30.000 piemontesi anziani malati cronici non autosufficienti e/o con demenza in lista d’attesa da anni, in violazione del loro diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie previsto dalla normativa vigente?

Per l’ennesima volta ripetiamo che:

  • in base all’articolo 2 della vigente legge 833/1978 il Servizio sanitario deve assicurare «la diagnosi e la cura degli eventi morbosi quali ne siano le cause, la fenomenologia e la durata»;
  • ai sensi dell’articolo 1 della stessa legge 833/1978, il Servizio sanitario è tenuto ad operare «senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del Servizio» sanitario;
  • nel documento del 6 luglio 2015 l’Ordine dei Medici di Torino e Provincia ha evidenziato che «gli anziani malati cronici non autosufficienti e le persone affette da demenza senile sono soggetti colpiti da gravi patologie che hanno avuto come esito la devastante compromissione della loro autosufficienza e pertanto hanno in tutti i casi esigenze sanitarie e socio-sanitarie indifferibili in relazione ai loro quadri clinici e patologici»;
  • l’articolo 23 della Costituzione stabilisce che «nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge» e che mai il Parlamento ha approvato norme per assegnare ai congiunti degli infermi compiti attribuiti al Servizio sanitario dalla citata legge 833/1978 e dall’articolo 54 della n. 289/2002 concernente i Lea, Livelli essenziali delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie.

   Ci sono responsabilità politiche nelle tragedie, che sono annunciate e sono prevedibili, come quella dell’anziana malata di Alzheimer e del suo compagno.

  Tutti  dovrebbero riflettere, Sindacato e Associazioni comprese, sulle conseguenze della presentazione del ricorso al Consiglio di Stato da parte della Giunta regionale contro l’ottima sentenza del Tar del Piemonte n. 156/2015 sul diritto alle prestazioni domiciliari.

   La Giunta regionale ha inviato un messaggio nefasto alle famiglie che accudiscono volontariamente un congiunto malato cronico e non autosufficiente, specie se con demenza: si sono sentite abbandonate, tradite dalle istituzioni che volutamente hanno scelto di non riconoscere il valore, anche economico, del loro ruolo di accuditori  e dell’importanza  delle prestazioni socio-sanitarie che assicurano nelle 24 ore, senza le quali il malato dovrebbe essere ricoverato con oneri di gran lunga maggiori per il Servizio sanitario.

   Il messaggio della Giunta regionale è stato chiarissimo: i familiari non hanno diritto nemmeno al parziale rimborso delle spese vive sostenute, nonostante il loro più che lodevole impegno consenta alla Regione Piemonte risparmi economici considerevoli, come è dimostrato dall’esempio più volte citato dell’Asl T03, che nelle lettere del 21 aprile 2015 e dell’8 agosto 2016 ha affermato di non poter disporre per ciascuno dei due infermi non autosufficienti di euro 700-800 al mese per il parziale rimborso delle spese vive sostenute per le cure domiciliari, ma di disporre di 1.500 euro al mese per il loro ricovero in una Rsa, Residenza sanitaria assistenziale. Da notare che la legge della Regione Piemonte n. 10/2010 prevede l’erogazione di contributi economici da parte delle Asl per sostenere le prestazioni domiciliari.

    Sindacato e Associazioni dovrebbero adoperarsi perché le famiglie dei malati anziani non autosufficienti e/o con demenza ricevano le informazioni corrette sui loro diritti e siano aiutate ad esercitarli con il loro sostegno. Le famiglie devono sapere che i loro congiunti hanno diritto – come tutti gli altri malati – alle cure sanitarie gratuite e senza limiti di durata, nonché a quelle necessarie, se non autosufficienti, previste dai Lea, Livelli essenziali di assistenza socio-sanitaria, pur con una compartecipazione in base all’Isee.

   Sindacato e Associazioni dovrebbero  intervenire nei confronti delle istituzioni perché siano modificati quei provvedimenti che hanno previsto impedimenti per l’accesso alle prestazioni e contribuiscono al mantenimento delle illegittime liste di attesa.

   Bisogna contrastare la scelta di eugenetica sociale messa in atto dalla Giunta regionale che, secondo l’enciclopedia Treccani “presuppone un’eliminazione sistematica, programmata di essere umani, nella maggior parte dei casi motivata da ragioni e pressioni di origine economicista (etica utilitarista)”.

