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Petizione regionale a
favore dei non autosufficienti.
Fine agosto/inizio settembre 2010.
L’
associazione culturale “ Gruppo senza sede “, visti i buoni
risultati raggiunti con la precedente petizione popolare
regionale ( 26 mila firme raccolte e consegnate alla Giunta
Bresso) sarà presente con un piccolo stand alla fiera di
S.Bartolomeo, lunedì 30 agosto, ed al mercato settimanale
di sabato 4 settembre prossimi per presentare ai
cittadini una nuova petizione popolare per la tutela delle
persone non in grado di difendersi a causa della gravità delle
loro condizioni personali e sociali, promossa dalla Fondazione
Promozione Sociale cui l’Associazione culturale “Gruppo senza
sede” collabora (insieme a tante altre Associazioni di
Volontariato).La nuova petizione è rivolta al Presidente della
Regione Piemonte, ai Sindaci, ai Presidenti delle Province,
delle Comunità Montane e dei consorzi Socio-Assistenziali, ai
Direttori Generali delle ASL e delle ASO.Lo scopo della
Petizione è di raccogliere firme al fine di ottenere
provvedimenti volti a difendere non solo le esigenze delle
persone attualmente in condizioni di disagio, ma anche a
tutelare gli interessi vitali nostri e dei nostri congiunti nel
caso sopraggiungano gravi difficoltà non prevedibili, ad esempio
malattie o handicap invalidanti.Invitiamo pertanto i cittadini a
firmare la petizione, perché firmando difende i propri diritti,
quelli dei propri familiari e quelli dei più
deboli.Nell’occasione il Gruppo senza sede distribuirà alle
persone interessate opuscoli informativi sui diritti alle cure
sanitarie.
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Andrea Picco (Trino 1887 - Mauthausen 1945)
La
tragedia di un uomo comune
Siete tutti invitati a partecipare
alla conferenza
del Prof. Rigazio che si
terrà
domenica 12 settembre 2010 alle ore
10,00
alla Biblioteca Civica Favorino Brunod
Scaricate la
locandina di invito. |
CSA e Gruppo Senza Sede si oppongono alle decisioni prese dalla
Giunta Regionale (da "Il Monferrato" del 15 giugno 2010).
Trino, nuova petizione contro i tagli alla
Sanità.
Il Coordinamento Sanità e Assistenza fra i movimenti di base e
l'Associazione culturale Gruppo Senza Sede di Trino, nel corso
di una conferenza stampa hanno manifestato il loro allarme per i
tagli alla sanità richiesti dalla giunta regionale alle Asl. "In
questo modo peggioreranno ancora di più le condizioni di vita
degli anziani cronici non autosufficienti e dei malati di
alzheimer o con demenza senile" fanno sapere. Infatti
"nonostante le loro pressanti esigenze curative, la nuova giunta
regionale ha deciso la riduzione delle prestazioni domiciliari e
residenziali". Si tratta di malati gravi, con esigenze
indilazionabili, spesso con più di 89-90 anni, che hanno il
diritto esigibile - alla pari di tutti gli altri malati - alle
altre cure sanitarie durante la fase acuta e a quelle
socio-sanitarie nel periodo di stabilizzazione delle loro
malattie. "Il diritto di questi malati è sancito dalle leggi
vigenti e le prestazioni devono obbligatoriamente essere fornite
senza che possano essere avanzati pretesti circa la mancanza di
sufficienti mezzi economici". A detta dei promotori di questa
iniziativa, diventa dunque indispensabile provvedere
finanziamenti per le cure domiciliari e garantire la creazione
di 8 mila posti letto, di cui 2 mila solo a Torino. A Trino i
casi non mancano di certo, basti pensare agli ospiti dell'Ipab
oppure, in materia di disabilità, i ragazzi del centro Avgia.
Presto il gruppo Senza Sede di Trino tornerà in piazza per
promuovere una nuova petizione, con la quale verranno
rivendicati i diritti esigibili dei malati interessati e inoltre
distribuiranno ai cittadini gli opuscoli aggiornati "Tutti hanno
diritto alle cure sanitarie".
Scaricate il comunicato del Coordinamneto Sanità e Assistenza
fra i movimenti di base.
Pag1
Pag2.
Scaricate la
lettera al Sindaco per i diversamente abili.
Ancora a proposito del Sant'Antonio Abate
Direttive regionali: in che modo l'Ipab le ha applicate? - Da
"La Sesia", 21 maggio 2010.
Il Gruppo Senza Sede, continuando le iniziative informative
riguardo all'Ipab Sant'Antonio Abate di Trino, ha inoltrato al
Presidente dell'Ente Gian Carlo Ardizzone una nuova
comunicazione con altri tre quesiti, che fanno seguito a quelli
già rivolti l'8 aprile scorso, e ai quali fin'ora il Presidente
non ha voluto rispondere. "Anche queste sono domande essenziali
- spiegano i membri - per dare modo ai cittadini di conoscere
come l'Ipab ha applicato le direttive delle recenti delibere
regionali. Chiediamo quindi: in quale tipologia di struttura è
qualificata? A che punto è la procedura per ottenere i requisiti
strutturali, organizzativi e gestionali che garantiranno il suo
definitivo accreditamento istituzionale? Infine, poiché dal
marzo 2010 è stato avviato il progressivo aumento delle tariffe
per l'assistenza residenziale socio-sanitaria a fronte dei
contratti collettivi nazionali di lavoro, tale obbligo implica,
nell'anno in corso, un aumento delle rette dei ricoverati?". "Il
Consiglio amministrativo dell'Ipab - puntualizza Gian Carlo
Ardizzone - ritiene di non rispondere all'associazione in merito
a problematiche che già sta affrontando con le istituzioni
preposte. In questa fase delicata e complessa per il futuro
dell'ente le polemiche non giovano, sono demoralizzanti nei
confronti dei degenti e dei loro famigliari". "Affermando che
l'ospedale sta vivendo una fase delicata e complessa per il suo
futuro - ribadisce il GSS - il Presidente Ardizzone ha
dimostrato di aver capito perfettamente il senso preoccupato, e
per nulla polemico, delle nostre pertinenti domande. Di
demoralizzante e destabilizzante, oggi, c'è solo l'incapacità
nel prospettare in modo concreto, a degenti e personale, una
efficace assistenza socio-sanitaria nel contesto di una
consolidata struttura pubblica. E'la solita storia, ci si
spazientisce contro chi? Coi Senza Sede, che danno l'allarme che
la casa brucia. Tutto pur di non accusare chi - Asl, Comune e
Amministrazione dell'ospedale - ha causato l'incendio".
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| Tre domande al
Presdente Dell'Ipab, del 6 aprile 2010.
gentile rag. Gian Carlo Ardizzone (Presidente Ipab S.
Antonio Abate di Trino): potrebbe rispondere,
pubblicamente, a queste tre questioni? Grazie. A
proposito della presenza del personale presso le RSA
(Case Protette) D. G. R. n° 17-15226, 30 marzo
2005 “1) L’orario di servizio degli operatori
deve essere portato a conoscenza degli utenti e
famigliari attraverso l’esposizione di uno schema di
presenza di ciascuna professionalità impiegata nella
struttura; 2) Deve essere stabilito ed
opportunamente pubblicizzato l’orario settimanale di
effettiva presenza medica all’interno della struttura”.