Sindacato e Associazioni dovrebbero predisporre informazioni scritte per i loro iscritti e associati  sulle norme vigenti che assicurano a detti infermi diritti pienamente e, se necessario, immediatamente esigibili, sull’esempio positivo delle allegate informative del Cisa e del Cisa12 nonché dall’unito dépliant del Consiglio dei seniores del Comune di Torino.

 Chi tace o non interviene è complice di quanto succede.  

Siamo a disposizione per ogni collaborazione.

 Cordiali saluti

 Maria Grazia Breda, Andrea Ciattaglia, Giuseppe D'Angelo e Francesco Santanera

- Ancora sevizie e crudeltà su anziani

- La Regione Piemonte tace sulle terribili sevizie

- Nota info su utenti RSA CISAP

- Anziani volantino accesso alle cure CISA 12

- Opuscolo Diritti degli Anziani Malati Consiglio Seniores

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Molto allarmanti le proposte della Giunta regionale del Piemonte sulla cronicità 

  • Egr. Presidenti del Consiglio e della Giunta della Regione Piemonte
  • Egr. Assessori alla sanità e alle politiche sociali della Regione Piemonte
  • Egr. Presidente e Componenti della Commissione sanità e assistenza del Consiglio regionale del Piemonte
  • Egr. Difensore civico della Regione Piemonte
  • Egr. Presidenti e Direttori degli Enti gestori delle attività socio-assistenziali
  • Egr. Segretario regionale Sindacati dei pensionati Cgil, Cisl e Uil
  • Egr. Presidenti associazioni tutela delle persone deboli

 Uniamo il documento “Molto allarmanti le proposte della Giunta regionale del Piemonte sulla cronicità” e confidiamo vivamente nella non creazione di assetti che, contrariamente a quanto previsto dalla legge 833/1978, creano discriminazioni non ammesse anche dalla nostra Costituzione.

Riteniamo altresì che il Consiglio regionale, prima di assumere decisioni in merito alle proposte della Giunta, dovrebbe organizzare una consultazione delle organizzazioni di base che operano nel settore sanitario, consultazione che non dovrebbe aver luogo online.

 Restiamo a disposizione e porgiamo cordiali saluti.

Maria Grazia Breda e Andrea Ciattaglia 

 ***

Informativa sui diritti Sanitari e Socio Sanitari dei Consorzi di Nichelino e Collegno/Grugliasco.

I Consorzi dei servizi socio-assistenziali di Nichelino e di Collegno/Grugliasco hanno pubblicato sui loro siti (in evidenza e in posizione fissa) l'allegata "informativa sui diritti sanitari e socio-sanitari degli utenti".

 Inoltre, distribuiscono queste "informative" anche agli utenti che si presentano presso le loro sedi per questioni socio-sanitarie.

 Si tratta di un riepilogo agile e utile per gli utenti delle norme che tutelano la continuità delle cure sanitarie e socio-sanitarie degli anziani malati cronici non autosufficienti, da proporre magari anche and altri Enti e Consorzi.

- Informazioni per utenti diritti RSA e CISAP

- Volantino accesso alle cure per gli Anziani

- Nota informativa per utenti Diritti RSA e CISAP

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La Fondazione promozione sociale onlus e il Csa - Coordinamento sanità e assistenza partecipano, con l'intervento di Andrea Ciattaglia, all'incontro pubblico "Anziani cronici non autosufficienti e disabili gravi: continuano le dimissioni selvagge dagli ospedali; sempre più difficile e costoso trovare posti in Rsa; insignificanti le cure a casa per i pazienti gravi" (locandina allegata).

 

L'incontro si terrà sabato 24 febbraio dalle 9,30 alle 13 a MILANO in via Garibaldi 27 presso CAM Garibaldi (Metropolitana linea 2 verde - fermata Lanza).

 

Verranno illustrati casi concreti di riconoscimento di diritti sanitari e socio-sanitari negati e i contenuti del ricorso presentato contro i nuovi Livelli essenziali di assistenza sanitaria e socio-sanitarie. Sarà possibile, a margine dell'incontro, fare presente i propri casi personali e intraprendere con la Fondazione promozione sociale onlus e le associazioni presenti iniziative per il riconoscimento dei diritti sanitari e socio-sanitari di anziani malati cronici non autosufficienti e persone con disabilità intellettiva e/o autismo e limitata o nulla autonomia.