D. G. R. n° 2-3520, 31 luglio 2006 “E’ fatto
d’obbligo alle strutture affiggere, in apposita bacheca,
facilmente consultabile, l’orario settimanale
dell’effettiva presenza medica, infermieristica,
riabilitativa e di assistenza tutelare della persona”.
Pertanto agli ingressi delle RSA devono essere affissi
due tabelloni: uno con i nomi dei medici, l’altro con
quelli del restante personale con l’indicazione del
numero e delle qualifiche degli operatori per ciascun
turno lavorativo, affinché anche i malati ed i loro
congiunti possano poi verificarne l’effettiva presenza
in servizio attraverso la targhetta identificativa. L’Ipab
S. Antonio Abate ha disposto, per i nuclei della Casa
Protetta, tali, vincolanti, indicazioni regolamentari? A
proposito di imboccamento dei ricoverati presso le RSA
Circolare Presidente Giunta Regionale 16 aprile 2007, n°
1/WEL “Tutte le strutture sono tenute a fornire,
[…] ai sensi della D. G. R. n° 17-15226, 30 marzo 2005,
la somministrazione dei pasti (anche a letto
dell’ospedale), che comprende l’imboccamento alle
persone che non sono in grado di provvedere
autonomamente”.Pertanto se un ricoverato non ha
parenti o parenti impossibilitati all’assistenza
alimentare, è la struttura trinese, con il suo
personale, che deve garantire il diritto alla
somministrazione dei pasti ed all’eventuale imboccamento.
Corrisponde al vero che presso la Casa Protetta dell’Ipab
S. Antonio Abate, oltre al servizio dei volontari,
esistono alcuni casi di assistenza alimentare “privata e
monetizzata” pagata direttamente dai famigliari? A
proposito delle spese di trasporto da e per l’ospedale a
carico dei ricoverati presso le RSA D. G. R. n°
17-15226, 30 marzo 2005 Circolare Presidente Giunta
Regionale 16 aprile 2007, n° 1/WEL “Si fa
presente che non possono essere tollerate richieste a
carico dei cittadini utenti fondate su generiche
indicazioni di […] rimborsi spese relative ai
trasferimenti in ambulanza che, ai sensi della D. G. R.
17-15226/2005, son invece a carico dell’ASL o della
struttura residenziale”. Quindi si sottolinea che,
per quanto attiene alle spese per i trasporti da e per
l’ospedale riferite ai ricoverati presso le RSA
(inseriti in regime di accreditamento con il SSR), «le
prestazioni relative ai trasferimenti in ambulanza per
l’effettuazione di prestazioni diagnostiche e
specialistiche, qualora non erogabili direttamente
nell’ambito della struttura residenziale» sono
garantite direttamente dall’ASL.
Pertanto
nessun onere relativo a tali prestazioni deve essere
imputato a carico del ricoverato. Dall’aprile 2006 ad
oggi, l’Ipab S. Antonio Abate e l’ASL casalese hanno
ottemperato a tali, precise, disposizioni? I ricoverati
della Casa Protetta, dall’aprile 2006 ad oggi, hanno
pagato o no il trasporto in ambulanza?
Il Gruppo senza Sede-Associazione Culturale
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Lettera inviata ai giornali locali
il 5 maggio 2010 e non ancora pubblicata.
Chi
frequenta il mercato di Trino il sabato, si sta quasi
abituando a vedersi consegnare volantini o chiedere di
firmare petizioni. Molte di queste iniziative, che nulla
hanno a che fare con le campagne elettorali, vedono la
firma del Gruppo senza Sede, considerato da qualcuno una
folcloristica compagine di criticoni a prescindere, di
sovversivi distruttori del sistema costituito, buoni
solo a polemizzare con il Sindaco Ravasenga, che non
dava i locali pubblici perché potessero riunirsi e
parlarsi addosso delle loro questioni personali. Oggi,
essendo decaduto lo scopo primario della polemica (Ravasenga),torna
comodo diffondere il pensiero che il Gruppo rivolge gli
strali verso l’IPAB Sant’Antonio Abate per far si che
venga privatizzato. Forse sarà ancora lunga la
battaglia per sradicare queste convinzioni, noi andiamo
a toccare consuetudini e comportamenti radicati,
atteggiamenti buonisti ed accomodanti, che i più hanno
accettato passivamente convincendosi che siano giusti,
pur di non sforzarsi di ragionare, pur di non correre
rischi, intanto se si va a rotoli è sempre colpa degli
altri. Si è arrivati al paradosso di colpevolizzare chi
cerca di andare contro a questo modo di pensare,
organizzando iniziative per chiedere che i diritti di
tutti vengano rispettati, molti sono ancora convinti che
in caso di necessità individuale per qualsiasi problema,
basti avere la conoscenza che conta che si farà carico
di avere un occhio di riguardo. Così chi è “furbo”, avrà
il suo bel tornaconto, gli altri possono pure
sprofondare sotto metri di sterco. Dal 2006 il Gruppo
senza Sede ha iniziato a segnalare la pericolosa
politica che ha prodotto la perdita nella struttura
trinese di posti letto convenzionati, l’aumento delle
rette ed il progressivo venir meno di una rassicurante
prospettiva assistenziale pubblica. Negli anni abbiamo
distribuito ai cittadini opuscoli e volantini per
ribadire i diritti dei malati e dei soggetti deboli
ricoverati nelle case protette, oggi siamo al paradosso
che il personale dipendente si fa carico del rilancio
dell’ente, promuovendo pranzi e feste, salvo far
rimarcare i pesantissimi turni di lavoro in condizioni
difficili, con lo spettro della privatizzazione
incombente.
Il
Presidente si rifiuta di rispondere a quesiti che
riguardano l’organizzazione interna e la salvaguardia
degli assistiti di cui lui è responsabile, e sabato 24
Aprile un sindacalista della CGIL, mentre distribuivamo
volantini davanti all’IPAB ci ha chiesto: “Ma voi chi
siete per venire a screditare chi lavora qui dentro ?”
Ecco pubblicamente la risposta: “Noi contestiamo la non
trasparenza dei servizi forniti dall’IPAB Sant’Antonio
Abate, struttura assistenziale che deve sottostare alle
Leggi dello Stato e della Regione, esclusivamente
nell’interesse dei ricoverati”. Il malato, soprattutto
se anziano non autosufficiente, ricoverato in ospedale o
in residenze sanitarie, si trova quasi sempre in una
posizione di debolezza fisica e psicologica. Ma questo
non giustifica che si debbano accettare passivamente
eventuali violazioni dei suoi diritti, tanto più che
queste violazioni a volte derivano dalla non perfetta
conoscenza delle norme vigenti da parte dello stesso
personale sanitario e dall’abitudine di affidarsi alla
prassi ( “ si è fatto sempre così”). Per far rispettare
i propri diritti, per prima cosa bisogna conoscerli. Chi
poi conoscendoli, si impegna anche a chiederne il
rispetto, rende un servizio oltre che a se stesso, anche
ad altri che si trovano in una situazione simile. Sui
volantini abbiamo citato alcune delle normative
Regionali che non vengono applicate presso l’IPAB, se ci
verrà dimostrato che siamo in errore nel segnalarle,
saremo ben contenti di trascorrere il sabato mattina a
passeggio o al bar”.
Il Gruppo senza Sede-Associazione Culturale
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"1950:
Le iscrizioni abusive in luogo pubblico". Un nuovo articolo
di storia locale di Franco Crosio e Bruno Ferrarotti.
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Vi invitiamo a partecipare numerosi alla nostra prossima
iniziativa culturale.

Scaricate la
locandina
Resoconto dell'incontro - Due articoli di Rita Sanlorenzo: "I
magistrati hanno un solo padrone", "Giustizia
al bivio".
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Pubblichiamo una nostra lettera di commento alla brochure che
il gruppo consiliare "Io amo Trino". Le lettera è stata inviata
l'8 marzo ai giornali locali ed al 14 marzo non è ancora stata
pubblicata.
Pochi hanno
il dono di far ridere e piangere contemporaneamente, come
Roberto Benigni nei suoi film. Ebbene, l’ex sindaco di Trino
Giovanni Ravasenga in coppia con l’amico per sempre Alessandro
Giolito,già assessore al bilancio della giunta caduta giovedì
grasso del 2009, hanno superato il vincitore di un Oscar.
Mettendo in circolazione l’ennesima ”brochure” (parola loro),
volantino patinato di centimetri 42 per 30, sono riusciti in un
sol colpo a suscitare ilarità, lacrime e non solo. Il volantino
non può essere riassunto, va letto, ma per capirlo al di la
della grammatica variabile, bisogna tornare con la memoria
all’indomani dell’alluvione del 2000, quando i nostri, tra i
fondatori del CAT (Comitato Alluvionati Trino), in procinto di
candidarsi per le comunali del 2002, decisero che i trinesi
avevano bisogno di lasciarsi alle spalle la depressione per
entrare in un’atmosfera di ottimismo. Serviva un professionista
ed entrò in gioco il ragazzo prodigio, impegnato da qualche anno
dopo la laurea, nei giorni liberi da attività produttive (365),
a spaziare nel mondo geografico e politico cogliendo gli attimi.
Il più evidente e premonitore segnale di ampiezza di vedute
degli amici per la pelle, fu il simbolo “Io amo Trino” con
cuoricino rosso, copiato da “Y Love New York”. Pensano in
grande, anzi in grandissimo! Purtroppo in mancanza di spazi
consoni all’immensità dei progetti ci si deve accontentare di
lavorare sulla città natia, solo 7700 residenti escluso il
promotore, c’è poco da scialare, tranne far leva sulla fonte di
benessere per eccellenza: la Centrale nucleare Enrico Fermi,
ferma dall’ 87 ma con il tesoretto di barre di uranio e scorie
radioattive nella pancia. Basta battere cassa a Roma, su Trino e
provincia piovono milioni a titolo di compensazioni, per
risarcire la popolazione dei disagi patiti per la presenza del
nucleare, anche se si continua a pubblicizzare che il nucleare è
sicuro. Nel 2002 e 2007 i trinesi, nutriti con slogan elettorali
pieni di stramegalomane ottimismo prima, con panisse, bignè e
salatini strada facendo, proiettano i nostri al comando e
vengono a loro volta proiettati in una patinata stagione da
millantati ricchi. Dai paesi vicini ci guardano con occhi a
palla e lingua penzoloni, se si transita a Trino per un giorno
solo, con percorso obbligato, l’apparenza è ottima e serve a
creare consensi, ma la sostanza è altra cosa e si comincia a
sentire qualche scricchiolio che sfocia nella voragine di un
anno fa. La cittadinanza a cui erano destinati i risarcimenti
per il pericolo nucleare, si trova oggi con il torcicollo a
forza di guardare fuochi d’artificio ma senza un piano di
protezione civile, (ci aveva provato in sette anni a farne
redigere uno l’amministrazione Ravasenga, spendendo ”solo” circa
quindicimila euro, ma la Provincia l’ha bocciato per gravi
carenze ed oggi bisogna rifarlo daccapo). Viviamo con l’angoscia
di un probabile insediamento di un’altra centrale nucleare e la
probabile decisione del governo di lasciare a Trino le scorie
facendoci diventare “deposito nazionale a vita”. Ci è piovuto in
testa il progetto di costruzione sui terreni dell’area
artigianale di quattro centrali a biomasse facenti capo a
Fabrizio Cazzago, (il mago di Phonemedia), con prevedibili
emissioni nell’atmosfera di polveri sottili in un territorio con
la peggior qualità dell’aria della Pianura Padana ed il
drammatico primato di decessi per tumori. La crisi economica ha
lasciato centinaia di disoccupati e la vergogna di Phonemedia;
abbiamo strade e sottostrutture, portici e marciapiedi
dissestati da decenni, che la milionaria amministrazione
Ravasenga si è ben guardata dal sistemare; incapacità e non da
oggi, di avviare una raccolta differenziata e di tenere pulite
le aree pubbliche; gravi difficoltà e non da oggi, nella
gestione economica dell’ IPAB Sant’Antonio Abate, con perdita
anche qui di posti di lavoro. Possiamo parcheggiare davanti ad
un bel Palazzo Paleologo vuoto e finora non fruibile per i
cittadini; si continuano ad investire soldi pubblici per
terminare e mantenere in vita uno stadio senza sapere se verrà
mai usato; un Teatro Civico di cui non si capisce l’utilizzo,
richiederà modifiche e spese; si sta ultimando il “salone delle
feste” voluto dalla giunta Ravasenga al posto del mercato
coperto, ma tra i trinesi consapevoli, è ormai crollato lo
spirito festaiolo; abbiamo un grande numero di iscritti
all’Istituto Alberghiero senza aule adeguate; un’illuminazione
da capogiro in centro e strade periferiche quasi al buio,
pericolose perché dissestate; vogliamo tornare sull’argomento
stendardi, prima messi, poi tolti, e mica gratis ? Ci vuole
ancora molto per capire che non ce l’abbiamo fatta e non ce la
faremo mai a diventare New York ?
(Se qualche
comune desideroso di un’amministrazione gaudente volesse far
tesoro dell’esperienza dei “ragazzi irresistibili”, si affretti
a contattarli). Grazie!
Vergogna!!!!!
Nel 2009 abbiamo inviato alla Provincia di Vercelli la richiesta
di iscrizione alla Sezione Provinciale del Registro delle
Associazioni di Volontariato. La richiesta è stata respinta in
quanto, secondo l'Assessore alla Cultura Massimo Simion e
secondo il Responsabile di Settore Avv. Gianfranco Chessa la
componente preponderante delle nostre attività è politica ed
amministrativa. Divertitevi a leggere il botta e risposta con la
Provincia: risposta della Provincia del Dicembre 2009
pag. 1 e
pag. 2. Nostra replica alla Provincia del 27 gennaio 2009
pag. 1,
pag. 2,
pag. 3. e
l'ultima risposta della Provincia del 24 febbraio 2010.