 

Siete tutti invitati all'incontro e a...far girare la voce.

 

Cordiali saluti.

 

Maria Grazia Breda

Presidente della Fondazione promozione sociale onlus

 

 

Lettera alla Regione Piemonte

 

  • Egr. Assessore alla sanità
  • Egr. Assessore alle politiche sociali
  • Egr. Direttore alla sanità
  • Egr. Direttore politiche sociali
  • Egr. Direttori generali, sanitari e amministrativi delle Asl
  • Egr. Difensore civico della Regione Piemonte

REGIONE PIEMONTE

 

 

Prendiamo atto del fatto che, con la lettera prot. 14.110.20  7/2015C/A1400, finalmente la Direzione sanitaria della Giunta regionale del Piemonte dà piena applicazione della Dgr 72/2004 per assicurare la continuità terapeutica e socio-sanitaria agli anziani malati cronici non autosufficienti ricoverati in ospedale, a condizione che sia stata «superata la fase acuta».

Tuttavia, contrariamente a quanto affermato nella sopracitata lettera,  il percorso della Dgr 72/2004 non è stato interrotto dalla Dgr 85/2013, né poteva esserlo, perché la continuità terapeutica è assicurata dall’articolo 2 della legge 833/1978.

Infatti l’allora Direttore generale della Sanità, Sergio Morgagni, il 4 marzo 2014 nella lettera indirizzata al Direttore generale dell’AslTo1 (prot. 5081/DB 20.00 classif. 14.999), ricorda «come la Regione Piemonte garantisca ai cittadini il cosiddetto percorso di continuità assistenziale attraverso la presa in carico del paziente da parte delle Aziende sanitarie locali di residenza dell’assistito e degli Enti gestori delle funzioni socio-assistenziali competenti». Tale principio, sancito da provvedimenti amministrativi della Giunta regionale, ad iniziare dalla delibera della Giunta regionale n. 72-14420 del 20 dicembre 2004, attuative di quanto previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001 in tema di livelli essenziali di assistenza, sia dalla delibera del Consiglio regionale n. 167-14087 che ha approvato il Piano socio-sanitario regionale 2012-2015, trova la propria concretizzazione nella gamma di interventi, prevalentemente ricompresi nell’area dell’integrazione socio-sanitaria, previsti per garantire al paziente, laddove necessario, la possibilità di proseguire e completare le cure. Ciò premesso, appare evidente che il compito di “governare il percorso di continuità assistenziale” sia in capo all’Asl competente per territorio e non ai parenti dei pazienti ovvero alla struttura di ricovero che costituisce una delle tappe di tale percorso».

Pertanto, se è vero che il percorso di continuità terapeutica a carico totale del Servizio sanitario nazionale è di 60 giorni, questi possono/devono essere prorogati fino a quando l’Asl di residenza non assicura la prosecuzione delle cure socio-sanitarie. Come previsto nella stessa Dgr 72/2004, «il percorso al termine della durata prevista, ove necessita, potrà trovare continuità attraverso l’utilizzo di altre risposte socio-sanitarie appropriate quali: cure domiciliari in lungo assistenza, interventi economici a sostegno della domiciliarità, semi-residenzialità, residenzialità».

Si ricorda che l’Allegato 1 della Dgr 45/2012 al punto 4.2 precisa che il Direttore sanitario è responsabile «del raccordo con le Aziende sanitarie regionali e con le relative strutture afferenti alla rete del percorso di continuità assistenziale di cui alla Dgr 72/2004».

 

Ciò premesso, il diritto soggettivo alle cure sanitarie e socio-sanitarie degli anziani malati cronici non autosufficienti deve essere garantito tutto l’anno e per questo chiediamo al Difensore civico regionale di intervenire perché sia garantito il diritto alle cure senza limiti di durata (articolo 2, legge 833/1978) anche dopo il termine del 31 marzo 2018 indicato dalla Direzione sanità regionale.

L’affollamento dei pronto soccorsi è noto da tempo e non solo in occasione dell’influenza, perché la riduzione dei posti letto ospedalieri non è stata accompagnata dal potenziamento dei servizi territoriali socio-sanitari previsti dai Lea, in particolare l’attuazione de