E' incredibile! Si danno da fare per riempire di
soldi la Fondazione "Terre d'Acqua", inviano nelle nostre case
materiale di propaganda del nostro onorevole locale e negano
l'iscrizione del gruppo Senza Sede al registro delle
Associazioni di Volontariato. Come se tutte le nostre
manifestazioni culturali non fossero tali. Come se
interessarsi per il benessere comune, come se fare
battaglie per l'ambiente, la tutela della salute, la trasparenza
amministrativa, ecc... fosse un grave peccato. Inoltre, è da
notare come considerano il termine politico. Ma la politica non
è partecipazione? Non è poter dire la propria opinione
liberamente anche quando si va contro a chi ci amministra? Non
può essere anche solidarietà? Non significa promuovere lo
sviluppo sociale? Forse che la critica delle ingiustizie o di
decisioni ritenute errate, quand'anche fosse considerata
attività politica, non deve essere manifestata? Cittadini,
riflettete su come utilizza il potere chi ci amministra.
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A proposito di
Ambiente, abbiamo letto sui giornali che all'ufficio Energia
della Provincia di Vercelli ed al Comune di Trino è stata depositata la
documentazione relativa alla costruzione di una
centrale a
biomasse a Trino, nell'area
Nordind (quella che doveva essere la famosa area industriale che avrebbe
risollevato le sorti del nostro Comune). Si tratta di un impianto di
cogenerazione alimentato da oli vegetali , proposto dalla ditta Sella
Bio Energy di Novara, della quale fa parte
Fabrizio Cazzago, tristemente noto per le vicende
Phonemedia. La conferenza dei servizi si terrà il 19 febbraio. Cosa
verrà fuori? Accetteremo anche in questo caso passivamente?
Scaricate il
resoconto della serata
che si è svolta il 9 febbraio su questo tema.
Le firme, in totale 593,
raccolte dalla nostra Associazione, dalla Sezione Locale del Partito
Democratico e dal Gruppo Consiliare "Trino è Tua ", sono state
presentate alla Provincia di Vercelli (scaricate la
lettera di accompagnamento). Ringraziamo tutti i Cittadini che hanno
sostenuto la nostra iniziativa, saremo sempre vigili ed attenti alle
questioni ambientali del nostro territorio.
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La cartina a fianco è tratta dall' "Analisi
degli studi epidemiologici condotti nel territorio della
Provincia di Vercelli interenti lo stato di salute della
popolazione e dei suoi eventuali determinanti di tipo
ambientale", effettuata dal Prof. Massimiliano Panella, dal
Prof. Lucio Palin e dal Dr. Christian Salerno. In rosso sono
evidenziati i Comuni con eccesso di ricoveri per tumori, ed
anche Trino fa parte di questo gruppo. Per avere informazioni
approfondite scaricate lo studio.
STUDIO EPIDEMIOLOGICO |
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Sull'IPAB
Sant'Antonio Abate
Dal giornale "La Sesia" del 26 gennaio 2010
Accuse senza senso: all'IPAB è
stato fatto tutto il possibile.
Egregio Direttore,
Sulla questione del Sant'Antonio
Abate di Trino, ho letto la lettera dell'Associazione
Culturale Senza Sede pubblicata su La Sesia di venerdì
22 gennaio a cui vorrei rispondere. Nel 2002 il
Sant'Antonio Abate era una struttura praticamente "da
chiudere" perché non più adeguata e conforme agli
standard igienico-sanitari e di sicurezza previsti dalla
Regione. Una situazione purtroppo dovuta alla
scarsissima attenzione e incuranza del passato. Basti
pensare che non esistevano neppure le apparecchiature e
gli strumenti più comuni per una struttura sanitaria e
le caldaie del riscaldamento erano ormai fuori norma. Ma
anche il resto non er da meno. Erano stati iniziati i
lavori di ampliamento ma subito bloccati per diversi
anni, dopo appena il 13% di lavori eseguiti. i degenti
erano ancora ricoverati in "stanzoni" che appartenevano
ad altra epoca: le strutture di cucina e di lavanderia
erano costantemente guaste per la vecchiaia degli
impianti ma anche fuori norma al punto che l'Asl stessa
aveva imposto (giustamente) la ristrutturazione. Nel
frattempo la nuova normativa regionale di gestione delle
Asl ha progressivamente limitato il convenzionamento dei
degenti non autosufficienti. Nonostante tutto ciò il
sottoscritto con il consiglio di amministrazione
dell'ente e il presidente Ardizzone, ci siamo rimboccati
le maniche e innanzitutto abbiamo ampliato e completato
la ristrutturazione della struttura la quale, oggi,
oltre ad essere più funzionale e accogliente, risponde
pienamente agli standard e alla normative prevista dalla
Regione sia dal punto di vista igienico-sanitario che di
sicurezza. E'stata anche riqualificata la facciata su
Corso Italia degradata dalle alluvioni e dal tempo e
delle cui condizioni nessuno si era mai accorto. Il cda
dell'ente e il presidente Ardizzone si sono sempre
impegnati per mantenere e gestire la struttura con
efficienza e con grande attenzione. Spiace che i trinesi
non abbiamo votato la lista dei Senza Sede ma l'abbiano
subito licenziata, senza neppure "provare" l'efficacia
della loro smisurata cultura e teoria tuttofare: sarebbe
stato interessante e anche curioso verificare
l'efficienza e il risultato delle loro strategie
salvatutto. Con i più cordiali saluti. Giovanni
Ravasenga Consigliere comunale.
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Dal giornale "La Sesia" del 19 gennaio 2010
IPAB: a casa 8 operatrici.
L'Ipab Sant'Antonio Abate non rinnova
più la convenzione con la cooperativa di servizi
"Quadrifoglio" e, dal 1° marzo, perderanno il posto di
lavoro 8 operatrici socio assistenziali: solo le quattro
addette alle pulizie rientreranno, con un'altra
cooperativa, suddividendosi 300 ore mensili. Come si è
arrivati a questa situazione lo spiega il presidente
dell'ente, Gian Carlo Ardizzone. Nel 2009 avevamo
concesso alla Quadrifoglio un aumento del 17%; poi, per
quest'anno, è stato chiesto un ulteriore aumento del
10%, inaccettabile per noi, vista la situazione
finanziaria dell'Ipab. Non è però solo questa l'unica
ragione: l'esigenza è stata determinata dal costante
calo degli ospiti. Attualmente sono 30 in casa di riposo
e 67 quelli non autosufficienti in casa protetta, di cui
40 convenzionati con l'Asl e 27 che, in attesa di
convenzione, pagano la retta per intero. Siamo
sinceramente dispiaciuti ma, per mantenere l'attuale
livello occupazionale, sarebbe necessario avere almeno
80 ospiti in casa protetta". Chi svolgerà il servizio di
assistenza? "Il personale dell'ente, ovvero le 27
operatrici sociosanitarie e le due coordinatrici le
quali, di concerto con le rappresentanze sindacali,
hanno garantito il rispetto dei parametri assistenziali
imposti dalla legge". Fino a qualche anno fa i circa 90
posti, tutti in convenzione, venivano sempre occupati,
tanto che molti anziani non autosufficienti erano
addirittura in lista di attesa... "Dal 2006 è stato
applicato un decreto legge che ha esteso il diritto di
convenzione a tutte le strutture pubbliche e private del
territorio - chiarisce Ardizzone - da allora è iniziata
la diminuzione di utenti della nostra Ipab". Non pensa
che il ripristino della quota dei degenti convenzionati
risolleverebbe e darebbe sicurezza all'ente, ma
soprattutto aprirebbe prospettive concrete per cittadini
che hanno diritto alla tutela della loro salute
psico-fisica? "E'una decisione politica che potrebbe
assumere solo l'assemblea dei sindaci dei Comuni del
distretto Asl-Al a cui apparteniamo, con indicazioni al
servizio socio-assistenziale dell'azienda sanitaria. Un
altro fattore penalizzante è stata la lunga apertura del
cantiere di ristrutturazione obbligatoria, che non
offriva una degna cornice alle potenzialità dei servizi;
stiamo quindi predisponendo adeguate azioni di
informazione e promozione di una struttura diventata
moderna e accogliente". Se la convenzione con
Quadrifoglio è cessata il primo gennaio, chi sosterrà
economicamente le lavoratrici fino al 28 febbraio? Il
Comune di Trino aiuterà l'ente a sostenere le spese di
questi ulteriori due mesi, e il sindaco Felisati,
insieme al consiglio di amministrazione dell'Ipab e alle
rapresentanze sindacali, si è attivato per aiutarle a
ritrovare occupazione nel settore".

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Sullo stato
di salute della popolazione sul territorio
Dal giornale "La Sesia" del 19 gennaio 2010
Tumori: adesso verrà il peggio.
Cinquant'anni di utilizzo dei farmaci
in agricoltura rischiano di diventare, per Vercelli, ciò
che l'eternit ha rappresentato per Casale. Cioè la fonte
di un costante aumento delle malattie tumorali. Una
fonte più subdola da isolare rispetto all'eternit,
perché fitofarmaci diversi provocano tumori differenti
(al fegato, al rene, alla prostata, e cos' via), mentre
l'amianto ha un solo bersaglio: la pleura. La
considerazione, di certo pesante e destinata a far
discutere, è di Pietro Martignone, medico chirurgo di
Gattinara, specialista in medicina del lavoro e medicina
legale. In una lunga lettera inviata a La Sesia,
Martignone propone alcune riflessioni su temi di
stretta attualità vercellese. Partendo dal registro
tumori, rispetto al quale, è il suo commento, "la scelta
fatta finora è stata di non fare nulla". E da alcune
considerazioni sulla sanità: "Un ospedale, oggi, ha
bisogno di attrezzature costosissime che devono essere
sfruttate, con personale molto preparato, su tre turni
giornalieri. Bisogna avere il coraggio di dire che, a
Vercelli, tali reparti non ci saranno mai perché non
sfruttabili, dal momento che a Novara verrà realizzata
la cittadella della salute." Rispetto alle
considerazioni sul registro tumori, Pietro Martignone
sostiene che "questo argomento è strettamente legato
all'uso sconsiderato di fitofarmaci in risicoltura, che
si è protratto per più di 50 anni. Quando mi
specializzai in medicina del lavoro negli anni '70 a
Torino, il professor Rubino in un suo testo, aveva aveva
già diviso i fitofarmaci allora noti in due classi: i
fitofarmaci sicuramente cancerogeni (erano circa il 30
per cento) mentre il resto era in dubbio di
cancerogenesi. Purtroppo i primi erano i più usati
perché erano i più efficaci, al punto che al momento del
loro bando gli agricoltori ne avevano fatto ampia
scorta, per poterli usare ancora per anni.""Io-prosegue
il medico gattinarese- ho lavorato cinque anni
all'Istituto Donegani in questo settore e so di cosa
parlo.
******************************
Scaricate
l'articolo Analisi dello stato di salute della
popolazione del comune di Trino V.se: studio
epidemiologico sull'incidenza e mortalità delle
patologie neoplastiche, pubblicato dal Dott. Salerno.
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Sull'IPAB
Sant'Antonio Abate
Risposta del Gruppo
Senza Sede pubblicata su "La Sesia del 29 gennaio
2010
Gentile Direttore,
ci spiace chiedere ancora un
po’ di spazio, ma non è possibile tollerare in silenzio
che l’ex Sindaco Ravasenga, oltre a non dire una parola
sulla perdita del lavoro di 8 operatrici tutelari, non
sappia rispondere nel merito alla nostra documentata
denuncia relativa alla sua impreparazione sulle
questioni socio-sanitarie ed assistenziali. Il doveroso
completamento della ristrutturazione dell’ospedale e
della sua facciata (i cui lavori di esecuzione
meriterebbero, come ben sa Ravasenga, altre censure) non
giustificano quello che non è stato fatto, dallo stesso
Ravasenga, sul pieno ed equo diritto al ricovero presso
la «casa protetta». Se Ravasenga, dal 2002 al 2006, si
fosse crogiolato un po’ meno nell’autocompiacimento
della baldoria comunale, e avesse frequentato un po’ più
i reparti della «casa protetta», forse avrebbe capito il
peso, a volte drammatico, delle malattie specifiche
della vecchiaia ed il gravoso lavoro occorrente per
garantire un dignitoso ed efficace livello
socio-sanitario ed assistenziale ai ricoverati. Mancando
in questo, l’ex Sindaco Ravasenga, non è stato in grado
di comprendere e contrastare le decisioni dell’ASL
casalese e dell’Assemblea dei Comuni, favorendo, lo
ripetiamo, il pessimo risultato che, per la «casa
protetta» di Trino, è sotto gli occhi di tutti: perdita
dei posti letto, perdita del lavoro per 8 operatrici
tutelari, rette alle stelle con disparità di importo tra
cronici “convenzionati” e “non convenzionati” (510 euro
mensili per ricevere gli stessi livelli assistenziali!),
improponibili liste d’attesa per l’accesso ai ricoveri
“convenzionati”, ed il peggio deve ancora arrivare. Per
ora ci fermiamo qui. Se Ravasenga accetta un
contraddittorio pubblico (decida pure lui dove e
quando), allora aggiungeremo il
resto.
Cordialmente
Associazione culturale-Gruppo senza Sede

********************************
Lettera di risposta del Gruppo
Senza Sede pubblicata su "La Sesia" del 22 gennaio
2010
Due sono le persone
responsabili della crisi, non solo occupazionale, che
sta travolgendo il nostro ospedale (Ipab S. Antonio
Abate): l’ex Sindaco Giovanni Ravasenga e l’attuale
Presidente dell’ospedale Gian Carlo Ardizzone.
Il primo l’hanno già
“licenziato” gli elettori trinesi il 7 giugno 2009, il
secondo lo dovrebbe sfiduciare, da subito, il Sindaco
Felisati. Ravasenga ed Ardizzone hanno innanzitutto
fallito su una questione fondamentale: l’incapacità di
essere, nei confronti dell’ASL casalese, gli autorevoli
e credibili interlocutori nell’applicazione della
deliberazione regionale 30.3.2005 n. 17-15226 relativa
al «nuovo modello integrato di assistenza
residenziale socio-sanitaria a favore delle persone
anziane non autosufficienti». In particolare non
hanno saputo condizionare (ignorandone poi la gravità)
due atti dell’ASL casalese (il n. 2006/27 ed il n.
2006/28) con i quali, sin dal gennaio 2006, si andava a
prefigurare, per l’ospedale di Trino, il danno odierno.
Di più, Ravasenga ed Ardizzone, negli stessi mesi del
2006, ostentavano pubblicamente, per l’ospedale, un
ottimismo di maniera che, oggi ne abbiamo conferma,
sfiorava l’irresponsabilità. Ravasenga (Consiglio
Comunale, 1/3/2006): “Posso confermare l’impegno e il
sostegno dell’Amministrazione comunale (…) con
l’obiettivo di incrementare, qualificare e migliorare la
capacità di servizio del Sant’Antonio Abate nei
confronti del territorio”; Ardizzone (Il Monferrato
28/3/2006): “Ringrazio per la continua e costante
attenzione dell’amministrazione verso l’Ente e prevedo
una serie di progetti (il consorzio con le Ipab di
Casale e Vercelli, ad esempio) che permettano di ridurre
le spese e i costi di gestione, senza mai intaccare le
rette dei degenti”. Tre giorni dopo (1/4/2006)
entrava in vigore la nuova organizzazione assistenziale
(penalizzante per l’ospedale di Trino) con l’avallo
dell’assemblea dei comuni ex USSL 76 (deliberazione n. 5
del 30/3/2006), compreso quello dell’ex Sindaco di Trino
(Ravasenga) che non solo non votò contro il
provvedimento finale che deprezzava l’ospedale di Trino
ma si guardò bene dal sollevarne l’illogicità nella fase
preparatoria. Da questa congiunta inazione sono
scaturiti, per la «casa protetta», i seguenti risultati:
1) perdita di posti letto “convenzionati con l’ASL”;
2) aumento vertiginoso delle rette di ricovero in
particolare per i posti letto in “forma privatistica”
(non convenzionati con l’ASL), “inventati”
repentinamente per ripianare l’inevitabile deficit di
bilancio. Una pasticciata soluzione amministrativa per
un ingiusto carico assistenziale e contributivo che dal
1/4/2006 al 1/1/2010 ha determinato, per la «casa
protetta», questa eloquente variazione di cifre: a)
perdita di 22 posti letto (2006: 90, 2010: 68); b)
dei 68 posti letto occupati 41 sono “convenzionati” e 27
sono “non convenzionati”; c) aumento della retta
per i “convenzionati” pari al 23% (2006: 32,5 euro
giorno, 2010: 40 euro giorno); d) aumento della
retta per i “non convenzionati” pari al 52% (2006: 37,5
euro giorno, 2010: 57 euro giorno). All’interno dell’Ipab
è anche attiva una «casa di riposo» che, per i suoi 30
ricoverati (solo in piccola parte autosufficienti),
chiede una retta mensile di 1080 euro (760 euro nel
2006). In questa difficile situazione economica, e ancor
più complessa organizzazione socio-sanitaria, “mandare a
casa” 8 operatrici tutelari da parte di chi non ha
saputo governare l’Ipab S. Antonio Abate grida vendetta
non solo per chi perde il posto di lavoro, ma per tutti
i ricoverati (della «casa protetta» e della «casa di
riposo») che saranno i primi a pagare, sul piano dei
livelli assistenziali, le conseguenze di questa
improvvida soluzione. E’ opportuno invece “mandare a
casa” Ardizzone (e tutto il CdA) e tenere in servizio le
8 lavoratrici, affrontando, con Regione e ASL, il vero
nodo risolutivo della questione: il ripristino dei posti
letto originari contestualmente ad un trasparente
sistema di valutazione e organizzazione del ricovero in
«casa protetta». Associazione Culturale-Gruppo
senza Sede
Stampato
in proprio, Trino 21 gennaio 2010 Corso Cavour, 64/a
*****************************
Non è azzardato prevedere che entro i
prossimi dieci anni la patologia oncologica da abuso di
questi prodotti diventerà, per Vercelli, quella che è
stata la patologia da uso di amianto a Casale. La
questione è resa più complessa dal fatto che i prodotti
prima usati e poi vietati sono stati moltissimi e che
gli organi colpiti sono i più svariati (fegato, rene,
prostata, ecc... mentre per l'uso di amianto si aveva a
che fare con un solo agente e un solo organo bersaglio
(la pleura) ed era usato in un solo stabilimento." Sulla
sanità vercellese, Martignone accusa i politici "almeno
i più preparati - scrive - di sapere che un ospedale
moderno e all'avanguardia non potrà mai essere
realizzato per problemi di costi e di sfruttabilità
delle attrezzature, ma tutti tacciono perché pensano ai
voti e rivendicano in coro per Vercelli un nuovo
ospedale, che non ci sarà mai come invece ci è stato
promesso." Alcune considerazioni vengono poi riservate
al nucleare e al caso Trino. "Le caratteristiche di un
luogo in cui installare una nuova centrale -scrive-
sono: abbondanza di corsi d'acqua (per il raffreddamento
dei reattori), luogo ben servito da strade (per poter
evacuare il sito e la popolazione per eventuali
deprecabili problemi), una classe politica e una
popolazione snesibile ad elargizioni in denaro. Tutte
queste caratteristiche si trovano a Trino, che già gode
di sovvenzioni per essere luogo di deposito di scorie
nucleari. Addrittura le ultime sovvenzioni sono o
saranno usate da noti politici di Trino per
sovvenzionare una fondazione, "Terre d'Acqua", che è ben
poca cosa, se paragonata a "Vercelli e i suoi eventi".
Quest'ultimo ente opera con iniziative di tutt'altro
spessore e con ritorni di prestigio ed economici che
permettono di non gravare sul bilancio comunale di
Vercelli. Tornando a Trino: viste le premesse, come non
pensare che si farà anche la centrale?" Perplessità
anche sull'Ippodromo di Prarolo, "un progetto che non
troverà mai esecuzione, almeno nelle mega dimensioni
ipotizzate e rispetto al quale bene ha fatto il Sindaco
a chiedere maggiore chiarezza".
****************************
I nostri commenti.
Abbiamo voluto riportare interamente
questi due articoli per suscitare degli spunti di
riflessione. Troppo spesso la paura del futuro e gli
immediati interessi economici spingono le persone ad
accettare scelte politiche ed economiche dannose per
l'ambiente e per la salute. Vi invitiamo a riflettere,
perché la tutela della vita non di deve limitare alle
discussioni sull'aborto, sul'interruzione delle terapie,
ecc... Sono argomenti importantissimi e complessi, ma è
un dovere anche cercare di evitare che le persone si
ammalino, perché la malattia causa un abbassamento della
qualità della vita che nessuna ricchezza potrà mai
compensare. Anche nei momenti di maggiore crisi non
dobbiamo dimenticare che la vita rimane sempre il bene
più grande, e prima di barattarla in cambio di vantaggi
economici (che comunque non sempre ci sono) occorre
pensare a cosa è più importante per noi.
Vi invitiamo anche a leggere o
rileggere la
Sintesi dello Studio Epidemiologico dell'Istituto
Superiore di Sanità, sulle incidenze patologiche e
tumorali nella Provincia di Vercelli, a verificare che
le percentuali di alcune patologie sul nostro territorio
sono più alte rispetto allo standard, e a non accettare
passivamente tutto ciò che si decide sul territorio ma
valutare responsabilmente ed a prendere posizione, anche
scontrandosi con i poteri forti. Perché piangere per la
perdita dei nostri cari, se questa non ci spinge a
lottare per capirne le cause e per migliorare
l'ambiente, in modo tale che le vittime non aumentino?
|
Sulla
trasmissione "Ambiente Italia"
Pubblichiamo alcune
fotografie relative alla manifestazione di sabato 2 gennaio
2010; su You Tube è già possibile scaricare una sintesi della
puntata di "Ambiente Italia", andata appunto in onda da Trino.
Anche se alla fine è stata la solita passerella di politici
locali, che hanno un pò girato attorno all'argomento
(praticamente nessuno di questi si è espresso in modo deciso pro
o contro la scelta del nucleare), e praticamente nessuno dei
Cittadini trinesi e di altri Comuni sono potuti intervenire,
riteniamo che la trasmissione sia stata utile per sensibilizzare
gli italiani su questa tematica. Invitiamo i Cittadini trinesi,
piemontesi ed anche tutti gli italiani a seguire lo sviluppo
degli eventi ed a continuare il dibattito. Chi ci governa,
trattandosi di periodo pre-elettorale, ha tutto l'interesse ad
apparire e a non prendere una posizione precisa per evitare
l'impopolarità e problemi al momento del voto, ma i Cittadini
devono documentarsi e tenere alta l'attenzione, per evitare che
venga imposto qualcosa che si potrebbe rivelare dannoso per il
territorio. Auspichiamo che l'illusione dei posti di lavoro non
sia fuorviante: oggi il concetto di manodopera è cambiato,
l'automazione ha eliminato varie figure professionali e, come
insegna il cantiere della Centrale Leri Cavour di qualche anno
fa,. certe opere arricchiscono il "Municipio" ma non le tasche
dei Cittadini. Invitiamo tutti a seguire le nostre attività di
informazione in campo ambientale.
|
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I nostri Amici


Scuola di pace di Boves



Gruppo
di Ricerca per
la Prevenzione
della Patologia
Ambientale -
Associazione Scientifica senza fini di lucro
-----
Visitate le altre
pagine del nostro Sito, dove potrete trovare i documenti sulle nostre
attività, ulteriori informazioni ed approfondimenti sui temi che ci
stanno a cuore.


Cliccare sull'immagine per scaricare il modulo della petizione
Lettera inviata al Sindaco Marco Felisati ed all'Assessore alle
Politiche Sociali Ester Porta sugli accertamenti per l'abitabilità
delle abitazioni (30 giugno 2010)
A proposito del volume "Trino
Risorgimentale".
Abbiamo
ricevuto molti riscontri positivi dopo la presentazione del volume,
molti Enti e persone ci hanno ringraziato e molti ci hanno chiesto una
copia. Questo ci ha fatto particolarmente piacere e ci incoraggia a
proseguire le nostre attività. Tra i vari messaggi che abbiamo ricevuto
pubblichiamo volentieri la
lettera inviata dalla Presidenza della Repubblica italiana.
******************
In ricordo di Adriano Demaria Quando
lo rivedremo, Adriano (Demaria) forse non ci biasimerà per averlo
accompagnato, l’ultima volta, con due brani musicali tanto diversi:
l’«Inno dei Lavoratori» di Amintore Galli (testo di Filippo Turati) e la
«Sonata n. 2, op. 35, 3° mov.» di Frédéric Chopin. Anzi, penso che
Adriano sarà contento che proprio la «Banda» cittadina abbia
sottolineato, con poche note, le sue due grandi passioni terrene: la
politica e la musica classica. A non molte persone è dato avvicinarsi a
ciò che sosteneva don Lorenzo Milani: “la cultura vera, quella che
ancora non ha posseduto nessun uomo è fatta di due cose: appartenere
alla massa e possedere la parola”. Ebbene, io credo che Adriano Demaria
sia stato una di queste persone, perché attraverso l’intelligenza del
cuore ha voluto e saputo affrancarsi da una difficile condizione sociale
e, al contempo, appropriarsi di diversi saperi che, in periodi diversi
della sua vita, gli hanno permesso di diventare, forse suo malgrado, un
energico protagonista di fondamentali interessi civili e collettivi.
Operaio edile, militante comunista (il papà Luigi, gli zii Bartolomeo e
Maddalena erano stati denunciati, il 9 e 10 giugno 1914, per aver
partecipato alle dimostrazioni socialiste contro la guerra), entra a far
parte del consiglio comunale di Trino nel dicembre 1964, quando il PCI
torna al governo cittadino dopo averlo perso nel 1951. Il Sindaco è il
medico Luigi Pezzana che accetta di guidare una giunta socialcomunista.
Il trentasettenne Adriano Demaria sarà assessore con altri quattro
esponenti del PCI (Giovanni Martinotti, Giovanni Osenga, Gian Franco
Coralli, Carlo Tricerri) ed il socialista Carlo Isacco (che diventerà
Sindaco alla morte del dr. Pezzana). Con le elezioni amministrative del
7 giugno 1970 il comune di Trino è riconquistato dalla DC che vara un
monocolore, diretto da Paolo Pilato, il quale, nel corso della
legislatura, si trasformerà in una instabile alleanza DC-PSI-PLI. Per
cinque anni Adriano Demaria sarà consigliere comunale di opposizione e,
unitamente a tutto il gruppo consigliare comunista (Francesco Varvelli,
Domenico Tavano, Carlo Tricerri, Rita Tirone, Giovanni Martinotti, Gian
Mario Caligaris, Eugenio Pretti, Eusebio Mandosino), lavorerà per
preparare la grande svolta politica del 1975. Infatti con le elezioni
del 15 giugno 1975 il PCI trionferà conquistando 12 consiglieri comunali
su 20. Il nuovo Sindaco è Mario Bianchi ed Adriano Demaria tornerà a
fare l’assessore con la delega ai lavori pubblici. Sono anni di intensa
attività amministrativa nel corso della quale l’apporto di chiarezza
metodologica ed etica pubblica dell’«anziano» Adriano risulteranno
proficui. A lui va ascritto il coordinamento delle iniziative volte al
recupero delle strutture edilizie utili alla definizione di nuovi
servizi sociali: il riattamento degli alloggi del «castello» di piazza
Garibaldi per istituire il centro d’incontro per gli anziani, i
consultori pediatrico e famigliare; l’acquisto ed il recupero del
Palazzo Biandrà con la creazione di mini appartamenti per anziani;
l’avvio del programma di edilizia popolare con l’acquisizione di aree da
urbanizzare al fine di realizzare (in via N. Bixio) la costruzione di
alloggi dignitosi ed a basso costo; a ciò si aggiungano gli interventi
relativi alla nettezza urbana con il passaggio al Comune del servizio
raccolta rifiuti, oltre la costruzione di nuovi loculi ed edicole
funerarie. Compendio di tutta l’attività di Adriano Demaria come
assessore è stata la predisposizione del piano regolatore generale che
vedrà la definitiva approvazione quando Adriano diventerà Sindaco
dall’11 gennaio 1981, allorché si dimetterà Mario Bianchi che era stato
rieletto con la tornata amministrativa dell’8 e 9 giugno 1980. A 53 anni
l’operaio edile Adriano Demaria proclamato Sindaco dichiarerà: “Sono
felice di essere diventato il simbolo, anche a Trino, di una evoluzione
sociale, di mentalità e di costume tale per cui un operaio (può)
arrivare alla carica di primo cittadino”. Il comunista tutto d’un pezzo
sa parlare a tutti. In occasione del centenario dei Salesiani a Trino
osserverà: “Questo desiderio di aggregazione degli ex allievi, che pure
operano in attività professionali, culturali e direi anche politiche
diverse, c’è da credere provenga dal tipo di formazione educativa che ha
caratterizzato l’Istituto nel tempo; concetti che alla fondazione
dell’Istituto erano senz’altro d’avanguardia, sono stati recepiti nella
Carta Costituzionale Italiana e sono patrimonio abituale dell’uomo nella
civile convivenza”. A chi gli chiedeva cosa vuole, dal Sindaco, l’uomo
della strada, rispondeva: “C’è quello che vuole che la macchina comunale
sia sempre più efficiente. E qui è un dovere accontentarlo. C’è quello
che vuole che si intervenga con tempestività sulle varie necessità. E
anche questo è doveroso accontentarlo. C’è però chi chiede favori
impossibili. E a questo è doveroso non rispondere nemmeno!” Sono anni
difficili quelli che il Sindaco Demaria dovrà affrontare: crisi
occupazionale (Hydromac, Prolafer, Intermat, TVR) e crisi politica
(rapporti conflittuali con il PSI). Si profila l’opportunità della nuova
centrale nucleare ed il Sindaco affronta la questione con senso dello
Stato e profondo rispetto istituzionale che lo porta sempre a cercare la
condivisione delle forze politiche, che, in effetti, daranno in modo
unanime in più occasioni. Nel marzo del 1984, in piena crisi politica
con il PSI (le elezioni anticipate del 24 e 25 giugno non cambieranno
però i rapporti di forza), a chi gli chiedeva provocatoriamente: “Allora
hanno ragione i socialisti quando ti accusano di volere la centrale ad
ogni costo”, lui, altrettanto seriamente, rispondeva: “Che io sia
favorevole alla centrale può essere vero, ma non a qualunque costo,
bensì invece solo se le indagini di fattibilità saranno positive e se la
popolazione sarà favorevole. La differenza tra la mia posizione e quelle
altrui è sui problemi annessi alla centrale. A scuola mi hanno insegnato
che per tutti i problemi c’è una soluzione se sono di natura tecnica.
Rimangono invece senza soluzione i problemi psicologici e poiché,
secondo me, l’installazione di una centrale è un problema
prevalentemente tecnico, ritengo sia risolvibile pretendendo garanzie
precise, che saranno obbligati a darci, e informando la popolazione”.
Questo era Adriano Demaria, uomo e Sindaco, che i fatti di Cernobyl (26
aprile 1986) costrinsero alle dimissioni (giugno 1986), dopo il
voltafaccia di una ipocrita Politica priva di coerenza (il 18 dicembre
1984 il consiglio comunale di Trino aveva approvato all’unanimità
l’intesa Regione-Comune per la localizzazione di una centrale nucleare
sul territorio di Trino in zona Leri-Cavour). Persa questa battaglia, la
sua natura di uomo giusto, desideroso di cultura e curioso della vita lo
portò a scoprire un grande affetto (Wiltraud) proprio nella città in cui
ha sede una tra le più prestigiose orchestre sinfoniche del mondo,
ovvero l’Orchestra Filarmonica di Berlino. Ancora recentemente discutere
con Adriano della sezione ottoni dei «Berliner Philarmoniker»
contestualmente alle scelte economiche della nuova Giunta trinese era
come armonizzare le ragioni di una vita che non può essere finita il 26
dicembre 2009.
Bruno Ferrarotti
***********
Video di
interesse sul tema nucleare da scaricare:
-Intervista a Gianni Mattioli su Verde TV
http://www.youtube.com/watch?v=lCsG7Zftg18
- 28 luglio 2009: intervento
del Prof. Gianni Mattioli a Cremona, ad un incontro con la Cittadinanza
http://www.youtube.com/watch?v=2hAvCaT8jL8
http://www.youtube.com/watch?v=dZZWz2m9dBk

Cronaca Mondo
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Cronaca Mondo » Germania/ L’incubo atomico spaventa Angela
Merkel. L’incidente alla centrale nucleare di Krummel potrebbe rivelarsi
più pericoloso di quanto ipotizzato precedentemente
Germania/ L’incubo atomico spaventa Angela Merkel. L’incidente alla
centrale nucleare di Krummel potrebbe rivelarsi più pericoloso di quanto
ipotizzato precedentemente
Quando il revival è nocivo. Se fino a pochi mesi fa
la cancelliera tedesca
Angela Merkel guidava il battaglione dei conservatori verso un
ritorno al nucleare, adesso la
Germania è costretta a fare un passo indietro riguardo alle sue
ambizioni energetiche.
Il recente incidente avvenuto nella centrale di
Krummel, nella
Germania del nord, ha messo a dura prova la sicurezza con cui la
cancelliera vuole condurre la sua politica nucleare. L’impianto è stato
chiuso dopo un incidente a un trasformatore, molto probabilmente andato
a fuoco per la distrazione degli operai. Il manager della centrale ha
pagato con il licenziamento un errore umano altrui, ma in un momento in
cui vengono rimesse sul tavolo dei negoziati le strategie energetiche da
adottare nel prossimo futuro la cronaca semina il dubbio fra i tedeschi
e fa tentennare le certezze politiche.
A fine giugno
Angela Merkel, durante un convegno sull’energia tenutosi a Berlino,
aveva dichiarato: «La
Germania non può ritirarsi dalle centrali nucleari e da quelle a
carbone, ciò danneggerebbe enormemente l’industria. Questo con me non
succederà», ha sottolineato senza alcuna remora nell’ammettere il suo
consenso al prolungamento della scadenza per la chiusura delle centrali
nucleari esistenti e alla costruzione di nuove centrali a carbone.
La centrale di
Krummel potrebbe trasformarsi da trampolino di rilancio economico a
incubo per le sorti finanziarie della
Germania: la struttura nucleare è gestita dal gruppo svedese
Vattenfall, che gestisce impianti in tutta Europa, è finita nel mirino
delle autorità scandinave per altri incidenti legati al malfunzionamento
dei reattori.
I danni dell’impianto di
Krummel, dunque, potrebbero essere decisamente peggiori di quanto
ipotizzato in un primo momento e gli elettori tedeschi potrebbero
rimettere in discussione le certezze della Merkel.
14 luglio 2009 | 09:35
FONTI INFORMATIVE

La Centrale Nucleare di Krummel

La raccolta fondi per
il pagamento delle spese del Ricorso al TAR procede.
Il ricorso per
l'annullamento del decreto del Ministro dell'ambiente , favorevole al
progetto Sogin
per la dismissione della centale nucleare "E.Fermi" pur in assenza del
deposito nazionale delle scorie nucleari , è stato inoltrato . Di
seguito alleghiamo il relativo testo.
Ricorso al TAR del Lazio.
I primi 2430 euro totali raccolti
sono stati utilizzati per pagare le prime spese del ricorso tramite
Legambiente . Nella nostra sede di Corso Cavour sono a
disposizione di chiunque voglia , le ricevute di versamento dei
Cittadini e la documentazione relativa al ricorso, compreso il bonifico
bancario di 2430 euro da noi versati .
Aggiornamento
raccolta fondi per Ricorso al TAR : alla data del
03.09.09,
abbiamo raggiunto quota € 4.135 (contributi dei Cittadini trinesi)
+ € 2.000 devoluti dai Consiglieri Regionali Giorgio Comella, Alberto
Deambrogio ed Enrico Moriconi e da Legambiente e Pro Natura.
Totale fondi raccolti: € 6.135.
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